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    Presidenziali in Serbia ed in Russia.

    18.12.2007 - Milorad Dodik sosterrà Boris Tadic alle prossime presidenziali
    Il Primo Ministro della Republica Serba, Milorad Dodik, ha ufficialmente annunciato il suo pieno sostegno nei confronti di Boris Tadic alle prossime elezioni presidenziali in Serbia.



    Il partito dell' Unione dei Democristiani Sociali ed Indipendenti della Repubblica Srpska (SNSD RS), partito di maggioranza e diretto dal Premier Milorad Dodik, sosterrà nella sua condidatura alle presidenziali il Presidente serbo Boris Tadic. Milorad Dodik ha infatti inviato una lettera in cui ha espresso la sua piena disponibilità ad appoggiare il Partito Democratico del Presidente Tadic, rispondendo così a quanto questi abbia fatto per la Republika Srpska, a livello internazionale, promuovendo le relazioni politiche, economiche tra le comunità serbe di Belgrado e di Banja Luka. "I cittadini della RS hanno apprezzato in particolar modo il sostegno del Presidente Tadic in occasione dei problemi di politica interna incontrati in seguito al duro confronto con l'Alto Rappresentante Lajcak - ha dichiarato Milorad Dodik nella sua missiva indirizzata al Presidente Tadic - esortando le forze politiche a rispettare i principi di Dayton e la necessità di un consenso proveniente da tutti e i popoli costitutivi della Bosnia Erzegovina". Nella nota trasmessa dall'Agenzia Tanjug, Dodik ringrazia, a nome di tutta la Srpka, Boris Tadic per aver contribuito notevolmente "all'ulteriore sviluppo della pace e della stabilità e alla tutela degli interessi della RS all'interno della Bosnia Erzegovina." In risposta alla solidarietà ricevuta dal Governo serbo, l' SNSD e il suo Premier faranno quanto possibile per contribuire alla vittoria di Tadic, che viene definita molto importante "non solo per il futuro della Serbia, dei suoi cittadini e degli interessi nazionali, ma anche per la Republika Srpska statali ma anche per la RS e la regione balcanica nel sui insieme".

    La lettera inviata dal Primo Ministro Dodik rappresenta senz'altro una prova della grande vicinanza delle due comunità serbe, sebbene le trattative diplomatiche sulla questione del Kosovo abbiano cercato di creare un certo antagonismo tra la comunità serba di Banja Luka e quella di Belgrado. La RS attende da molto una maggiore autonomia nei confronti del Governo di Sarajevo che più volte ha cercato di rendere la Bosnia quanto più omogenea possibile, spesso calpestando l'identità etnica della comunità serba. La recente proposta di riforma costituzionale e delle forze della polizia rappresenta infatti un evidente caso di prepotenza ed ostruzionismo, che avrebbe portato a ridurre il potere politico in seno all'Assemblea parlamentare della comunità serba, a favore della maggioranza Bosniaca. Molti osservatori internazionali, hanno interpretato il rifiuto di Belgrado dell'Indipendenza del Kosovo come un atto che avrebbe danneggiato la comunità serba in Bosnia che si trova nella medesima situazione. Al contrario, altri analisti hanno visto il sostegno di Belgrado contro gli attacchi dell'OHR un altro motivo su cui la comunità internazionale avrebbe potuto far leva per isolare la Serbia. In realtà il legame della Republika Srpska con la Serbia è molto forte, testimoniando la grande unione nazionale del popolo serbo, nonostante sia stato nel tempo diviso da conflitti.

    Fulvia Novellino
    Fonte: rinascita balcanica

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  2. #2
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    Presidenziali in Serbia
    21.12.2007 Da Belgrado, scrive Danijela Nenadić

    Boris Tadic e Vojislav Kostunica Fissata la data delle presidenziali in Serbia, resta da capire che esito avranno i dissapori tra il premier Kostunica e l’attuale presidente Tadic, rispettivamente leader dei partiti di governo DSS e DS, per comprendere meglio che direzione prenderà il Paese
    Il primo turno delle elezioni presidenziali in Serbia si terrà il 20 gennaio prossimo, mentre il secondo turno del ballottaggio è previsto per il 3 febbraio. La decisione sull’indizione delle elezioni è stata presa da Oliver Dulic, presidente del Parlamento serbo, il 12 dicembre scorso. Ad un anno esatto dalle elezioni parlamentari, i cittadini della Serbia eleggeranno il presidente che, secondo un’opinione ampiamente diffusa, prenderà in mano il timone dello Stato in uno dei momenti più difficili della storia moderna del Paese.

    Nel comunicato stampa di Dulic si legge che “ogni nuova elezione è un’occasione per rinforzare i valori democratici e per consolidare la stabilità dello Stato. Ciò è particolarmente importante oggi se si tengono presenti le sfide davanti alle quali si trova la Serbia, e che riguardano il mantenimento dell’unità territoriale del Paese”.

    La decisione sull’indizione delle elezioni ha suscitato aspre polemiche e nuovi problemi per la coalizione di governo. Mentre il Partito democratico (DS) di Boris Tadic è certo che le elezioni siano state una buona mossa, il suo partner di coalizione, Partito democratico della Serbia (DSS) sostiene che sia stato infranto l’accordo di coalizione. I radicali invece hanno accolto preparati la decisione e si aspettano di ottenere il massimo vantaggio dal recente conflitto tra Tadic e Kostunica, vale a dire la vittoria del loro candidato alle elezioni.

