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  1. #1
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    Talking Gli atei raccattano magre figure e sono pure condannati a pena pecuniaria pesante

    Ric. n. 2069/2007

    Sent 3635/07

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda Sezione, con l’intervento dei signori magistrati:

    Umberto Zuballi Presidente

    Claudio Rovis Consigliere, relatore

    Riccardo Savoia Consigliere

    ha pronunciato la seguente

    SENTENZA

    sul ricorso n. 2069/2007 proposto dall’UNIONE DEGLI ATEI E DEGLI AGNOSTICI RAZIONALISTI – UAAR, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Francesca Leurini, con domicilio presso la segreteria del T.A.R. ai sensi dell’art. 35 del R.D. 26.6.1924 n. 1054;

    CONTRO

    il Ministero della Pubblica Istruzione, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria per legge nella sua sede in Venezia, S.Marco 63;

    e nei confronti

    del Vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo, rappresentato e difeso dall’avv. Ivone Cacciavillani, con domicilio presso la segreteria del T.A.R. ai sensi dell’art. 35 del R.D. 26.6.1924 n. 1054;

    PER

    l'annullamento, previa sospensione dell'esecuzione, della delibera del Consiglio d’istituto dell’Istituto comprensivo di Scuola d’infanzia – Primaria e Secondaria di I° grado dei Comuni di Cervarese Santa Croce e Rovolon in data 25.5.2007, con la quale il Consiglio autorizza la visita pastorale dell’Ordinario diocesano alle comunità scolastiche, prevista nei mesi di settembre/ottobre per Montemerlo e per novembre per Bastia.
    Visto il ricorso, notificato il 5.11.2007 e depositato presso la Segreteria il 7.11.2007, con i relativi allegati;
    Visto l'atto di costituzione in giudizio del Vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo, depositato l’8.11.07;
    Visti gli atti tutti di causa;
    Uditi alla camera di consiglio del 14 novembre 2007, convocata a’ sensi dell’art. 21 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come integrato dall’art. 3 della L. 21 luglio 2000 n. 205 - relatore il Consigliere Claudio Rovis - l’avv. Leurini per la parte ricorrente, l’avv. Cacciavillani per la Curia Vescovile e l’avvocato dello Stato Brunetti per il Ministero intimato;
    Rilevata, a’ sensi dell’art. 26 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come integrato dall’art. 9 della L. 21 luglio 2000 n. 205, la completezza del contraddittorio processuale e ritenuto, a scioglimento della riserva espressa al riguardo, di poter decidere la causa con sentenza in forma semplificata;
    Richiamato in fatto quanto esposto nel ricorso e dalle parti nei loro scritti difensivi;

    considerato

    che il gravame è inammissibile per carenza di legittimazione attiva dell’associazione ricorrente, la quale, avendo impugnato un atto che esaurisce la sua azione nell’ambito del plesso scolastico di Bastia, non ha dimostrato l’esistenza, nel predetto ambito territoriale, di qualche soggetto che, affiliato all’associazione, si affermi concretamente leso dalla censurata visita pastorale: in difetto di tale prova, invero, ove la comunità interessata alla visita fosse totalmente favorevole o quanto meno indifferente al suo svolgimento, l’impugnazione in esame verrebbe a configurarsi quale attività meramente pregiudizievole della libertà di autodeterminazione della comunità stessa;
    che le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo;

    P.Q.M.

    il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in premessa, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, lo dichiara inammissibile.
    Spese rifuse, a carico della ricorrente, nella misura di € 6.000,00 (seimila/00) da dividersi in quote uguali.
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
    Così deciso in Venezia, nella Camera di Consiglio del 14 novembre 2007.

