Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Omofobia e libertà di pensiero

    L'orizzonte etico del confronto

    Omofobia e libertà di pensiero


    Adriano Pessina

    L'attuale dibattito, italiano e no, sull'omofobia apre una serie di questioni teoriche che hanno anche risvolti pratici. Il tema dell'omofobia è di solito presentato all'opinione pubblica all'interno del tema dell'intolleranza e dell'ingiusta discriminazione attuata nei confronti di persone che compiono scelte di tipo omosessuale. Se la questione fosse ricondotta entro questi termini si dovrebbe incoraggiare ogni iniziativa che tenda a combattere la cosiddetta omofobia. Già nel 1986 la Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali si era chiaramente espressa in questi termini: "Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevoli e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni" (art. 10).
    Ogni convivenza umana, infatti, non può che basarsi sul rispetto reciproco e dovrebbe (ma non sempre è così) riconoscere che la dignità personale è intrinseca ad ogni persona umana, in tutte le fasi della sua vita. Questo riconoscimento, in fondo, non è altro che la traduzione in termini etici del principio di uguaglianza. Ma questo principio non determina di per sé il riconoscimento del valore della pratica omosessuale, né basta per affermare una sorta di indifferenza nei confronti delle scelte delle persone, omosessuali o eterosessuali. L'omosessualità, maschile e femminile, resta, infatti, una questione aperta laddove diventi motivo per negare le differenze e per soffocare il dialogo pensante. Questione che, sul piano clinico, oggi vorrebbe essere chiusa. Infatti, benché Freud e la sua scuola abbiano interpretato l'omosessualità come un disturbo della personalità, nel 1973 l'associazione psichiatrica americana, a maggioranza, ha deciso di togliere l'omosessualità dall'elenco delle malattie psichiatriche, scelta confermata nel 1984 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
    Da quel momento in poi si è ritenuto che definire malata una persona omosessuale significasse recarle un'offesa e, quindi, esercitare, nei suoi confronti, un atteggiamento intollerante. Il termine omofobia - che di per sé significa paura dell'identico - viene, quindi, introdotto per indicare un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone omosessuali e viene equiparato al razzismo. Il 18 gennaio 2006 il Parlamento Europeo adotta una Risoluzione contro l'omofobia; il 25 giugno 2006 il Parlamento Europeo approva una Risoluzione per combattere il razzismo e la violenza omofobica. In quel testo, l'omofobia viene definita "come una paura irrazionale o un'avversione contro l'omosessualità e il lesbismo, i gay, le persone bisessuali e transessuali basata sul pregiudizio e perciò simile al razzismo, alla xenofobia e al sessismo". Il Parlamento europeo "sollecita vivamente gli Stati membri e la Commissione a intensificare la lotta all'omofobia mediante un'azione pedagogica, ad esempio attraverso campagne contro l'omofobia condotte nelle scuole, le università e i mezzi d'informazione, e anche per via amministrativa, giudiziaria e legislativa". Ora, si deve notare che tra gli atti che vengono considerati discriminanti c'è il fatto che i "partner dello stesso sesso non godono di tutti i diritti e le protezioni riservati ai partner sposati di sesso opposto, subendo di conseguenza discriminazioni e svantaggi".
    Queste affermazioni meritano qualche pacata riflessione. In primo luogo va detto che si potrebbe condividere la condanna dell'omofobia senza per questo condividere l'affermazione che l'omosessualità non sia una patologia. Da un punto di vista logico, infatti, non si capisce perché definire qualcuno malato significhi offendere qualcuno: la malattia, di per sé, non è una colpa e non può essere annoverata tra gli insulti, ma tra le definizioni. Se qualcuno mi dicesse, per esempio, che sono cardiopatico, potrei rispondergli che si sbaglia, ma non che mi offende. Di fatto, per lungo tempo, purtroppo, c'è stato un uso indegno della definizione di una patologia come mezzo per stigmatizzare le persone, identificate con la loro patologia, come è avvenuto per le persone affette da sindrome di Down. Togliere lo stigma sociale alle patologie è un compito che resta da attuare e che non può mai dirsi esaurito. Una patologia non definisce una persona e una persona non è mai la sua patologia.
    Si potrà dire che è sbagliato il giudizio clinico formulato fino agli anni Settanta, ma non si potrà concludere che quella valutazione era soltanto una forma di discriminazione o di intolleranza. Ora, poiché la psichiatria e la medicina ufficiale tendono ad escludere che l'omosessualità sia una malattia, non resta che annoverare l'omosessualità nell'ambito degli atteggiamenti personali, delle scelte, delle decisioni di stili di vita. Ma se l'omosessualità è una scelta libera, uno stile di vita, un certo modo di essere e di esistere, allora resta aperta la questione, che vale per qualsiasi scelta di vita e di modo di essere - come quello eterosessuale, per esempio - di come debba essere valutata, di come, e se, debbano essere socialmente e giuridicamente tutelate le relazioni di tipo omosessuale.
