Città del Vaticano (AsiaNews) – I cristiani di Terra Santa sono una realtà esigua, poco più dell’1% della popolazione, senza grande peso politico ed economico, ma “ci siamo e ci saremo”, contando anche sul fatto che le trattative tra Israele e Santa Sede, al momento praticamente arenate sui temi concreti, abbiano una evoluzione positiva. E’ la “difficile” situazione dei cristiani in Terra Santa quale emerge da un incontro di giornalisti con il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa e con mons. Antonio Maria Vegliò, segretario della Congregazione per le Chiese orientali e membro della delegazione che nei giorni scorsi ha partecipato a Gerusalemme alla riunione della Commissione mista. (…)
Padre Pizzaballa ha descritto la situazione dei cristiani parlando di “sofferenza”. Il 60% dei circa 170mila cristiani della zona, ha spiegato, vive in Israele e ed il 99% è di origine arabo-palestinese. Si tratta di realtà molto diverse. In Israele non ci sono situazioni di povertà strutturale, forse si può parlare di forme di discriminazione tra la maggioranza israeliana e la minoranza araba. I cristiani sono per lo più della fascia media della popolazione, sono molto istruiti. In Israele il problema maggiore della comunità cristiana è rimanere uniti, non disperdersi. In questo giocano un ruolo fondamentale le scuole, che in Terra Santa sono ovunque importanti.
La situazione è molto diversa nelle zone dell’Autorità palestinese, come a Betlemme. La paralisi politica palestinese influisce sulla vita economica e sociale, che è al limite del collasso, malgrado quest’anno ci sia stata una netta ripresa del turismo religioso, cresciuto persino rispetto al 2000, e la prospettiva dell’anno prossimo appare analoga. La gente di Betlemme, infatti, andava a lavorare a Gerusalemme: la costruzione del muro e la difficoltà di ottenere il permesso per accedervi, ha mandato in crisi l’economia. Chi può preferisce andarsene: tutte le autorità religiose della Terra Santa ricevono ogni settimana proposte di acquisto di beni immobili fatte da famiglie cristiane che vendono i loro beni.
Ma ci sono anche elementi positivi. Innanzi tutto, “siamo pochi, siamo piccoli, ma ci siamo e ci saremo. La nostra è una comunità molto fiera, convinta. E poi i poveri non possono emigrare, e ci sono tanti poveri”. La Chiesa, ha aggiunto, è “molto presente”. In Terra Santa l’elemento religioso è molto forte, non investe solo la sfera personale e le comunità religiose hanno un ruolo rilevante socialmente, costruiscono case, trovano lavoro, eccetera. (…)
(AsiaNews del 17 dicembre 2007)




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