    Il Presidente

    L’Estensore

    Il Segretario

    SENTENZA DEPOSITATA IN SEGRETERIA
    il…15.11.2007…………..…n..3635………

    (Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
    Il Direttore della Seconda Sezione

  2. #2
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    Ma dico io: come si fa a proporre un ricorso chiaramente inammissibile? A mio avviso qui c'è la grossolanità del difensore del ricorrente!!!! Esiste, per i legali, l'obbligo deontologico di non far proporre al cliente azioni chiaramente pretestuose o inammissibili (come in questo caso)!!! E qui la carenza d'interesse a ricorrere era di tutta evidenza. Questo solo per fermarci a questioni di rito. Si comprende benissimo la condanna pesante da parte del TAR.
    Se poi andiamo a valutare le questioni di merito, beh ... anche qui gli atei hanno preso fischi per fiaschi .... . La normativa non vieta, ma anzi consente pienamente le visite di legittimi Pastori a scuola!
    Vediamo un po' le norme.
    Cominciamo con l'art. 2 dell'Accordo di Villa Madama del 1984 - recepito con la l. n. 121 del 1985, che gode di una particolare copertura costituzionale.
    Orbene, questa norma, al comma 1 espressamente dispone:
    "La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare é assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica".
    La formulazione è assai ampia, tanto da includervi anche le visite pastorali che, indiscutibilmente, rientrano nella missione di evangelizzazione e pastorale per la quale lo Stato italiano espressamente riconosce alla Chiesa la "piena libertà".
    Dunque, dire che esista un divieto per le visite pastorali mi pare eccessivo.
    Vediamo cosa dice il T.U. in materia scolastica.
    L'art. 311, in effetti, non contiene un divieto, bensì indica il modo di coordinare le opposte esigenze. Non dice che le visite pastorali non siano possibili o che altre attività religiose siano vietate. Impone solo che queste "pratiche religiose" "nelle classi in cui sono presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, non abbiano luogo in occasione dell’insegnamento di altre materie, né secondo orari che abbiano per i detti alunni effetti comunque discriminanti". Non un divieto ma un contemperamento di esigenze laddove, nelle classi, siano presenti studenti non avvalentisi. L'inciso è fin troppo chiaro.
    Quid iuris, che succede se gli studenti sono tutti avvalentisi?
    La risposta suggerita dal testo legislativo è fin troppo chiara: tali attività sono permesse.
    Se, poi, esistono alunni non avvalentisi?
    Tali attività potranno aver luogo a condizione che ciò avvenga non "in occasione dell’insegnamento di altre materie, né secondo orari che abbiano per i detti alunni effetti comunque discriminanti". In teoria potrebbero avvenire, quindi, anche in orario scolastico: purchè non vi siano effetti discriminatori.
    Pertanto, le norme sinora esaminate non autorizzano a pensare all'esistenza di un divieto, quanto piuttosto di un contemperamento - in presenza di classi "miste". Il problema non si pone per quelle classi uniformi.
    Esiste poi il d.p.r. 567/1996. Di questo si possono dare due possibili interpretazioni, che però approdano sostanzialmente ad un non-divieto.
    La prima consiste nel ritenere latu sensu le attività religiose come attività "culturali" provenienti dal territorio (art. 1). E, dunque, nel ritenere possibili, sotto questo rispetto, anche tali attività al di fuori di orari scolastici, negli edifici scolastici.
    La seconda consiste nel riconoscere alla materia religiosa, come vuole l'Accordo di Villa Madama, il valore che essa ha per la cultura italiana (art. 9, comma 2), rientrante tra le "finalità della scuola". Ed è ovvio che, rientrando tra le finalità della scuola, anche le visite pastorali possono dirsi, in fondo, promozionali della cultura religiosa e, quindi, è legittimo che possano avvenire, anche in orario scolastico, con le cautele e le avvertenze imposte dal T.U. in materia scolastica. Perciò, è palese che il d.p.r. del 1996 si occupi di attività non rientranti tra le finalità della scuola, e, quindi, non si occupi dei profili religiosi (poichè questi vi rientrano, come detto, a pieno titolo).
    In ogni caso, qualsiasi sia l'interpretazione che voglia darsi, non si rinviene nell'ordinamento un divieto a che si svolgano visite pastorali a scuola.

  3. #3
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    Bella lezione!!!
    Dubito che servirà a qualcosa..
    Beh, forse faranno più attenzione ora, soldi son soldi.