    Non basta, infatti, che una scelta sia libera, che un certo modo di essere sia autentico, perché debba essere tutelato, difeso e promosso socialmente e giuridicamente. Il rispetto delle persone va al di là dei loro stili di vita, ma non implica che si debbano apprezzare e condividere anche i loro stili di vita. Si possono "comprendere" certe scelte anche se non le si condividono e anche se si ritiene che non debbano godere di una particolare promozione, senza per questo essere giudicati intolleranti. Discriminare, di per sé, significa distinguere, distinguere significa differenziare e il differenziare e il distinguere non costituiscono alcuna ingiustizia fintanto che non si è dimostrato che queste differenze non esistono. Ora, che l'omosessualità non sia identica all'eterosessualità è evidente: una volta appurato che omosessualità ed eterosessualità sono scelte o modi di relazione, resta aperta la questione teorica della loro valutazione.
    Qualsiasi comportamento, infatti, può essere valutato, lodato, biasimato, incoraggiato o no. Un conto, infatti, è il giudizio sulle persone, un altro, invece, è la valutazione dei comportamenti. Così, per esempio, si può dissentire nei confronti della poligamia o, per esempio, della poliandria e ritenere che essa non debba venire tutelata o difesa socialmente. Si può apprezzare l'amicizia e la si può praticare, ma si può anche ritenere che non debba essere giuridicamente tutelata, a differenza di altre relazioni che si ritiene, invece, per vari motivi, di tutelare o vietare (come, per esempio la poligamia o la poliandria). Il fatto che l'omosessualità non sia né una colpa, né una devianza, né una malattia comporta semplicemente che, come ogni scelta, decisione, pratica relazionale, venga valutata, apprezzata o biasimata. C'è chi non apprezza la pratica della castità, la difesa della verginità, ma non per questo si fanno leggi per tutelarle socialmente e per rieducare chi non condivide questi stili di vita. Se negli orientamenti sessuali (ma davvero in tutti?) non c'è confine tra normale e patologico, c'è però confine tra ciò che si ritiene moralmente legittimo o no.
    Che, storicamente, si siano commessi abusi e ingiustizie nei confronti di persone omosessuali è vero: che oggi questo non deve più accadere è giusto. Ma assimilare quelle ingiustizie alla formulazione di valutazioni etiche che non condividono l'esercizio delle prassi omosessuali, che non condividono l'equiparazione del matrimonio alle unioni omosessuali, è ingiusto ed è lesivo della libertà di pensiero, di opinione e di valutazione. La stessa nozione di omofobia lascia perplessi: l'omofobia sarebbe una nuova forma di patologia socio-culturale da controllare e punire? Nei confronti degli omofobi sarebbe giusto praticare forme di correzione e di biasimo, analoghe a quelle che un tempo alcuni invocavano per le persone omosessuali? E chiunque non condivida l'esercizio della prassi omosessuale può essere definito omofobo?
    Ma se l'omosessualità è prassi normale come l'eterosessualità, se è scelta libera e volontaria, perché non può essere discussa e valutata alla stregua dell'eterosessualità? Non tutte le scelte e le relazioni eterosessuali sono da lodare e da incoraggiare: perché mai si può discutere di queste, mentre sarebbe un tabù discutere delle relazioni omosessuali? Qualsiasi persona omosessuale non si sentirebbe in realtà discriminata proprio dal fatto che le proprie azioni godrebbero, a differenza delle azioni e delle scelte degli eterosessuali, di una sorta di tutela preventiva? La persona omosessuale non sarebbe, ancora, posta in una condizione di minorità visto che le sue scelte, i suoi stili di vita, le sue decisioni sarebbero, per definizione, per legge, sottratte a qualsiasi valutazione? L'omofobia, se è ingiustizia, non è né paura né patologia, è un errore che va discusso e corretto nel libero confronto tra persone: i campi di rieducazione di chi ha valutazioni non corrispondenti al pensiero dominante dovrebbero essere storia passata. Alcuni aspetti delle risoluzioni sull'omofobia rischiano di essere simili alla logofobia, cioè alla paura del pensiero, del confronto, della libera discussione. E alla logofobia dovremmo sottrarci tutti, eterosessuali e omosessuali, gay o lesbiche, transessuali o no, se vogliamo prima di tutto riconoscerci come persone, cioè come amanti del lògos che è garanzia per la libertà del valutare, del giudicare, del vivere insieme.
    Ma per discutere e per praticare il rispetto reciproco, che è molto di più della semplice tolleranza, occorre riconoscere un terreno comune, bisogna condividere un orizzonte di valori. Non è vero che il puro soggettivismo etico garantisce il rispetto reciproco. Per rispettare gli altri è necessario comprenderli e per comprenderli bisogna riuscire ad usare, per così dire, un linguaggio comune. Il riconoscimento sociale richiede che si riesca a motivare il valore che viene espresso nella scelta personale, richiede, pertanto, che si costruisca un orizzonte di significati condivisi e condivisibili, richiede un dialogo e un confronto che vada ben al di là della semplice opzione personale.
    Un puro soggettivismo etico impedisce questo dialogo proprio perché esclude la commensurablità delle valutazioni e delle scelte. Se il fondamento del valore fosse la pura scelta, in nome di che cosa si potrebbe biasimare la scelta di essere omofobi, intolleranti, razzisti, sessisti qualora fosse, appunto, una libera scelta? Nessuno stato laico o aconfessionale può usare la nozione di giustizia, può appellarsi al rispetto dei diritti e dei valori senza introdurre esso stesso valori e criteri che permettano di distinguere il giusto dall'ingiusto, il lecito dall'illecito. Il dibattito sull'omofobia potrebbe costituire un'occasione per riaprire un dialogo serio e argomentato sulle ragioni e sui valori che permettono una convivenza umana dotata di senso e di rispetto, capace di non trasformare una legislazione contro l'intolleranza in una nuova forma di intolleranza verso chi pensa in modo diverso.

