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  1. #1
    Amico di Oniria..wooff...
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    non mi dispiacerebbe ma credo che nn siano ancora sobri

    voi che ne pensate?

    http://www.repubblica.it/2008/01/sez...nceschini.html


    Riforma elettorale, il numero due del Pd propone un capo dello Stato sul modello Francese
    Plauso di An, chiusura di Prc e Sd, malumori nel Pd. L'Udc Cesa: "Basta chiacchiere"
    Franceschini lancia il sindaco d'Italia
    e la sinistra si ribella: "Una follia"


    Calderoli: "Maggioranza nel caos. Ora manca solo che propongano il modello keniota"



    Il numero due del Partito democratico Dario Franceschini

    ROMA - Elezione diretta del capo dello Stato, sul modello francese. Anzi, meglio sarebbe una figura "più simile al sindaco d'Italia". Anno nuovo, proposta nuova, o quasi. Non ancora completamente smaltiti i cenoni delle feste, la politica stenta a rimettersi in moto, ma qualche sussulto c'è, e arriva dalla proposta Dario Franceschini, vice segretario del Pd, sullo scottante tema della riforma elettorale.

    In una intervista a Repubblica, il vice di Veltroni spiega la sua idea: "Bisogna avere il coraggio di passare all'elezione diretta di una persona che abbia la forza di decidere e di guidare il Paese. Che poi sia il presidente della Repubblica eletto, o sia un modello che si avvicini di più al sindaco d'Italia, c'è spazio per discuterne"

    Il numero due del Partito democratico, dunque, rilancia il modello francese (doppio turno) e aggiunge: elezione diretta del premier per conferire potere a chi governa. "Anche la destra sa che così non si può andare avanti".

    Le reazioni. La proposta vede il favore di An e la totale chiusura di Rifondazione comunista, della Sinistra democratica e malumori all'interno dello stesso Pd. Italo Bocchino, responsabile riforme di An, sostiene che "l'apertura al presidenzialismo" di Franceschini "può cambiare direzione al dialogo in corso sulle riforme". Bocchino chiede quindi "una riunione del Comitato dei nove per valutare l'immediato inserimento in Costituzione del 'Sindaco d'Italia', così come proposto da Fini a Veltroni lo scorso 12 dicembre".



    Rifondazione Comunista. Il Prc invece boccia senza appello la proposta Franceschini: quella del Sindaco d'Italia "è una vera follia - attacca Gennaro Migliore -, una proposta completamente fuori dalla realtà. Impraticabile".

    Per l'Udeur, invece, l'ipotesi "è condivisibile" perché, spiega Rossi Gasparrini, "strutturalmente, consentirebbe di scegliere direttamente il Presidente del Consiglio". Forza Italia preferisce non entrare nel merito: "Non diciamo nè sì, nè no, nè forse. Occorre vederci in Parlamento e discutere con calma di eventuali proposte", spiega Enrico La Loggia, responsabile riforme di Fi. E comunque "per noi esiste una pregiudiziale: questa maggioranza e questo governo hanno completato il loro compito, ed è bene andare al più presto alle urne".

    Critico anche Roberto Calderoli, della Lega Nord: "La proposta sul sindaco d'Italia, tra l'altro subito bocciata da Prc, rappresenta il simbolo del caos che regna sovrano in questa maggioranza. Ora attendiamo il vertice dell'Unione del 10 gennaio per sapere, finalmente, se esista ancora una maggioranza", dice il vice-presidente del Senato che non rinuncia ad una delle sue discutibili battute, "augurandoci che qualcuno non pensi nel frattempo al modello keniota! Ma dopo il 10 il presidente Napolitano, inevitabilmente, dovrà rimandare il Paese alle urne".

    Per la Dc di Rotondi, quello di Franceschini "è un diversivo, entro un mese si deve decidere se andare al referendum o cambiare questa legge".

