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Discussione: Appello per ISRAELE

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    Predefinito Appello per ISRAELE

    Il vero nemico di Israele
    Oggi è lo Stato ebraico a correre ogni rischio, domani sarà l'Europa

    La politica cambia velocemente in Israele. Perché qui il tempo non dà tregua. Gerusalemme, ad esempio, sembra avviata a ritrovare un antico splendore. La città si espande in ogni direzione, come si vede dalle gru che svettano sopra i nuovi edifici in costruzione. E il turismo è tornato ad avere cifre significative. E' la nuova linea difensiva, che è riuscita ad avere un'incidenza positiva sulla vita della città. E il fatto che prosperi Gerusalemme è una speranza per il futuro di Israele.



    E' lontana la guerra in Libano dell'estate scorsa; e, dopo l'azione dell'aeronautica israeliana sulla Striscia di Gaza, sembrano improvvisamente lontani anche i razzi che pure piovono su Sderot. Ciò significa che il governo Olmert ha ripreso una navigazione di nuovo salda, nonostante i malumori che serpeggiano in Kadima. Un segno di benessere, perché il partito creato da Sharon, capace di scuotere il Likud e mettere in crisi i laburisti, tanto da vincere subito le elezioni, appare in grado di esprimere comunque una leadership potenziale, tale da affermarsi di nuovo nella prossima competizione elettorale.

    Kadima sembra poter offrire una ricetta di stabilità allo Stato ebraico, consentendogli di concentrarsi sui principali problemi che lo affliggono, cioè le minacce all'esterno. Hamas ed Hezbollah, certamente, che però, per quanto possano, non rappresentano più una autentica minaccia. Hamas ha pur sempre spaccato in due il movimento palestinese, mentre Hezbollah continua a rimanere un elemento di destabilizzazione in Libano. Il vero cono d'ombra è oggi proiettato dall'Iran, dalle parole che provengono dal suo presidente e, più che dalle parole - in Israele c'è pur sempre libertà d'opinione - dall'ipotesi di un progetto a medio termine di arricchimento dell'uranio.

    Come si sa, qui non hanno preso in grande considerazione il rapporto della Cia sulle intenzioni dell'Iran: restano convinti che il paese dei Mullah possa davvero in futuro colpire. Per cui, come siamo già stati abituati a vedere negli anni, ecco che il giovane, giovanissimo israeliano, accanto alla Torah tiene ben carico il fucile.

    Purtroppo, in una ipotesi sciagurata come quella della bomba atomica iraniana, di un nuovo sterminio, il coraggio dei ragazzi di Tzahal non basta. Bisogna che l'America sia pronta, e con lei l'Europa. Non si può correre il rischio dell'equidistanza tra Israele e i suoi nemici.

    E' vero che, sotto questo fronte, forse oggi Israele ha nuovi amici: la Francia di Sarkozy e la Germania della Merkel sono molto diverse dai medesimi Paesi di Chirac e di Schroeder. E l'Italia non è stata capace di mantenere i medesimi rapporti con lo stato ebraico avuti durante il governo Berlusconi, ma non disperiamo.

    Il Pri si attiverà con tutte le sue forze per promuovere in Italia e nella Ue le istanze fondamentali per la difesa dello Stato di Israele: perché soltanto attraverso la difesa dell'unica democrazia del Medioriente possiamo essere sicuri di poter difendere domani anche l'Europa. Badate bene: la nostra autentica preoccupazione non è per Israele, che sa il fatto suo, lo ha dimostrato e continuerà a dimostrarlo. La nostra autentica preoccupazione, piuttosto, è per la capacità dell'Europa di fronteggiare la minaccia oggi rivolta ad Israele, domani al nostro continente.

    di Riccardo Bruno
    Israele, 19 dicembre 2007

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4588

  2. #2
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    Le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che Israele ignora
    Roma 12 maggio 2005

    1) 1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951)
    Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita' decise dalla Commissione stessa.



    2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953)
    Il CS ritiene che l'azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15 ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU); esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.

