Viaggio in Italia col Nichi Bus
Stampa questo post sabato 27 marzo 2010 180 - di Mario Desiati - Viaggio in Italia col Nichi Bus
“Resta lui l´unica speranza”. Uno scrittore con gli studenti innamorati del sogno. Non sembrano gli studenti di sinistra che ci si può aspettare, sono ragazzi normali con le loro storie di precariato a comporre questa piccola moltitudine.
Le sei del pomeriggio di fine inverno. Quella è l’ora giusta. Sotto il cielo color argento accanto alle gigantesche pale eoliche si avverte il sapore del ritorno.
È un viadotto a segnare il confine tra la Puglia e la Campania, e in questo viadotto c´è un cartello sbarrato che annuncia l´ingresso nel Tavoliere e la fine della provincia beneventana. È l´ora migliore per goderne il paesaggio, quando c´è il tramonto, con il sole nascosto nei promontori di Lacedonia e Vallata.
Spesso chi torna in Puglia, con quella luce e quel panorama delle colline di Candela sa che è vicino casa. E alle sei del pomeriggio di ieri i pullman carichi di ragazzi che scendono mobilitati dalle Fabbrica di Nichi (ma anche da un forte autonomo spirito di iniziativa) erano proprio lì. Tra l´argento e lo smeraldo delle piccole alture.
Sono circa un centinaio i ragazzi che aspettano gli autobus per la Puglia a mezzogiorno a Roma nei pressi di Piazza Aldo Moro davanti all´Ateno. Una decina i bus che da diverse parti dell´Italia portano il popolo vendoliano. Padova, Torino, Bologna, Toscana, Perugia, Milano. Da ognuna di queste città si è mossa una folla di ragazzi. Tra loro ci sono anche io che ragazzo non sono più da un pezzo, ma che prova una sensazione di sorpresa nell´assistere a chi sale su questi pullman. Sono quasi tutti studenti fuorisede, giovanissimi con appresso i loro grandi trolley, occupano con lo spirito di una gita, e un po´ sotto sotto, anche di una piccola missione i posti dentro il pullman.
Salgo su uno dei “nichibus” che pascolano davanti all´Università La Sapienza di Roma alle dodici e mezzo. Ci sono soprattutto ragazzi salentini, del capo di Leuca, da Corsano, Alessano, Tricase, Gagliano, ma anche brindisini, tarantini, foggiani e ovviamente baresi.
Non sembrano gli studenti di sinistra che ci si può aspettare, non sono neanche il famoso popolo dell´Onda; le cosiddette facce di sinistra hanno spesso una loro connotazione precisa, una noiosa iconografia a cui ci ha abituati pure il cinema e la televisione; a vent´anni ti aspetti, kefiah, bandiere rosse e invece il pullman è pieno di ragazzi che non hanno il physique du role dell´attivista sfegatato, ma sono ragazzi normali con le loro storie di precariato e di lavoro instabile e compongono questa piccola moltitudine di neo votanti. Già neo votanti perché per molti di loro è la prima volta.
Ci sono Luca, Carlo, Roberto, Federica giovanissimi studenti al primo e al secondo anno universitario, studiano quasi tutti Giurisprudenza e coltivano ancora il mito di diventare magistrati, il mestiere più dileggiato del momento; ci sono Giovanna, Barbara, Lucia con le loro storie di decennale precariato. Lucia ha trent´anni con alle spalle due master e un lavoro in cui l´hanno costretta ad aprirsi la partita Iva nonostante l´esclusività del proprio datore e alla faccia di questo strumento di collaborazione che serve solo a rendere più libere le imprese e più precari i lavoratori. Ma non è la sola a raccontare storie simili, in molti c´è un sottile, malcelato desiderio di tornare a casa non semplicemente per votare, ma anche per rimanerci.
Vito, Carla, Marianna sono ragazzi che lavorano nella comunicazione, e poi c´è Sabrina che studia comunicazione, e ancora studenti di medicina, architettura, grafica, giornalismo. Ci sono anche ultras del Lecce e di altre squadre minori, qualcuno con la maglietta in onore di Gabriele Sandri; due file davanti agli ultras c´è un ragazzo che studia scienze politiche e racconta il suo sogno di diventare maresciallo dei carabinieri a conferma di questa evidente eterogeneità in cui è più facile incontrare simboli inattesi e aspirazioni inaspettate.
Stare immersi per sette ore nel clima allegro e goliardico, ma anche di impegno e passatempo fa sembrare più chiaramente la variegatezza di questa generazione, con le sue contraddizioni, ma anche le sue innegabili speranzose vitalità.
Sandri invece di Che guevara, il reggae salentino dei mesagnesi Boom da Bash invece di Ivano Fossati o gli Inti Illimani. Sono forzature, forse, ma servono a raccontare come è largo l´orizzonte di questa gente. È una generazione variopinta e sorprendente, una generazione che si auto organizza, come dimostrano questi autobus dietro i quali ci sono spontanei gruppi di ventenni che non aspirano a una politica partitica e che sembrano lontani una vita da quella che questa iniziativa, sarebbe stata forse, soltanto quindici venti anni fa.
Ed è Vendola che li eccita, li entusiasma talmente tanto da condurre qualcuno a raccontare al microfono del pullman gli aneddoti salienti della campagna elettorale come se fosse il racconto del personaggio di un altro tempo. Ed ecco l´aneddoto dell´anello di Mola, il monile appartenuto alla moglie scomparsa qualche anno prima che un vecchio pescatore regalò al Governatore, un gesto simbolico che si narra come una novella.
Simboli appunto.
Nel 2005 uno dei più clamorosi gesti della campagna elettorale di Nichi Vendola, e che col senno di poi fu tra i più simbolici nella vittoria finale, fu quello di tenere due dei comizi finali a Siena e Bologna, e scortare il treno alla stazione di Bari da Bologna carico di studenti fuorisede.
Sono le venti quando il pullman arriva in centro a Bari a piazza della Prefettura. Ci sono migliaia di persone, molte di loro giovani; sono qui come cronista, ma l´emozione è la stessa di tutte le volte che attraverso il viadotto presso Candela con lo spirito del ritorno. Quando si vedono le pale eoliche che si avvitano sullo sfondo della cortina che taglia l´orizzonte dell´autostrada, ho un nodo e mi viene di pensare a quello che scrisse John Fante: «È la mia gente questa, e io sarò ritornato a loro e all´amore di mia madre».
Mario Desiati
Fonte: Repubblica




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