    La Serbia ancora una volta aspetta l’esito di questa gara d’astuzia tra Tadic e Kostunica. Ricordiamo che la coalizione di governo, composta dal DS, DSS e G17 Plus, durante l’autunno si era accordata in modo tale che i deputati delle file della maggioranza preparassero e adottassero tutte le leggi necessarie per l’indizione delle elezioni presidenziali. Questa serie di attività è prevista dalla Costituzione della Repubblica della Serbia. Il Parlamento serbo al 10 dicembre aveva adottato un pacchetto di sei leggi chiave. Parallelamente con la procedura parlamentare sono stati condotti i colloqui ai più alti livelli di partito, mediante i quali si sarebbe dovuta precisare la data delle elezioni presidenziali.

    I democratici di Tadic avevano fretta, mentre i portavoce di Kostunica affermavano che per le elezioni c’è tempo, e che è più importante che le forze si impegnino nella soluzione del futuro status del Kosovo. I deputati del DSS hanno annunciato che sulla data dell’indizione delle elezioni presidenziali sarebbe stato necessario pensarci dopo il 19 dicembre, ossia dopo la seduta del Consiglio di Sicurezza.

    Ma questa volta Tadic ha sorpreso Kostunica. E solo dopo il 3 febbraio sapremo se il sorprendente cambiamento di corso gli farà ottenere un nuovo mandato presidenziale. Fino ad ora Tadic aveva atteso le decisioni del DSS e aveva rinviato le mosse fino all’ultimo minuto, cosa che parte del suo elettorato gli ha rimproverato. Per una parte dell’opinione pubblica Tadic è stato “richiamato” per via del suo atteggiamento cedevole rispetto alle (troppo) frequenti concessioni al DSS. Questa posizione è giustificata dalla serietà dei problemi con cui il Paese deve confrontarsi e con la necessità di avere delle decisioni sagge e di compromesso. Ma a quanto pare il tira e molla sulla data delle elezioni presidenziali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

    Tadic ha rischiato, mentre Kostunica per la prima volta dalla formazione della coalizione si trova in una posizione un po’ diversa, sulla difensiva. Da lui ci si aspetta che risponda alla sfida e che decida o di appoggiare Tadic o di appoggiare i radicali. Tutti gli scenari sono in gioco, e persino anche quelli che i più fantasiosi analisti politici non riescono ad immaginare. Non bisogna poi dimenticare che il premier serbo è noto per la sua pazienza e per il lungo ponderare le mosse successive.

    La sostanza dello scontro tra il DS e il DSS si rispecchia nel disaccordo delle posizioni riguardanti due questioni. La prima è, come abbiamo detto, sapere se è stato violato l’accordo di coalizione. Al DS affermano che con l’accordo di coalizione è previsto che le elezioni presidenziali si indicano dopo il 10 dicembre, mentre al DSS sostengono che ogni presa di decisione unilaterale, senza il consenso all’interno della coalizione, rappresenta una violazione delle regole comportamentali precedentemente accordate.

    Il capogruppo parlamentare del DSS Milos Aligrudic in una dichiarazione per l’emittente B92 ha precisato che il DS ha violato l’accordo di coalizione. Aligrudic ha aggiunto che il DSS prenderà una posizione sulle elezioni presidenziali, ma che “non lo farà assolutamente prima del 19 dicembre e prima della seduta del Consiglio di Sicurezza”.

    La seconda questione che “spacca” la coalizione di governo è se le elezioni sono state indette in accordo con la Legge costituzionale. I partiti di governo, ma anche le istituzioni e gli analisti, interpretano in modo differente la mossa del presidente del Parlamento.

    I deputati del DSS affermano che le elezioni si sarebbero potute indire solo dopo l’entrata in vigore di tutte le leggi necessarie, cosa che, secondo loro, non è accaduta. Motivo per cui Milos Aligrudic nella seduta parlamentare ha dichiarato che Dulic ha violato la Legge costituzionale, perché la legge sull’esercito entra in vigore il 1° gennaio.

    Rispondendo alle accuse, la portavoce del DS Jelena Markovic sostiene che le elezioni siano state indette in modo legale perché la Legge costituzionale prevede che le elezioni presidenziali debbano essere indette entro il 31 dicembre, pertanto non sarebbe stato possibile aspettare che anche l’ultima legge del pacchetto entrasse in vigore.

    A chi credere? si domandano i cittadini della Serbia. Affinché sia ancora più interessante, anche gli esperti non hanno una risposta unica.

    Come riporta B92, il professore della Facoltà di Giurisprudenza di Belgrado, Stevan Lilic, ritiene che le elezioni siano state indette in modo legale. Egli afferma che guardato da un punto di vista legale si deve tenere presente “il contesto in cui la legge viene applica e non solo il testo della legge. Ogni forma di ostruzione procedurale e giuridica delle elezioni da parte di alcuni partiti politici sarebbe molto dannosa per la Serbia e i suoi cittadini”.

