- Comunicato ricevuto ora via mail -
www.eldraghbloeu.com
COME E’ FINITA LA STORIA DELLA PINETA?
La Regione Lombardia non si muove…a dispetto delle date, la votazione in merito alla conferma o alla bocciatura dei confini del costituendo Parco Naturale è stata rimandata a Febbraio. Ma la nostra campagna è stata accolta in maniera entusiastica da tanti, e i nostri referenti nella VI Commissione Ambiente regionale hanno confermato che migliaia di email sono arrivate al tavolo dei componenti di ogni colore politico della Commissone stessa.
Domà Nunch conferma la propria preoccupazione su come si sta trascinando la vicenda: è passato quasi un anno dalla prima approvazione dei confini in Giunta Regionale, e la decisione della Commissione sarà fondamentale per l’approvazione finale. Ricordiamo che se questi confini non saranno approvati, i territori esclusi saranno sottoposti ai molteplici interessi di speculazione privata. Difatti, dopo le dichiarazioni pubbliche del consigliere regionale di Forza Italia Gianluca Rinaldin, che ha promesso ai Sindaci ampi stralci dai confini proposti, solo il Comune di Carbonate, con una delibera consiliare votata all’unanimità, si è ufficialmente espresso a favore della tutela integrale della Pineta, ponendosi quindi a fianco di Domà Nunch e delle associazioni ambientaliste sia contro i favoritismi di carattere privato, che in opposizione rispetto a quei politici amministratori che sommersamente operano per favorirli.
Politicamente, la vicenda segna ad ogni modo la sconfitta e l’ingessamento del sistema Parchi istituito nel 1983 dalla Regione Lombardia. La Pineta, infatti, è stata Parco Naturale fino al 1996, anno in cui fu rivista negativamente la legislazione regionale. Perché oggi molti amministratori sono contrari alla re-istituzione dello stesso? Forse per motivi a noi sconosciuti che potrebbero agevolare eventuali insediamenti abitativi residenziali anche nelle aree forestali? Forse perché nel 2007 le Amministrazioni, dopo aver consumato in maniera scellerata e in soli 20 anni buona parte del proprio territorio comunale, si sentono ora autorizzate a prevedere nuove espansioni negli ultimi spazi vitali residui?
E ancora: qual è la validità degli Enti Parco se essi sono solo il prodotto della lottizzazione di remunerate sedie da parte dei partiti? Perché i Parchi da noi sono stati sempre sentiti dalla popolazione come un disagio, una limitazione, una fonte di guadagno, un bacino di verde da conservare solo in vista per future cementificazioni o ancora un modo come un altro per sedersi a un Consiglio di Amministrazione? Se lo chiedono anche i volontari delle Guardie Ecologiche che hanno iniziato la loro protesta limitando al minimo la collaborazione con l’Ente Parco Pineta il quale, invece di salvaguardare l’area che gestisce, si è rivelato succube delle pressioni dei politici e dei sindaci.
Domà Nunch rende noto che in caso di ulteriori rischi per il futuro naturale dei boschi d’Insubria sarà costretto ad aderire a forme di protesta ancora più forti in coordinamento con le associazioni e la popolazione locale.
NO ALLA GRANDE MILANO DI CEMENTO
Una nuova ondata di cemento che sta per investire Milano nel 2007, interessando ben il 6% di tutto il territorio comunale. Lo spunto viene da un articolo pubblicato nel dicembre scorso dicembre nel supplemento economico del lunedì del Corriere della Sera. Ma purtroppo è solo un assaggio: il Sindaco Moratti si appresta infatti a varare il nuovo Piano di governo del territorio che prevede ulteriori interventi su un ulteriore 10% del territorio. L'assessore all'Urbanistica, Masseroli giustifica le nuove aree d'espansione: i terreni a demanio militare e di proprietà delle Ferrovie dello stato, dell’ATM, soprattutto in vista degli Europei di Calcio 2012 e dell'Expo 2015. Domà Nunch ritiene che queste iniziative, promosse con la giustificazione di rendere grande Milano in un’ottica internazionale, siano in realtà motivo di ulteriori speculazioni immobiliari e connubi politici che non faranno altro che espandere il cemento di Milano nelle campagne e attuare falsi recuperi delle aree dismesse, che invece di essere riportate alla naturalità, verranno occupate da monumentali centri commerciali e palazzoni (vedasi ciò che è successo a Rogoredo). Non è singolare, fra l’altro, che i beneficiari delle speculazioni edificatorie siano un intreccio di società che, grazie al benestare del Comune e della Regione, stanno occupando con nuove costruzioni le aree lasciate libere dalle dismissioni industriali; e le nuove linee della metropolitana, si viene a sapere, saranno finalizzate alle direttrici determinate dai nuovi cantieri, non certo dalle necessità dei cittadini. Alcuni comitati di cittadini si stanno già opponendo. A chiosa delll'editoriale, posto a corredo del servizio citato, si rassicura la chi teme stravolgimenti a seguito dall'avvicendamento Albertini – Moratti: anche i precedenti indirizzi in campo urbanistico erano frutto dell’influenza della Compagnia delle Opere… ecco il vero elemento di continuità di tutto questo disastro.




Rispondi Citando


