Il vero nemico di Israele
Oggi è lo Stato ebraico a correre ogni rischio, domani sarà l'Europa
La politica cambia velocemente in Israele. Perché qui il tempo non dà tregua. Gerusalemme, ad esempio, sembra avviata a ritrovare un antico splendore. La città si espande in ogni direzione, come si vede dalle gru che svettano sopra i nuovi edifici in costruzione. E il turismo è tornato ad avere cifre significative. E' la nuova linea difensiva, che è riuscita ad avere un'incidenza positiva sulla vita della città. E il fatto che prosperi Gerusalemme è una speranza per il futuro di Israele.
E' lontana la guerra in Libano dell'estate scorsa; e, dopo l'azione dell'aeronautica israeliana sulla Striscia di Gaza, sembrano improvvisamente lontani anche i razzi che pure piovono su Sderot. Ciò significa che il governo Olmert ha ripreso una navigazione di nuovo salda, nonostante i malumori che serpeggiano in Kadima. Un segno di benessere, perché il partito creato da Sharon, capace di scuotere il Likud e mettere in crisi i laburisti, tanto da vincere subito le elezioni, appare in grado di esprimere comunque una leadership potenziale, tale da affermarsi di nuovo nella prossima competizione elettorale.
Kadima sembra poter offrire una ricetta di stabilità allo Stato ebraico, consentendogli di concentrarsi sui principali problemi che lo affliggono, cioè le minacce all'esterno. Hamas ed Hezbollah, certamente, che però, per quanto possano, non rappresentano più una autentica minaccia. Hamas ha pur sempre spaccato in due il movimento palestinese, mentre Hezbollah continua a rimanere un elemento di destabilizzazione in Libano. Il vero cono d'ombra è oggi proiettato dall'Iran, dalle parole che provengono dal suo presidente e, più che dalle parole - in Israele c'è pur sempre libertà d'opinione - dall'ipotesi di un progetto a medio termine di arricchimento dell'uranio.
Come si sa, qui non hanno preso in grande considerazione il rapporto della Cia sulle intenzioni dell'Iran: restano convinti che il paese dei Mullah possa davvero in futuro colpire. Per cui, come siamo già stati abituati a vedere negli anni, ecco che il giovane, giovanissimo israeliano, accanto alla Torah tiene ben carico il fucile.
Purtroppo, in una ipotesi sciagurata come quella della bomba atomica iraniana, di un nuovo sterminio, il coraggio dei ragazzi di Tzahal non basta. Bisogna che l'America sia pronta, e con lei l'Europa. Non si può correre il rischio dell'equidistanza tra Israele e i suoi nemici.
E' vero che, sotto questo fronte, forse oggi Israele ha nuovi amici: la Francia di Sarkozy e la Germania della Merkel sono molto diverse dai medesimi Paesi di Chirac e di Schroeder. E l'Italia non è stata capace di mantenere i medesimi rapporti con lo stato ebraico avuti durante il governo Berlusconi, ma non disperiamo.
Il Pri si attiverà con tutte le sue forze per promuovere in Italia e nella Ue le istanze fondamentali per la difesa dello Stato di Israele: perché soltanto attraverso la difesa dell'unica democrazia del Medioriente possiamo essere sicuri di poter difendere domani anche l'Europa. Badate bene: la nostra autentica preoccupazione non è per Israele, che sa il fatto suo, lo ha dimostrato e continuerà a dimostrarlo. La nostra autentica preoccupazione, piuttosto, è per la capacità dell'Europa di fronteggiare la minaccia oggi rivolta ad Israele, domani al nostro continente.
di Riccardo Bruno
Israele, 19 dicembre 2007
tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4588





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