    Bocciatura senza appello da Cesare Salvi e Massimo Villone. Per i due senatori della Sinistra democratica "colpisce per l'evidente rifiuto di imparare dall'esperienza", e spiegano che "proprio sindaci e governatori dimostrano che il modello dell'uomo solo al comando non fa bene alla democrazia, e non produce nemmeno efficienza politico-amministrativa".

    Ma qualche malumore si registra anche nel Pd: "Sorprendono un po' lo stop and go o lo zig zag in tema di riforme - afferma l'onorevole Franco Monaco -. Prima l'inopinata apertura al proporzionale e l'abbandono del maggioritario, ora il carico da novanta dell'elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica, cose peraltro affatto diverse. E' bene che se ne discuta".

    Levate di scudi che fanno dire a Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc, "Ormai i tempi sono stretti. Basta chiacchiere. Registriamo l'ennesima proposta ma è ora che la maggioranza e in particolare il Pd, la forza più rappresentativa del centrosinistra, ci dica con chiarezza qual è la sua proposta finale".

    (2 gennaio 2008)

  2. #2
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    MAGARI!

    gran bella proposta, chapeau
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    Presidente di Progetto Liberale

  3. #3
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    Sono fermamente contrario all'idea di un Migliore, un Capo, una Guida, un Fuhrer, un Grande Fratello (quello di Orwell). All'idea di Uno che abbia sempre ragione. ... Per me è stato demenziale che l'esordio del PD sia stato quello della scelta di un capo! Ed è stato altrettanto demenziale il lancio con metodo democratico del PDL. .... Stiamo navigando in un mare di m***a istituzionale, e cìè gente che applaude!
    Mah!

  4. #4
    Adelferius
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    sono assolutamente favorevole.
    La parola Repubblica significa cosa pubblica,è ora che siano i cittadini a scegliere il presidente della repubblica o il premier,è ora che il capo del governo possa nominare e revocare i ministri.
    Un presidente eletto avrebbe anche l'effetto di eliminare il predominio assoluto dei partiti sul governo,perchè come dimostra la nostra forma di governo regionale-provinciale-comunale, il capo del governo nel momento stesso in cui viene sfiduciato o si dimette, determina anche il decadimento dell'assemblea legislativa.
    Io penso che in una democrazia il presidente lo devo scegliere io

  5. #5
    Fiamma dell'Occidente
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    Citazione Originariamente Scritto da cincinnatobis Visualizza Messaggio
    Sono fermamente contrario all'idea di un Migliore, un Capo, una Guida, un Fuhrer, un Grande Fratello (quello di Orwell). All'idea di Uno che abbia sempre ragione. ... Per me è stato demenziale che l'esordio del PD sia stato quello della scelta di un capo! Ed è stato altrettanto demenziale il lancio con metodo democratico del PDL. .... Stiamo navigando in un mare di m***a istituzionale, e cìè gente che applaude!
    Mah!
    ma no cincinnatobis, mai una cosa simile, intendo una democrazia presidenziale con un parlamento forte e rappresentativo che non sia ammaestrabile con voti di fiducia io

    l'apertura di franceschini è buona per questo, mica per idee deliranti tipo premier onnipotente

    condivido quel che dici su PD e PDL.
    _
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  6. #6
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    continuano a litigare........

    » 2008-01-03 20:28LEGGE ELETTORALE: BUFERA NEL PD, D'ALEMA ATTACCA FRANCESCHINI di Fabrizio Nicotra

    Il Partito democratico nel caos dopo la proposta di Dario Franceschini su presidenzialismo e modello francese. Massimo D'Alema, i rutelliani e gli ex Popolari di Franco Marini e Beppe Fioroni attaccano la leadership del Pd. Molti di loro non si spiegano "la sortita", che ha fatto insorgere tutti gli alleati, ma in chi ci prova sembra prevalere una conclusione: Walter Veltroni ha ormai messo le sorti del partito davanti a quelle del governo e vuole soltanto arrivare al referendum per andare a elezioni anticipate. Detto che Rifondazione comunista e tutta la sinistra radicale, l'Udeur e i socialisti, insomma tutta l'Unione, continuano nel fuoco di fila contro Franceschini, i problemi più grossi sono tutti interni al Pd.