    L’ex presidente del Tribunale costituzionale, Slobodan Vucetic, ritiene che la decisione potrebbe essere considerata illegale perché non è stata rispettata una delle condizioni previste. Vucetic dice che “la decisione del presidente del Parlamento è in accordo con la Legge costituzionale per quanto concerne il termine ultimo, e cioè il 31 dicembre”. Tuttavia, Vucetic ritiene che la Legge all’articolo 3 prevede un’altra condizione, e cioè l’entrata in vigore di tutte e sei le leggi necessarie. E come abbiamo già detto, la Legge sull’esercito entrerà in vigore il primo giorno del nuovo anno.

    Le elezioni sono state indette legalmente oppure no? A questo siamo già abituati. Con una Legge costituzionale come questa c’è da chiedersi piuttosto se le elezioni avrebbero potuto essere comunque indette in modo del tutto legale.

    In queste elezioni presidenziali legali-illegali incroceranno le spade Boris Tadic per il Partito Democratico (DS) e Tomislav Nikolic, il leader dei radicali serbi, per il quale questa sarà la terza candidatura. Nikolic è convinto che finalmente sarà il vincitore.

    Alle elezioni prenderanno parte anche altri candidati. Cedomir Jovanovic per il Partito liberal democratico (LDP), mentre il Partito socialista della Serbia (SPS) ha proposto Milutin Mrkonjic, e nei prossimi giorni sono attese altre candidature ufficiali di alcuni leader di partito. Per il momento le candidature sono state presentate solo da Nikolic e Jovanovic.

    Per ora Tadic è sostenuto dal G17 e dal Partito democratico del Sangiaccato di Rasim Ljajic. Il leader della Lega socialdemocratica della Vojvodina (LSV) Nenad Canak ha invitato i suoi membri e simpatizzanti a decidere in base alla propria volontà al primo turno. Ci si aspetta che l’appoggio a Tadic al secondo turno sia di gran lunga maggiore ed esplicito. Tomislav Nikolic è sostenuto dall’elettorato del suo partito, mentre al secondo turno prenderà parte dei voti dei socialisti e dei popolari.

    L’enigma maggiore è come si comporterà Vojislav Kostunica e il suo partner di coalizione, il ministro delle Infrastrutture Velja Ilic. Quest’ultimo ha annunciato la sua candidatura, ma spetta di discuterne con Kostunica. Il premier serbo, a causa del Kosovo, non ha molto tempo di occuparsi delle elezioni presidenziali e il suo partito prenderà una decisione durante la seduta dell’incontro generale prima del Capodanno.

    Alla fine possiamo avanzare alcune previsioni, anche se è ancora troppo presto. La Serbia di sicuro non eleggerà il presidente al primo turno. Tutti pensano che il secondo turno sarà incerto fin dall’inizio. Secondo tutte le previsioni, il primo turno sarà vinto da Nikolic, mentre le chance di Tadic emergeranno al secondo turno. Ma anche questo dipende dalla decisione di Kostunica e dalla prontezza degli elettori di andare a votare. Se Kostunica non chiama i suoi elettori a votare per Tadic, il presidente serbo dovrà convincere la gran parte degli indecisi e degli astinenti a votare per lui.

    Gli animi non sono ancora incandescenti. Finché in Serbia non passeranno tutte le feste, da San Nikola al Bajram, al Capodanno e al Natale, non ci si aspetta un’aspra campagna elettorale. In verità, i partiti iniziano già a visitare la base. I democratici faranno il loro primo meeting pre-elettorale sabato 22 dicembre a Novi Sad, probabilmente con l’intento di motivare gli appartenenti alle minoranze a votare per Tadic. I radicali iniziano la gara dal cuore della Sumadija, contando sul fatto che lì ci sarà più ascolto per la loro retorica nazionale.

    Non sappiamo ancora quali saranno gli slogan. Ma sappiano che le squadre di pubbliche relazioni lavorano parecchio. Per fortuna la campagna elettorale non sarà lunga.

    Fonte: osservatorio Balcani

  3. #3
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    Le ambasciate degli Stati Uniti e Gran Bretagna sono deluse della decisione della commissione statal
    12. gennaio 2008. 173

    Le ambasciate degli Stati Uniti e Gran Bretagna in Serbia hanno espresso rammarico e stupore per la decisione della commissione statale della Serbia di proibire ai loro rappresentanti di seguire le elezioni presidenziali in Serbia che si terranno il 20 gennaio. La portavoce dell’ambasciata statunitense Rajan Haris ha dichiarato all’agenzia serba Tanjug che l’ambasciata statunitense e’ delusa, perche’ il parlamento serbo ha invitato gli Stati Uniti, a titolo di membro dell’Osce, a seguire la procedura parlamentare. “Chiederemo spiegazioni di questa decisione”, ha detto la Haris all’agenzia Tanjug. Alla domanda perche’ i rappresentanti delle ambasciate dovrebbero seguire in modo diretto le elezioni quando la missione dell’Osce li segue attentamente, il rappresentante dell’ambasciata britannica ha detto che Gran Bretagna appoggia fortemente le missioni che seguono le elezioni, come espressione della democrazia.

    Fonte: radio Serbia

  4. #4
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    Ma qualche rappresentante Serbo segue direttamente le elezioni in USA ? Non mi pare...e quindi cosa pretendono ? Come al solito di comandare in casa di altri ?

