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  1. #1
    Anarcocapitalista
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Cool La scienza conferma la società Anarcocapitalista...

    Una ricerca su "Science"
    Le due distanze della paura


    Nei disturbi d'ansia potrebbe intervenire troppo presto il meccanismo che sposta il controllo della paura dal primo al secondo dei due circuiti coinvolti








    Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, dice un vecchio proverbio riferendosi all'amore. Ma qualcosa di simile vale anche per la paura. Come tutti ben sappiamo per esperienza, quanto più un pericolo ci appare spazialmente lontano, tanto meno ne siamo intimoriti, anche se è "a portata di vista". Alcuni ricercatori del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging presso l'University College di Londra hanno ora studiato come il nostro cervello gestisca la risposta a una possibile sfida in funzione della distanza, scoprendo che non è un solo circuito cerebrale a controllare la paura e la risposta al pericolo che essa detta, ma due, e ben distinti. Per farlo, i ricercatori hanno creato un videogioco simile al vecchio Pac Man, in cui i volontari che hanno partecipato alla ricerca dovevano percorrere un labirinto, cercando di evitare un predatore virtuale. Se venivano divorati, subivano una moderata scossa elettrica. In tutto il corso della prova la loro attività cerebrale veniva monitorata attraverso la risonanza magnetica funzionale.
    I ricercatori hanno così osservato che quando il predatore virtuale era a distanza si manifestava una certa attività nella corteccia prefrontale ventromediale, che cresceva con il suo avvicinarsi in parallelo allo stato di ansia; questa area è nota per essere coinvolta anche nella gestione di comportamenti strategici, in questo caso volti a rispondere e controllare la minaccia.
    Quando però il predatore superava un certo limite e si avvicinava ulteriormente, i picchi di attività cerebrale si spostavano rapidamente verso una regione responsabile di comportamenti più "antichi", nella regione del grigio periacqueduttale del mesencefalo, un'area associata a meccanismi di risposta rapida necessari per la sopravvivenza, come la fuga, il combattimento o un immobilizzamento del corpo, ma anche al rilascio di endorfine, utili per preparare il corpo a reagire al dolore.
    "La strategia di sopravvivenza più efficiente dipende dal livello della sfida percepita. È del tutto sensato che in certe situazioni sia sufficiente fare attenzione alla fonte del pericolo, mentre altre volte si debba reagire con la massima rapidità. Quanto più la sfida è vicina, tanto più bisogna agire rapidamente" nota Dean Mobbs, che ha diretto la ricerca e firmato un articolo in merito pubblicato sull'ultimo numero di "Science".
    Mobbs ritiene che nei disturbi d'ansia e negli attacchi di panico sia coinvolto proprio un difetto del meccanismo che consente lo spostamento della gestione della sfida dall'area prefrontale a quella periacqueduttale: "Se i nostri meccanismi di difesa funzionano male, si può arrivare a una sopravvalutazione del rischio, con un aumento dell'ansia e, in casi estremi, con lo scatenamento del panico."(gg)

  2. #2
    Contro ogni fede
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    interessante, ma non vedo il nesso

  3. #3
    Anarcocapitalista
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    Possibile che lo veda solo io sto nesso tra la Legge di Natura e la Scienza??? Eppure Rothbard ha spiegato benissimo nella sua Etica della Libertà che il Giusnaturalismo è palesemente giustificabile anche dalla Scienza. Come si fa ad imputare i Giusnaturalisti come difensori dei dogmi del diritto naturale se in realtà la legge della natura comunque esiste....e da essa si ricava benissimo attraverso l'uso della ragione e dello studio della storia e della scienza, attraverso lo studio dell'azione umana, e delle libere e naturali interazioni umane, il Giusnaturalismo, ovvero i principi cardine della natura umana, le leggi naturali umane. Quelle leggi che sono evidenti osservando appunto le naturali inclinazioni umane.
    "Contro natura": dopo Darwin non ha senso


    Pietro Greco







    Il tema è ritornato di stringente attualità: si parli dei DICO o del Disegno Intelligente, delle relazioni omosessuali o dell´ingegneria genetica, non si fa altro che evocare il concetto di «natura» o della sua immagine speculare di «contro natura». Talvolta lei, la natura, ci è dipinta così potente (e coerente) da poter dettare le norme etiche del comportamento umano: per cui la vita in famiglia sarebbe «secondo natura» e la convivenza tra persone dello stesso sesso «contro natura». Talaltra ci viene dipinta così debole da essere incapace di generare l'uomo e/o così degenere da essere indegna di contenere l´uomo (di dare senso alla sua vita).


    Cos´è, dunque, la natura? E quale ruolo l´uomo deve assegnare a se stesso nella natura? A queste domande risponde, in maniera molto pertinente, il nuovo libro che il filosofo Orlando Franceschelli ha fatto uscire per i tipi della Donzelli editore: «La natura dopo Darwin» (pagg. 200; euro 16,90). E già dal titolo Franceschelli ci dice che, dopo Charles Darwin, non è più possibile evocare a sproposito il concetto di natura.


    Prima era possibile riconoscere una cesura netta e definitiva tra l´uomo e la natura, ed era possibile persino collocare «l´uomo fuori dalla natura», come fa gran parte del pensiero cristiano o come fanno, almeno in parte René Descartes (nella parte mentale) e Immanuel Kant (nella parte noumenica).


