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    Il consiglio di sicurezza dell'Onu l'unico legittimato a decidere sul Kosovo.

    KOSOVO: ONU, OGGI ITALIA PRESIEDE DELICATO DIBATTITO

    NEW YORK - Il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema presiedera' oggi al consiglio di sicurezza dell'Onu un dibattito sul Kosovo che si preannuncia aspro e delicato nello stesso tempo.

    Svanite ormai le speranze di trovare un compromesso negoziato alla questione della provincia serba del Kosovo, sul punto di dichiarare (in tempi e con forme ancora da definire) la indipendenza unilaterale da Belgrado, il consiglio di sicurezza dell'Onu potra' solo prendere atto di una situazione che non ha una via di uscita in grado di lasciare tutti soddisfatti.

    Il ministro D'Alema, che presiedera' il dibattito in virtu' della presidenza di turno dell'Italia al consiglio di sicurezza, ha gia' dichiarato che per quanto riguarda il Kosovo ''lo status quo non e' una opzione possibile'' cosi' come e' ''irrealistico pensare che nel Kosovo possa tornare l'autorita' serba''.

    Il ministro D'Alema, dopo avere ammesso che ''non siamo qui per avere un accordo al Consiglio di Sicurezza sul Kosovo'', ha sottolineato oggi a New York di ritenere che sia giusto ''avere un assunzione di responsabilita''' in questo momento difficile, in modo particolare da parte dell'Europa.

    Gli Stati Uniti, per bocca del portavoce del Dipartimento di Stato Tom Casey, hanno detto oggi che ''e' giunto il momento per affrontare la questione dello status finale del Kosovo. Restiamo convinti che la strada da seguire sia quella dei principi guida del piano (dell'inviato speciale Onu Martti Ahtisaari), inclusa a breve termine una indipendenza vigilata del Kosovo''. Permane la forte opposizione della Russia all'indipendenza del Kosovo mentre Belgrado continua a dire ''no'' a tutte le offerte che prevedano una secessione del Kosovo.

    D'ALEMA A NEW YORK INCONTRA KOSTUNICA E SEJDIV
    Il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha incontrato ieri sera a New York, in due colloqui separati, il primo ministro serbo Vojislav Kostunica e il presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiv.

    Gli incontri si inquadrano nella preparazione della riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sul Kosovo, presieduta da D'Alema, che si terra' nella mattinata di oggi.
    19/12/2007 13:42 (Ansa)

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    Titov:la Russia si aspetta che il Consiglio di sicurezza controlli la situazione
    19 dicembre 2007.

    La Russia si aspetta che fra i membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU l’approccio dominante sarà quello che permetterà la stabilizzazione della situazione nei limiti legittimi e che non avrebbe permesso l’attacco al processo trattative, ha dichiarato il capo della diplomazia russa Vladimir Titov. Riguardo l’odierna seduta del Consiglio di sicurezza sul Kosovo, Titov ha affermato che Mosca si aspetta una dettagliata e imparziale esamina della situazione attuale nel risolvere la questione kosovara, nella luce del rapporto dei mediatori “troika” del Gruppo di contatto. L’iniziativa russa e' sostegno al processo trattative e che si costruisca “la mappa del cammino” per la soluzione della questione kosovara in una prospettiva di trattative, mentre tutte le altre possibilità avrebbero conseguenze infinite sulla stabilità nei Balcani e nel mondo intero, ha rilevato Titov.


    Djuric: la Cina annuncia sostegno al proseguimento trattative sul Kosovo
    19 dicembre 2007.

    L’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite Wang Guangya, ha informato il primo ministro di Serbia Vojislav Koštunica che alla seduta odierna del Consiglio di sicurezza dell’ONU darà il sostegno al proseguimento trattative sullo status del Kosovo, ha trasmesso il consigliere del primo ministro per i media Srđan Đurić all’agenzia Tanjug. Guangya, durante l’incontro con Koštunica nella sede dell’ONU, ha dichiarato che la Repubblica di Cina riconferma la politica di sostegno alla preservazione della sovranità e integrità territoriale di Serbia e che si adopera per il rispetto alla Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza, ha sottolineato Đurić. Lui ha dichiarato che il ministro serbo per il Kosovo e Metohija Slobodan Samardžić a New York aveva parlato con l’ambasciatore del Sud Africa all’ONU Dumisani Kumalo, rilevando che la Repubblica del Sud Africa sostiene la Risoluzione 1244 e il continuo trattative sullo status del Kosovo.


