Alemanno: niente inciuci, Silvio lanci una nuova Cdl
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Tratto da L'Eco di Bergamo del 15 dicembre 2007
Alemanno: niente inciuci, Silvio lanci una nuova Cdl
No all'inciucio sulla legge elettorale tra Pd e Forza Italia, sì a una nuova alleanza del centrodestra con Berlusconi leader ma con un progetto politico chiaro e preciso. Gianni Alemanno, ieri a Bergamo, non vede alternative alla ricomposizione dei dissidi tra Forza Italia e gli alleati: «Il futuro della Cdl – spiega – è obbligatoriamente di alleanza: io non credo che le divisioni di oggi possano diventare permanenti per il semplice motivo che per battere Veltroni, per evitare che il centrosinistra si perpetui, è necessaria l'unità del centrodestra.
Un centrodestra che però non potrà più essere lo stesso.
«Non sarà più lo stesso visto che Berlusconi ha creato un nuovo partito nel quale noi non possiamo entrare perché non vi vediamo né regole interne né contenuti chiari. Ma un nuovo centrodestra ci sarà, l'alleanza andrà ricostruita con Berlusconi e con tutti coloro che alle prossime elezioni si vorranno contrapporre alla sinistra».
Berlusconi potrà ancora essere il leader del nuovo centrodestra?
«Sicuramente sì perché è il leader del partito più grosso e fino a quando sarà così inevitabilmente è lui il leader del centrodestra».
Ma i rapporti di An con Berlusconi e Forza Italia oggi sono cambiati.
«L'alleanza va ricostruita e per farlo Berlusconi deve comprendere che un'azione di governo davvero incisiva deve avere un progetto politico chiaro, definito insieme agli alleati. La nuova alleanza deve permettere di esercitare la leadership sulla base di un programma condiviso e deve risolvere i nodi incontrati nel passato. Questo nel 2001 non è stato fatto preventivamente ed è stato il vero motivo delle difficoltà avute».
Un errore di Berlusconi?
«Non solo di Berlusconi, ma di tutti. Il leader di Forza Italia non deve pensare che le difficoltà incontrate nei cinque anni di governo e che poi ci hanno fatto perdere le elezioni siano da addebitare agli alleati: sono di tutti e tutti ci dobbiamo fare un esame di coscienza».
Cdl divisa ma anche in An ci sono fibrillazioni.
«Il partito ha esaurito la fase di scissione provocata da Storace e si sta preparando a un grande rilancio. In febbraio abbiamo previsto una grande conferenza programmatica per intercettare la voglia di destra diffusa nel Paese. Noi non aderiremo a nessuna cosa bianca o biancoceleste, ma lavoreremo per costruire un partito più grande, più ampio e aggregante per interpretare le nuove tendenze di destra che ci sono in tutta Europa».
C'è voglia di destra in Italia?
«In Italia come in tutta Europa: lo vediamo con il presidente Sarkozy che parla a tutti i francesi ma parte da un'identità di destra. La voglia di destra in Italia si ravvisa sui temi di sicurezza, di sviluppo economico, in una voglia di società in cui ci sia più libertà e identità. Una destra che risponda alle sfide della globalizzazione: la gente ha capito che ci vuole una forte ripresa del valore dell'identità delle persone, della famiglia e dell'identità nazionale».
Con Forza Italia c'è anche lo strappo sulla legge elettorale. Perché An vede in maniera negativa il dialogo tra Pd e Forza Italia?
«Noi non siamo contrari ai dialoghi se servono a costruire delle regole comuni in cui ci si possa ritrovare. Siamo invece contrari agli inciuci se questi sono finalizzati a dare dei vantaggi a grossi partiti che si trovano da una parte e dall'altra degli schieramenti politici. Noi vogliamo un sistema fortemente bipolare, scelto dagli elettori, che non sia una forzatura, un'alterazione della rappresentanza che provochi dei risultati senza che vi sia una scelta consapevole da parte del cittadino. An chiede un premio di maggioranza che premi le coalizioni, invece quello che ci viene proposto è una legge elettorale che premia i partiti grossi senza una logica di coalizione: noi su questo non siamo d'accordo».
Su quali basi si può trovare allora un accordo?
«Un'intesa può esserci su un modello tedesco, con un'alta soglia di sbarramento. La nostra richiesta è quella di avere alleanze dichiarate prima del voto per scegliere non solo il partito ma anche la coalizione, altrimenti si torna alla prima Repubblica che non ha fatto bene al Paese».
Comunque, sulla riforma elettorale le distanze con FI restano forti.
«C'è un contrasto su questo tema come su altri, ma è meglio che i problemi irrisolti emergano subito, che si possano affrontare subito anche in maniera ruvida ma chiara e non tenerseli in pancia e farli poi esplodere nei momenti più critici. Meglio discutere oggi un po' di più ed essere pronti poi ad affrontare le elezioni con le idee chiare».
Con l'Udc le cose vanno meglio.
«Noi siamo sempre stati convinti che l'Udc non sarebbe mai andata dall'altra parte, che i malesseri mostrati da Casini non fossero finalizzati a ripristinare una politica neocentrista. Oggi con l'Udc stiamo recuperando un rapporto che ci porti a costruire un nuovo centrodestra. Ovviamente noi vogliamo uno schieramento più spostato a destra e comunque un progetto preciso che è interesse non solo dell'Udc ma anche della Lega. Un progetto che possa attrarre altri soggetti politici, sia nuovi sia che vengano dal centrosinistra. Alla base del nuovo centrodestra devono esserci programmi e contenuti chiari».
Sul 5 per mille lei ha portato avanti con l'intergruppo parlamentare bipartisan per la sussidarietà una lunga battaglia per rendere strutturale la misura a favore di volontariato, ricerca scientifica e sanitaria.
«Sì e abbiamo ottenuto una vittoria: le misure richieste, tra cui la copertura finanziaria, sono state inserite nei maxiemendamenti alla Finanziaria».
Ma potrebbero saltare se la manovra non venisse approvata.
«Noi non crediamo che il governo caschi sulla Finanziaria, ma a gennaio sarà presentato il conto e questo esecutivo giungerà a termine».
In questi giorni è forte l'allarme prezzi: secondo lei, che è stato ministro dell'Agricoltura, cosa si può fare per fermare i rincari soprattutto dei generi di prima necessità?
«Non bisogna pensare che la dinamica dei prezzi possa essere affidata solo al mercato: è una base ma ci vuole un forte controllo politico sui generi più sensibili. I prezzi dei prodotti alimentari e di prima necessità devono essere controllati, verificati. Bisogna combattere la speculazione su questi prodotti e garantire una sostenibilità di questi prodotti per le famiglie».
L'altro tema al centro dei riflettori in questi giorni la sicurezza sui luoghi di lavoro.
«Noi pensiamo che sia necessario un grande sforzo per lavorare sulla prevenzione e sugli accordi dentro i luoghi di lavoro tra aziende e rappresentanti dei lavoratori. È sbagliata l'idea del governo di unificare l'Inail con l'Inps in un unico grande carrozzone: ci vuole un forte istituto di assicurazione sociale pubblico perché bisogna guidare il mondo dell'impresa verso una piena realizzazione delle leggi sul lavoro. E ci vuole inoltre davvero tolleranza zero nei confronti di tutte quelle imprese che non rispettano i principi della sicurezza».
Rosario Caiazzo




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