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  1. #1
    Meda sabios paris
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    Exclamation Sardegna: guerra al monopolio delle tratte

    Il precedente 3d su Ter....ehm....Tirrenia è sparito per motivi di ordine pubblico, forse.
    Comunque penso sia interessante conoscere tutta la vicenda della scandalosa dittatura di una compagnia navale (prima dell'IRI) sul mare Sardo (e sugli utenti Sardi) e non solo. Da premettere che tale compagnia monopolizzava anche il trasporto merci (TIR) e quindi praticamente gran parte dell'economia Sarda, che volente o nolente col mare deve fare i conti.

    lunedì 10 dicembre 2007

    Tutti contro Tirrenia, borbonica
    compagnia delle Indie sarde
    sempre nemica: finisca subito
    la contro-continuità marittima
    di Giorgio Melis


    Perché mai i sardi dovrebbero fare qualcosa per la Tirrenia che nei decenni ha fatto solo danni e male ai sardi? E perché Governo e Parlamento dovrebbero scaricare sui sardi e solo sui sardi, violando anche le risoluzione della Commissione europea, tutti i costi - materiali e d'immagine - del mantenimento di un odioso monopolio che da mezzo secolo strangola la Sardegna ed è il principale asset della Tirrenia? Perché si dovrebbe assistere fino al 2012 a questo scempio prorogato, inclusa la progressiva morte per asfissia del porto di Cagliari, ridotto ai minimi termini per traffico di passeggeri e merci appunto per la presenza totalizzante e distruttiva della Tirrenia?
    Tutte domande incalzanti che tutti i sardi e i loro rappresentanti politici, sindacali, imprenditoriali devono porre con forza e a gran voce - chiedendo a sostegno l'intervento di Bruxelles - non per rivendicare qualcosa di più e nuovo ma per imporre la fine di un insultante, penalizzante trattamento discriminatorio nei confronti della Sardegna. È fin troppo noto che la lobby della compagnia è potente e può giocare su grandi numeri politici, istituzionali e sindacali per mantenere la Sardegna sotto il suo tallone. Ma quella nostra è una battaglia sacrosanta, di principio e di sostanza: va combattuta con forza e convinzione ovunque: anche contro poteri forti e diffusi che sorreggono la Tirrenia. Anche arrivando a gesti eclatanti, se necessario.
    C'è stato da sempre un elemento unificante tra i sardi, benché pochi, sciocchi e disuniti: l'avversione alla Tirrenia, che ha trattato la nostra isola come una colonia d'oltremare sulla quale scaricare tutte le sue magagne, incapacità, arroganza offensiva, deficit di organizzazione, educazione e rispetto. Per non parlare del fatto che una società che traeva e trae da qui il 90 per cento del proprio fatturato non ha quasi mai fatto assunzioni fra i sardi, e gli equipaggi sono stati sempre composto dal 99 per cento di napoletani e siciliani.
    Per la verità, da diversi anni ha dato lavoro a due prestigiosi colleghi sardi. Uno è Gianfranco Pintore, in gioventù giornalista dell'Unità, allontanato per forti sospetti su sue equivoche collaborazioni, noto al Sifar di De Lorenzo (secondo quanto rivelato da Aldo Giannuli, studioso dei servizi segreti) col nome in codice CRONU, ovvero cronista nuorese, quindi approdato all'ala ultrasardista e ora estensore di nuovi statuti accanto all'inconsapevole storico Francesco Cesare Casula. Pintore è da parecchi anni (da quando il Polo era al governo a Roma e in Sardegna) il direttore della rivista “A bordo” pubblicata dalla Tirrenia. Che per non farsi mancare nulla di sardonicamente eccellente, ha arruolato come direttore editoriale, pensiamo ben remunerato, nientepopodimeno che Antonangelo Liori, il pluricondannato ex direttore de L'Unione Sarda: atteso nei prossimi giorni da un'altra sentenza per reati comuni e gravi, per i quali il Pm ha chiesto sette anni di reclusione. Insomma, la Tirrenia ha fatto quanto poteva e doveva per i sardi migliori: non lamentiamoci troppo, dunque.
    Avevo quasi ancora i calzoni corti quando raccoglievo da cronista il furore impotente e la rabbia contro la Tirrenia: allora e ancora “Compagnia borbonica delle Indie sarde”, date in sfruttamento ai boss della società e ai suoi protettori anche a Roma. Generazioni di sardi hanno patito e subito di tutto dalla Tirrenia, maledicendola ogni volta che erano costretti a salire sulle sue navi e carrette. La sua politica ha nel tempo impedito e ritardato il decollo turistico dell'isola.