  5. #5
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    Comunque ne riparleremo tra due settimane, dando per scontato che ne' Tadic e neanche Nikolic saranno eletti al 1° turno.

  6. #6
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    Presidenziali in Serbia, via al primo turno
    18.01.2008 Da Belgrado, scrive Danijela Nenadić [Srpski]

    Tadic e Nikolic Terminata la campagna elettorale, i cittadini serbi domenica andranno a votare per il nuovo presidente. I due maggiori pretendenti sono Boris Tadic, presidente in carica, e il leader radicale Tomislav Nikolic. Previsto un secondo turno fra quindici giorni
    La campagna elettorale per le presidenziali in Serbia, fissate per il 20 gennaio, entra nella fase finale. I candidati alla presidenza inviano gli ultimi messaggi agli elettori. La lotta per i voti del primo turno termina ufficialmente oggi, quando entra in vigore il silenzio elettorale. Gli elettori riprenderanno fiato, i media secondo quanto previsto dalla legge cesseranno di pubblicare i messaggi di propaganda elettorale dei candidati, mentre i comitati elettorali inizieranno a pensare ai discorsi da tenere per il giorno dopo le elezioni. Ma non è finita. Secondo i piani dei comitati elettorali che si tengono in gran segreto le ultime 72 ore sono cruciali per verificare i “voti sicuri”, per la campagna “porta a porta” e per attirare gli elettori indecisi.

    Per la Serbia queste elezioni sono ancora una volta decisive o fatali. È opinione comune che la Serbia sia di fronte alla scelta tra il ritorno agli anni novanta e il proseguimento verso un futuro europeo. Il corpo elettorale è polarizzato come non mai. O detto in altro modo: se non sei con noi, sei contro di noi.

    “Con tutto il cuore per una Serbia forte e stabile in cui regna la legge”. Sarebbe questo il messaggio dei radicali serbi, dei democratici e dei liberali se unissero i loro slogan elettorali. Con ciò, Velimir Ilic, candidato della coalizione Nova Srbija – Partito democratico della Serbia (NS – DSS) ci consiglia di votare per la Serbia, mentre Milutin Mrkonjic, tra i pilastri dei socialisti, uno dei migliori amici di Slobodan Milosevic, informa di essere il Nostro compagno e che le azioni parlano da sole.

    Alla competizione pre-elettorale prende parte un numero decisamente basso di candidati. Tutti ci ricordiamo il tempo in cui sulla scheda elettorale avevamo non meno di 20 pretendenti alla poltrona presidenziale. Oggi, 2008, siamo proprio in pochi. Sulla scheda elettorale domenica avremo: Tomislav Nikolic, Partito radicale serbo (SRS), Cedomir Jovanovic, Partito liberal democratico (LDP), Boris Tadic, Partito democratico (DS), Milutin Mrkonjic, Partito socialista serbo (SPS), Velimir Ilic (Nova Srbija), Istvan Pastor, candidato dei partiti ungheresi, Milanka Karic, Movimento forza Serbia (PSS) e altri due outsider, dei quali Marjan Risticevic, candidato per una lista civica, è ormai un'iconografia delle elezioni presidenziali in Serbia.

    Nove candidati in lizza per la gara elettorale con l’obiettivo di arrivare al 20 gennaio. Tuttavia, solo due saranno i pretendenti che, in base ai voti degli elettori, avranno l’occasione di confrontarsi al secondo turno. Secondo le stime generali, al secondo turno andranno Nikolic e Tadic. Ricordiamo che diventa presidente della Serbia quel candidato che al secondo turno ottiene la maggioranza dei voti degli elettori che sono andati alle urne.

    Oltre al fatto che i candidati sono meno che negli anni passati, anche la campagna elettorale è più noiosa di quanto ci si aspettava. Lo scontro con ogni mezzo, si suppone, avverrà al secondo turno che tutti prevedono. Per questa campagna “morbida” è colpevole Tomislav Nikolic, che in Serbia nessuno più riconosce. Persino i suoi radicali, nonostante siano inclini a perdonargli tutto perché in fondo lui si batte “con tutto il cuore” per la Serbia. Ma Toma non è mai stato così benevolo. Sui manifesti elettorali addirittura sorride agli elettori, ha eliminato tutti i dettagli indesiderati, soprattutto la spilla con la foto di Vojislav Seselj, parla in modo conciliante e non si oppone all’Unione europea. Come ospite a Utisak Nedelje (impressione della settimana) seguitissima trasmissione di B92, Toma Nikolic ha detto che non ha mai desiderato far diventare la Serbia una provincia russa. Nikolic in quella occasione ha detto che aveva “solo scherzato” quando aveva fatto quella dichiarazione.