    3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)

    Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane e' stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

    4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)

    Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell'Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l'attacco dell'11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.
    5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)
    Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme.

    6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)

    Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.

    7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)

    Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.

    8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)

    Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.
    9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)
    Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.
    10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)
    Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.
    11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)
    Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.

    12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)

    Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.
    13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)
    Il CS dichiara non valido l'atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.
    14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.
    15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)
    Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell'ONU che verifichi lo stato di occupazione.
    16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)
    Il CS condanna Israele per l'attacco all'aeroporto di Beirut.
    17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)
    Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.
    18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)
    Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.
    19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)
    Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.
    20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)
    Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell'ONU su Gerusalemme.
    21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)
    Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.
    22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.
    23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)
    Il Cs chiede l'immediato ritiro israeliano dal Libano.
    24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)
    Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.
    25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)
    Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.
    26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)
    Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.
    27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)
    Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano.
    28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)
    Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.
    29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)
    Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.
    30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.
    31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)
    Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.
    32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)
    Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.
    33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)
    Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell'ONU.
    34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)
    Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.
    35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)
    Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.
    36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)
    Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.
    37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)
    Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele.
    38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)
    Il CS deplora con forza l'intervento militare israeliano in Libano.
    39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)
    Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.
    40) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980)
    Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell'ordine di non deportare Palestinesi.
    41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)
    Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.
    42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)
    Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.
    43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)
    Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua "Legge Fondamentale".
    44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)
    Il CS formula l'imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.
    45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)
    Il CS condanna con forza Israele per l'attacco alle strutture nucleari dell'Iraq.
    46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)
    Il CS dichiara nulla l'annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.
    47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)
    Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.
    48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)
    Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.
    49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)
    Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.
    50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)
    Il CS chiede che Israele tolga l'assedio a Beirut e consenta l'entrata di rifornimenti alimentari.

    51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)

    Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell'ONU e chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.
    52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)
    Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell'ONU in Libano.
    53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)
    Il CS condanna l'attacco israeliano a Beirut Ovest.
    54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 1985)
    Il Cs condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l'attacco al quartier generale dell'OLP.
    55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)
    Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi.
    56) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986)
    Il CS deplora con forza l'uccisione di studenti palestinesi dell'Università' di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.
    57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)
    Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano i diritti umani dei Palestinesi.
    58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)
    Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.
    59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)
    Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l'ONU e deportato civili palestinesi.
    60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)
    Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.
    61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)
    Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.
    62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)
    Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio della Montagna.
    63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)
    Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l'Onu.
    64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)
    Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.
    65) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991)
    Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.
    66) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992)
    Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.
    67) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)
    Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.
    68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)
    Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.
    69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)
    Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.
    70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)
    Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.
    71) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)
    Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin, alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l'Agenzia dell'ONU per l'Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).
    72) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)
    Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000.


    http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid= 959



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    Gerusalemme nel cuore/Parla Anav presidente della Comunità ebraica italiana in Israele
    La speranza della pace, la quotidianità della guerra

    di Riccardo Bruno

    Vito Anav è il presidente della comunità ebraica italiana in Israele. Ha 48 anni, "romano de Roma", la stazza di uno che da ragazzo è stato nelle unità combattenti di Tzahal. Mantiene ancora la vitalità di un paracadutista in battaglia: accompagna la delegazione del Pri dal primo momento che è sbarcata all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv e ci mette alla frusta per tutto il soggiorno. Il suo eloquio è interminabile, conosce il territorio israeliano come il palmo della sua mano e ogni tanto non trattiene un "ammazza" ed un "ahò", retaggio di una infanzia romana che non si è perduta del tutto.
    "Per anni ho cercato di strapparmi la pelle di dosso per essere solamente un israeliano, poi un giorno ho capito che essere italiano non comporta nessuna contraddizione con lo stato religioso e nazionale che viviamo. Anzi, semmai lo completa e lo arricchisce"


    E così che è iniziata la tua attività all'interno della comunità?

