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    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Eric e l'Ordine della Fenice



    “Buenas, soy un cliente, ahora en Identidad anonima. Soy del Principado de Catalunya, i jefe de la organización Exèrcit del Fènix EdF, les pido que traduzcan la web i etiquieten sus productos al catalan, es question de igualdad de derechos. Porfavor respeten a nuestra nacion. Queremos productos en catalan en todo los Países Catalanes. Confío en que estudiaran la respuesta. Espero una respuesta diciendome si, si o si no, si no recibo nada antes del dia 1 de octubre de 2004, me pensaré que passan de mí. Entonces no les pediré otra vez a las buenas , le vendra a pedir que lo traduzcan toda mi organización, i no creo que muy simpáticamente. Espero que hablando no entenderemos, espero respuesta, respetenos porfavor adios.”


    Eric Bentran, nel 2004, è un ragazzo catalano di 14 anni e il 24 settembre decide di inviare tre lettere a tre aziende (Dia Supermarkets, Leche Pascual, Mercadona supermarkets) chiedendo che i loro siti web fossero tradotti anche in catalano e che i prodotti distribuiti e venduti in Catalogna avessero nome ed etichetta in lingua catalana, firmando le mail in modo goliardico come “Exercit del Fènix” da appassionato quale era della saga di Harry Potter (l’Ordine della Fenice per l’appunto, da “Harry Potter and The Order of the Phoenix). Due aziende entrarono direttamente in contatto col ragazzo, ma la terza – la DIA - invece lo denunciò. Motivo? Minacce a sfondo terroristico!

    Il 29 settembre la Guardia Civil iniziò ad investigare ed il 30 settembre la brigata anti-terrorismo della Guardia Civil si presentò alla casa di Eric accusandolo di terrorismo e minacce. Una ventina di poliziotti penetrarono nell’appartamento dove viveva con la famiglia, presero il suo computer, cercarono tutti i suoi libri, pagina per pagina, niente di interessante, ma presero comunque tutto, compresi dischetti e cd. Poi controllarono anche la stanza di suo fratello, cercando nel suo computer se vi fosse qualcosa che si riferisse a Fenix. Il giorno dopo convocarono Eric alla caserma della Guardia Civil di Blanes per la deposizione: l’unica colpa secondo la polizia era quella di essersi firmato con Exercit del Fenix, quando la maggior parte delle persone poteva capire che si trattava di una cosa goliardica, presa appunto dal libro di Harry Potter (oltre che essere l’indirizzo del suo sito web). Per la Guardia Civil, invece, questo faceva sospettare che Eric fosse un membro di una cellula di Al Qaeda! Il capo della Guardia Civil, alla fine della dichiarazione, ebbe modo di dire ad Eric che il “radicalismo” non era una cosa buona, che doveva star lontano da certe cose, mentre la caserma era piena di poster “tutto per il re”, “moriremo per il nostro re”…

    All’1 ottobre, comunque, dopo la dichiarazione, sembrava tutto finito. La sorpresa arrivò quando poco dopo vennero convocati per il 15 dicembre Eric, i suoi genitori e il suo avvocato a Madrid all’Audencia Nacional (l’Alta Corte spagnola) nella sezione minori. Nei tre giorni precedenti la partenza, Eric raccolse nel suo quartiere alcune firme di sostegno; la gente non voleva crederci, non poteva credere che un ragazzo venisse accusato di terrorismo per aver chiesto le etichette in catalano, e in quei pochi giorni raccolse 2000 firme. Il tema uscì così dal paese e divenne di rilevanza maggiore, anche e soprattutto politica: tutti i media cominciarono a parlarne, così come nei circoli per la difesa della lingua, Esquerra Republicana de Catalunya e Iniciativa por Catalunya furono i primi partiti a mostrare supporto e solidarietà ad Eric. All’ingresso della Audencia Nacional, il giorno del “processo”, erano presenti numerosi giornalisti, membri della Plataforma per la Llengua, membri di Jerc (i giovani di Erc), numerosi politici, tra cui Joan Puig, deputato di Erc, e altri di Iniciativa e Ciu.