    Prima era possibile considerare naturale l´ambiente che raccoglie le cose non prodotte dall´uomo e artificiale l´ambiente che accoglie le cose prodotte dall´uomo. Prima era possibile a qualcuno considerare l´uomo un sovrano ineffabile della natura contaminante e a qualche altro considerare l´uomo come il baco che corrompe la natura altrimenti incontaminata. Prima era dunque possibile immaginare sia un´«etica fuori dalla natura», capace di riscattare l´uomo dalla condizione di bestialità, sia al contrario immaginare un´«etica naturale» capace di indicare e sancire i comportamenti «contro natura».


    Tutto questo, dopo Darwin e la pubblicazione nel 1859 dell´«Origine delle specie», semplicemente non è più possibile. Perché Darwin colloca definitivamente l´uomo «dentro la natura». Abbattendo in maniera definitiva sia il mito dell´«uomo sovrano della natura», sia il mito analogo e opposto dell´uomo «corruttore della natura». Di più: Darwin restituisce all´uomo la consapevolezza piena di essere prodotto e, insieme, attore di un processo di evoluzione della natura, parola che diventa semplicemente sinonimo di universo fisico. Quindi di totalità. La natura non è altro che il cosmo in cui l´uomo vive e di cui l´uomo è parte. Parte evolutiva. Parte che evolve.


    Facendo questo, si dice che Darwin abbia detronizzato, contemporaneamente, l´uomo e Dio. Sottraendo al primo la condizione di «centro del mondo» e al secondo la condizione di «necessità per il mondo». In ogni caso, dopo Darwin abbiamo la consapevolezza che l´uomo agisce sempre «secondo natura», perché in tutte le sue dimensioni l´uomo è natura. E che, quindi, non esistono comportamenti «contro natura».


    In natura non esiste un´etica. Non esiste un comportamento buono in assoluto che si distingue da uno cattivo in assoluto. Ma se non esiste un´«etica naturale», vengono per questo meno le basi della morale? Viene per questo meno la possibilità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male? Niente affatto. Anzi, al contrario la responsabilità umana ne viene esaltata. Nella prospettiva naturalistica - l´unica, ormai, possibile dopo Darwin - l´uomo diventa pienamente e totalmente responsabile delle sue azioni.


    Il motivo è molto semplice. L´etica umana è un prodotto della cultura dell´uomo. Un prodotto, peraltro, evolutivo: cambia nel tempo e con le condizioni a contorno. Tuttavia sono state la selezione naturale e, più in generale, l´evoluzione biologica che hanno prodotto nell´uomo (e, forse, non solo nell´uomo) una capacità di formulare giudizi etici, di generare norme morali.


    Se non esiste, dunque, un´«etica naturale», esiste però una naturale capacità dell´uomo di formulare un´etica (di formulare diverse griglie etiche). Per questo, lungi dal proporci un «mondo senza morale», la visione darwiniana ci propone un «naturalismo impegnativo»: l'uomo, con la sua biologia e la sua cultura, è capace di distinguere ciò che è bene e ciò che è male. E con questa sua capacità (essa sì naturale) può elaborare quei principi - che, in maniera molto profonda, Orlando Franceschelli chiama di «saggezza solidale» - su cui fondare le migliori relazioni con i suoi simili e con il resto della natura.

  4. #4
    email non funzionante
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    C'è chi chiama natura ciò di cui si occupa la scienza.. E fino li ci può anche stare..

    Poi c'è chi chiama natura il volere della divinità.. Li siamo fuori strada..

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    ...
    Bel post, la dimostrazione che non può esistere un diritto naturale.

  6. #6
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Citazione Originariamente Scritto da Venom Visualizza Messaggio
    Bel post, la dimostrazione che non può esistere un diritto naturale.



    A me invece da l'impressione contraria, ovvero che un Diritto Naturale, evidente dalle interazioni umane, a cui si arriva per ragione e sperimetazione scientifica è evidente.


    Forse non ci capiamo sul termine "diritto". Io lo intendo come legge naturale. Legge naturale. Anche l'evoluzione è una legge naturale. Capisci? Ti imagini uno Stato che mette delle leggi contro l'evoluzione naturale dell'uomo?????? Ecco sarebbe violare la Legge Naturale, il Diritto Naturale.

  7. #7
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    Il problema è che il giusnaturalismo pretende di stabilire a priori quello che le spontanee interazioni individuali produrrebbero.
    Pretenderebbe di interpretare il "comune senso di giustizia" sviluppato dagli uomini in millenni di evoluzione e di estrapolarne delle regole inviolabili ed eterne. Tuttavia non si può pretendere di considerare la propria interpretazione del comune senso di giustizia come l'unica possibile senza che prima ne venga sperimentato l'impatto pratico. Ma anche ammettendo che la sua interpretazione sia per coincidenza quella giusta, sarebbe comunque errato cristallizzare in eterno una certa concezione del diritto negando gli sviluppi dell'evoluzione futura.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    A me invece da l'impressione contraria, ovvero che un Diritto Naturale, evidente dalle interazioni umane, a cui si arriva per ragione e sperimetazione scientifica è evidente.
    Forse non ci capiamo sul termine "diritto". Io lo intendo come legge naturale. Legge naturale. Anche l'evoluzione è una legge naturale. Capisci? Ti imagini uno Stato che mette delle leggi contro l'evoluzione naturale dell'uomo?????? Ecco sarebbe violare la Legge Naturale, il Diritto Naturale.
    ok, allora postami la dimostrazione scientifica che prova l'esistenza di un diritto naturale.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Venom Visualizza Messaggio
    ok, allora postami la dimostrazione scientifica che prova l'esistenza di un diritto naturale.
    si dai, così me la segno

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Venom Visualizza Messaggio
    ok, allora postami la dimostrazione scientifica che prova l'esistenza di un diritto naturale.
    Ahhhhhh.....provami che non esiste.....



 

 
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