Sfogliando poc'anzi la rivista "La critica del testo" (n. VIII/3 del 2005) mi sono imbattutto in un interessante articolo di tale Andrea Scala, dal titolo Una variante "evangelica". L'autore afferma che la nostra traduzione "è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago..." corrisponde a passi delle Scritture che, in greco, parlano di un kàmelon (translittero, ma la "e" sarebbe eta). Senonché, in alcuni codici si legge kàmilon, con iota, sicché la traduzione sarebbe "è più facile che una fune passi per la cruna di un ago...". Questa forma - che mi pare anche più sensata - è avvalorata dalla testimonianza di antiche traduzioni armene e georgiane, ma si trova anche in citazioni di autori antichi, come Origene, Cirillo Alessandrino, e un Fozio del sec. IX che credo sia il vostro S. Fozio. Cirillo, addirittura, si scaglia contro Giuliano l'apostata, dicendo che "il Signore prende ad esempio la cruna dell'ago e il gml, e non l'animale, come ritiene l'empio, ignorante e idiota Giuliano, bensì la fune spessa che c'è in ogni nave" (da un frammento del libro XVI del trattato contro Giuliano, conservato in siriaco). La diatriba sarebbe durata almeno fino ai tempi di Erasmo. Ne sapevate nulla? Per quanto mi riguarda, è la prima volta che ne sento parlare...




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