    Sì, nel senso che il tempio della comunità italiana ebraica di Gerusalemme era quello che frequentavo anche perché era nel mio quartiere. (Vito ne è orgogliosissimo e te lo fa girare in ogni angolo per mostrartelo). E' del 500. Non era in queste condizioni ottimali trent'anni fa. Lo dobbiamo alla dedizione degli amici della comunità. Con olio di gomito e tanti sacrifici sono riusciti a rimetterlo a posto. Guarda che splendore! Mogano, broccati, intarsi. Una biblioteca che è una delle più preziose in tutto il mondo ebraico.

    Ma a parte vantarsi della propria bellezza, quali funzioni svolge la comunità?

    (Vito finge solo per un attimo di impermalosirsi) A parte quello di accompagnarvi per tutto il vostro percorso in lungo ed in largo e di mantenere i contatti con la comunità ebraica italiana e tutte le nostre delegazioni che arrivano in Israele, noi svolgiamo una funzione che bisogna considerare molto importante, e cioè quella di "pontiere".

    Cioè?

    Significa che la nostra comunità non accetta la divaricazione che si sta creando nell'ebraismo, fra laici e ortodossi. I due campi si radicalizzano e noi svolgiamo una mediazione. L'ebraismo italiano, con la sua lunga tradizione di ortodossia da un lato, ed apertura umanistica dall'altro, può svolgere e svolge la funzione di ponte tra gli Ebrei Laici e gli Ebrei ortodossi, accettandoli entrambi, e cercando di coinvolgere entrambi. Cerchiamo i punti comuni e non le differenze.

    Quindi c'è una preoccupazione alla base di questo vostro ruolo?

    Sì, perché capita che, se un ortodosso rispetta il digiuno del kippur, un laico si metta a cucinargli la carne sul terrazzo di fronte alla sua abitazione. E a sua volta può avvenire che la parti si invertano. Non ci possiamo permettere provocazioni nel nostro campo, non siamo nelle condizioni di alimentare divisioni. Israele è sempre minacciata e la sicurezza militare non è sufficiente. Occorre che il popolo sia unito.

    Siamo stati a Sderot, lì certo l'impressione è che il processo di pace sia piuttosto lontano.

    Hai visto come si vive a Sderot, no? Qualche anno fa i missili avevano una testata di un chilo e mezzo. E che volete che sia, ci dicevano. Oggi sono già di dieci chili. Il raggio dei qassam era di pochi chilometri, oggi supera i diciotto. A volte non ci si ricorda come Israele sia un paese piccolo, poco più della nostra Sicilia. Ci vuole poco per sentirsi presi in trappola.

    Ma secondo te è una sensazione dominante della popolazione?

    (Vito non mi risponde, guarda il suo grosso orologio militare e mi dice): Sbrigati, che dobbiamo andare al museo dell'Olocausto e siamo già in ritardo. Butta via quel panino, perdinci, stai sempre a mangiare! (Per la verità è il primo boccone di cibo dalle sei del mattino alle 15 e nemmeno l'ho finito tutto, ma non importa. Yad Vashem fa uno strano effetto. Arriviamo che siamo affiancati da un plotone dell'esercito. Entriamo e ne troviamo un altro. Cento metri ed eccone almeno altri due. Ci saranno almeno tre reggimenti).

    Sono dei ragazzini!

    Sì e fra tre mesi saranno in grado di essere impegnati in guerra e mostrarsi dei soldati eccellenti. Sono già tutti pratici della morte. Tre anni fa un amico di mio figlio di dodici anni è saltato su un bus. Ed io ero desolato anche per il mio ragazzo che aveva perso il suo compagno di giochi preferito. Quando siamo andati al funerale, mi ha detto semplicemente: non ti preoccupare, succede. Ecco, ora questi soldati hanno solo qualche anno più di mio figlio e pure la stessa esperienza. Combatteranno, se occorre, e si faranno onore perché sanno che o si muore combattendo o si viene ammazzati come cani, come ad Auschwitz, a Buchenwald. Guarda le scarpe. (Vito indica sotto una teca di vetro migliaia di scarpe annerite seppellite nel pavimento del museo, quello che resta delle vittime dei forni crematori). Meglio morire battendosi, no?