    Del cambio di immagine del candidato radicale è responsabile una nota azienda lobbista americana, la “Quinn Gillespie and Associates” che a Washington figura come una delle più influenti. L’informazione che il giorno dopo il Capodanno ortodosso (14 gennaio) è stata pubblicata dal quotidiano “Blic”, indica che questa compagnia americana ha lavorato per la campagna elettorale delle presidenziali sia per George Bush che per Bill Clinton. Come riporta “Blic”, i lobbisti americani hanno suggerito a Nikolic, nella campagna che hanno definito “I nuovi radicali”, di “essere morbido su numerose questioni e di non tirare troppo la corda sul Kosovo e sull’Europa”. Gli è stato suggerito di presentarsi in pubblico il più frequente possibile circondato dalla famiglia e dagli amici, così da creare un’immagine di un uomo serio e familiare, ma di evitare ad ogni costo di nominare Seselj e di togliere le spillette con le immagini di quest’ultimo. In una parola, la campagna non può permettersi di ricordare i radicali al tempo di “Karlobag – Karlovac – Virovitica”. Per chi non lo sapesse, si tratta del periodo, all’inizio degli anni novanta, in cui il leader Seselj aveva disegnato le frontiere della Serbia fino alle tre suddette città croate. Nikolic ha saggiamente ascoltato. Non gli è rimasto molto altro. Se per la terza volta perderà la corsa presidenziale, niente più lo potrà salvare. Però, Toma non è resistito fino in fondo a non dimostrare una parte della sua vecchia retorica, tanto che ha chiamato il premier della Republika Srpska “idiota”, cosa che è stata confermata con le stesse parole dal numero due dei Radicali, Aleksandar Vucic.

    Anche Boris Tadic, presidente della Serbia dal 2003, sta conducendo una campagna “civile” e moderata. D’altra parte questa è l’immagine che il presidente si è costruito negli anni. Tadic invita gli elettori a non ritornare agli anni novanta, li invita a dimostrare la loro fiducia per lui perché egli rappresenta meglio di tutti gli interessi dei cittadini e gode dell’appoggio internazionale. Tadic è sostenuto da diverse personalità dell’ambiente culturale, artistico e sportivo, dai più famosi attori e cantanti serbi. Anche il presidente russo Vladimir Putin, di recente il più grande amico della Serbia, ha inviato il suo sostengo a Tadic. Putin ha fatto gli auguri a Tadic per il suo cinquantesimo compleanno mediante un telegramma, dichiarando che gli augura un grande successo nella difesa del Kosovo e negli altri affari di stato. Il telegramma di Putin ha suscitato sorpresa. Tutto sembra al contrario. Per i radicali lavorano gli americani, mentre Putin sostiene Tadic.

    Tadic non attacca nessuno. Né Velja né Cedo, né i popolari né i liberali. Gli serviranno i loro voti al secondo turno. Non tocca nemmeno il suo partner di coalizione Vojislav Kostunica e il suo Partito democratico della Serbia (DSS), perché sa bene che dai voti dei fedeli di Kostunica dipenderà in buona parte la scelta del nuovo presidente. Un’altra cosa interessante: nonostante il DSS ufficialmente abbia appoggiato Velimir Ilic, i colleghi di partito di Kostunica non contribuiscono affatto alla campagna di Ilic. Non compaiono da nessuna parte. Al contrario, dalla Serbia giungono informazioni che dalla centrale belgradese del DSS è giunto il suggerimento di far votare i membri di questo partito per Tadic già al primo turno. Cosa ha preparato il più grande calcolatore della politica serba, il premier Kostunica, lo si vedrà il 3 febbraio, quando è fissato il secondo turno delle elezioni presidenziali.

    Gli altri candidati non hanno alcuna possibilità. Alcuni però verificheranno il proprio potenziale elettorale. Questo, soprattutto, si riferisce a Cedomir Jovanovic che verificherà di nuovo se la sua popolarità è in crescita.

    La scena politica serba continua ad essere molto interessante. Chi appoggia chi è un mistero anche per coloro i quali si occupano quotidianamente dell’analisi degli avvenimenti politici. Alcuni esempi illustrativi contribuiscono a chiarire questa tesi. Il G17 plus sostiene Tadic, il quale fino a qualche mese fa veniva aspramente criticato, come se fosse il candidato del loro partito. Rasim Ljajic, ministro per le Politiche sociali e il Lavoro, presidente del Partito democratico del Sangiaccato, ha trasformato l’intera assemblea elettorale del proprio partito in un incontro elettorale per Boris Tadic. Nenad Canak, presidente della Lega dei socialdemocratici della Vojvodina (LSV), partner di coalizione del LDP, con sorpresa di tutti ha appoggiato Tadic e non Jovanovic. Come informa B92, Canak ha dichiarato: “Io voto per Tadic, e chi non vuole che voti per Nikolic”.

    Gli analisti politici e le agenzie che svolgono i sondaggi sull’opinione pubblica non informano un granché. Secondo le loro previsioni al secondo turno andranno Nikolic e Tadic. Nikolic, proprio come nel 2003, è in vantaggio al primo turno.

    Come riporta il quotidiano “Politika”, Marko Blagojevic del Centro per le libere elezioni e la democrazia (CESID), rende noto che la differenza tra i due candidati sarà “tra i cento e i duecento mila voti”. Lo Strategic marketing afferma che alle elezioni si recheranno 3,1 milioni di elettori, il che non dice molto, salvo il fatto che l’affluenza sarà inferiore al 50 percento. Invece i dati del CESID pubblicati cinque giorni prima delle elezioni indicano che l’affluenza sarà superiore al cinquanta percento e che i cittadini “capiranno seriamente l’importanza delle elezioni”.

