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La pena condonata grazie all'indulto
Donatella Dini condannata per bancarotta
La moglie dell'ex ministro Lamberto Dini è stata condannata oggi dal Tribunale di Roma a due anni e 4 mesi di reclusione. Al centro della vicenda il fallimento per 40 miliardi di vecchie lire della società Sidema della quale era amministratore delegato: ''Sono certa che la magistratura riconoscerà la mia assoluta innocenza''
Donatella Pasquali Zingone Dini, moglie dell'ex ministro Lamberto Dini, è stata condannata oggi dal Tribunale di Roma a due anni e 4 mesi di reclusione, pena interamente condonata per effetto dell'indulto, a conclusione del processo per il dissesto della società Sidema Srl della quale era stata amministratore delegato. Bancarotta fraudolenta il reato ipotizzato per la Dini ed anche per un altro amministratore, Italo Mari, condannato alla stessa pena che, anche per lui, è stata interamente condonata. La Zingone e Mari sono stati invece assolti con formula piena per un'altra imputazione di bancarotta preferenziale. Per quanto riguarda la Dini, quale pena accessoria il Tribunale presieduto da Luigi Fiasconaro ha disposto che per 10 anni non possa assumere cariche societarie. Anche per questa pena i giudici hanno disposto la sospensione. I fatti oggetto del procedimento si riferiscono al fallimento per 40 miliardi di vecchie lire della società Sidema Srl che riguardò una speculazione in località Castelnuovo di Porto su terreni che non erano edificabili.
''Apprendo con rammarico che non è stata completamente riconosciuta la mia totale estraneità alla vicenda e che l'assoluzione è stata solo parziale. Sono certa e fiduciosa che la magistratura nel grado superiore di giudizio, anche in relazione all'unico capo di imputazione rimasto, riconoscerà la mia assoluta innocenza'' afferma Donatella Dini. ''Senza entrare in valutazione tecniche per le quali sono già intervenuti i miei avvocati che provvederanno a impugnare la sentenza, posso dire che continuerò con coraggio e convinzione a difendere la mia onorabilità''.
Secondo gli avvocati della signora Dini, Cataldo D'Andria e Fabio Viglione, ''la sentenza ha certamente ridimensionato la tesi sostenuta dall'accusa. Difatti, viene accertata la totale inesistenza del reato di bancarotta preferenziale contestato alla Signora Zingone, assolta con la formula più ampia ''perchè il fatto non sussiste'' chiarendo così definitivamente l'assoluta estraneità da tale ipotesi di reato''.
Quindi dini se fai cadere Prodi nell'appello ci sarà la condanna, se invece tieni in piedi prodi ci sarà la assoluzione.Buon natale Lamberto




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