    Slovacchia: il Consiglio di sicurezza dell’ONU cerchi la soluzione per il Kosovo
    19 dicembre 2007.

    Il Consiglio di sicurezza dell’ONU dovrebbe tentare di trovare una soluzione e definire la procedura seguente per risolvere lo status kosovaro, nonostante che siano ben differenti le opinioni di alcuni membri perché la Russia si adopera per il continuo del dialogo, mentre gli Stati Uniti e i membri dell’UE ritengono che sono esaurite tutte le possibilità di trattative, ha affermato il capo della diplomazia slovacca Jan Kubiš per l’agenzia SITA. Kubiš si è incontrato ieri a New York con il primo ministro serbo Vojislav Koštunica, ed ha riferito che Belgrado avrebbe utilizzato tutte le misure tranne la forza militare, affinché il Kosovo rimanga nei confini di Serbia.


    Jeremic: la Serbia è pronta a continuare dialogo
    19 dicembre 2007.

    Il ministro degli Affari Esteri di Serbia Vuk Jeremić, ha dichiarato a New York che non si aspetta che i membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU alla seduta odierna, dedicata alla soluzione futura del Kosovo, avvicineranno le opinioni a tal punto che il risultato sarebbe un congiunto comunicato o una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza. Jeremić si è detto convinto che il dibattito nel Consiglio di sicurezza si continuerà anche nel corso dell’anno successivo. La Serbia è pronta a continuare il dialogo sullo status del Kosovo che porterà la pace e la stabilità dei Balcani occidentali, ha ripetuto Jeremić.


    Samardzic non si aspetta né conclusioni né decisioni dal Consiglio di sicurezza
    19 dicembre 2007.

    Il ministro serbo per il Kosovo e Metohija Slobodan Samardžić, ha dichiarato a New York che alla seduta odierna del Consiglio di sicurezza dell’ONU non ci saranno né conclusioni né decisioni sul Kosovo, e i rappresentanti di Serbia si adopereranno per il proseguimento trattative sullo status della Provincia meridionale serba. La Serbia difenderà i propri interessi e il diritto internazionale, nel caso succedesse la proclamazione unilaterale all’indipendenza del Kosovo, i trasgressori del diritto assumerebbero la responsabilità dello sviluppo di situazione, ha dichiarato Samardžić dopo incontri della delegazione serba nella sede dell’ONU. Lui ha indicato che nel caso della proclamazione unilaterale dell’indipendenza della Provincia, nascerà parallelismo che di nuovo porterà alle trattative sullo status. Questo è soltanto una conferma alla posizione sull’inevitabilità del continuo dialogo Belgrado - Priština, sostenuta anche dalla Russia e Cina, ma anche Indonesia e Sud Africa, ha rilevato Samardžić.


    La seduta sul Kosovo nel Consiglio di sicurezza dell’Onu a porte chiuse
    19 dicembre 2007.

    Il Consiglio di sicurezza dell’ONU oggi a porte chiuse terrà la seduta dedicata alla questione del Kosovo e Metohija, in base al rapporto stilato dai mediatori “troika” del Gruppo di contatto. Si aspetta che alla seduta al lavoro parteciperà il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon. Il primo ministro di Serbia, Vojislav Koštunica ha annunciato che dal Consiglio di sicurezza richiederà continuo di trattative sul futuro status del Kosovo, giacché le trattative fra Belgrado e Priština si sono concluse il 10 dicembre senza compromessi. Alla seduta assisterà anche il capo della diplomazia serba Vuk Jeremić e il ministro per il Kosovo e Metohija, Slobodan Samardžić. Al più alto corpo dell’ONU potrà rivolgere il discorso anche Fatmir Sejdiju, non in veste del presidente del Kosovo, invece in nome proprio e alla richiesta personale. Secondo la valutazione dei diplomatici europei, dalla seduta il Consiglio di sicurezza non si aspettano risultati concreti, come ad esempio la risoluzione o alcun comunicato, considerando che esiste una divisa opinione fra i membri sulla questione dello status del Kosovo.