    Mamma mia, che massa di dementi. Ben gli sta!

  4. #4
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    OTTIMA NOTIZA!!!!!!

    Dai pfjodor, non insultare i dementi. :

    Finalmente l'uaar ha avuto quello che si è meritato!!!!!!

    CIAO

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    che il gravame è inammissibile per carenza di legittimazione attiva dell’associazione ricorrente, la quale, avendo impugnato un atto che esaurisce la sua azione nell’ambito del plesso scolastico di Bastia, non ha dimostrato l’esistenza, nel predetto ambito territoriale, di qualche soggetto che, affiliato all’associazione, si affermi concretamente leso dalla censurata visita pastorale: in difetto di tale prova, invero, ove la comunità interessata alla visita fosse totalmente favorevole o quanto meno indifferente al suo svolgimento, l’impugnazione in esame verrebbe a configurarsi quale attività meramente pregiudizievole della libertà di autodeterminazione della comunità stessa
    Ovvero: avete fatto causa ma non c'entrate una mazza; fatevi i fatti vostri e lasciate che la comunità in oggetto decida per sé stessa...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Aganto Visualizza Messaggio
    Ovvero: avete fatto causa ma non c'entrate una mazza; fatevi i fatti vostri e lasciate che la comunità in oggetto decida per sé stessa...
    Appunto

  7. #7
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    Predefinito Gli atei sono alla frutta .....

