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    Predefinito Lettera aperta a Grillo e grillini

    Lettera aperta a Grillo e grillini

    Cari amici di Beppe Grillo,

    non possiamo esimerci dallo scrivervi queste poche righe, proprio ora che le vostre speranze, i vostri temi hanno conosciuto la ribalta. Già, perché porsi in modo netto, come avete fatto voi, in un atteggiamento di opposizione all’attuale sistema politico italiano, comporta spesso la condanna all’esilio e la marginalizzazione dalla vita pubblica del Paese. Invece, guidati intelligentemente dal vostro famoso tribuno, vi siete ritagliati un importante spazio e riuscite a mantenerlo grazie alla convinzione che vi anima e grazie anche a questo sistema ormai decrepito che non aspettava altro che qualche coraggioso capace di scagliare la prima pietra.

    Ora, però, ed è per questo che ci permettiamo di recarvi questo messaggio, ci sono diverse questioni che ci preoccupano; questioni di non poco conto e che riguardano prima fra tutte il destino dei vostri impegni. Riuscirete a mantenere fede alle parole dette, agli obiettivi che vi siete posti? E dopo tante parole così necessarie, riuscirete ad intraprendere la strada adeguata a colpire il cuore delle questioni che avete sollevato?

    Osiamo rivolgerci a voi, perché come avrete capito, è ormai molto tempo che ci interessiamo a molti dei temi da voi affrontati in passato e che continuate ad affrontare oggi: la corruzione, l’economia falsata, la mancanza di rappresentatività, lo stato sociale, gli inganni del sistema finanziario e chi più ne ha più ne metta; alcuni problemi possono essere affrontati separatamente, ma la maggioranza fanno parte di tutto un sistema che tutela se stesso e la propria classe dirigente. Ed è proprio questa la prima critica che vi vogliamo sollevare, secondo noi punto di debolezza che alla lunga vi renderà impotenti e vi risucchierà nella palude dei disonesti: affrontate il sistema politico come se davvero fosse qualcosa di slegato e indipendente dal sistema economico-politico-sociale mondiale, o comunque occidentale/atlantico; lo affrontate come se l’Italia possa essere riformata senza badare agli equilibri ed alle disposizioni giunte da oltre oceano; la verità è che in Italia, come nel resto dell’Europa occidentale, manca la sovranità! Nel nostro Paese sono presenti migliaia di militari americani, giunti per assicurarsi la nostra terra alla fine della seconda guerra mondiale e mai più andati via! Ma non è questione dei soli militari. Il fatto è che i politici che voi attaccate (giustamente) per la loro corruzione ed incapacità, non hanno realmente nessun tipo di potere. Essi sono solo marionette mosse a piacimento dai burattinai internazionali, dagli Stati Uniti, dalle Organizzazioni transnazionali, finanziarie e non, da questi controllate. Come potete pensare di raggiungere i vostri obiettivi andando ad operare sull’effetto della malattia (i nostri parlamentari e tutto il sistema politico italiano) senza invece agire sulla sua causa (il complesso del sistema politico ed economico atlantico)?