    Una situazione da film; poliziotti della Guardia Civil che scortavano e controllavano Eric in attesa dell’udienza, quando si alzava si alzavano pure loro, quando si sedeva si sedevano anche loro, quando andava alla toilette lo seguivano anche lì. Joan Puig contattò il ministro della giustizia spagnolo per sottoporgli il caso di Eric e le relative incongruità, sentendosi però rispondere che c’erano altre informazioni che documentavano la pericolosità del ragazzo e quello che aveva fatto. All’udienza, comunque, Eric si trovò davanti al prosecutor presso l’audencia nacional, tale Blanca Rodriguez; questa si presentò col proprio nome e cognome, dicendo che veniva da Burgos e si sentiva molto spagnola. L’udienza si svolse con un interprete per permettere ad Eric di parlare in catalano con il quale si poteva esprimere meglio e farsi tradurre le domande in catalano. La Blanca era la stessa che si occupò del caso di El Chino, un ragazzo implicato nella strage dell’11 marzo, paragonandolo addirittura al caso di Eric; questa gente dovrebbe giudicare i minori in Spagna… Di fronte all’accusa di minacce terroristiche, Eric e il suo avvocato chiesero dieci o undici volte di mostrare queste email e queste minacce altrimenti non avrebbero più dichiarato nulla; dopo aver tergiversato, Blanca Rodriguez disse che comunque sarebbe stato difficile dimostrarlo perché le email erano scritte in catalano e lei il catalano non lo capiva. Al che, Eric fece notare che le email erano state scritte in castigliano e non in catalano, e questo dimostrava che lei non aveva mai letto le email in questione per le quali lo aveva convocato a Madrid… Le email furono poi consegnate da un’assistente alla sempre più nervosa Rodriguez, che le lesse e poi chiese ad Eric se non le trovava minacciose. “No – rispose – forse saranno scritte un po’ male, ma non mi sembra ci siano minacce terroristiche”. Per la Rodriguez, comunque, la conversazione su quello era finita lì.

    Non trovando ovviamente alcuna minaccia terroristica, passarono al contrattacco con un altro escamotage: sul pc di Eric era stata trovata una immagine – scaricata da Google – di una bandiera spagnola in fiamme. Per la Audiencia Nacional bruciare la bandiera era un atto terroristico, ergo Eric era un terrorista; forse che terroristi sono pure quelli di Google? Allora cominciarono a dire ad Eric che la bandiera spagnola era molto bella, era la sua bandiera ora e sempre lo sarebbe stata; la risposta fu “che la bandiera spagnola sia bella o meno questo è discutibile, ma io comunque non la considero come mia bandiera, io ho una sola bandiera ed è la bandiera catalana”. A questo seguì un sermone sulla costituzione, sui valori nazionali, sulla bandiera spagnola, sulla nazionale di calcio spagnola, ecc. e poi si arrivò oltre il limite della violenza psicologia: esigettero che Eric dicesse di essere spagnolo. “Non è vero che sei spagnolo?” “No”. “Dì che sei spagnolo”. “Io so di essere catalano, poi quello che c’è scritto sulla carta d’identità del governo spagnolo per me non significa nulla”. “Dì che sei spagnolo. Lo sai che ti posso mettere dentro per questo?” “Io non sono spagnolo, sono catalano”. “Dì che sei spagnolo o ti chiudo in carcere!”, la minaccia finale. Questo non sotto Franco, ma nel 21° secolo a un ragazzo di 14 anni. “Catalano di nascita, spagnolo per coercizione”, la risposta. Al Prosecutor non piacevano le risposte, voleva un’altra versione, il tutto continuò per quattro ore durante le quali non fu fatta alcuna pausa ed ad Eric non fu offerto nemmeno un bicchiere d’acqua e concesso di andare in bagno. Come dice Victor Alexandre, fu una tortura, non fisica sebbene la si pratichi ancora nel regno spagnolo, ma all’Audencia Nacional si sono un po’ evoluti e optano per quella psicologica. Alla fine di tutto ciò, l’unica cosa che poterono dire ad Eric fu quella che era troppo intelligente. Joan Puig, deputato di Erc: “In Spagna le persone che pensano troppo sono pericolose. Da Franco ad oggi son passati 30 anni, ma è lo stesso”. Alla fine dell’udienza Eric mostrò a Blanca Rodriguez le 2000 firme di sostegno raccolte: “Mi spaventa e non credevo che ci fossero così tante persone che la pensassero come te”, rispose. Quando Eric tornò a casa, le firme erano diventate 13000.