    La letteratura antireligiosa di oggi

    Povertà intellettuale e declino scientifico

    Giorgio Israel


    Di fronte al dilagare di una letteratura antireligiosa vasta come non mai, la mente potrebbe correre a Voltaire e alle pungenti irrisioni delle "superstizioni" religiose contenute nel suo Dictionnaire philosophique. Del resto, Voltaire è il modello di un libro come I dieci comandamenti nel ventunesimo secolo di Fernando Savater e l'illuminismo viene diffusamente evocato come il manifesto del libero pensiero razionale contro l'irrazionalismo dei credenti.
    Ma tracciare un parallelismo con Voltaire non sarebbe corretto, come non è corretto equiparare l'agnosticismo di Bertrand Russell (nel suo Perché non sono cristiano) - per quanto espresso con toni virulenti - all'ateismo militante di certi suoi mediocri epigoni contemporanei. Voltaire non era ateo bensì deista, e anzi scoccava frecce acuminate contro l'ateismo, e se oggi le sue considerazioni sui testi biblici appaiono ingenue e grossolane, occorre ricordare che si era ai primi passi della storiografia critica moderna di cui lo stesso Voltaire fu uno degli iniziatori. Oggi scrivere come allora non è più ammissibile. D'altra parte, la lettura degli scritti di Voltaire sull'opera scientifica di Newton - comparata con quella di Descartes e di Leibniz - rivela un'accuratezza considerevole e anche una notevole attenzione agli aspetti teologici della visione newtoniana, tanto più apprezzabile in quanto Voltaire non poteva conoscere gli scritti teologici di Newton e aveva un'idea approssimativa delle sue concezioni religiose.
    Esiste insomma un impressionante divario culturale - espressione di un degrado intellettuale inquietante - con i testi dell'ateismo antireligioso di oggi, per lo più firmati da scienziati. Richards Dawkins, nel suo libro L'illusione di Dio, appare preoccupato dall'esigenza di mostrare che, nonostante quel che si crede, quasi nessuno scienziato era davvero religioso. Egli appare soprattutto ansioso di provare che la religiosità di Einstein era tale soltanto di nome. Allo scopo egli ripropone la distinzione tra teismo, deismo e panteismo in modo consono ai suoi fini.
    Il teismo è l'abbietta credenza in un Dio personale. Il deismo è una visione a mezza strada, più nobile in quanto propone una visione di Dio come una sorta di intelligenza cosmica, ma non del tutto liberato dalla visione personalistica, una sorta di "teismo annacquato". Invece, il panteismo sarebbe nient'altro che un ateismo che concede alla religione soltanto il vezzo di usare il nome di Dio: un "ateismo "ornato"".
    Ora, si può pensare quel che si vuole del panteismo - e legittimamente ritenere che esso implichi il rischio di declinare verso l'ateismo - ma non che esso sia identico all'ateismo e che Spinoza sia il maestro dell'ateismo nella storia della filosofia. Se non altro, chi compie simili identificazioni dovrebbe tener conto delle ricerche recenti che hanno mostrato la derivazione della formula Deus sive Natura da correnti religiose cabbalistiche e precisamente nella "ghematria" (o equazione numerologica) che identifica uno dei nomi di Dio (Elohim) con la natura (ha-Teva). Si tratta di un'idea che, ripercorsa all'indietro, riporta a fonti della teologia medioevale (a Maimonide, in particolare) e, in avanti, conduce alla visione del libro divino come chiave che permette di comprendere il libro della natura.
    Questa visione divenne un tema centrale del pensiero rinascimentale e, a sua volta, condusse - attraverso una serie di passaggi - all'idea di Galileo secondo cui il libro della natura è stato scritto da Dio in linguaggio matematico. Quindi, le radici del panteismo ci riportano a un'idea di una stretta solidarietà tra religione e razionalità scientifica, la quale è peraltro caratteristica del pensiero di gran parte dei protagonisti della rivoluzione scientifica. Eppure, l'interpretazione del panteismo come ateismo è oggi diventata il cavallo di battaglia della polemica antireligiosa dello scientismo ateo e non c'è nulla che riesca a scalfire questo slogan ripetuto acriticamente, come dimostrano gli inutili tentativi compiuti da Paul Ricoeur nel suo libro-dialogo La natura e la regola con il neurologo Jean-Pierre Changeux.
    Il fatto è che si tratta di uno slogan utile. Serve a Dawkins per "dimostrare" che Einstein era ateo e che la religione per lui era nient'altro che la convinzione che esistano leggi scientifiche universali che governano la natura. A prendere Dawkins alla lettera, la frase einsteiniana che tanto lo infastidisce - "La scienza senza religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca" - diventerebbe una ridicola filastrocca del tipo: "La scienza senza scienza è zoppa, la scienza senza scienza è cieca". Al contrario, quella frase contiene un'idea molto profonda e cioè che la razionalità scientifica non può avanzare se non è sorretta da una coscienza della trascendenza - la convinzione che esistono fattori non suscettibili di fondamento razionale, per dirla proprio con Einstein - e, viceversa, che gli occhi con cui la religione guarda al mondo naturale sono inevitabilmente quelli dell'intelletto razionale scientifico.