    Non si capisce perché Antonio Attili, benemerito perché patrocinatore della continuità territoriale aerea, assuma oggi una posizione ambigua, equivoca, inaccettabile, accusando la Regione di essersi mossa tardi e anche male. Appare come un protettore occulto della compagnia, assieme ad altri in maschera e molti altri a volto scoperto. Cosa doveva fare di più la Regione se non mantenere la barra fissa sulla richiesta che Soru e Broccia hanno rilanciato da subito ed è stata potentemente rafforzata dalla decisione europea di dire basta entro l'anno al monopolio della Tirrenia? Semmai, cosa hanno fatto Attili e altri come lui perché si desse corso rispettosamente a una decisone europea che ha dato ragione alla Sardegna e che lo Stato italiano deve osservare?
    Certo, tutti gli aspetti della situazione devono essere valutati e tenuti presenti. Il ministro del Tesoro e quello dei trasporti non vogliono trovarsi con la patata bollente di una compagnia da privatizzare senza il suo miglior atout, ovvero la convenzione per fare e disfare a spese dei contribuenti, avendo mano libera sui sardi. Intanto va ricordato: sono almeno vent'anni che si parla di privatizzare la Tirrenia senza che se ne sia fatto niente: dobbiamo aspettare altrettanto?
    Ci sono problemi generali, anche per l'occupazione. Benissimo ma con quale faccia si ha la pretesa di scaricarne il peso e l'onere solo sui sardi che da mezzo secolo sono sotto il tallone della Tirrenia? Non fossero intervenuti armatori privati come Onorato, Grimaldi, Corsica Ferries e altri, la Sardegna sarebbe ancora al palo per competitività turistica, dato che molti di quanti mettevano piede sui traghetti Tirrenia cancellavano l'isola dai loro itinerari di vacanzieri. L'emendamento bloccato in commissione (presentato su richiesta di Renato Soru da Antonello Soro, che ha comprensibili difficoltà politiche come capogruppo del Pd e dunque delle sue propaggini campane e siciliane) va ripresentato nel maxiemendamento alla Finanziaria, sostenendola con tutta la forza possibile presso il governo.
    Questa non è una battaglia di Soru ma anche di riscatto per il vassallaggio patito da tutti i sardi, sempre, sentita come nessun'altra anche visceralmente: tante ne ha combinato la Tirrenia contro la nostra terra. Qualcuno lo ha capito ed è sceso in campo a fianco della Regione. In particolare la Cgil sarda, col segretario Giampaolo Diana, si contrappone ai vertici nazionali, come ha fatto l'Api, e ora vedremo chi altro.
    Ma com'è che il garrulo, solito Mario Medde resta bocca chiusa contro la Cisl nazionale che si è schierata per la Tirrenia? Il bardo dell'autonomia batte in ritirata perché più che dei sardi gli importa del suo segretario Bonanni? Questo sarebbe il defensor Sardiniae, che spara a ore alterne su Soru e immagina perfino, in delirio politico, di poter competere con lui? Cani da pagliaio che abbaiano per opportunismo vendicativo e vanno a cuccia appena c'è da sfidare qualcuno fuori dal recinto del loro ululare alla luna.
    Sarebbe il momento di vedere i forzati del referendum su tutto, a cominciare dallo scarpinatore Mauro Pili, raccogliere firme, elevare petizioni, gridare in Parlamento. Chiedere a Berlusconi, dopo la sua doccia di folla a Cagliari (in piazza Costituzione non c'era affatto la folla descritta su L'Unione e mostrata da Videolina, che stringeva l'inquadratura solo sul Cavaliere, senza mai allargarla per non mostrare i vuoti intorno), che ci spieghi e prenda posizione con o contro i diritti finora calpestati e vilipesi della Sardegna.
    Il colonialismo della Tirrenia deve finire e subito: aspettare altri quattro anni sarebbe semplicemente rovinoso e non dignitoso. Il porto di Cagliari finirebbe di tirare le cuoia (come ha ben documentato il presidente dell'Autorità portuale, Paolo Fadda, spiegando le conseguenze del monopolio attuale) e comunque c'è una forma di servaggio dannoso che non si può più accettare. Attili si muova, per non apparire il difensore della contro-continuità marittima mentre decolla quella aerea con effetti benefici su tutti gli scali e i flussi dall'estero. Altri parlamentari sardi esitanti, dubbiosi, inerti, ricordino che il loro primo e fondamentale dovere è verso la terra che li ha mandati a Camera e Senato: non deve subire ancora il giogo della compagnia borbonica. Occorre segnalare nominativamente i disertori su questa causa che è anche di libertà e riscatto per i sardi.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Già, vi conviene organizzarvi e reagire, e alla svelta, amici sardi,
    altrimenti l'amico fraterno di sbrodolino e i suoi soci trasformeranno
    in breve tempo la vostra terra nella più grande isola per vacanze
    del mondo ... con terreni e spiagge tutti venduti, s'intende.

