18 dicembre 2007
La Spagna batte l'Italia sul Pil
di Enrico Brivio
È un sorpasso, quello ai danni dell'Italia, che il primo ministro spagnolo José Luis Zapatero aveva più volte promesso ai suoi concittadini.
L'obiettivo, secondo gli ultimi dati di Eurostat, è stato ora raggiunto sul fronte del Prodotto interno lordo per abitante, ben prima del 2010 preconizzato dal premier in riferimento al Pil complessivo dei due Paesi.
Secondo gli statistici di Bruxelles, nel 2006 il Pil pro capite, espresso in standard di potere d'acquisto (Spa), è stato in Spagna pari al 105% del Pil medio della Ue a 27, mentre l'Italia si è fermata al 103 per cento. Ma non solo: i due Paesi hanno effettuato dal 2005 al 2006 un percorso inverso: mentre la Spagna è salita dal 103 al 105%, l'Italia è scesa dal 105 al 103%. Certo, entrambi sono sopra la media di tutta l'Unione a 27, ma sotto il 110% medio della zona euro, e ancora lontani da Francia (111%), Germania (scesa al 114%) e Gran Bretagna (118%), per non parlare della distanza siderale che li separa dal Lussemburgo, in grado di mettere a segno un dato record del 280 per cento.
Sono cifre destinate a far discutere. Il sorpasso dell'Italia forse darà all'Esecutivo socialista di Zapatero, che sta entrando in campagna elettorale, un motivo in più di propaganda. Così come potrà dare un elemento di rammarico in più al Governo di Romano Prodi, già alle prese con i crescenti timori di fiammate inflazionistiche e le diffuse lamentele per l'erosione del potere d'acquisto.
Si tratta comunque di un obiettivo simbolico per Spagna. Che è partita con decenni di ritardo rispetto alla cugina latina sulla strada del boom economico, ma ha saputo utilizzare al meglio per due decenni il volano dato dai fondi comunitari di coesione e strutturali.
Proprio l'ansia di effettuare un sorpasso del Pil della Gran Bretagna portò l'Italia di Bettino Craxi a non candidarsi ai programmi di coesione a favore del Mezzogiorno, ritenuti poco consoni a una nazione del G-7, e a percepire solo i fondi strutturali. Un monito, con il senno di poi, a non farsi ossessionare troppo da classifiche e statistiche.
Per ora il Governo di Madrid non ha commentato direttamente il paragone con l'Italia: il vicepremier e ministro dell'Economia Pedro Solbes si è limitato a ricordare che mentre nel 2004 la differenza fra il Pil pro capite medio europeo e quello della Spagna era di 10 punti, l'anno scorso il gap si è dimezzato. Perciò, secondo l'ex commissario agli Affari economici Solbes, il 2006 è stato «il miglior anno di convergenza con la Ue».
Il futuro però per Madrid potrebbe non essere più così roseo, visto che si prevede un rallentamento della crescita e un aumento dell'inflazione nei prossimi anni. Un andamento che potrebbe ridimensionare i progressi recenti sul fronte del potere d'acquisto. Insomma per l'Italia si aprono le possibilità di una rimonta. Ma sempre guardandosi anche dietro le spalle, perché la Grecia, al 98% della media Ue, non è poi così lontana.
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D'altronde con mezzo Paese che praticamente non fa un ca**o c'era da aspettarselo.
Ancora una volta il buon nome del Nord è sputtanato a causa do Sudde.




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