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    Predefinito Giallo Elisa Claps, il vescovo di Potenza Superbo salì sul tetto della Trinità già un

    GIALLO ELISA CLAPS, IL VESCOVO DI POTENZA SUPERBO SALI’ SUL TETTO DELLA TRINITA’ GIA’ UN MESE FA’ PER SOPRALLUOGO : Lucanianews24.it

    GIALLO ELISA CLAPS, IL VESCOVO DI POTENZA SUPERBO SALI’ SUL TETTO DELLA TRINITA’ GIA’ UN MESE FA’ PER SOPRALLUOGO

    25, Marzo 2010

    L’Arcivescovo di Potenza, mons. Agostino Superbo, era già salito lo scorso 11 febbraio sul tetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove successivamente, mercoledì 17 marzo, sono stati ritrovati in locali adiacenti, i resti umani del corpo di Elisa Claps la giovane potentina scomparsa il 12 settembre del 1993. Quella mattina, di buon ora alle 9.30, salirono sul tetto in sei per effettuare un sopralluogo e ricercare le cause delle infiltrazioni d’acqua nella Chiesa. Insieme all’Arcivescovo Superbo, erano presenti anche Don Pasquale Zuardi, il diacono Antonio Caporale, il sacerdote della Trinità Don Ambrogio, il tiolare dell’impresa incaricata per i lavori ed un suo operaio.

    “Quella mattina - ha dichiarato a Lucanianews24.it l’imprenditore - salimmo insieme tutti e sei per verificare le condizioni del tetto, che apparvero subito in condizioni gravi colmo d’acqua, fango, pericoloso, non si poteva nemmeno camminare”. “Nel giro di pochi minuti - ricorda l’imprenditore - il mio collaboratore provvide a ripulire i bocchettoni laterali per far scorrere l’acqua, effettuammo il sopralluogo e decidere il da farsi per eseguire i lavori necessari a eliminare l’infiltrazione nella Chiesa sottostante. E poi riscendemmo insieme”.

    “Non dire falsa testimonianza”. E’ quanto recita l’ottavo Comandameno riportato nel catechismo cattolico. Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono dieci, quelli insegnati nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono in realtà soltanto nove! Il secondo, infatti, è stato letteralmente cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due “pezzi”, per coprire il vuoto del secondo. Così, ora il secondo è in realtà il terzo, il terzo è il quarto, e così via. Rileggiamoli ora i “dieci” comandamenti secondo il Catechismo cattolico (dal Catechismo di S. Pio X, per la preparazione ai sacramenti). Una cosa è certa l’Ottavo Comandamento non è stato ancora cancellato, per cui quando ciascuno di noi dice una bugia e omette la verità ha bisogno dell’assoluzione.
    Io sono il Signore Dio tuo:
    1. Non avrai altro Dio fuori di me.
    2. Non nominare il nome di Dio invano.
    3. Ricordati di santificare le feste *.
    4. Onora il padre e la madre.
    5. Non uccidere.
    6. Non commettere atti impuri.
    7. Non rubare.
    8. Non dire falsa testimonianza.
    9. Non desiderare la donna d’altri.
    10. Non desiderare la roba d’altri.

    E’ intanto a nascondere la verità e a dire bugie nella intricata e complessa vicenda del giallo di Elisa Claps sono in tanti. Oggi, si è appreso da fonti della Procura di Salerno che il parroco della Santissima Trinità di Potenza, Ambroise Apakta, conosciuto dai fedeli come don Ambrogio, seppe nello scorso gennaio del ritrovamento di alcuni resti umani nel sottotetto della Chiesa. Secondo quanto riportato dall’ANSA “Don Ambrogio non riferì subito la circostanza del ritrovamento dei resti umani, trattenendo l’informazione per motivi non precisati dagli inquirenti, che però confermano il ritardo della denuncia. Quando, recentemente, il parroco ha riferito del ritrovamento all’arcivescovo di Potenza, Monsignor Agostino Superbo, quest’ultimo ha invece subito, si sottolinea in Procura, denunciato la circostanza alla polizia”.