    Ma alla pace non ci credi?

    A chiunque piacerebbe credere alla pace, è ovvio. Ma quando apri il telegiornale e oramai hai fatto il callo ad Hamas, ai missili lanciati su Sderot, al conflitto libanese - che non è affatto finito, vedrete - e ti senti il presidente iraniano che dice che Israele deve essere cancellata dalle mappe, beh, senti, puoi credere alla pace finché ti pare, ma dammi retta, preparati lo stesso alla guerra. Le culture sono diverse, l'atteggiamento ed il rispetto per la vita umana è differente. La pace in Medioriente. si ottiene solo da una posizione di forza e di sicurezza da parte di Israele.

    tratto da http://www.pri.it/20%20Dicembre%2020...emmeInterv.htm

  4. #4
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    Kadima e il Pri
    I primi incontri ufficiali avvenuti alla Knesset


    Kadima ha solo due anni di vita. Ha perso di fatto il contributo del suo principale ideatore, Ariel Sharon, caduto in coma cerebrale poco prima di poter vedere spiccare il volo alla sua creatura. Ha trovato una leadership messa a dura prova dall'azione militare in Libano e tuttora contestata all'interno del governo e dello stesso partito. In parallelo anche il Pri sembrava destinato ad esaurirsi, ma si è visto che invece ebbe una nuova fioritura. E Yoel Hasson, responsabile dell'ufficio internazionale e numero due del partito, non si preoccupa minimamente per il futuro della formazione, che pure potrebbe rivelare qualche incrinatura. Yoel Hasson è il primo esponente di Kadima ad incontrare la segreteria nazionale del Pri a Gerusalemme e ad inaugurare quello che contiamo di far diventare un rapporto politico solido e fruttifero fra due partiti che, nonostante le differenze ambientali, si assomigliano e - si è subito capito - anche si intendono. La società israeliana nelle sue condizioni particolarissime è tra le più dinamiche e soggette ai mutamenti. E' difficile perfino che lo stesso corpo elettorale riesca a confermare il suo voto per un partito politico per più di due tornate. Israele ha colto prima di ogni altro paese occidentale ed orientale il senso del tracollo ideologico avvenuto alla fine degli anni '80. E ha cercato soluzioni diverse, utili a fronteggiare quello che poi è il principale problema dello Stato ebraico, la sicurezza dei suoi confini.

    Il Likud ed il Partito laburista, nella loro contrapposizione storica, non sembravano più in grado di cercare una strada percorribile per Israele. I laburisti, perché troppo disponibili ad ottenere la pace con il mondo arabo, il Likud, perché ossessionato dalla necessità di non rinunciare ai territori conquistati. Entrambi avevano fallito, Barak prima, Netanyahu poi. L'opinione pubblica israeliana, di fronte agli attentati suicidi, all'arenarsi della trattativa con i palestinesi, era come smarrita e scossa. Qui l'intuizione di Sharon di un nuovo partito, componendo le istanze laburiste e conservatrici che erano disposte ad una linea pragmatica, e dunque isolando le posizione più radicali. Per cui, ecco il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza, a costo di scontrarsi violentemente, come si è verificato, per l'appunto, con i settler, e quasi contemporaneamente l'edificazione della barriera difensiva.

    Due mosse azzeccate perché, anche se è vero che ora i territori della striscia di Gaza restituiti consentono nuovi attacchi contro Israele da una posizione più avanzata, è anche vero che la comunità internazionale è costretta a prendere atto della buona volontà e della determinazione dello Stato ebraico. Nello stesso tempo la linea difensiva, che ha fatto storcere il naso alla sinistra laburista per la sua vaga memoria con il muro berlinese, è servita a contenere gli attacchi kamikaze. Questo era quello che voleva Sharon quando lanciò il suo progetto ed è quello che, nonostante le difficoltà, si sta realizzando. E che offre un miglioramento sostanziale dei rapporti tra l'Europa ed Israele.