  3. #3
    Meda sabios paris
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    Predefinito Comunicato IRS

    Un mare di ragioni contro Tirrenia. Comunicato di iRS sulla situazione dei trasporti sarda.

    La società Tirrenia è controllata interamente dallo Stato italiano e riceve aiuti pubblici per collegare la nazione sarda con l’Italia stimabili in circa 200 milioni di Euro all’anno. Una situazione stravagante in cui il controllato è anche il controllore, in cui il committente è anche il commissionario.
    Questa convenzione autoreferenziale ha termine nel 2008 ed è stata già dichiarata illegale dall’Unione Europea in quanto considerata concorrenza sleale nei confronti di altri operatori. Nonostante questo lo Stato italiano è intenzionato a prolungare questa convenzione tendenzialmente monopolistica che tende ad inibire la concorrenza e quindi l’elevazione degli standard di qualità della navigazione.

    La Tirrenia deve la sua esistenza all’esistenza della Sardegna. Questo fatto è palese ma paradossalmente i soggetti sindacali e politici fingono di ignorarlo.

    iRS ritiene che la presenza della Tirrenia abbia ritardato di almeno 30 anni lo sviluppo economico e turistico della Sardegna e, in particolare, lo sviluppo del porto di Cagliari. Anche a livello occupazionale la Tirrenia non ha in alcun modo aiutato il progresso sardo: solamente il 5% degli equipaggi è composto da sardi. Aggiungiamo che a bordo delle unità navali Tirrenia c’è una assoluta mancanza di prodotti sardi e non è rintracciabile alcun tipo di relationship economica con aziende sarde che operano nelle vicinanze dei porti.

    iRS ricorda che la sede fiscale della Tirrenia non è in Sardegna. Questo comporta che neanche un centesimo delle tasse pagate dalla compagnia di navigazione sia versato nelle casse sarde. Nonostante questo il 90% del fatturato della Tirrenia Navigazione SpA è ottenuto grazie al traffico da e per la Sardegna.