    Kostunica: la missione dell’UE nel Kosovo solo per decisione del Consiglio di sicurezza
    19 dicembre 2007.

    L’avviamento della missione civile dell’UE nel Kosovo fuori la decisione del Consiglio di sicurezza dell’ONU sarebbe una drastica trasgressione della Risoluzione 1244 e le norme di base del diritto internazionale, ha dichiarato il primo ministro della Serbia Vojislav Kostunica a New York. Dopo il colloquio con l’ambasciatore russo nell’ONU Vitaliy Churkin, Koštunica ha rilevato che è stata confermata la posizione comune di Belgrado e Mosca che l’esito del p-rocesso di trattative sul Kosovo dovrà trovarsi in una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza. Il primo ministro serbo ha avvertito che esistono indicazioni che gli Stati Uniti e altri paesi di grande potenza avrebbero cercato di prendere la decisione sul Kosovo evitando il più alto corpo dell’ONU e coordinandosi fra di loro avrebbero riconosciuto l’indipendenza unilaterale della Provincia serba. Alla vigilia della seduta odierna del Consiglio di sicurezza, Koštunica ha rilevato che le autorità a Belgrado si adopereranno per un senza limiti proseguimento trattative che saranno indirizzate alla ricerca compromesso.


    Fonte: radio Serbia

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    19.12.2007 - Kosovo: l’Onu decide a porte chiuse il futuro della regione serba
    L’Onu sostiene la secessione della regione serba messa in atto dai kosovari albanesi con l’avallo del mondo euroatlantico. Si è tenuta ieri in tarda mattinata a New York, in serata in Italia, la riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul Kosovo presieduta dal responsabile della Farnesina, Massimo D’Alema, meglio noto come il martellatore dei Balcani.


    La riunione è stata aperta dal segretario generale, Ban Kimoon e diretta dallo stesso D’Alema. La seduta si è focalizzata sul rapporto che i mediatori della Troika (Usa, Ue e Russia) hanno presentato al segretario generale su due anni di negoziati riguardanti il futuro del Kosovo che si sono conclusi da poco senza nessun accordo. La relazione ha menzionato l’inconciliabilità delle posizioni di Serbia e kosovari albanesi a raggiungere un accordo. La questione del Kosovo ha evidenziato i pareri discordi in seno al Consiglio di sicurezza e della stessa Unione europea, fra cui gli Stati membri non riescono ad adottare una posizione unanime. Dal canto suo, la Russia e la stessa Serbia insistono sulla prosecuzione dei negoziati fra le parti e sull’elaborazione di un itinerario adottato da Belgrado e Pristina sulla base di un compromesso reciproco. Mosca, che dispone del diritto di veto come membro permanente del Consiglio di sicurezza, ha minacciato ancora una volta di bloccare il piano del rappresentante speciale dell’Onu, Marti Ahtisaari, che ha sempre lavorato per favorire l’indipendenza dei narco-atlantici albanesi, colonizzatori del Kosovo.

    L’Occidente ritiene che i negoziati siano nel vicolo cieco e che qualsiasi ritardo nella definizione dello statuto potrebbe causare nuovi conflitti nella regione, richiedendo il passaggio della provincia sotto protettorato della Ue in caso di opposizione della Russia all’indipendenza. A margine della seduta l’ambasciatore russo, Vitaly Churkin, che appoggia la Serbia, ha insistito per ulteriori negoziati tra Belgrado e Pristina e fatto appello alla comunità internazionale affinché “incoraggi le parti a raggiungere una soluzione reciprocamente accettabile”. Una posizione simile sottolineata anche da Kostunica. Sullo sfondo è comparso anche il problema della missione civile e di polizia che l’Ue intende inviare in Kosovo nei prossimi mesi per sostituire la missione Onu in vista della dichiarazione di indipendenza. Belgrado e Mosca hanno continuato a sostenere che sarebbe illegittima perché non “coperta” dalla risoluzione 1244 che autorizzò l’amministrazione Onu, varata quando al Kosovo veniva ancora riconosciuto lo status di regione serba. Dal canto suo Mosca ha fatto sapere per bocca del suo rappresentante in seno alla Troika, Aleksander Botsan- Kharchenko, che “è necessaria una base legale” in seno al Palazzo di Vetro.