    Sia Hasson che, successivamente, il presidente della Commissione esteri della Knesset Hanegby, hanno sottolineato come dal segretario del Pri Francesco Nucara e dalla sua delegazione abbiano avuto una solidarietà politica con toni che ancora in Europa non si sentono. Ma non disperano: pensano che le cose si stiano muovendo anche se i repubblicani sono i soli, insieme ai radicali, ad avere a cuore le sorti di Israele e lo sviluppo del suo principale partito.

    tratto da http://www.pri.it/21%20Dicembre%202007/PrKadima.htm

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    Tragedia incombente
    Europa e Stati Uniti devono impedire un nuovo Olocausto

    "Scappare non è una soluzione". In poche parole il sindaco di Sderot, la cittadina su cui si sono abbattuti negli ultimi sette anni cinquemila missili qassam e dove quasi tutti i bambini sono affetti da sindromi post-traumatiche, sintetizza la situazione degli israeliani. Che non è sola e non è propria del suo comune, ma appartiene all'intero Stato.



    Se ne ha una conferma visitando il Museo dell'Olocausto. Un monito per l'intero popolo ebraico. Solo difendendosi tutti insieme sarà possibile evitare in futuro un'altra tragedia collettiva. Schiere di giovani soldati - ragazzi e ragazze - sfilano per i corridoi cercando nel drammatico destino dei loro nonni una motivazione per il loro ruolo presente; per capire la ragione che li spinge a sacrificare una parte della loro vita, e qualche volta la vita stessa.

    Questa è la cornice in cui va letta e interpretata la politica dello Stato di Israele. Di un popolo che è passato attraverso le umiliazioni e la barbarie dei campi di sterminio e delle periodiche emarginazioni sociali, che è deciso a difendere fino in fondo la sua sopravvivenza e la sua libertà o a morire combattendo.

    Senza la consapevolezza di questa condizione estrema, tutti i problemi del Medioriente diventano incomprensibili; e di fatto lo sono per molti, troppi europei intenti alla difesa egoistica del loro benessere e pronti a chiudere gli occhi sui drammi della storia.

    Per lo Stato di Israele c'è una tragedia incombente: è l'arma atomica iraniana. In tutti i colloqui, nei contatti informali come in quelli ufficiali, questo punto appare chiaro. Il Presidente della Repubblica islamica dell'Iran può consentirsi tutte le sbruffonate che vuole; l'importante è che il resto del mondo - e l'Occidente in particolare - gli impedisca di mettere in atto le sue minacce, di passare dalle parole ai fatti. E se non dovesse farlo il resto del mondo, se non dovesse provvedere l'Occidente, dovrà pensarci Israele. Perché è in gioco la sua sopravvivenza. La distruzione dei sistemi di difesa forniti alla Siria proprio dall'Iran, di cui si è saputo con molto ritardo, non è che un primo passo di questa strategia.

    Sull'impegno americano non hanno dubbi. Ne hanno, e molti, su quello dell'Europa. Anche se avvertono negli ultimi tempi, soprattutto dopo la vittoria di Sarkozy in Francia, un clima in parte diverso, una maggiore disponibilità a comprendere la reale pericolosità di un Iran con la bomba atomica e ad adottare le misure necessarie per impedirlo. Ed invece su questo problema - che per loro è "il" problema - non riscontrano una adeguata consapevolezza proprio nel governo italiano, al quale attribuiscono almeno in parte le resistenze che tuttora si incontrano in Europa.

    E pure il tempo stringe, non è più il caso di rifugiarsi - come fa il nostro Ministro degli Esteri - dietro i rinvii procedurali. Forse è il caso di ricordare all'onorevole Massimo D'Alema, che per qualche tempo ebbe a civettare anche con la storia e la cultura repubblicana, quanto Ugo La Malfa era solito ripetere: "La libertà dell'Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme".

    di Italico Santoro
    Roma, 20 dicembre 2007

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4592

  6. #6
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