    Secondo le ultimi dichiarazioni, Tadic ha buone possibilità di vincere al secondo turno. Ma sul secondo turno vedremo quando arriverà. Per adesso non ci resta che aspettare di vedere come si comporteranno gli elettori domenica e chi festeggerà: chi per il successo e chi per la festa di San Giovanni.

    Fonte: osservatorio Balcani

  7. #7
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    PRESIDENZIALI SERBIA: UN VOTO FRA KOSOVO ED EUROPA

    BELGRADO - L'ombra del malcontento sociale e quella dello sconcerto collettivo per l'incombente perdita della provincia a maggioranza albanese del Kosovo. Sono queste, secondo analisti e gente della strada, le incognite del voto presidenziale serbo di domenica: ennesimo bivio per la maggiore repubblica ex jugoslava, chiamata a decidere se puntare ancora una fiche sui richiami dell'integrazione europea - impersonati dal presidente uscente, il moderato Boris Tadic - o volgersi verso le recriminazioni anti-occidentali di Tomislav 'Toma' Nikolic, alfiere dell'opposizione ultranazionalista.

    La campagna elettorale - animata da comizi, gigantografie e spot, ma priva di faccia a faccia tra i candidati e di folle oceaniche - s'e' conclusa ieri sera in tono minore per lasciare spazio a 48 ore di silenzio preelettorale. Domenica la parola passera' ai 6,7 milioni di serbi aventi diritto al voto. Per il primo round sono in lizza nove pretendenti. I sondaggi sono tuttavia unanimi: sara' corsa a due fra Tadic e Nikolic, largamente in vantaggio sugli altri sette, ma lontani dal 50% piu' uno necessario per l'elezione immediata. E quindi condannati a ripetere (il 3 febbraio) il ballottaggio del 2004.

    Come allora, Nikolic risulta in vantaggio per il primo atto, mentre Tadic - accreditato d'una superiore capacita' di aggregazione - appare favorito per la sfida finale a due. Sfida che d'altronde si preannuncia ancor piu' serrata rispetto a quattro anni orsono, dunque aperta a ogni risultato: tanto piu' in caso di modesta affluenza al turno decisivo.

    Nikolic mira al voto passionale e a quello di protesta: promette di difendere - senza nuove guerre e con l'aiuto di Vladimir Putin - la sovranita' serba sul Kosovo (oggi popolato al 90% da albanesi, ma storicamente culla secolare della civilta' slavo-ortodossa nei Balcani); di stroncare la corruzione; di favorire un'economia piu' attenta ai bisogni sociali e all'occupazione (anche se il presidente in Serbia non ha poteri esecutivi); di dare del lei a Usa e Ue e scommettere semmai qualche carta in piu' sulle relazioni con Mosca.

    Tadic assicura invece di poter coniugare dignita' nazionale e apertura all'Europa. Dice di non essere disposto a riconoscere l'indipendenza del Kosovo, ma spiega che i dissensi su questo punto con l'Occidente non devono bloccare il cammino di avvicinamento della Serbia del dopo-Milosevic all'Ue. Evoca un Paese ''forte e stabile'', deciso malgrado tutto a guardare avanti verso ''un futuro europeo per evitare di risprofondare nell'isolamento e nelle tragedie degli anni '90''.

    Contro il presidente in carica gioca il fatto che anche nella coalizione di governo composta dal suo Partito democratico (Ds, liberale) e dal Partito democratico di Serbia (Dss, conservatore) del premier Vojislav Kostunica non ci sia certo unita' d'intenti. Al punto che il Dss, almeno al primo turno, gli ha negato il sostegno per indirizzarlo verso un proprio candidato-vassallo, il ministro delle infrastrutture Velimir Ilic: un populista non troppo dissimile da Nikolic nella percezione della Serbia profonda. Come se non bastasse, vi e' poi il generale senso di frustrazione di una transizione faticosa, testimoniato dai dubbi di tanti per le strade di Belgrado. E se e' vero che la maggioranza dei serbi (il 64%) continua a volere l'Europa, convinta che una vita migliore sia piu' importante del Kosovo, e' altrettanto vero - nota Slobodan Reljc, direttore del settimanale 'Nin' - che ''sarebbe sbagliato sottovalutare l'inat (impasto irriducibile e intraducibile di tigna e fierezza nazionale) dell'animo serbo''. Risvegliato dal sentimento d'offesa che molti avvertono per ''l'atteggiamento unilaterale'' imputato all'Occidente sul dossier kosovaro. ''In realta' il destino del Kosovo e' scritto: Pristina avra' una specie d'indipendenza sorvegliata e la principale enclave serba, Kosovska Mitrovica, nel nord, riuscira' di fatto a separarsi'', chiosa all'ANSA Vojin Dimitrijevic, politologo, professore di diritto internazionale e direttore del Centro per i diritti umani di Belgrado.