    Andrea Perrone
    Fonte: rinascita balcanica

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    KOSOVO: ONU; CONSIGLIO DIVISO; UE-USA, BASTA NEGOZIATI/ANSA
    (di Alessandra Baldini) (ANSA) - NEW YORK, 19 DIC - Un Consiglio di Sicurezza ''profondamente diviso'' non e' riuscito oggi a colmare in extremis la distanza di posizioni tra Serbia e kosovari sul futuro del Kosovo e i Paesi europei hanno ribadito di esser pronti a ''assumere le proprie responsabilita'' per guidare verso l'indipendenza la provincia a maggioranza albanese della Serbia che molti serbi considerano culla della loro identita' nazionale. ''Le possibilita' di una soluzione negoziata si sono esaurite'', hanno tagliato corto i rappresentanti europei del Consiglio (Italia, Belgio, Slovacchia, Francia, Gran Bretagna) piu' Germania e Stati Uniti, in un documento congiunto letto al termine della riunione. Il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema, che aveva presieduto nell'ambito del mese italiano di presidenza dei Quindici, ha confermato: il dissenso e' ''molto profondo''. Il Consiglio si era riunito a porte chiuse, un compromesso che aveva consentito di portare attorno allo stesso tavolo il premier servo Vojslav Kostunica e il presidente kosovaro Fatmir Sjdiu. La dichiarazione unilaterale di indipendenza dei kosovari ''sarebbe una violazione della Carta dell'Onu'' e l'inizio di una nuova era in cui ''la forza prevale sul diritto'', ha detto Kostunica minacciando lo spettro di ''una grave crisi''. I kosovari ''sono esausti da due decenni di isolamento, di guerra e di limbo politico'', ha replicato Sedjiu, che ha invitato la comunita' internazionale a considerare l'aspirazione all'indipendenza ''nel piu' generale contesto della tragedia della ex-Jugoslavia'' e ''non un caso di secessione etnica''. Ha partecipato al dibattito, il primo dopo il rapporto della troika di mediatori Ue-Usa-Russia che ha sancito il fiasco della mediazione, il segretario generale Ban Ki-Moon appena sbarcato a New York dall'Algeria. Ai giornalisti in attesa fuori dall'aula gli ambasciatori dei Quindici hanno reiterato la distanza delle posizioni. La situazione in Kosovo e' oggi ''insostenibile'' e il mantenimento dello status quo pone pericoli per la pace e la stabilita' ''non solo della regione, ma dell'intera Europa'', ha messo in guardia l'americano Zalmay Khalilzad che ha riferito di aver chiesto al collega russo ''per un'ultima volta'' di abbracciare il piano Ahtisaari per l'indipendenza supervisionata. ''Se la Russia non cambiera' opinione, Stati Uniti ed europei sono pronti ad andare avanti, convinti che la risoluzione 1244, che stabili' la presenza dell'Onu in Kosovo, non precluda la messa in atto del piano'', ha detto l'ambasciatore americano. L'inviato di Mosca, Vitaly Churkin, si e' detto di tutt'altro avviso. Secondo la Russia, ogni mossa verso l'indipendenza unilaterale ''sarebbe una violazione della legge internazionale capace di provocare reazioni a catena''. Se gli europei ''vogliono avere una missione in Kosovo devono avere l'ok del Consiglio'', ha avvertito Churkin sbarrando la strada alla tesi occidentale che la risoluzione 1244 dia le basi legali (o ''non precluda'', come ha detto Khalilzad) per la missione. Il fatto pero' e', come ha detto D'Alema in uno scambio di battute fuori dall'aula, che non c'e' nessuna ''soluzione di compromesso'' da trovare, perche' l'Unione europea ''ha gia' deciso di dispiegare la sua missione civile''. Secondo D'Alema ''c'e' una consapevolezza mondiale che il Kosovo e', fondamentalmente, una responsabilita' europea e l'Europa e' pronta ad affrontare questa sfida''. (ANSA).
    19/12/2007