    Ma a quanto risale la denuncia di Mons. Agostino Superbo, visto è considerato che lo stesso Arcivesvoso aveva dichiarato “ho saputo del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps solo mercoledì mattina” e aggiunto “di tale tempistica ho parlato sabato mattina con il Questore di Potenza, Romolo Panico, al quale ho indicato di parlare con il viceparroco della Santissima Trinità Don Vagno, perchè ho avuto l’impressione che qualche aspetto della vicenda dovesse essere approfondito”.

    E’ perchè aggiungiamo noi l’Arcivesvoso Superbo partecipò ad un sopralluogo , cosa rara per un Vescovo, per verificare di persona i lavori da eseguire e per giunta su Chiesa di sua appartenenza come Diocesi, ma certamente non frequentata assiduamente se non nelle celebrazioni importanti.

    Ad onore della verità molti aspetti della vicenda andrebbero definitivamente chiariti anche per sciogliere le tante ombre e i dubbi su tanti misteri che angosciano la famiglia di Elisa Claps, ancora alla disperata ricerca dei materiali autori dell’assassinio e dell’intera comunità potentina, lucana e nazionale sconvolte dalle notizie che vengono diramate di ora in ora. Chi sà di più non tenga più tutto dentro e collabori a sostenere le indagini degli inquirenti che hanno perso fin troppo tempo tra depistaggi, omertà e paure.

    GIANLUIGI LAGUARDIA
    Ultima modifica di ItaliaLibera; 26-03-10 alle 09:56 Motivo: adeguamento titolo all'originale

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    Predefinito Rif: Omicidio Elisa Claps. I segreti della Chiesa Cattolica

    ...secondo me c'è qualcosa sotto che non vogliono che si scopra...

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

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    Predefinito Rif: Omicidio Elisa Claps. I segreti della Chiesa Cattolica

    Caso Claps tra bugie e silenzi: il parroco di Potenza sapeva del corpo

    Caso Claps tra bugie e silenzi: il parroco di Potenza sapeva del corpo

    Elisa Claps

    I sacerdoti della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza sapevano. Il corpo di Elisa Claps, ritrovato “ufficialmente” lo scorso 17 marzo nel sottotetto dell’edificio, era stato già “avvistato” da tempo.

    Fu il viceparroco Don Vagno – e non il parroco Ambroise Apakta, noto come don Ambrogio, come si era appreso in precedenza – a sapere nello scorso mese di gennaio dei resti umani presenti nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Lo si è appreso da fonti investigative. Secondo gli inquirenti, il viceparroco fu avvertito dalle donne delle pulizie, che ora negano la circostanza, della presenza di resti umani.

    Sul posto sarebbe stato notato un teschio. Non è chiaro in che fase il giovane Don Vagno abbia cercato di contattare l’arcivescovo: in ogni caso il sacerdote avrebbe riferito a monsignor Agostino Superbo di quel ritrovamento soltanto successivamente, quando i muratori hanno scoperto la salma attribuita a Elisa Claps. E l’arcivescovo denunciò la circostanza alla polizia.

    Secondo il viceparroco della Trinità i sacerdoti sapevano del corpo della Claps da tre mesi. Lo avrebbero visto due donne delle pulizie a gennaio, e ne avrebbero parlato al parroco. Ma il condizionale è d’obbligo perchè le due signore, mamma e figlia, agli inquirenti hanno raccontato una verità completamente diversa.

    Annalisa Lo Vito, la figlia, ha accusato apertamente i sacerdoti: “Il viceparroco della Santissima Trinità don Vagno ha mentito. Né io né mia madre abbiamo mai trovato quel cadavere e l’abbiamo detto ai magistrati di Salerno”. Quindi una precisazione sulla tempistica: “La prima volta che siamo salite su quel terrazzo è stata il 10 marzo”.

    Dopo le accuse delle donne Don Vagno si è chiuso nel suo alloggio nel seminario e si rifiuta di parlare. Ancora silenzio quindi, sia da parte di Vagno sia da parte del parroco, don Ambroise Atakpa, conosciuto a Potenza come don Ambrogio. Un silenzio che, a questo punto della vicenda, fa pensare alla volontà di nascondere a tutti i costi una verità che è sfuggita di mano. Qualche scheletro nell’armadio, insomma, sembra esserci.