    La situazione è grottesca e paradossale. Ma c’è di più. Il Segretario nazionale del Sindacato Autonomo Federmar-Cisal ha avuto modo di dichiarare di volersi rifiutare di emettere biglietti a clienti sardi. Una dichiarazione razzista che non merita di essere discussa se non nelle sedi opportune: in tribunale.
    iRS chiede la rimozione o le dimissioni del sindacalista e ammonisce nuovamente l’intera categoria sindacale italiana a non perseguire nell’anteporre sistematicamente, direttamente o indirettamente, gli interessi dello Stato italiano e i propri a quello della collettività della nazione e del popolo sardi.

    Nel mentre la classe politica unionista trova il coraggio di dividersi su un argomento di questo tipo troppo impegnati nella difesa dell’interesse dello Stato italiano rispetto a quello della nazione sarda.

    iRS - indipendèntzia Repùbrica de Sardigna è sempre più convinta della reale possibilità di avere una compagnia di navigazione di bandiera sarda e si dichiara favorevole all'apertura del mercato per un regime di concorrenza che veda competere lealmente fra loro le migliori società di navigazione per favorire un miglior servizio a migliori prezzi per tutti quei cittadini sardi che viaggiano per lavoro o per svago.

    iRS metterà in opera azioni civili e nonviolente per informare i sardi su questa paradossale situazione. Per informare su chi, come e perchè eventualmente favorirà il prolungamento del regime di monopolio di Tirrenia.


    TzdE iRS-Trasporti
    Giulio Cherchi

  4. #4
    Meda sabios paris
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    Predefinito Comunicato Sardigna Natzione

    Tirrenia - Negamuli Sos Portos Sardos

    --------------------------------------------------------------------------------

    TIRRENIA
    SE I SARDI NON VIAGGIANO LA TIRRENIA NON ATTRACCA !


    La Tirrenia, Compagnia di Navigazione delle Indie Sarde, protetta dal favore dei “Santi” che ha nel paradiso romano non solo non vuole rinunciare alla concessione sul trasporto coloniale sardo e al gabellaggio che riceve (200 milioni di euro l’anno) ma alza anche la voce contro chi, interpretando un sentire collettivo dei sardi, chiede che questa impostazione del trasporto marittimo debba finire quanto prima.
    Al canto del gallo Tirrenia si unisce il pigolare dei suoi pulcini genovesi che non dimentichi del loro fare camalliano, sputtando nel piatto in cui mangiano, le tratte sarde, minacciano di non imbarcare i sardi e le loro merci nelle tratte Genova Portotorres e Genova Olbia.
    Bene, sappiano i pulcini genovesi ed il loro sindacato Fimmar-Cisal che tutte le navi della Tirrenia nelle quali non sono stati imbarcati i sardi, NON ATTRACCHERANNO NEI PORTI SARDI.
    Sardigna Natzione Indipendentzia mobiliterà i propri militanti che con l’aiuto di tutti i sardi che vorranno collaborare impediranno fisicamente che le navi della Tirrenia possano attraccare e scaricare le merci provenienti dal porto di Genova.
    Cogliamo l’occasione per ricordare ai camalli genovesi che la Sardegna non è più un protettorato di Genova e che nel caso riescano a scendere a terra in un porto sardo un calcio nel sedere non si nega a nessuno.



    Nugoro 13/12/07 BUSTIANU CUMPOSTU
    Coordinadore Natzionale

  5. #5
    Meda sabios paris
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    Predefinito