  5. #5
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    19.12.2007 - Il Kosovo è ora un problema della Comunità Europea
    Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non si pronuncia sull'indipendenza del Kosovo, dichiarando così un profondo dissenso tra le parti. Il testimone ora passa all'Unione Europea, pronta a farsi carico delle proprie responsabilità, mentre si fa strada all'interno della Comunità Internazionale una seconda interpretazione della risoluzione ONU 1244 che ammetterebbe l'Indipendenza del Kosovo.



    Si è svolta a porte chiuse l'Assemblea del Consiglio di sicurezza dell'ONU che ha oggi esaminato il rapporto della troika sulle trattative diplomatiche dello statuto del Kosovo. A presiedere la riunione il Ministro degli Affari Esteri italiano Massimo D'Alema, che, alla chiusura dei lavori, non nega l'esistenza di un profondo dissenso tra le parti, che sfocia così in immobilismo e impotenza da parte dell'Onu. Se da una parte la Russia preme per un prolungamento dei negoziati tra Belgrado e Pristina, nella prospettiva che si possa giungere ad un reale compromesso, dall'altra le controparti negano che sia possibile giungere ad una definizione del status del Kosovo tramite una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Viene così sancita la resa dell'Onu che dichiara l'impossibilità di giungere ad un accordo, vedendo dinanzi a sé solo negoziati interminabili su posizioni che sembrano inconciliabili. Il Premier serbo Vojislav Kostunica, dinanzi a questi primi risultati si dichiara pessimista e preoccupato, vedendo così dinanzi a sé "il peggiore degli scenari con conseguenze imprevedibili non solo per la regione ma per il mondo intero". Allo stesso tempo il Presidente kosovaro Fatmir Sjdiu saluta la "non decisione" dell'Onu come la chiusura di un ciclo, che porterà da ora in poi ad "intraprendere il cammino legislativo verso una futura indipendenza".
    Il rifiuto dell'Onu di prendere una posizione sul diritto o meno per il Kosovo di dichiarare la propria indipendenza rappresenta il vero fallimento di trattative diplomatiche condotte in lunghi anni, e ancor più la distruzione delle Nazioni Unite come organismo internazionale.
    Il testimone ora passa all'Unione Europea, pronta a farsi carico delle proprie responsabilità e a definire lo Status per un territorio che è innanzitutto "europeo". Infatti l'Europa accompagnerà il Kosovo in un "processo verso qualcosa che non può essere definito come piena indipendenza" ma come un'autonomia "sotto supervisione e responsabilità internazionale", dichiara Massimo D'Alema aggiungendo che "il governo italiano consulterà il Parlamento prima di un'eventuale decisione sul riconoscimento del Kosovo". Ciò significa che l'Unione Europea, in accordo con gli Stati Uniti, ha già deciso sull'avvenire del Kosovo, come dimostra la programmazione di una missione di 1200 uomini, tra giuristi, magistrati e forze di polizia, che potrebbero così avere il compito di definire il processo giuridico-normativo del nuovo Stato. È avvenuto così un silenzioso ed improvviso cambio di potere che ha legittimato l'Unione Europea come entità competente per seguire il proseguimento delle negoziazioni e per implementare il futuro status del Kosovo.
    "Se la Russia non cambierà opinione, Stati Uniti ed europei sono pronti ad andare avanti, convinti che la risoluzione 1244, che stabilì la presenza dell'Onu in Kosovo, non precluda la messa in atto del piano", ha dichiarato l'ambasciatore americano Zalmay Khalilzad.

    Tali parole rispecchiano infatti la scuola di pensiero che si sta ora facendo strada all'interno della Comunità Internazionale, secondo cui esisterebbe una seconda interpretazione della risoluzione ONU 1244 che ammetterebbe l'Indipendenza del Kosovo. Secondo l'Agenzia Birn, è stato elaborato uno studio legale e tecnico della risoluzione ONU da parte di un Comitato di esperti in seno alla Commissione Europea. Un documento che non è stato ancora reso pubblico, ma è stato diffuso tra i rappresentanti dell'Unione Europea, trovando così una sua attuazione in seguito al fallimento della Troika di intermediazione con la decisione della missione UE in Kosovo. Stando all'analisi giuridica del testo normativo, la risoluzione non preclude l'indipendenza del territorio o il suo riconoscimento da parte di altri stati. La 1244 rimarrà così inviolata anche in seguito alla dichiarazione dell'indipendenza del Kosovo in quanto non si esclude specificamente l'indipendenza del territorio kosovaro. Il fatto che la norma si riferisce al Kosovo come " parte integrante della Repubblica Federale della Jugoslavia (attuale Repubblica della Serbia)" , viene considerato dagli esperti legali come "una clausola non fondata sulla sovranità e dell'integrità territoriale della FRY", e questo in relazione al fatto che "l'integrazione del Kosovo alla Serbia è citata solo nel preambolo della Decisione", e, secondo gli esperti europei, le referenze contebute nella parte introduttiva alle risoluzione del Consiglio di Sicurezza "non possono essere considerate come base legislativa". Inoltre, il documento precisa che la risoluzione presume in qualche modo "un processo finale per la decisione del Kosovo senza predeterminarne l'esito".

    Il comitato europeo prevede così che una dichiarazione unilaterale dell'indipendenza avrà luogo nel momento in cui è stato fatto qualsiasi sforzo per giungere ad un compromesso che rispetti l'esigenze di entrambe le parti. Così, "agire con l'obiettivo di perfezionare il processo di definizione dello Status del Kosovo è molto più compatibile con le reali intenzioni della norma 1244, che con la continuazione delle trattative", afferma il documento prospettando così "un approccio che risolverà una questione frustrante per entrambe le parti". Gli esperti infine raccomandano i membri dei Paesi Europei di seguire lo stesso iter del precedente del Montenegro per riconoscere il Kosovo, lasciando ai singoli parlamenti nazionali la decisione sulla questione di merito. Il riconoscimento dello Stato sarà l'atto finale, sancito dalle leggi internazionali, che perfezionerà la creazione dello Stato del Kosovo all'interno del territorio europeo. Allo stesso modo, non esiste alcun impedimento giuridico alla Missione UE in Kosovo, che sarebbe la legittima sostituzione della presenza delle forze della KFOR, come stabilito dalla risoluzione 1244.
    Una tale interpretazione "alternativa" è stata tuttavia già rifiutata dalla Russia, nella persona del Ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov che ha duramente criticato questa lettura giuridica forzata. Così come è stata presentata, la Risoluzione 1244 non solo decreterà la legittimità dell'indipendenza del Kosovo ma non danneggerà gli altri Stati Europei alle prese con i movimenti secessionisti, trattandosi una norma "specifica" e "valida" sono in un determinato contesto geopolitico.
    In ogni caso, lo strappo della Unione Europea appare sempre più un'azione programmata e studiata in ogni suo dettaglio, e non più una decisione presa dinanzi ad una situazione insostenibile in seno alla comunità kosovara. La disinformazione e la propaganda hanno avuto in questo caso un ruolo molto sporco, perché hanno spinto l'opinione pubblica ad accettare la presa di posizione della Comunità Europea. Allo stesso tempo, un comitato di esperti legali - di cui non è stato reso noto né il nome né la sua costituzione - ha preparato il quadro legale che rigira le parole della risoluzione a proprio favore. L'interpretazione arbitraria diventa un diritto, l'applicazione distorta un dovere. Trasformare le parole, dando loro un significato diverso da quello che le parti hanno voluto esprimere, rappresenta un vero crimine, è una manipolazione della volontà degli Stati espressa dinanzi ad un'Assemblea Internazionale. L'Unione Europea oggi non ha alcun potere, nè diritto per decretare il significato di una decisione di diritto internazionale, e la sua azione, premeditata e autoritaria, rappresenta un oltraggio alla sovranità degli Stati.