    Fonte: L'Osservatore Romano, 16 dicembre 2007, p. 5

  2. #2
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito L'indottrinamento omosessualista e l'Olanda si conferma patria depravata

    L’Olanda lancia la campagna «gay è bello»

    di Andrea Tornielli


    Due milioni e mezzo di euro, quasi 5 miliardi di vecchie lire, da destinare a una campagna contro l’omofobia, per convincere chi «segue uno stile di vita religioso più ortodosso» della «normalità» dell’omosessualità. Li investirà dal 2008 al 2011 il governo olandese, che nei giorni scorsi ha annunciato il finanziamento. Dunque, chi segue uno stile di vita religiosamente «ortodosso» dovrà essere catechizzato e convinto che non c’è nulla di male o di riprovevole nel comportamento omosessuale.

    Ronald Plasterk, dallo scorso febbraio ministro dell’Educazione, proveniente da una famiglia cattolica, presentando il progetto ha ammesso che gli omosessuali godono in Olanda degli stessi diritti di qualsiasi altro cittadino, ma ha spiegato che «dal punto di vista sociale l’accettazione dell’omosessualità non è così automatica soprattutto presso alcune minoranze etniche o presso persone che seguono stili di vita religiosamente ortodossi».

    Nel mirino del governo sono innanzitutto i giovani musulmani, nelle scuole, nelle palestre e nelle associazioni. Ma è evidente che anche qualche cattolico potrebbe rientrare nelle categorie «a rischio», come chiunque altro abbia nel suo subconscio qualche obiezione alle pubbliche manifestazioni di omosessualità. L’attivista gay Franc van Dalen, presidente nazionale dei gruppi gay olandesi (Federazione delle associazioni per l’integrazione dell’omosessualità in Olanda), ha ricordato che un recente sondaggio tra la popolazione del suo Paese ha dimostrato che il 48% dei cittadini rimane scioccato nel vedere due uomini che si baciano e che questa percentuale sale al 75 fra gli immigrati.

    L’Olanda è stato il primo Paese al mondo a istituire il matrimonio tra persone dello stesso sesso e a consentire a due partner gay di adottare un bambino. Il governo olandese, ha spiegato il ministro per l’Aiuto allo sviluppo olandese, Bert Koenders, «promuoverà al massimo l’uguaglianza dei diritti per i gay, e su ciò non si discute». Per questo sono state date istruzioni agli ambasciatori di aumentare le pressioni nei confronti di quelle nazioni che criminalizzano l’omosessualità.

    Dalle dichiarazioni dei ministri olandesi, si comprende però chiaramente che l’obiettivo della campagna non sono i diritti dei gay, quanto il tentativo di convincere chi ha sull’omosessualità opinioni diverse – in base a credenze religiose – per «rieducarli».

    «Usare denaro pubblico per questo tipo di campagne – dichiara al Giornale Carlo Casini, parlamentare europeo, docente di diritti umani e di bioetica, presidente del Movimento per la vita italiano – mi sembra qualcosa che si avvicina al totalitarismo. Oggi si dibatte molto sulla possibilità che hanno i governi di influenzare gli stili di vita dei loro cittadini, ad esempio con campagne per una corretta alimentazione o contro il fumo. Io mi domando – continua Casini – se non vi sia da parte dei governi una responsabilità precisa nel promuovere campagne per il rispetto dei diritti umani, primo fra tutti quello alla vita, dal suo concepimento al suo fine naturale».