    I due sono stati interrogati a Salerno. Quello che vogliono capire i magistrati è il perchè della mancata denuncia dell’avvistamento del corpo. Segreto confessionale? Non basta: un conto è rivelare un’identità, un conto è ostacolare la giustizia tacendo informazioni che non comporterebbero la riservatezza di nessuno. Don Ambrogio sapeva del corpo nel sottotetto e per tre mesi ha tranquillamente celebrato messa, confessato e svolto tutte le attività parrocchiali. Con un cadavere sulla testa, senza dire nulla. Perchè? Soprattutto: da quanto tempo i sacerdoti sapevano del corpo?

    Dalla mischia di chi sa e non parla, intanto, ha provato a tirarsi fuori l’arcivescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo: “Ho saputo del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps solo mercoledì mattina e ho subito avvertito la polizia. Di tale tempistica ho parlato sabato mattina con il Questore di Potenza, Romolo Panico, al quale ho indicato di parlare con il viceparroco della Santissima Trinità Don Vagno, perché ho avuto l’impressione che qualche aspetto della vicenda dovesse essere approfondito”.

    Ma il caso Claps rimane un muro di omertà che non può non far riflettere. A cominciare da don Mimì, parroco della Trinità all’epoca della scomparsa di Elisa che è morto nel 2008 e, forse, non ha mai raccontato tutto quello che sapeva.

    Chi non tace, invece, mente. Come Danilo Restivo, il principale sospettato dell’omicidio, condannato in appello proprio per falsa testimonianza. Il giorno della scomparsa della Claps, infatti, Restivo si procura un sospetto taglio alla mano e racconta di essersi ferito in un cantiere. E’ una bugia: la ferita è incompatibile con la dinamica raccontata dal ragazzo. Ora, con il corpo di Elisa si potrà capire qualcosa di più: se la ragazza si è difesa dal suo aggressore, per esempio, si potrà rintracciare del Dna.

    Ma non c’è solo chi ha mentito. C’è anche chi non ha fatto il suo dovere fino in fondo. Non a caso l’inchiesta da Potenza è finita a Salerno proprio perchè sulla Procura potentina era stata aperta un’inchiesta per il modo in cui venivano svolte le indagini su Elisa. Più di qualcosa che non torna, in effetti c’è: Elisa scompare il 12 settembre 1993. Per interrogare Restivo gli inquirenti aspettano due giorni. Addirittura il ragazzo se ne va a Napoli per un concorso e torna in tutta tranquillità. A lungo, poi, si indugia sulla pista di un’improbabile fuga volontaria. Insomma un quadro fatto di errori, approssimazioni e, soprattutto, silenzi. Non solo: nonostante le bugie Restivo se ne va a vivere in Inghilterra, a Bournemouth dove, qualche anno dopo viene brutalmente uccisa la sua vicina di casa, Heather Barnett. Anche per la polizia inglese il sospettato numero uno è lui, Danilo Restivo, il ragazzo che a Potenza chiamano “il parrucchiere” per quella sua abitudine di tagliare ciocche di capelli alle ragazze sugli autobus.

    Probabile, tra le altre cose, che Elisa sia stata uccisa altrove e poi messa nella Chiesa. Se così fosse è difficile che il killer abbia potuto fare da solo: o qualcuno lo ha aiutato a nascondere il corpo o non si deve parlare di assassino ma di assassini. Di certo, però, si è perso troppo tempo. La polizia, per bocca del capo Antonio Manganelli sul caso promette novità che porteranno “risposte a tante domande”. In attesa della verità sarebbe già qualcosa.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Omicidio Elisa Claps. I segreti della Chiesa Cattolica

    Grazie per aver aperto questo thread, sono molti anni che seguo questo caso, sono quasi 20 anni che un assassino viene coperto dalla famiglia altolocata e amicizie importanti..quello che non mi spiego è come anche la polizia inglese non sia ancora giunta a una conclusione, il garantismo in questo caso va oltre ogni limite immaginabile.
    La sua mamma è preoccupata perché dice parolacce e manda tutti a fanc..