    Dawkins si guarda bene dal citare la frase di Einstein secondo cui "un legittimo conflitto tra scienza e religione non può esistere" - che nella sua vulgata diventerebbe un conflitto tra scienza e scienza - perché il suo scopo è di alimentare questo conflitto a tutti i costi. La manifestazione più evidente di questa faziosità rissosa si ha a proposito di Newton. Non sappiamo se Dawkins abbia letto la celebre conferenza di John Maynard Keynes in cui l'economista inglese, dopo aver acquistato all'asta e letto gli scritti teologici di Newton dichiarava: "A partire dall'Ottocento, Newton è stato visto come il primo e più grande degli scienziati moderni, un razionalista, uno che ci ha insegnato a pensare nei termini di una ragione fredda e incontaminata (...) Non lo vedo in questa luce...". Keynes lo descriveva come un religioso, un "monoteista giudaico della scuola di Maimonide", con un'accentuata propensione al misticismo. Che Dawkins abbia letto o no questa conferenza, che sappia o no della religiosità di Newton dalla letteratura di storia della scienza, è evidente che il grande scienziato rappresenta per lui un problema non superabile neppure col trucco dell'equazione che vede il panteismo uguale all'ateismo. Egli se la cava dicendo che Newton "sosteneva" di essere religioso, ma che così facevano tutti fino all'Ottocento, "fino al momento in cui si allentò la pressione sociale e giudiziaria alla professione di fede". Insomma, un vero scienziato o è ateo - o panteista che dirsi voglia - oppure fa finta di essere religioso per paura. Quelli che ancor oggi dicono di esserlo, se non lo fanno per residue condizioni di oppressione, sono semplicemente degli imbecilli, anzi dei "cretini".
    Ci siamo soffermati a lungo su questo esempio per mostrare la straordinaria povertà intellettuale e il carattere truffaldino di questi testi che vengono sostenuti - come un bastone sostiene l'incedere di uno zoppo - da una dose smisurata di insulti e improperi nei confronti dei religiosi e di Dio medesimo (che si tratti del "Dio delinquente e psicotico dell'Antico Testamento" o di Gesù Cristo). Quel che è tragicamente comico è che il fanatismo e l'intolleranza delle religioni vengono denunciati con accenti violentemente fanatici e intolleranti: la possibilità che qualcuno osi accostare il Dio "metaforico e panteistico dei fisici" a quello delle religioni - ovvero quel che qui abbiamo osato - viene preclusa con il minaccioso avvertimento che si tratterebbe di "un atto di alto tradimento intellettuale". Come è noto, gli atti di alto tradimento si puniscono con la pena di morte, sia pure intellettuale.
    È evidente che una siffatta violenza verbale, un simile rifiuto del dialogo civile, una simile ansia di annientare l'avversario, sono manifestazioni di profonda debolezza. Lo è parimenti l'ossessione di prodursi in confutazioni delle religioni che vanno ben al di là di un generale discorso filosofico, come era nel caso del libro di Russell. No, qui lo scienziato si addentra direttamente nell'esegesi dei testi biblici, senza vergogna delle proprie modeste conoscenze e della povertà dei propri mezzi analitici: una mancanza di pudore che non sarebbe mai ammessa nel campo scientifico. Chi agisce così sa bene - e proprio su questo gioca - di non muoversi su un terreno scientifico rigoroso, bensì presentando a un pubblico vastissimo un'esegesi confezionata a scopo polemico. Scegliendo la platea più vasta possibile per sviluppare argomentazioni che dovrebbero essere riservate a platee più ristrette si ottiene il vantaggio di fare propaganda con scarso rischio di essere confutati.
    La questione più interessante è che cosa significhi l'impegno accanito di tanti scienziati sul fronte della lotta contro la religione. La risposta più evidente è che si tratta di una manifestazione di quell'"odio di sé" che ormai caratterizza gran parte del pensiero occidentale e che, in nome di una scienza che non è più se stessa e che si è separata dalle proprie stesse finalità fondatrici, mira a mettere in discussione i capisaldi della nostra stessa cultura. Ma vi è anche un altro motivo. Si tratta della volontà di abbattere il principale ostacolo ad un libero corso della tecnologia e delle sue manipolazioni della natura e della vita: la concezione morale ed etica del mondo di cui la religione è vista come un baluardo.
    A ben vedere non si tratta di un "altro" motivo, bensì dello stesso. Difatti, quest'ansia esprime i virulenti "spiriti animali" di una tecnologia che si è affrancata del rapporto con la scienza e non risponde più a un progetto conoscitivo. Non è un'"altro" motivo perché è la manifestazione del declino di quel progetto conoscitivo della scienza che la collegava in un unico disegno con il pensiero filosofico e religioso e che ha informato parecchi secoli di pensiero europeo e occidentale.
    Oggi, mentre tecnologia e tecnoscienza dilagano senza freni, manipolando prima ancora di sapere, è fin troppo evidente che la scienza teorica (conoscitiva) soffre una crisi senza precedenti, al punto da far dire a taluno che si stia chiudendo un'era. È all'interno di questa crisi che un gruppo consistente di scienziati, svuotati di obbiettivi propriamente scientifici e surrogandoli con quello della difesa a oltranza della manipolazione tecnologica, si sono trasformati in ideologi dell'ateismo.

    Fonte: L'Osservatore Romano, 19 dicembre 2007, p. 5

  8. #8
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