    ''Il problema non e' questo, ma che la societa' serba e' pericolosamente spaccata e le posizioni di Nikolic rappresentano una confusa tentazione anti-europea comune a varie forze: incluso il Dss di Kostunica, che guarda con simpatia verso Putin immaginando una sorta di 'democrazia autoritaria' in salsa slava'', aggiunge. A suo giudizio, Tadic s'e' rivelato fin troppo timido e ''sara' punito al primo turno'', ma e' sperabile vinca al ballottaggio. ''Nikolic - sostiene Dimitrijevic - puo' travestirsi e moderarsi come vuole, puo' persino far sparire dalla giacca la spilla con l'immagine di Vojislav Seselj (il fondatore del suo partito, imputato dinanzi al tribunale internazionale dell'Aja per complicita' nei crimini di guerra degli anni '90, ndr), ma la sua vittoria significherebbe un disastroso danno d'immagine, ed economico, per il Paese. Sarebbe la prova che la maggioranza dei serbi ha dimenticato quale politica sia colpevole delle devastazioni del decennio scorso. Una cosa che altri, nel mondo, non hanno dimenticato affatto''.
    18/01/2008 19:10

    Fonte: Ansa

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    ELEZIONI SERBIA: I ''SETTE NANI''
    (ANSA) - BELGRADO, 18 GEN - Due rivali di primo piano in corsa per la vittoria - Boris Tadic e Tomislav Nikolic - e sette 'nani' esclusi dai sondaggi da qualsiasi speranza di ballottaggio. Ma desiderosi almeno di rafforzare il loro peso politico per il futuro. E' questo il panorama delle elezioni presidenziali serbe in programma domenica. Ecco, di seguito, qualche breve nota sugli outsider. VELIMIR ILIC: ministro delle infrastrutture in carica, rappresenta la corrente populista dell'attuale coalizione democratica al governo. Ingegnere, originario di Cacak, la citta' serba di cui e' sindaco fin da quando a meta' anni '90 si uni' alle file di Vuk Draskovic, uno degli oppositori storici di Slobodan Milosevic, di recente e' stato accusato da piu' parti di clientelismo. Gode tuttavia di popolarita' diffusa nella provincia natale. Designato candidato dal suo partito personale, Nuova Serbia, ha anche l'appoggio del Partito democratico di Serbia (Dss) del premier conservatore Vojislav Kostunica, restio a sostenere fin dal primo turno la piattaforma - troppo liberale - dell'alleato-rivale Boris Tadic. I sondaggi lo indicano fra il 4% e il 10% dei voti. MILUTIN MRKONIC: vecchio squalo della nomenklatura rossa e ammiratore dichiarato di Slobodan Milosevic, e' stato candidato dal declinante Partito socialista serbo (Sps). Ingegnere civile, 64 anni, ha alle spalle una vita di consuetudine con il potere a cavallo fra incarichi amministrativi e business privato. Dopo la caduta del vecchio regime, si e' dedicato alla politica a tempo pieno e attualmente e' deputato dello Sps e vicespeaker del Parlamento. Conta sui vecchi militanti socialisti e sui resti della classe operaia di formazione jugoslava. Promette lavoro e stipendi piu' alti ed e' indicato fra il 4% e il 7% di voti. CEDOMIR JOVANOVIC: detto Ceda, ha appena 36 anni, ma un passato politico importante nella Serbia del dopo-Milosevic. Gia' braccio destro di Zoran Djindjic, oppositore del vecchio regime e primo premier della nuova era (assassinato nel 2003), ha incarnato a inizio anni 2000 l'anima radicale del Partito democratico (Ds). Per poi uscirne dopo la svolta moderata imputata a Boris Tadic alla morte di Djindjic. Nel 2006 ha fondato un partito suo, il Partito liberal-democratico, presentandosi come paladino di una rottura piu' netta col passato, come riformista filo-occidentale senza compromessi e come nemico d'ogni rigurgito nazionalista. E' l'unico candidato disposto ad accettare come legittima la secessione della provincia a maggioranza albanese del Kosovo. I sondaggi lo accreditano di un 4%-6% di suffragi. ISTVAN PASTOR: giurista ed esponente della minoranza etnica ungherese (che rappresenta circa il 20% della popolazione locale della provincia serba della Vojvodina) si propone come candidato di bandiera delle comunita' minoritarie. E' tra l'1% e il 2% dei consensi e ha promesso di girare i suoi voti al ballottaggio a Tadic, gia' appoggiato dai principali partiti delle minoranze Rom, croata, macedone e slavo-musulmana. MILANKA KARIC: sola donna in lizza, e' moglie del controverso miliardario-latitante ed ex musicante da taverna Bogoljub Karic. Ha ereditato dal marito la guida del Movimento per la Forza della Serbia, partito familiare d'impronta populista ridottosi ai minimi termini dopo la fuga del tycoon all'estero. Ha 51 anni, e' originaria di Pec, nel Kosovo, e ha una laurea in legge conseguita a Nis. E' accreditata di un 1% scarso di voti. MARJAN RISTICEVIC: ha 50 anni ed e' dirigente d'un piccolo partito, il Partito dei Contadini, che l'ha gia' candidato alla presidenza nel 2000 e nel 2004. E' indicato sotto l'1%. JUGOSLAV DOBRICANIN: ufficiale a riposo dell'esercito, 50 anni, e' presidente del Partito Riformista, una forza politica semiclandestina. Anche lui viaggia sotto l'1%. (ANSA).
    18/01/2008 19:11

