Da Repubblica.it
ROMA - La legge elettorale continua ad agitare i Poli. Un "chiarimento immediato" o si blocca l'iter della Finanziaria è quello che stamattina hanno chiesto a Prodi Verdi, Comunisti italiani, Udeur e componente socialista della Rosa nel pugno. Una richiesta che apre la prospettiva di un vertice del centrosinistra da tenersi prima della scadenza per la presentazione degli emendamenti. Slitta, dunque, il 7 gennaio come termine per le proposte di modifica. ''L'orientamento nostro e' di fissare per il 10 gennaio il vertice di maggioranza sulla legge elettorale e di chiedere a Bianco di fissare il termine per gli emendamenti al 20 gennaio'' dice il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro.
Ma tutto è in movimento anche nella ex Cdl. Dove il clima di gelo sembra lasciare il posto ad almeno un tentativo di confronto. E' in corso un incontro in Senato tra i capigruppo della opposizione. E mentre Berlusconi rivela di aver sentito ieri Fini, il leader di An si rivolge direttamente al Cavaliere: "Se vuole unità su questo tema, cerchi una posizione unitaria".
Le tensioni nell'Unione. La riunione di maggioranza sulla Finanziaria durante la mattina non è neanche cominciata. I 'piccoli' della coalizione contestano "nel merito e nel metodo" l'accelerazione alla riforma elettorale data dal presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Enzo Bianco, che ha annunciato per la prossima settimana l'avvio dei lavori sul testo e fissato il termine degli emendamenti al 7 gennaio. Nel corso della giornata le posizioni si fanno sempre più chiare e consolidate, specie quando la Commissione Affari costituzionali accelera e decide che mercoledì prossimo sarà adottato un testo unico, senza le due opzioni che riguardano il numero dei voti (voto uncio o disgiunto) e il sistema di calcolo dei resti (su base nazionale o su base circoscrizionale). "Se si va avanti così sarà crisi" dicono in sequenza Manuela Palermi (Pdci), il socialista Enrico Buemi e Massimo Villone di Sinistra democratica. Mastella attacca a testa bassa, come sempre: "Veltroni si crede Nembo Kid. Sia chiaro che noi presentiamo mille-duemila emendamenti. La bozza 'catanese' di Bianco è inaccettabile".
La ex Cdl si confronta. Ieri sera Fini ha proposto una tregua agli ex alleati e li ha invitati ad esaminare insieme la bozza Bianco. Un appello raccolto al volo da Fi, Lega e Udc tanto che nel pomeriggio si sono riuniti nell'ufficio di Schifani per vedere cosa nella bozza Bianco li può unire tutti insieme. Intorno al tavolo i pezzi da novanta della ex Cdl: D'Onofrio per l'Udc, Castelli e Calderoli per la Lega, Matteoli per An. Nell'anticamera, prima dell'inizio dell'incontro alle 17 si respira una buona dose di ottimismo. Berlusconi oggi ha parlato al telefono con Fini, i toni sono stati "cordiali". Da parte sua, Fini chiede pubblicamente all'ex premier di lavorare, se considera strategica l'alleanza di centrodestra, per trovare sulla legge elettorale "una posizione unitaria". Anche nell'Udc c'è "volontà di discutere" nonostante le bordate di Casini che grida all'inciucio: "Pd e Fi vogliono vincere a tavolino". E' la prima volta dopo il grande freddo provocato dallo scioglimento nei fatti della Cdl che i quattro partiti dell'opposizione si ritrovano intorno allo stesso tavolo.
Ma cosa succede sul fronte della maggioranza e del Pd se la Cdl si dovesse ricomporre? Prima del vertice dei capigruppo dell'opposizione, Veltroni e Fini si sono scambiati i rispettivi punti di vista in un convegno nella sede de Il Tempo. "Per Alleanza Nazionale indicare le alleanze prima del voto è una questione dirimente". Il giudizio di An sulla bozza Bianco è "negativo perchè non prevede il vincolo di coalizione indispensabile per non archiviare il bipolarismo". Fini ha poi aggiunto che "il sospetto è che la proposta Bianco sia stata congegnata in una logica tesa a privilegiare i due partiti maggiori". E poi, provocatorio ma neppure tanto: "Vuoi fare per forza l'accordo con Fora Italia...".
Veltroni assicura che "tutto il percorso si può chiudere entro il 2008". Ma avverte che se non ci sarà l'accordo su un testo si andrà dritti al referendum (la Consulta si esprimerà il 16 gennaio, se da il via libera la consultazione sarà tra il 15 aprile e il 15 giugno) e, a quel punto, "ci sarà chi - e non siamo noi - aprirà la crisi". Udeur, Lega, Pdci e tutti i piccoli partiti che sarebbero spazzati via dal bipolarismo spinto e maggioritario stretto del sistema elettorale così come viene fuori dal referendum.