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    Predefinito Rif: Giallo Elisa Claps, il vescovo di Potenza Superbo salì sul tetto della Trinità g

    Omicidio Elisa Claps: «Mi chiamarono
    abbiamo pregato dinanzi al cadavere»



    di MIMMO SAMMARTINO

    POTENZA - «Don Vagno, il viceparroco, dice che noi abbiamo trovato il corpo, che abbiamo avvisato lui e che poi insieme abbiamo vegliato, pregando, il cadavere? È tutto falso». Lo sostengono le due donne delle pulizie, Annalisa Lo Vito e sua madre Margherita Santarsiero, che - secondo la versione del viceparroco (prima di una raffica di smentite e controsmentite) - sarebbero le protagoniste della scoperta del corpo di Elisa Claps, già da gennaio scorso. Un ennesimo schiaffo inferto «alla memoria di Elisa e alla sua famiglia».

    Un altro insulto. Una nuova offesa. Gildo Claps, fratello di Elisa, è sconcertato. «Sin dall’inizio avevamo visto giusto - afferma. - Avevamo capito che questa era una storia torbida. E, in tutto questo tempo, i fatti ce l’hanno purtroppo confermato». «Quanto, con ulteriore strazio, abbiamo appreso adesso - aggiunge - costituisce un altro insulto che si è così consumato alla memoria di Elisa e alla sua famiglia». È un calvario infinito. Talvolta sembra persino un meccanismo a orologeria. «Diciassette anni di dolore - dice Gildo - non hanno impedito ancora una volta che il silenzio, l’omertà, la tutela di interessi che nulla hanno a che vedere con i valori cristiani prevalessero sulla pietà che si doveva a un corpo straziato. Arrivati a questo punto, nulla ci può più sorprendere. Neppure se dovessimo apprendere domani che il corpo sia stato scoperto ancora prima di gennaio».

    Rimugina domande la famiglia Claps. Interrogativi che inquietano. Che aggiungono misteri a misteri: «Ci chiediamo con sdegno come sia possibile che il parroco non abbia riferito immediatamente del ritrovamento. E, se invece lo ha fatto, a chi ha riferito? Al suo vescovo o a più alte autorità ecclesiastiche? È davvero difficile riuscire a trovare una spiegazione a quello che sta venendo fuori».

    Intanto è un coro di smentite: il parroco, don Ambrogio (Ambroise Apakta) afferma di non aver saputo (secondo fonti investigative, sarebbe stato infatti il giovane viceparroco, don Vagno, ad essere stato informato dalle donne delle pulizie). Smentiscono il vescovo, monsignor Agostino Superbo («ho saputo solo il 17 marzo»), e le donne delle pulizie. La famiglia insiste: «Vogliamo ribadire, con ancora maggiore forza, che a nessuno sarà consentito di occultare la vergogna che già pesa su questa città».

    E Gildo aggiunge: «Oltre al colpevole, o ai colpevoli materiali dell’assassinio di Elisa, tanti dovranno spiegare il loro ruolo in questa vicenda». E che dire del le rivelazioni «a orologeria» saltate fuori ogni volta che sembrava ci si potesse avvicinare a una soluzione? Conclude Gildo: «Vogliamo che sia fatta piena luce su tutto. Ma non ci distraiamo dall’obiettivo principale: trovare chi ha ucciso Elisa».

    La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Omicidio Elisa Claps: «Mi chiamarono abbiamo pregato dinanzi al cadavere»
    Meglio una cena in mezzo a tanta gnocca che svariate in mezzo a tanti mafiosi

  6. #6
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    Predefinito Rif: Giallo Elisa Claps, il vescovo di Potenza Superbo salì sul tetto della Trinità g

    E il prete si mise a pregare (lui dice) invece di chiamare la Polizia o i Carabinieri.

    E c'è stato 2 mesi a pregare prima di chiamre le autorità.

    In 2 mesi si possono fare tante cose su un cadavere abbandonato e nascosto.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Giallo Elisa Claps, il vescovo di Potenza Superbo salì sul tetto della Trinità g

    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    E il prete si mise a pregare (lui dice) invece di chiamare la Polizia o i Carabinieri.

    E c'è stato 2 mesi a pregare prima di chiamre le autorità.