    «Nessuno vuole negare diritti agli omosessuali, che in quanto persone godono degli stessi diritti di tutti i cittadini. Ma i rapporti tra di loro, la loro compagnia, non è qualcosa che abbia un pubblico interesse. L’interesse pubblico, come sancito nella Dichiarazione dei diritti umani, è rappresentato dalla famiglia, nucleo fondamentale della società. I gay non possono pretendere che i loro privati legami affettivi diventino di pubblico interesse. Il caso olandese, va oltre. Oltre il Grande Fratello di orwelliana memoria: si pretende di colpire, di “rieducare” chi la pensa diversamente sull’omosessualità!».

    Fonte: Il Giornale, 15.12.2007

  3. #3
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    «Con le campagne pro-gay vince il mondo dell’irreale»

    di Andrea Tornielli


    «Leggendo la notizia che il Giornale ha pubblicato sulla campagna olandese in favore dell’omosessualità non ho potuto fare a meno di ricordare una frase di San Girolamo, che scriveva: «Il demonio scimmiotta Dio e vuole creare un’altra realtà...». È duro il commento del vescovo di San Marino e Montefeltro, Luigi Negri. Il prelato, che ha appena dato alle stampe un libro dedicato al magistero sociale della Chiesa («Per un umanesimo del terzo millennio», edizioni Ares) critica la decisione dell’Olanda di spendere 2,5 milioni di euro per una campagna finalizzata a «catechizzare» chi segue «stili di vita religiosamente ortodossi» per far comprendere la «normalità» dell’omosessualità.

    «Si impiegano soldi – spiega – per ribadire la dignità intellettuale, morale e sociale di un fenomeno che anche una concezione naturale, non cristiana, considera complesso, difficilmente presentabile come “positivo” e “normale”. Attenzione, è giusto combattere l’omofobia e la discriminazione delle persone omosessuali. La dignità di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni, come insegna la Chiesa. Ma qui si tratta del riconoscimento statale del valore della pratica omosessuale e la pretesa di convincere con soldi pubblici chi la pensa diversamente. Davvero il mondo anticristiano vuole l’eliminazione radicale della concezione cristiana della vita attraverso la costruzione di un mondo dell’irrealtà, che si pretende essere l’unico vero, da imporre a tutti come l’unico possibile».

    Immagina che ci possano essere ricadute in Italia? Come giudica la situazione nel nostro Paese?

    «In Italia vedo un clima di acceso anticristianesimo, come dimostrano i recenti attacchi a qualsiasi segno che richiami al Natale per ciò che esso è, la nascita di Gesù. Nelle scuole lo si sostituisce con favole sui marziani o gli animaletti, si dice per non offendere le religioni diverse. La mentalità laicista però dimentica che l’islam non si è mai offeso per le nostre celebrazioni religiose. Sotto sotto c’è la volontà di eliminare la tradizione cristiana, considerata un’anomalia per l’attuale concezione tecno-scientista».

    La Chiesa come risponde?

    «La mia risposta è un’altra domanda, e cioè se coloro che guidano il popolo cristiano sono consapevoli della radicalità della sfida. Quando sono in grado di rimettersi di fronte alle domande fondamentali dell’uomo offrendo la strada del Vangelo, si sente vibrare attorno a noi una consapevolezza profonda. Quando invece non si segue la strada dell’evangelizzazione, ci si perde in pseudo-problemi di tipo ideologico».

    Fonte: Il Giornale, 16.12.2007

  4. #4
    desiderium
    Data Registrazione
    23 Dec 2006
    Messaggi
    1,879
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Il dibattito sull'omofobia potrebbe costituire un'occasione per riaprire un dialogo serio e argomentato sulle ragioni e sui valori che permettono una convivenza umana dotata di senso e di rispetto, capace di non trasformare una legislazione contro l'intolleranza in una nuova forma di intolleranza verso chi pensa in modo diverso.
    fa sorridere il fatto che si sentano discriminati molti che fino a tempo fa e forse ancora oggi discriminano.

  5. #5
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Abaelardus Visualizza Messaggio
    fa sorridere il fatto che si sentano discriminati molti che fino a tempo fa e forse ancora oggi discriminano.
    Vabbè ... l'articolo è dell'Osservatore Romano e quindi va preso cum grano salis ....
    Nessun dialogo sull'ammissibilità del peccato e della depravazione come vorrebbero gli omosessuali.

 

 

Discussioni Simili

  1. Pensiero moderato ed omofobia
    Di vipera86 nel forum Lista Bonino
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 24-04-13, 15:36
  2. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 29-01-08, 08:31
  3. convegno"Pensiero di libertà – Libertà di pensiero
    Di Jenainsubrica nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 23-01-06, 11:05
  4. Risposte: 22
    Ultimo Messaggio: 16-08-05, 17:51

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito