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  1. #1
    BanatParDiBant
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    Predefinito Legge Basaglia, un fallimento epocale

    ha significato nient'altro che scaricare sulle famiglie il disagio psichico, con annessi e connessi

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  2. #2
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    (Franco Basaglia)
    La legge 180, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, del 13 maggio 1978 [1], meglio nota come legge Basaglia (dal suo promotore in ambito psichiatrico, Franco Basaglia) è una nota e importante legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Successivamente la legge confluì nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale.
    La legge fu una vera e propria rivoluzione culturale e medica, basata sulle nuove (e più "umane") concezioni psichiatriche, promosse e sperimentate in Italia da Franco Basaglia.
    Prima di allora i manicomi erano poco più che luoghi di contenimento fisico, dove si applicava ogni metodo di contenzione e pesanti terapie farmacologiche e invasive, o l'elettroshock (che viene tuttora utilizzato).
    Le intenzioni della legge 180 erano quelle di ridurre le terapie farmacologiche ed il contenimento fisico, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati da ambulatori territoriali.
    La legge 180 demandò l'attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati nel territorio. Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico, mentre nel resto del paese ci si avvaleva di strutture private (18%) o delle strutture di altre province (27%) [2].
    Di fatto solo dopo il 1994, con il Progetto Obiettivo e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la chiusura effettiva dei manicomi in Italia.
    Nonostante critiche e proposte di revisione la legge 180 è ancora la legge quadro che regola l'assistenza psichiatrica in Italia.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_180

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da BanatParDiBant Visualizza Messaggio
    ha significato nient'altro che scaricare sulle famiglie il disagio psichico, con annessi e connessi
    se l' italia e' considerata al primo posto per qualita' dell' assistenza psichiatrica lo si deve a basaglia.

    poi ci sono regioni che hanno fatto un buon lavoro (veneto, friuli, trentino, toscana, emilia, umbria, marche) e regioni che non lo hanno fatto.

    poi ci sono anche quelle che fanno schifo (le solite).

    poi hai ragione sul fatto che l' inadempienza delle regioni si scarichi dulle famiglie, ma basaglia non c' entra.
    c' entrano i politici che non fanno quello che devono.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da robert jordan Visualizza Messaggio
    se l' italia e' considerata al primo posto per qualita' dell' assistenza psichiatrica lo si deve a basaglia.

    poi ci sono regioni che hanno fatto un buon lavoro (veneto, friuli, trentino, toscana, emilia, umbria, marche) e regioni che non lo hanno fatto.

    poi ci sono anche quelle che fanno schifo (le solite).

    poi hai ragione sul fatto che l' inadempienza delle regioni si scarichi dulle famiglie, ma basaglia non c' entra.
    c' entrano i politici che non fanno quello che devono.
    Questa volta, caro dottore, la quoto!

  5. #5
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    La legge 180
    In questi ultimi mesi nuove proposte di legge hanno riacceso il dibattito sulla necessità o meno di modificare la Legge Basaglia, legge che ha sancito, oltre il superamento degli ospedali psichiatrici, anche un cambiamento culturale nel senso di un riconoscimento dei diritti del paziente a partire della qualità della vita. Il fronte del dibattito attuale, che si sta svolgendo all’interno della Commissione Affari Sociali, dove proprio in questi giorni si susseguono le audizioni delle principali associazioni, è rappresentato dalla convinzione che a 20 anni dalla sua emanazione, la legge 180 non sia riuscita nel proprio intento, lasciando il carico maggiore di peso e responsabilità sulle famiglie.

    Il Dossier che segue, prende spunto da questo dibattito e ricostruisce le “ragioni” che oggi si confrontano: quelle delle famiglie che denunciano a gran voce la loro incapacità di aiutare i familiari e chiedono una revisione della normativa vigente soprattutto in materia di Trattamento sanitario obbligatorio, e quella di chi invece vorrebbe veder completata, non necessariamente attraverso la revisione della legge, l’applicazione della normativa attuale.
    Nel dossier viene raccontata la discussione in atto in questi giorni proprio a partire dai contenuti dei “ddl della discordia” e dalle richieste delle famiglie, espresse dalle associazioni. Ne sono state ascoltate quattro, che rappresentano due schieramenti ideologi: Arap e Diapsi da un lato più propensi all’obbligo della cura e Unasam e Diapsigra, dall’altro, che non ritengono necessaria la revisione della legge, ma chiedono regolamenti che sanino subito i vuoti attuali.


    Sulla questione sono stati sollecitati pareri autorevoli. Il Sottosegretario di Stato alla Sanità con delega alla Salute Mentale Antonio Guidi, che ha delineato le proposte immediate per il futuro a partire dal considerare le nuove forme di disagio emergente che toccano principalmente anziani e adolescenti. Massimo Cozza della Consulta Salute Mentale che ha sottolineato come il dato forse più eclatante sia dato oggi dalla mancanza di operatori; don Mario Vatta fondatore della Comunità al Campo di Trieste che ha lavorato al fianco di Franco Basaglia ed ha vissuto direttamente l’evoluzione della situazione. Si è poi raccolto il parere della Campagna della Salute Mentale in particolare per la situazione che si delinea in Lombardia anche in relazione al Piano regionale Socio Sanitario 2002-2004 della Lombardia. Infine la voce di Ornella Bortolotti, consulente Asl, che ha coordinato la chiusura dell’ospedale psichiatrico di Como.


    A cura di Carla Chiaramoni e Daniele Iacopini
    "Il Redattore Sociale"

    La Legge 180 è ancora un punto fermo? E, se no, in che direzione muoversi nell’ottica di una riforma psichiatrica?

    E’ questo in Italia il dibattito di fondo sulla cura e la gestione dei malati psichiatrici, che contrappone entusiastici sostenitori a detrattori altrettanto convinti della cosiddetta Legge Basaglia. Il dibattito si è riacceso in questi mesi con il riavviarsi della discussione in Commissione parlamentare di proposte di legge che prevedono un superamento della 180 e sta proseguendo proprio in questi giorni sulla base delle audizioni delle associazioni più significative e di quelle professionali.

    La legge 180 ha demandato tutta l'attuazione alle Regioni. Al momento della sua approvazione nel 55% delle province italiane esisteva un ospedale psichiatrico pubblico, il 18% si avvaleva di istituzioni private ed il 27% inviava i propri cittadini in manicomi di altre province. Alcune Regioni hanno emanato in modo tempestivo le normative regionali, ma altre hanno ritardato. Di fatto ogni Regione ha legiferato da sé, producendo realtà alquanto diversificate nelle tipologie delle strutture e dei servizi, che tuttora fanno registrare in Italia una situazione a macchia di leopardo non solo per la quantità dei servizi erogati, ma soprattutto per la qualità dell’assistenza, che spesso ripropone, con altro nome, la stessa logica manicomiale. Solo nel 1994, dopo 16 anni, è arrivato il Progetto Obiettivo, che delineava quali fossero le strutture da attivare a livello nazionale e dava l’avvio ad una riorganizzazione sistematica dei servizi preposti all'assistenza psichiatrica.
    Uno dei nodi cruciali della discussione, oggi, è la condizione di quei malati cosiddetti non collaborativi che, non riconoscendo la loro malattia, sono recalcitranti alla cura e quindi secondo la legge attuale non possono essere avviati al trattamento di cui avrebbero bisogno. Situazione questa che spinge a più di 20 anni dall’entrata in vigore della 180 alcune associazioni ma anche alcuni parlamentari, come ad esempio la deputata di Forza Italia Maria Burani Procaccini, a chiedere una ridefinizione della normativa vigente e in particolare di tutta l’area del Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) verso forme di cura obbligatorie, non nella veste manicomiale tradizionale, ma attraverso un modello che può finire per somigliargli molto.
    Di fatto una delle critiche più forti che ha raccolto negli anni la 180 è proprio quella di non aver predisposto adeguatamente il “dopo chiusura”. Trasferendo le competenze della cura nella cosiddetta “psichiatria territoriale”, senza che però le regioni fossero pronte, il problema dell’assistenza socio-sanitaria è passata di fatto dallo Stato direttamente ai familiari, lasciando il carico di concretamente il proprio congiunto malato.

    Tuttavia le indicazioni che sono emerse in questi giorni di audizioni non si sono indirizzate tutte verso una riforma della Legge Basaglia, quanto piuttosto verso un approfondimento dell’unico strumento oggi disponibile per operare sul territorio, ovvero il Progetto Obiettivo. Alcune associazioni ritiengono infatti questo uno strumento utile, che ha dato dei risultati anche se insufficienti. Restano ad esempio tra le priorità la necessità di una copertura finanziaria adeguata del Progetto Obiettivo ed il bisogno di linee guida più vincolanti, che non lasciano troppo margine alla sensibilità di questa o quella regione.
    Il problema sembra dunque incentrarsi essenzialmente sulla qualità dei servizi sostitutivi e la strategia da perseguire quella di arrivare a non disperdere i buoni principi contenuti dalla Legge 180, “non difendendola come un dogma”, ma salvandone i valori, anche se allo stato attuale del dibattito parlamentare è difficile prevedere in quale direzione si procederà.
    Significativo il documento siglato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, nello scorso gennaio, in cui si sottolinea come la Regione sia il “livello istituzionale più adeguato per la realizzazione ottimale di servizi alla persona e per la piena integrazione socio-sanitaria”.


    Le Regioni con questo documento hanno ribadito il proprio concreto “impegno per la completa attuazione del Progetto Obiettivo Salute Mentale 1998-2000 nelle singole realtà regionali” e quello di “destinare la quota del 5% dei Fondi sanitari regionali per le attività di promozione e tutela della salute mentale”. Sottolineavano inoltre la necessità di realizzare “in ogni Regione un programma di azioni integrate per la tutela della salute mentale che abbia al centro degli interventi i bisogni del paziente e che operi in stretta connessione con gli altri soggetti della Comunità sociale e territoriale pubblici e privati per il raggiungimento dell’obiettivo comune della prevenzione, della cura e della riabilitazione fino al reinserimento nel luogo di lavoro della persona con disturbi mentali”.


    Disturbi mentali nel mondo
    In milioni di pazienti - Anno2000
    Nevrosi e stress
    490
    Disturbi umore
    230
    Ritardo mentale
    100
    Epilessia
    50
    Demenza
    40
    Schizofrenia
    20
    Totale
    930
    Fonte: World Development Report - Prima Conferenza nazionale per la Salute Mentale Gennaio 2001
    Salute mentale
    Prevalenza dei disturbi psichiatrici in Italia

    Maschi
    Femmine
    Totale
    Famiglie
    coinvolte
    Qualsiasi disturbo
    3.200.000
    6.992.000
    10.192.000
    47,7%
    Disturbi psicosessuali
    24.000
    25.610
    49.314
    0,2
    Disturbi dell'infanzia e dell'adolesc.
    24.000
    204.884
    228.588
    1,1
    Psicosi non affettive
    118.000
    230.494
    349.013
    1,6
    Abuso/dipendenza da sostanze
    142.000
    204.884
    347.107
    1,6
    Disturbi del comportamento alimentare
    94.000
    281.715
    376.531
    1,8
    Disturbi del sonno
    190.000
    563.431
    753.061
    3,5
    Disturbi da controllo degli impulsi
    332.000
    435.378
    767.231
    3,6
    Disturbi da somatizzazione
    450.000
    793.925
    1.244.297
    5,8
    Disturbi d'ansia
    2.180.000
    5.702.361
    7.943.110
    37,2
    Disturbi affettivi
    2.560.000
    5.506.000
    8.066.266
    37,8

    Fonte: ISS - Prima Conferenza nazionale per la Salute Mentale Gennaio 2001

    Psichiatria – Il processo storico e culturale che ha portato alla Legge 180
    L’istituzione manicomiale vede negli anni ’50 oltre 100mila cittadini internati. I manicomi svolgono una funzione prevalente di contenitore sociale di una serie di problemi diversificati, la popolazione è costituita non soltanto da persone con disturbi mentali, ma anche da disabili gravi e gravissimi, disadattati sociali, emarginati, alcoolisti. C’è perfino chi nasce in manicomio e vi trascorre tutta la vita. Il ricovero, quasi sempre deciso da altri, è obbligatorio e spesso dura fino alla morte, in quanto non esistono stimoli o soluzioni alternative. Il criterio per l’internamento non è la malattia mentale ma la pericolosità o il "pubblico scandalo" ed è quindi evidente che la funzione del manicomio è solo in minima parte di "cura”.
    A partire dalla seconda metà degli anni ’50 le attività di assistenza psichiatrica in tutto l’Occidente sono attraversate dal movimento di de-istituzionalizzazione, che pone in discussione il manicomio e apre il dibattito rispetto a nuove modalità di presa in carico dei pazienti psichiatrici. In Italia il movimento anti-istituzionale nasce soprattutto a Gorizia e Trieste, grazie all’iniziativa di Franco Basaglia. Ciò che egli teorizza ed attua negli anni 60/70 diventa patrimonio della psichiatria internazionale La nuova cultura antimanicomiale introduce concetti quali il decentramento, la territorialità, la continuità terapeutica tra ospedale psichiatrico e territorio, il lavoro in équipe, la formazione per la creazione di nuove competenze professionali che mettano in grado gli operatori di lavorare sia nella struttura ospedaliera, che in ambulatorio, che al domicilio e nelle strutture di accoglienza intermedia fra l’ospedale e la famiglia. Si fa strada anche l’idea della prevenzione, con il lavoro nella comunità, nell’ambiente di vita e di lavoro dei cittadini, un lavoro rivolto non soltanto ai malati mentali ma anche alle cause che minacciano al salute mentale di tutti.

    Emerge un’altra linea fondamentale, quella di partire dall’organizzazione sanitaria di base, e non dall’Ospedale Psichiatrico, fornendo alternative al ricovero in ospedale e collegando la lotta contro il manicomio con quella per il servizio sanitario nazionale e la riforma dell’organizzazione sanitaria. I protagonisti dell’esperienza italiana furono principalmente gli psichiatri; l’associazionismo dei familiari in Italia, contrariamente a quanto avviene in altri Paesi, nasce parecchi anni più tardi, al varo della 180. Nel 1968 la Casa Editrice Einaudi pubblica "L’Istituzione negata", vero e proprio manifesto del movimento antiistituzionale italiano.

    Fonte: Ornella Bortolotti, Fogli di informazione e di coordinamento, n. 2 marzo-aprile 2000, Movi
    http://www.edscuola.it/archivio/handicap/basaglia.html

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da BanatParDiBant Visualizza Messaggio
    ha significato nient'altro che scaricare sulle famiglie il disagio psichico, con annessi e connessi
    E l'anziano che dopo un intervento chirurgico per frattura, viene rispedito a casa appena ingessato, senza assistenza? Oppure, com'è l'incidente capitato ad una mia zia caduta per le scale che aveva riportato un'emorragia cerebrale ed era entrata in coma: uscita dal coma dopo 10 giorni, fu subito dopo (lo stesso giorno) spedita dalla neurologia in lungodegenza, dove è morta.

    Nemmeno un giorno intero in neurologia: appena migliorata è stata mandata a morire in un reparto inadatto a riabilitarla e a seguirla per le possibili complicazioni. In neurologia servivano nuovi posti e l'anziano è stata - in questo caso - la prima vittima sacrificale.

  7. #7
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    Forse non c'entra nulla con il 3d, ma mi viene spontaneo suggerire a tutti coloro che si affacciano al forum di provare ad avvicinarsi ad una qualsiasi delle migliaia di associazioni che si dedicano al volontariato per lenire i disagi e le sofferenze di chi soffre! Non costa grande sacrificio, ma spesso una piccola donazione o solo un aiuto che magari proviene dal nostro ambito lavorativo aiuta! Io da anni frequento un'associazione che si occupa di bambini con gravi problemi famigliari... basta poco per compiere un grande gesto!
    Scusate l'OT

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da il Max Visualizza Messaggio
    Forse non c'entra nulla con il 3d, ma mi viene spontaneo suggerire a tutti coloro che si affacciano al forum di provare ad avvicinarsi ad una qualsiasi delle migliaia di associazioni che si dedicano al volontariato per lenire i disagi e le sofferenze di chi soffre! Non costa grande sacrificio, ma spesso una piccola donazione o solo un aiuto che magari proviene dal nostro ambito lavorativo aiuta! Io da anni frequento un'associazione che si occupa di bambini con gravi problemi famigliari... basta poco per compiere un grande gesto!
    Scusate l'OT
    lascia perdere l'ot.

    per fortuna che esistono ancora persone come te .
    grazie per quello che fai.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da il Max Visualizza Messaggio
    Forse non c'entra nulla con il 3d, ma mi viene spontaneo suggerire a tutti coloro che si affacciano al forum di provare ad avvicinarsi ad una qualsiasi delle migliaia di associazioni che si dedicano al volontariato per lenire i disagi e le sofferenze di chi soffre! Non costa grande sacrificio, ma spesso una piccola donazione o solo un aiuto che magari proviene dal nostro ambito lavorativo aiuta! Io da anni frequento un'associazione che si occupa di bambini con gravi problemi famigliari... basta poco per compiere un grande gesto!
    Scusate l'OT
    complimenti! sei una persona per bene e un bravo cittadino Italiano.
    Alla faccia di tutti quelli che dicono che il Popolo Italiano è in decadenza, fatto di fanulloni, di piagnoni ecc.ecc.

  10. #10
    Chiamparino for president
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    Citazione Originariamente Scritto da Scipione Visualizza Messaggio
    E l'anziano che dopo un intervento chirurgico per frattura, viene rispedito a casa appena ingessato, senza assistenza? Oppure, com'è l'incidente capitato ad una mia zia caduta per le scale che aveva riportato un'emorragia cerebrale ed era entrata in coma: uscita dal coma dopo 10 giorni, fu subito dopo (lo stesso giorno) spedita dalla neurologia in lungodegenza, dove è morta.

    Nemmeno un giorno intero in neurologia: appena migliorata è stata mandata a morire in un reparto inadatto a riabilitarla e a seguirla per le possibili complicazioni. In neurologia servivano nuovi posti e l'anziano è stata - in questo caso - la prima vittima sacrificale.
    Purtroppo hai ragione, ma fortunatamente non è sempre così!
    Qualche anno fa la mia povera nonna si ruppe il femore, il comune ci mise a disposizione il materasso anti decubito e settimanalmente una visita di paramedici per le medicazioni!

 

 
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