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Discussione: Un ispiratore del Papa

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    Cool Un ispiratore del Papa

    L'eredità filosofica di Stéphane Mosès

    L'eros divino nel profondo della Torah


    Luca M. Possati

    Una riscoperta della tradizione e della spiritualità ebraica a partire dai testi sacri, muovendo dalla convinzione fondamentale che "nella Torah niente è indifferente, né la scelta delle parole, né la loro forma grammaticale, né la loro struttura sintattica, né la sonorità che la loro sequenza produce". Questo è stata l'opera di Stéphane Mosès, filosofo della storia ed esegeta, tra i più originali interpreti del giudaismo nella seconda metà del Novecento. Con la sua morte, avvenuta pochi giorni fa, viene meno un altro tassello di quella straordinaria costellazione di intellettuali che tanto hanno segnato l'identità ebraica contemporanea: Franz Rosenzweig, Walter Benjamin, Martin Buber, Hermann Cohen, Emmanuel Lévinas.
    Nato a Berlino nel 1931 da una famiglia di origini ebraiche, a soli cinque anni Mosès è costretto a lasciare la Germania a causa delle persecuzioni naziste e si rifugia in Marocco. Dopo la guerra torna in Europa e insieme al fratello André studia alla Scuola Normale Superiore di Parigi. Ottenuta l'idoneità all'insegnamento nel 1954, in pochi anni diventa maître assistant in lingua e letteratura tedesca alla Sorbona e insegna presso il nuovo polo universitario di Nanterre. La sua carriera intellettuale sembrava ormai ben tracciata nel campo della germanistica, se non fosse stato per un interesse sempre più accentuato verso i testi sacri dell'ebraismo, la tradizione della mistica giudaica e La stella della redenzione di Franz Rosenzweig, a cui dedica i suoi principali studi. Profondamente colpito dai conflitti in Medio e Vicino Oriente, dopo la guerra dei sei giorni Mosès decide di trasferirsi in Israele, dove insegna all'università ebraica di Gerusalemme e dirige il dipartimento di studi germanici da lui stesso creato nel 1977. Rientrato a Parigi nel 1997, continua ad insegnare e a scrivere saggi su autori come Thomas Mann, Walter Benjamin, Emmanuel Lévinas, Franz Kafka.
    Il metodo esegetico di Mosès risponde ad un'esigenza essenzialmente filosofica. Partendo da una "lettura letterale" della Torah, l'obiettivo è arrivare a mettere in evidenza "un senso universalmente intelligibile". L'analisi diretta del testo in lingua ebraica è dunque fondamentale, e non rappresenta soltanto una fase del metodo. Questa scelta è imposta dalla natura stessa del testo in questione, testo nel quale il senso non può mai essere scisso dal tessuto della lingua concreta in cui esso si esprime. Nei libri della Torah ogni dettaglio della parola ebraica produce un significato nuovo, diverso, aperto a molteplici interpretazioni. Tale "invenzione permanente del senso" è l'essenza della Rivelazione, perché "all'interno della rete dei vincoli tracciati dai segni linguistici che compongono il testo - scrive Mosès ne L'Eros e la legge - l'interpretazione è libera di riempire gli spazi bianchi e i margini, e di proporre, di generazione in generazione, nuove letture". Leggere veramente la Torah significa ritrovare, grazie alla tradizione talmudica, "il soffio originale che la anima", "gli echi ancora udibili della voce infinita che, per questa tradizione, si è fatta udire per la prima volta nel Sinai e che, oggi, parla ancora attraverso questo libro". Echi di una voce lontana, di una forza antica: "l'Eros divino primordiale - scrive Mosès - che vivifica ancora oggi il testo della Bibbia". L'interprete deve cercarlo non "al di là" della lettera, ma proprio grazie alla lettera e nel discorso, dal momento che "il soffio dell'Eros divino si è incarnato in discorso della Legge". Non si tratta perciò di abolire la Legge, ma di riscoprire l'Eros, "l'Agape divina", che la Legge nasconde nel fondo di se stessa, come rivelano anche le spiegazioni dei saggi nei Midrash: "un ritorno, attraverso la pratica della Legge, all'esperienza diretta dell'amore divino".
    L'intenzione filosofica di una tale proposta esegetica è dimostrata anche dai continui riferimenti alle categorie del discorso filosofico occidentale. Ne L'Eros e la legge, così come ne Il sacrificio di Abramo (2002), la filosofia viene chiamata in causa quale strumento utile per reinterpretare la tradizione. È tuttavia uno scambio reciproco: i concetti del Logos "a loro volta saranno messi in discussione dalle categorie ebraiche che li elaboreranno dall'interno". Questo vale soprattutto per le nozioni tratte dalla teologia, come quella di creazione o di rivelazione. Avviene un "rimescolamento di concetti e prospettive" che - ecco l'intenzione filosofica di fondo - è "un'altra maniera di decifrare il mondo di proiettarvi un senso".
    Sul piano più strettamente filosofico, in Francia Stéphane Mosès è noto soprattutto per esser stato il principale interprete dell'opera del filosofo ebreo tedesco Franz Rosenzweig, al quale ha dedicato Sistema e Rivelazione (1982). In una recente intervista comparsa su "Rosenzweig Jahrbuch" Mosès ha comparato il proprio percorso intellettuale proprio a quello di Rosenzweig, ponendone al centro il concetto di dissimilation. Dissimilation è un movimento generale di critica all'insieme della civiltà occidentale e di ritorno alla dimensione religiosa del giudaismo. Questo è stato l'atteggiamento dello stesso Rosenzweig di fronte alla prima guerra mondiale: la brutalità del conflitto rimette in questione tutta la tradizione filosofica dai greci ad Hegel, perché ne rimette in questione il postulato basilare, l'identità di essere e pensiero.
    Il termine dissimilation apre gli studi della maggior opera teorica di Mosès, L'angelo della storia (1982), nella quale Rosenzweig è accostato e confrontato ad altri due autori: Walter Benjamin e Gershom Scholem. A questo punto la dissimilation si struttura in un'originale filosofia della storia. Rosenzweig, Benjamin e Scholem "hanno elaborato una nuova visione della storia - scrive Mosès - al centro della quale si distingue l'idea dell'attualizzazione del tempo storico, detto altrimenti l'idea del tempo dell'oggi". Da quest'intuizione Mosès prende spunto per sviluppare la propria riflessione sulla temporalità storica e sul messianismo. Proprio qui L'angelo della storia ritrova il senso più puro della tradizione ebraica. Agli occhi di Mosès anche il messianismo è fondato su una "speranza dell'oggi", costretta a fare i conti con il dramma, la catastrofe, l'errore, la concretezza della storia e della libertà umana.

    Fonte: L'Osservatore Romano, 16 dicembre 2007, p. 5

  2. #2
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    Ispiratore del papa?

    Non capisco l'allusione.


    Ciao!

    Buona e santa domenica.



  3. #3
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    Pongo di nuovo questa questione: davvero si puo' pensare che il fu card. Ratzinger si fece influenzare fortemente da questi pensatori religiosi?

    Franz Rosenzweig, Walter Benjamin, Martin Buber, Hermann Cohen, Emmanuel Lévinas, Mosès.

    Avra' letto di sicuro i loro lavori, ma da qui a pensare che abbiano influenzato (aggiungo, fortemente), la sua visione teologica.....


    Ciao

  4. #4
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    E' da circa 1.800 anni che la visione filosofica, culturale, e religiosa ebraica influenza la Chiesa Cattolica. Pensare che non influenzi un tedesco, mi sembra ottimistica pretesa.... :-)

 

 

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