    In gennaio i genitori ed Eric dovettero sottoporsi ad una visita psicologica e psichiatrica, ancora a Madrid, l’ennesima molestia per una famiglia che proveniva dalla Catalogna e doveva perdere ancora due giorni di lavoro o di scuola. Il confronto tra Eric e tre esperti (e l’interprete) durò due ore; la psicologa cominciò a parlare della costituzione, la migliore che potevano avere e che avrebbero avuto. Chiese poi se Eric fosse contento del suo viaggio a Madrid; “è la prima volta che vengo in Spagna ed è tutto molto diverso”. “Come? La tua prima volta in Spagna?” “Sì”. “E allora dove vivi?” “In Catalunya”. Immaginatevi le facce per chi considera la Catalogna o i Paesi Baschi un’appendice, un pezzo dell’unico corpo spagnolo… Per Victor Alexandre, “gli spagnoli non pensano che i catalani parlano catalano per un motivo naturale, per il semplice fatto di essere catalani, ma perché vogliono differenziarsi dal resto della Spagna… allora gli spagnoli parlano spagnolo per differenziarsi dai francesi? Gli spagnoli parlano spagnolo (castigliano) perché sono spagnoli. Bene. I catalani parlano catalano perché noi siamo catalani. È tutto molto semplice”.

    Qualche mese più tardi arrivarono a casa di Eric i risultati dell’esame psicologico: si parlava di un ragazzo violento (!), che lo era perché a casa si parlava in catalano e si guardava tv in catalano, per questo si consigliava un programma anti-violenza. Questo è il 21° secolo, la Spagna attuale. Cosa ne sapranno questi di Madrid e da Madrid dell’ambiente di Lloret e della Catalunya dove vive?

    Nel frattempo, cosa logica, Eric aveva chiesto aiuto al presidente della sua nazione, Pasqual Maragall. E non una volta sola. Più volte. Dopo tutto questo tempo, nessuna risposta. Finchè i governanti catalani abbandonano i loro cittadini e si schierano su posizioni complessate e spagnoliste, per Alexandre, la Catalogna non sarà mai un paese normale e che avrà potere di decidere realmente sul suo futuro.

    Una curiosità: quando Eric e la sua famiglia andarono all’Audencia Nacional a pranzo si recarono in un ristorante, al momento di pagare il padre di Eric diede la carta di credito alla cassa e si sentì rispondere “no, la carta è della Caixa de Catalunya e qui le carte catalane non sono accettate”. Allucinante. Il padre rispose: “Bene, noi paghiamo così. Se non vi va bene, ce ne andiamo”. Alla fine il ristorante, dato che i soldi dei catalani non fanno così schifo, accettò. Proprio di fronte a quel ristorante, sull’altro lato della strada, vi era una sede della Caixa de Catalunya…

    Secondo il legale di Eric, se il caso non fosse diventato di rilevanza politica e certi partiti non si fossero esplicitamente attivati, Eric sarebbe stato condannato ad otto anni di carcere. Una cosa però l’hanno raggiunta: rafforzare i convincimenti e le idee catalaniste in Eric, nella sua famiglia, nella sua comunità. Il primo caso di accusa di terrorismo in Catalogna, il tutto per aver difeso le proprie idee e la propria lingua.

    Vale infine la pena sottolineare che durante la discussione sul nuovo statuto un solo partito, Esquerra Republicana de Catalunya, presentò la proposta per rendere obbligatorie le etichette in catalano per le aziende che producevano e vendevano prodotti in Catalogna. Convergencia i Uniò si astenne, gli altri tutti contrari. Questo è stato il risultato…

    Il caso di Eric è un avvertimento dato dalla Spagna alla società catalana. Se lui fosse stato un adulto, si sarebbe applicata la legge anti-terrorismo, che significa 5 giorni di isolamento nei quali non si esclude la tortura (basti pensare a certe carceri basche), nei quali sei spogliato di qualsiasi diritto: una legge approvata tra gli altri da CIU (Convergencia i Uniò) e tuttora vigente in Spagna. Colpirne uno per educarne cento…

    Prendendo le parole pronunciate dal deputato Joan Puig alle Cortes:


    [SILVIA]“Grazie Eric, per il tuo esempio di onestà e di coraggio per tutte le genti libere”[/SILVIA]


    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Grazie a Lancelot per la segnalazione!



    Il Documentario: Eric i l’Exercit del Fenix











    Circa 45 minuti.


    Il sito della rappresentazione teatrale ispiratasi ai fatti di Eric

    http://www.ericielfenix.cat/index.php


    Il sito di Victor Alexander

    http://www.victoralexandre.cat/index.php

 

 

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