    Massimo D'Alema è in assoluto il più duro e affida a 'Repubblica' le sue considerazioni: "Domando, con tutto il rispetto: siamo impazziti? Che credibilità abbiamo con i nostri interlocutori. E che messaggio arriva all'opinione pubblica?". Secondo il ministro degli Esteri, la proposta Veltroni-Franceschini rischia di far saltare tutto: "Se è un fuoco d'artificio di capodanno, allora non vale niente. Ma se è una cosa seria, allora cambia tutto. E' una novità clamorosa che ha un effetto devastante per le riforme, per il centrosinistra e anche per il governo". Franceschini non ci sta, dice di non capire "tanto stupore e preoccupazione" e ricorda a D'Alema che il modello elettorale francese è da sempre quello preferito dal Pd.

    Il vicesegretario ribadisce che il partito ha il dovere di mettere da parte la tattica e di dire la verità agli elettori. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, membro dell'Assemblea costituente del Pd e veltroniano, prova a spiegare meglio il senso della novità. Ricordando la propria preferenza per il doppio turno alla francese, spiega, il Pd avverte alleati e avversari: c'é la disponibilità a discutere tante ipotesi subordinate, ma non ci sarà mai una resa incondizionata al sistema proporzionale tedesco tout court. Insomma, la difesa del bipolarismo resta la 'linea maginot' di Veltroni. Nonostante le rassicurazioni del capogruppo a Montecitorio Antonello Soro ("nessuno vuole far saltare il tavolo"), in molti nel partito sono perplessi, per non dire arrabbiati.

    Il rutelliano Renzo Lusetti è "sorpreso da questo repentino cambio di linea", e anche in ambienti degli ex Popolari vicini a Marini e Fioroni la novità non è stata accolta con un sorriso. Tutt'altro. Tra le componenti (qualcuno le chiama già correnti) del Pd che arrivano dalla Margherita, in tanti nasce il sospetto che Veltroni voglia arrivare dritto al referendum o alle elezioni anticipate. Idea che si è fatta strada anche nel centrodestra (dove solo An si schiera per il presidenzialismo alla francese). In particolare, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini è convinto che gli uomini del sindaco di Roma "puntino a sabotare le riforme" proprio per arrivare al referendum. Sempre Soro prova a calmare le acque dicendo che "non c'é nessuno, e men che meno Veltroni e Franceschini, che lavora per fare cadere il governo Prodi".

    Il premier tiene un profilo basso e rientrando dalle vacanze dice che il problema sarà affrontato in seguito. Sarà cioé il piatto forte della seconda parte della verifica, dopo che saranno stati esaminati con le parti sociali e con i partiti dell'Unione i temi dei salari e delle tasse. Scontato ormai il rinvio del vertice del 10 gennaio, Prodi e i suoi più stretti collaboratori (alcuni dei quali mostrano un certo fastidio per la polemica sollevata da Franceschini) puntano a non parlare di riforme e legge elettorale se non dopo la decisione della Consulta sui referendum Guzzetta-Segni, attesa tra il 16 e il 18 gennaio.

    Nel frattempo, per evitare lacerazioni nell'Unione e nel Pd, la soluzione più indolore potrebbe essere quella di fermare le macchine e ripartire dalla 'bozza Bianco', all'esame della commissione Affari costituzionali del Senato. "Lì si sta discutendo - ricorda infatti Anna Finocchiaro - e se in quella sede non si trovasse una maggioranza su un testo base, tramonterebbe definitivamente la possibilità di portare a compimento una riforma condivisa e il referendum diventerebbe inevitabile". La capogruppo del Pd a Palazzo Madama chiede allora l'impegno di tutti per "evitare che questo paziente lavoro di consultazione dei gruppi parlamentari e delle forze politiche, condotto da Veltroni prima e continuato in Parlamento poi, vada interrotto o perduto".

    http://ansa.it/opencms/export/site/v..._16214611.html

 

 

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