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    ELEZIONI SERBIA: TADIC IL LIBERALE, NIKOLIC IL NAZIONALISTA
    (ANSA) - BELGRADO, 18 GEN - Sono nove i candidati in lizza per le presidenziali serbe di domenica, ma solo due accreditati di chance di vittoria. Si tratta del presidente in carica, il liberale Boris Tadic, e del leader dell'opposizione ultranazionalista, Tomislav Nikolic, destinati secondo le attese a un bis del ballottaggio del 2004, decisivo per il futuro della maggiore repubblica ex jugoslava. Ecco i loro profili. BORIS TADIC: prestante, giovanile, rassicurante, e' lui - nonostante qualche difetto di carisma - l'ultimo baluardo della fedelta' al cammino d'integrazione europea intrapreso negli ultimi otto anni dalla Serbia del dopo-Milosevic. Cinquant'anni appena compiuti, Tadic nasce a Sarajevo, in Bosnia, in una famiglia d'intellettuali serbi. Suo padre Ljubomir, storico e accademico di fama, non ha mai nascosto una certa inclinazione nazionalista. Mentre i geni del liberalismo gli vengono semmai dalla madre, luminare della psicologia jugoslava. Laureato anch'egli in psicologia, a Belgrado, aderisce all'opposizione democratica a Slobodan Milosevic fin dall'inizio degli anni '90 La svolta del 2000, con la caduta del vecchio regime, lo vede emergere come esponente dell'ala moderata del Partito democratico (Ds) di Zoran Djindjic, premier riformatore della nuova era. Sono gli anni in cui ricopre gli incarichi di ministro delle telecomunicazioni e quindi della difesa, per assumere poi la guida del Ds dopo l'assassinio di Djindjic (2003). Accusato dai detrattori d'aver frenato la linea riformista del premier ucciso, riesce ugualmente a consolidarsi come nuovo capofila dello schieramento europeista serbo e a farsi eleggere presidente della Repubblica nel giugno 2004, con il 53,24% dei voti, al ballottaggio con Nikolic. Una sfida che si ripropone adesso e alla quale Tadic si presenta come alfiere di una Serbia ''forte e stabile''. Assicurando di essere fermamente contrario - come il rivale e come la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica - al riconoscimento dell'indipendenza della provincia secessionista a maggioranza albanese del Kosovo. Ma con l'impegno a restare nell'alveo della diplomazia, senza alzare i toni dello scontro e senza mettere in discussione - a dispetto dei dissidi con l'Occidente su questo spinoso dossier - l'obiettivo strategico dell'adesione a Ue e Nato. I sondaggi lo danno dietro Nikolic per il primo turno, ma in grado di scavalcarlo al secondo. TOMISLAV NIKOLIC: rappresenta la faccia quieta (familiare per la Serbia profonda) del revanscismo di sempre. Il nazionalista dal volto umano - padre e nonno amorevole - chiamato a fare le veci, senza mai sostituirlo formalmente nella carica di presidente del Partito radicale serbo (Srs), di Vojislav Seselj: l'allucinato e carismatico tribuno tuttora alla sbarra dinanzi al tribunale dell'Aja sulla ex Jugoslavia (Tpi) per complicita' nell'istigazione all'odio etnico e nei crimini di guerra degli anni '90. Nato a Kragujevac 56 anni fa, geometra di formazione, chiamato da tutti Toma, Nikolic fa parte della nomenklatura dello Srs da un quindicennio. Fedele a Seselj, ma sempre un po' in ombra rispetto al capo (e ai suoi eccessi). Nominato vicepremier nella breve stagione dell'alleanza fra lo Srs e i socialisti di Milosevic seguita alla guerra per il Kosovo del 1999, rientra nei ranghi di un partito ormai indebolito dopo la caduta del regime. Salvo rilanciarlo come forza d'opposizione e collettore di istanze nazionaliste e di malcontento sociale dopo la forzata uscita di scena di Seselj. Gia' candidato alle presidenziali del 2000, si ripresenta con ben altro peso nel 2004, classificandosi in testa al primo turno con il 30,1% dei voti prima di essere battuto da Tadic al ballottaggio. Le previsioni di queste elezioni lo confermano testa a testa col presidente uscente, forse piu' ancora che non quattro anni or sono. Il suo slogan - 'Con tutto il cuore' - pare un invito esplicito a un voto emotivo. Le sue promesse sono spicce: battersi alla spasimo contro la perdita del Kosovo (pur senza rievocare improbabili velleita' belliche), contrastare la corruzione, aumentare i salari. Il tutto in nome d'un orgoglio nazionale che gli ispira freddezza - se non ostilita' - verso Europa e Usa, attirandolo in cambio verso la speranza d'un qualche asse strategico con la Russia di Vladimir Putin.

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    Ilic: mi aspetto la sconfitta di Tadic
    20 gennaio 2008
    Il candidato presidenziale del partito Nuova Serbia Velimir Ilic ha dichiarato che si aspetta la sconfitta elettorale del candidato presidenziale del Partito democratico Boris Tadic. Dopo la votazione a Cacak, Ilic ha detto che si aspetta la sconfitta di Tadic perchè „si è comportato in modo scorretto durante la campagna elettorale“, e perchè ha determinato da solo la data delle elezioni presidenziali.

    Fonte: radio Serbia

    Commento: questa e' una notizia molto importante, visto che Ilic e' a tutti gli effetti l'ago della bilancia. Una simile dichiarazione da prospettive di successo presidenziale al grande e valoroso Tomislav Nikolic. Con tutto cuore.

 

 
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