    Fulvia Novellino
    Fonte: www.etleboro.com

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    Tutto fermo, tutto cambia
    20.12.2007 Da Bruxelles, scrive Tomas Miglierina

    Seduta del Consiglio di Sicurezza Come previsto, la riunione del Consiglio di Sicurezza dello scorso 19 dicembre ha dimostrato l’impossibilità di arrivare ad una nuova risoluzione ONU per il Kosovo. L'Unione europea è però decisa ad inviare nella regione quella che sarà la più grande missione di politica estera della sua storia
    La scorsa settimana i capi di Stato e di governo dei 27 hanno firmato solennemente a Lisbona il trattato riformatore dell’Unione europea, che istituisce tra l’altro un alto rappresentate per gli affari esteri (la Costituzione parlava di un “ministro”, ma il termine è stato cancellato, ritenendolo troppo evocativo di poteri statali). Il giorno dopo quegli stessi protagonisti hanno discusso a Bruxelles di come muoversi nell’intricata questione del Kosovo, il prossimo test della politica estera europea. La partita si giocherà nelle prossime settimane e con le regole attuali, dal momento che - nella migliore delle ipotesi - il trattato di Lisbona entrerà in vigore solo all’inizio del 2009. Inoltre, anche nella nuova Unione riformata, le decisioni di politica estera continueranno ad essere prese all’unanimità.

    I parallelismi non sempre sono incoraggianti: nel febbraio 1992 con il trattato di Maastricht (che sarebbe entrato in vigore l’anno dopo) gli allora 12 si dotarono per la prima volta di una politica estera e di sicurezza comune (PESC) creando tra l’altro la figura dell’Alto rappresentante. Due mesi dopo scoppiava la guerra in Bosnia Erzegovina, che di una politica estera europea dimostrò tutto il bisogno e la mancanza.

    L’unico atto concreto compiuto venerdì scorso dal Consiglio europeo è stato il lancio di una missione civile europea per il Kosovo. Un gesto politico, giacché tutti i dettagli della missione, compreso il nome, dovranno essere definiti nella prossima riunione dei ministri degli esteri, in agenda per il 28 gennaio. E dal momento che la riunione cadrà proprio in mezzo alle elezioni presidenziali serbe (primo turno il 20 gennaio, ballottaggio il 3 febbraio) è possibile che una parte delle decisioni slitti a metà febbraio.

    In realtà i preparativi sono in corso da oltre un anno ed il reclutamento del personale è in fase inoltrata. In tutto circa 1800 persone prenderanno gradualmente la staffetta dall’UNMIK, la missione ONU: poliziotti, magistrati, esperti di amministrazione civile. Sarà la più grande missione PESC nella storia dell’UE e vi prenderanno parte anche paesi che non fanno parte dell’Unione, come la Svizzera.

    Non è semplice lanciare operazioni simili, ma e lo è ancora meno quando le basi legali sono incerte e il paese che esercita la sovranità formale sul territorio (la Serbia) vi è apertamente ostile: Vojislav Kostunica non ha aspettato due ore per denunciare la decisione degli europei. Il dispiegamento – ha dichiarato il premier di Belgrado - creerebbe uno stato fantoccio su una parte di territorio serbo.

    Mercoledì 19 dicembre, come ampiamente previsto, la riunione del Consiglio di sicurezza ha dimostrato l’impossibilità di arrivare ad una nuova risoluzione ONU. In mancanza di meglio, agli europei non resta che appoggiarsi su quanto c’è: la risoluzione 1244. Nella migliore delle ipotesi Ban Ki-Moon potrebbe, con una dichiarazione, invitarli esplicitamente a prendere l’iniziativa; in questo senso la decisione di avviare la missione è stata anche un mezzo per fare pressioni sul Segretario generale. Ma Ban-Ki Moon è sottoposto a pressioni di segno opposto dalla Serbia e della Russia.

