Citazione Originariamente Scritto da Merate On Line
Bullismo e screzi di carattere razziale, questi gli ingredienti principali della brutta vicenda vissuta da due fratelli minorenni di Primaluna, rimasti vittima di differenti episodi di soprusi e pestaggi subiti tra le vie di Lecco ad opera di un gruppo di coetanei albanesi. I fatti, avvenuti lo scorso 5 di ottobre, sono stati raccontati questa mattina in una conferenza stampa presso il Comando Provinciale dei carabinieri del capoluogo dal Capitano della Compagnia di Lecco dott. Francesco Motta, a seguito della conclusione di una complessa indagine da parte dell’Arma volta a ricostruire nei dettagli quanto accaduto. L’inchiesta era partita con la denuncia dei due fratelli, una decina di giorni dopo l’accaduto, che convinti dai propri genitori avevano deciso di raccontare ai militari la ‘disavventura’ vissuta. I due, rispettivamente di 15 e 16 anni, la mattina del 5 ottobre stavano accompagnando due amiche all’istituto scolastico “Clerici” di via Baracca prima di recarsi anch’essi presso a scuola, all’ESPE di via Grandi, poco distante. All’esterno dell’Istituto uno dei due ragazzi è stato raggiunto da un albanese, classe ’91 residente a Lecco, suo conoscente, che inizialmente l’ha minacciato, prima di spintonarlo su un cartellone pubblicitario, facendolo cadere al suolo ed infierendo su di lui con pugni, calci e schiaffi. Solo l’intervento del fratello ha permesso di separare il ragazzo dall’extracomunitario, che ha però dato appuntamento ai due al termine delle lezioni con la minacciosa frase: “Vi ammazzo tutti, vengo con i miei amici”. Pare che ad aver causato l’impeto di violenza da parte dell’albanese sia stata una frase detta dall’aggredito ad una delle ragazze, forse contesa dai due. “Lasciate stare gli albanesi”, avrebbe detto, e la ragazza, probabilmente invaghita dell’aggressore, gli avrebbe riferito tutto. Fatto sta che alla fine delle lezioni, alle 15.30, i due ragazzi sono stati pedinati dall’uscita dell’ESPE fino al piazzale di via Carlo Porta, dove sono stati raggiunti inizialmente da 5 ragazzi, due dei quali su un motorino, tutti di età compresa fra i 18 e i 16 anni, e di etnia albanese. Pochi minuti dopo è giunto l’aggressore della mattina, che ha indicato i due fratelli da punire. A quel punto i due sfortunati ragazzi sono stati nuovamente aggrediti. Uno è uscito dallo scontro solo con qualche livido, mentre l’altro è stato costretto a recarsi all’ospedale Manzoni per aver riportato una tumefazione al naso, dopo essere stato colpito al volto con un casco da motociclista, brandito da uno degli aggressori come un’arma. Per lui è stata emessa una prognosi di 7 giorni. Non immediatamente, ma circa 10 giorni dopo l’accaduto e dopo aver raccontato tutto ai genitori, i due minorenni hanno denunciato, accompagnati dai genitori, la vicenda ai carabinieri di Lecco. I soggetti protagonisti dell’aggressione sono stati tutti i identificati dai carabinieri dopo un lungo e complesso lavoro di ricapitolazione di quanto successo, e dopo aver ascoltato numerose persone informate dei fatti, fra le quali anche la ragazza oggetto della disputa. Gli albanesi sono stati denunciati per violenza privata, ingiurie, minacce, lesioni personali e percosse. Oltre che da Lecco, i giovani provengono tutti dalla zona, e precisamente due da Ballabio e gli altri da Primaluna, Pasturo e Pescate. “Sappiamo chi sono gli aggressori”, ha concluso il dott. Motta incalzato dai giornalisti, “e li controlliamo. I ragazzi sono stati invitati a riferire altri eventuali problemi. Ma a distanza di due mesi non c’è stato nessun altro contatto fra loro. Si è trattato di un fatto isolato, e a mio avviso non c’è alcun allarme bullismo. Tutto è nato dalla contesa di una ragazza, che certo non giustifica il ricorso alle mani e ad atti di pseudo-vendetta”.
Due cose vanno stigmatizzate.
1) Sopravvive il più forte, e quindi sopravviveranno solo gli albanesi, che contrariamente ai nostri ragazzi "sissy", sanno farsi rispettare, sanno usare le armi e difendersi opportunamente contro gli aggressori al loro gruppo etnico. Sicuramente soccomberemmo fintanto che non riuscissimo a metterci sul loro livello. E' una legge di natura, scoperta da Charles Darwin quasi due secoli fa.
Quindi meno firme ai gazebo, più calci nel culo.

2) Minimizzare l'allarme sociale da parte dell'arma è sintomo di una normalizzazione che viene da lontano, nella speranza che il melting pot appiattisca tutto e tutti.