Vi ricordate le battaglie dei produttori di latte e le prese di posizione " alla Coppi e Bartali" dei partiti di questa infelice penisola?
A che punto è ora la situazione dopo anni di lotte, multe e polemiche?
Dopo le varie sanzioni le disavventure e le epidemie, pare che gli allevatori non siano più in grado di produrre quel 56% del fabbisogno nazionale a loro imposto come tetto massimo;
in ogni caso preferiscono vendere all'estero la loro produzione molto richiesta per qualità e quantità da una Europa che ha esaurito le scorte di magazzino anche a causa di un aumento di consumatori e di esportazioni verso altri Paesi.
Insieme alle autobotti di latte fresco che ogni giorno lasciano la pianura Padana alla volta di Francia, Germania e perfino Grecia, se ne vanno anche alcuni miliardi di Iva che lo Stato italiano ci rimette sul prodotto esportato.
Siccome le mucche non si possono accendere e spegnere col telecomando o con la chiave, non era forse il caso di fare due conti, invece di scornarsi per questioni ideologico/politiche, e favorire la produzione di latte di qualità, invece di ostacolarla?




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