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Autonomia monetaria con moneta convenzionale


Nel golfo di S. Malo, 49o20’ N 2o20’ W, sorgono dal mare le Isole Normanne: Jersey, Guernsey, Alderney, Sark e alcuni isolotti minori per un totale di 195 km2 (quanti Pantelleria e le Eolie insieme, per rendere l’idea).
Chiunque le visiti, anche virtualmente in Internet, non può fare a meno di restar sbalordito dalle semplici statistiche: 150.000 e più abitanti (contro i 17.000 scarsi delle equivalenti isole siciliane); una densità quindi attorno agli 800/km2, cioè quattro volte quella del Regno Unito; opere pubbliche di prim’ordine, dalle case del governo, alle strade, ai tre aeroporti di Jersey, Guernsey e Alderney, agli impianti di desalinizzazione per l’acqua potabile.

Le industrie principali sono la finanza (che la finanza usurpi il nome di industria è osceno, ma questo è un altro discorso), il turismo e l’agricoltura, che vanta ben due razze bovine campioni di fama mondiale per l’alta percentuale di grasso nel latte.
Lo sbalordimento continua con lo studiarne la storia e l’ordinamento politico.
Le isole non fanno parte né del Regno Unito né dell’Unione Europea. Godono però di una “relazione speciale” con il primo da 900 anni: il Regno Unito bada alla loro difesa, ma il governo degli Stati (sic) delle Isole è autonomo.

Le isole dipendono direttamente dalla Corona, però non quella d’Inghilterra, si badi bene; la Regina è “il nostro Duca (non duchessa) di Normandia” dato che gli abitanti sostengono (e non a torto) di aver loro conquistato l’Inghilterra con Guglielmo d’Altavilla nel 1066.
Lo sbalordimento sorpassa tutti i limiti nel considerare che le isole non sono neanche solidali l’una l’altra: Jersey ha un governo e una bandiera; Guernsey ha un altro governo (e un’altra bandiera); da essa dipendono le isole minori, ognuna con regime politico proprio.

I titoli sono ancora quelli medioevali di Conestabile, Siniscalco, ecc.

Le circoscrizioni sono le Parrocchie (civili, non ecclesiastiche), ognuna con la sua forza di polizia. Gli abitanti si sbeffeggiano a vicenda (v. National Geographic Maggio 1971).
In circostanze “normali” una tale disunione porterebbe alla rovina.
Ma allora, cosa fa funzionare le Isole Normanne così bene?
Una sola cosa: il diritto, conquistato a dura prova dalle banche, di batter moneta.
Nel 1815, finite le guerre napoleoniche, Guernsey era in condizioni disastrose. Le strade, fiumi di fango larghe appena 3 metri; il commercio, inesistente; i poveri, dappertutto.
Sul debito pubblico di 19.137 sterline gravava un interesse annuale di 2.390. Aumentare le tasse era fuori discussione; chiedere un prestito alle banche sarebbe stato rovinoso.
Il comitato che studiò la questione vide il rimedio: emettere banconote di Stato (libere da debito) e titoli, per opere pubbliche e per rilanciare l’economia.
Per dieci anni le cose andarono bene; nel 1825 le banche contrattaccarono per sabotare l’esperimento.
Prima inondarono le isole con le loro banconote; poi ottennero dalla Corona il ritiro delle banconote degli Stati, e fecero il bello e il cattivo tempo finanziario fino al 1914, come avviene tuttora dovunque gli artigli di Mammona si conficcano nelle loro prede.
La Grande Guerra le costrinse a rilassare la presa. Approfittando delle restrizioni imposte alle banche dagli eventi bellici, le Isole riconquistarono il diritto di batter moneta e non lo hanno più mollato fino ai nostri giorni. In queste località, quindi, vigono tanto l’istituto del patteggio quanto quello dell’autonomia monetaria.
Le tasse sono irrisorie (8% sul reddito), tanto per l’assenza di debito pubblico quanto per il milione di turisti che annualmente visitano le isole.
La storia è ben altra nel Regno Unito, che sta ancora pagando gli interessi contratti per vincere la battaglia di Waterloo; il mercato di Glasgow costò 60.000 sterline nel 1817, e si finì di pagarlo solo nel 1956, quando era già tempo di demolirlo.