    Ancora Giorgio Melis sulla vicenda:

    http://www.altravoce.net/2007/12/13/tirrenidi.html

  6. #6
    Meda sabios paris
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    Predefinito Immaginabile conclusione della storia

    giovedì 13 dicembre 2007
    Tirrenia, la lobby borbonica piega il governo
    vertenza-monopolio in alto mare,
    cauti i parlamentari sulla gara internazionale


    di Cinzia Isola

    Dal Parlamento arrivano segnali di incoraggiamento, ma la battaglia della Regione contro il dominio e lo strapotere della Tirrenia è ancora in alto mare. Anzi, sulla carta sembrerebbe già affondata. Le dichiarazioni del presidente Soru a La Repubblica avevano il sapore di una resa. Una resa delusa e polemica, ma pur sempre resa. Forse non piegato, ma certamente in difficoltà di fronte al potere della lobby Tirrenia: il governo amico ha tradito gli impegni presi, lasciando la Sardegna in mano e in balia di chi ha speculato, e continuerà a farlo, sul suo isolamento.
    Intanto, ieri, quattro deputati sardi del centrosinistra hanno presentato un ordine del giorno che impegna il governo a verificare la correttezza della proroga dal 2008 al 2012 della convenzione in base alla quale la società di navigazione effettua i collegamenti con la Sardegna. Un'iniziativa di Emanuele Sanna, Antonio Attili, Paolo Fadda e Amalia Schirru, per chiedere al governo di aprire «rapidamente un tavolo di trattative fra la Regione, la società Tirrenia e i sindacati per trovare le giuste soluzioni rispetto alle richieste innovative presentate dalla Regione Sardegna».
    Superfluo ma doveroso ribadirlo, per i rappresentanti dei sardi in Parlamento: «I servizi forniti da Tirrenia devono essere sicuramente migliorati». Sembra d'accordo anche il senatore azzurro Piergiorgio Massidda: «Per troppi anni la Sardegna è stata esposta al bello e cattivo tempo di chi operava sulle sue rotte». Il parlamentare di Forza Italia chiarisce: «Siamo contrari ai monopoli, ma in caso di cambiamenti sia chiaro che bisognerà stare attenti a garantire ai sardi sicurezza e qualità nei trasporti: in nome di costi più bassi, troppe volte in altri paesi abbiamo assistito al proliferare delle carrette del mare».
    Un'ipotesi che non potrebbe spaventare i sardi più di quanto non accada già tutti giorni. E come potrebbero rimpiangersi queste vecchie navi, lente e sporche, croce necessaria per passeggeri e merci che vogliono varcare il Tirreno? Quello che a più voci si chiede è la concorrenza: la liberalizzazione del trasporto marittimo in nome di una reale continuità territoriale. Una gara internazionale che possa creare i presupposti per aumentare, o semplicemente realizzare, standard qualitativi adeguati per la mobilità dei sardi. Un concetto ribadito anche ieri dagli autotrasportatori: «Sono navi vecchie, obsolete, costose e inquinanti: serve una concorrenza su mare che sia vera».
    L'accordo con la Regione sul cappio-Tirrenia è totale. Niente sconti invece sull'assenza «di una efficace politica dei trasporti», ha precisato Beppe Gamboni, segretario generale Fita-Cna Sardegna. «Non servono ingegneri di fama, ma economisti e sociologi per migliorare la situazione della mobilità all'interno dell'Isola». Intanto, oggi, è prevista l'audizione dell'assessore ai trasporti, Sandro Broccia in commissione trasporti. Per ora, nessuna schiarita all'orizonte. L'ottimismo, per quella che sembrava una rivendicazione legittima e scontata, sembra ormai diventata una speranza. Un ultimo appello, al coraggio e al rispetto degli impegni presi con la Regione. Che ormai attende solo il verdetto: «Tra domani o dopo sapremo cosa deciderà il Governo».



    Insomma lo Stato coloniale itagliano e le sue lobbyes non si smentiscono.



    INDIPENDENTZIA!

  7. #7
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    Predefinito

    Da quanto ho letto su Panorama,
    la Tirrenia ha 1700 dipendenti,
    e son tutti campani ...
    La Sardegna pùò fare questo:
    comprare quattro navi e far concorrenza.
    Navi, da certi armatori grechi,
    ne trovate pure in affitto,
    tanto per iniziare.

 

 

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