    In 2 mesi si possono fare tante cose su un cadavere abbandonato e nascosto.
    veramente se leggessi l'articolo appena postato qui sopra ti accorgeresti che le due testimoni hanno smentito questo ritrovamento... :giagia:
    Meglio una cena in mezzo a tanta gnocca che svariate in mezzo a tanti mafiosi

  8. #8
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    Predefinito Rif: Giallo Elisa Claps, il vescovo di Potenza Superbo salì sul tetto della Trinità g

    Video Rai.TV - Chi l'ha visto - Puntata del 22 marzo 2010


    guardate BENE questa puntata prima di dire che non ci sono state coperture.
    Ultima modifica di Nebbia; 26-03-10 alle 10:07
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Giallo Elisa Claps, il vescovo di Potenza Superbo salì sul tetto della Trinità g

    Citazione Originariamente Scritto da ItaliaLibera Visualizza Messaggio
    veramente se leggessi l'articolo appena postato qui sopra ti accorgeresti che le due testimoni hanno smentito questo ritrovamento... :giagia:
    Veramente sono gli organi inquirenti a stabilire come sono andati i fatti non chi ha tutto l'interese a non dire di aver saputo 2 mesi fa.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Giallo Elisa Claps, il vescovo di Potenza Superbo salì sul tetto della Trinità g

    La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Chiesa lucana, potente e taciturna

    Chiesa lucana, potente e taciturna
    POTENZA - «Spero che non sia vero. Spero che sia tutto inventato. Perché se è vero che i sacerdoti sapevano, c’è da farla saltare in aria questa chiesa». Alle 19.30, in via Pretoria, nel cuore del capoluogo lucano, a due passi dalla chiesa della Trinità, un ragazzo con la faccia pulita, di quelli che frequentano le sacrestie sin da fanciulli, parla animatamente con un suo coetaneo. Non si dà pace. Come tutti gli altri che continuano a lasciare un segno di rabbia e di dolore davanti a quella che per diciassette anni è stata la tomba provvisoria di Elisa Claps. Una tomba impenetrabile. Circondata dal silenzio e dal muro di omertà che resiste anche in queste ore. Anche di fronte all’evidenza.

    E in causa, inevitabilmente, è chiamata la Chiesa lucana. Quella di oggi come quella del passato. Quella di don Ambrogio come quella di don Mimì Sabia. Una Chiesa potente, che proprio qui, in questa parrocchia di via Pretoria, ha mantenuto da sempre il suo legame con la città che conta. A cominciare dal senatore a vita Emilio Colombo. Un nome, quello del vecchio notabile democristiano, che si lega inevitabilmente (non foss’altro perché entrambi a lui vicinissimi) ad altri due illustri rappresentanti della chiesa lucana.
    Il primo - il potentissimo mons. Donato De Bonis, nativo di Pietragalla - è morto a 71 anni il 23 aprile del 2001. Il secondo - l’altrettanto potente cardinale Michele Giordano, di Sant’Arcangelo - è tuttora tra i fedelissimi di papa Ratzinger. Nati entrambi nel 1930, De Bonis e Giordano sono stati l’esempio più alto del potere lucano sul suolo della Santa Sede. Soprattutto il primo, che per anni (era il segretario di Paul Marcinkus) è stato ai vertici dello Ior, la banca vaticana. Quella, per intendersi, che negli anni Settanta faceva affari all’ombra della P2 di Licio Gelli e del finanziere siciliano Michele Sindona. Quella che ha avuto un ruolo significativo anche nella tragedia londinese del banchiere Roberto Calvi.

    Un potere, quello esercitato da De Bonis, assai noto anche alle latitudini pugliesi e soprattutto intorno a quel reticolo di interessi che ruotavano e ruota tuttora intorno agli enti ecclesiastici che gestiscono strutture sanitarie del calibro della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie e non solo. Ma De Bonis, finito più volte al centro di delicate indagini della magistratura nonché di inquietanti inchieste giornalistiche (persino sulla morte di Papa Luciani), se l’è sempre cavata alla grande ed ha finito la sua vita godendo dell’impunità assoluta, garantitagli dalla nomina (conferitagli da papa Wojtila) di prefetto dei Cavalieri di Malta. Qualche guaio (usura) con la magistratura l’ha pure vissuto, uscendone alla fine indenne, il cardinale Michele Giordano, all’e poca archivescovo di Napoli. Di Giordano ciò che spicca è la brillante carriera. Ordinato sacerdote a 23 anni, viene nominato vescovo nel 1972 a soli 42 anni. Trascorrono altri due anni ed assume l’incarico di arcivescovo di Matera, per poi vestire i panni del cardinale nel 1988, proclamato da Giovanni Paolo II. [s. bocc.]
    26 Marzo 2010

 

 
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