    La risoluzione 1244 stabilisce in Kosovo una “presenza civile internazionale” in termini sufficientemente ambigui per consentire delle interpretazioni creative, almeno secondo la maggioranza dei diplomatici europei. Uno dei quattro pilastri dell’UNMIK, la ricostruzione e lo sviluppo economico, è già guidato dall’Unione europea mentre un altro – la democratizzazione e il rafforzamento delle istituzioni - è stato affidato all’OSCE. In entrambi i casi non c’è stato bisogno di far intervenire il Consiglio di sicurezza. Il problema semmai è altrove: il riferimento, nel preambolo della risoluzione, alla sovranità e all’integrità territoriale della Serbia. Non sarà semplice trovare una formula che consenta la creazione istituzioni come il rappresentante civile internazionale a cui il piano Ahtisaari affida “forti poteri correttivi” sulle decisioni dei governanti del Kosovo per garantire il successo del piano stesso.

    Le basi legali della missione sono un punto su cui i 27 dovranno trovare un consenso. Il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo riguarda invece i singoli Stati, non esistendo un riconoscimento europeo. Londra non aspetterà, mentre Cipro – visti i problemi domestici - non riconoscerebbe il Kosovo nemmeno se lo facesse Belgrado. La solidarietà starà nell’evitare che questa divergenza di approccio possa diventare un fattore di divisione.

    Resta, da ultimo, la questione di cosa fare con la Serbia. Fortemente sostenuta dall’Italia, l’idea di accelerare la marcia di Belgrado verso l’Unione europea raccoglie sempre più consensi. Le conclusioni del Consiglio europeo parlano esplicitamente di concessione dello status di paese candidato: mai prima d’ora i 27 si erano spinti cosi in là. L’ostacolo si chiama cooperazione con il Tribunale penale internazionale, ovvero l’arresto almeno di Ratko Mladic, ed è cosa non da poco. Ormai però sembrano essere rimasti solo Olanda e Belgio a sostenere una interpretazione rigida della condizionalità, secondo cui la firma degli accordi con Belgrado deve dipendere non già dagli sforzi per l’arresto di Mladic ma dal loro effettivo successo. Da gennaio il tribunale dell’Aja avrà un nuovo procuratore, il belga Serge Brammertz. Molto dipenderà dalla sua impostazione: se manterrà la linea di Carla Del Ponte o se pronuncerà quelle poche parole che permetterebbero agli europei di cambiare politica pur pretendendo di non averla cambiata.

    Fonte: osservatorio Balcani

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    KOSOVO: PER RUSSIA, NATO E UE NON COMPETENTI A DECIDERE

    MOSCA - La Nato e l'Unione europea non hanno nessuna competenza giuridica per deliberare sul futuro del Kosovo, secondo il viceministro degli esteri russo Vladimir Titov.

    ''L'esame del dossier kosovaro in Consiglio di sicurezza dell'Onu - ha detto Titov all'agenzia Itar-Tass - ha dimostrato che alcuni nostri partner non abbandonano i tentativi di portare il prima possibile la questione fuori da quell'ambito. E' una tendenza molto pericolosa, dissonante con le norme universalmente riconosciute per il regolamento di una crisi. Le dichiarate intenzioni di Nato e Unione europea di prendersi in carico la soluzione del problema del Kosovo non sono compatibili con le competenze di quelle organizzazioni''.

    ''La Russia e molti altri membri del Consiglio di sicurezza - ha concluso Titov - rimangono sulla posizione di mantenere quel processo nei legittimi ambiti e continuare le trattative fra le parti''.
    20/12/2007 (Ansa)

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    D'ALEMA A NEW YORK INCONTRA KOSTUNICA E SEJDIV
    Il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha incontrato ieri sera a New York, in due colloqui separati, il primo ministro serbo Vojislav Kostunica e il presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiv.
    Presidente di cosa ? Del Kosovo ? Ma se il kosovo è una regione della Serbia che razza di presidente deve avere ? Non dovrebbero neppure far apparire il pubblico certa gente.

  9. #9
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    Presidente di cosa ? Del Kosovo ? Ma se il kosovo è una regione della Serbia che razza di presidente deve avere ? Non dovrebbero neppure far apparire il pubblico certa gente.
    Hai ragione Albex e che io allego articoli cosi' come sono. Comunque bentornato.

  10. #10
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    Grazie del bentornato...

 

 
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