    Avete proposto un referendum che andrebbe ad operare inserendo alcune leggi che ritenete necessarie per il buon funzionamento della Repubblica: scelta dei candidati da parte degli elettori, massimo due mandati al parlamento e impossibilità per i pregiudicati di candidarsi. In una situazione di piena sovranità, queste misure possono sicuramente assicurare una più limpida vita parlamentare, essendo volte al tentativo di abbattere la corruzione. Ma crediamo, per diversi motivi, che il vostro sforzo, sebbene valido, sia inutile: intanto perché è molto improbabile (per non dire impossibile) che il referendum riesca a produrre i suoi effetti senza essere affossato o modificato, ma soprattutto perché, come già detto, anche se, per assurdo, le leggi da voi proposte riescano a raggiungere la validità, essendoci una situazione di totale mancanza di sovranità, a ben poco servirebbero e non produrrebbero gli effetti desiderati. A che serve controllare l’accesso alle camere di determinati parlamentari, quando oggi, tutti, dal primo all’ultimo hanno in comune la sottomissione al potere americano? In più entrerebbe in funzione su di voi quel meccanismo da sempre utilizzato per conservare il sistema da eventuali perturbatori dello status quo: riusciranno a farvi credere, in un modo o nell’altro, che i vostri sforzi sono stati vani a causa di un qualche motivo a voi estraneo così che fra decine di anni ancora farete i discorsi di oggi, ancora tenterete di percorrere le stesse strade di oggi, così che avrete sempre la speranza di riuscire a mettere in pratica le vostre idee negli stessi modi, obiettivi che per sempre saranno lì lì per essere raggiunti, ma mai conquistati davvero; è quello che succede da una cinquantina d’anni ai vari gruppi politici e partiti che sperano di cambiare la situazione italiana; ovviamente la speranza è tutta dei militanti, e che dicono oggi quello che dicevano ieri e vengono come ieri mobilitati contro questo o quell’altro pericolo urgente, con l’assicurazione che la prossima legislatura, vedrete (bla, bla, bla).

    Ci auguriamo sinceramente che voi riuscirete a non entrare in questo circolo vizioso, magari facendovi fagocitare dai vari girotondisti (ottimi rappresentanti di eterni insoddisfatti sempre ad attendere la grazia di qualcuno, ma sempre disposti a piegarsi al volere di chi comanda), che stanno già tentando di aggregarvi alle loro chiacchiere, facendovi diventare parte dello status quo che difendono. Un altro tema a noi caro, che affrontate anche voi, è la definitiva perdita di significato delle categorie politiche di sinistra e destra. Non siamo stati noi i primi ad affrontare questo discorso, che era già in auge all’inizio del novecento, quando la differenza fra i vari capi dei gruppi nel Parlamento risiedeva nel solo fatto di difendere gruppi di interessi diversi. Oggi è ancora così, con l’aggiunta che i gruppi di interessi contrapposti, non sono più così contrapposti, anzi spesso e volentieri sono proprio gli stessi. Destra e sinistra, nella vostra polemica, non hanno più senso perché rappresentate da parlamentari corrotti e inefficienti, ma in realtà possiamo assicurarvi, parlando da amici, che semmai è l’inverso: i parlamentari riescono ad essere corrotti ed inefficienti proprio sfruttando le possibilità che gli vengono dal binomio in questione; non ci sono più (se mai ci siano state è da vedere), differenze reali, riguardanti la politica pratica, che potessero identificare destra e sinistra; se notiamo i presupposti ideologici semmai, troviamo differenze di altro tipo, che però non è corretto e onesto identificare come “destra” o “sinistra”.

    Il discorso sarebbe lungo e soprattutto lasciamo ai numerosi studiosi di politica il compito di affrontare la questione più approfonditamente (dall’inizio del 1900 ad oggi saranno migliaia i politologi che hanno fatto notare questa problematica, ovviamente tenuta ai margini da chi ha sempre tratto profitto dalla conservazione del binomio). Il problema risiede nel fatto che non si può affrontare una questione del genere dall’interno delle logiche di cui lo stesso sistema politico bipolare o bipartitico si nutre: alla denuncia dell’inconsistenza delle differenze fra destra e sinistra deve seguire un nuovo approccio pratico e ideologico, una consapevolezza dei propri obiettivi e un realismo legato a doppio filo ad una radicalità (non estremismo) di vedute. Destra e sinistra, così come in Italia, rappresentano la strategia d’azione della liberal-democrazia di marca statunitense anche in tutte le altre nazioni sottoposte alla tutela atlantica; attraverso queste due compagini i grandi poteri riescono a legiferare in ogni campo a proprio piacimento, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, accontentando l’industriale e l’impresa mafiosa; impossibile affrontare la questione prendendo come esempio un Mastella o un qualsiasi altro politico italiano: non possiamo fronteggiare un disegno globale come un fatto esclusivamente nostrano. Ovunque, i partiti politici, quando si rifanno a due o più schieramenti, quando predicano l’alternanza rispondono a logiche mondializzanti di fronte alle quali siamo impotenti se intendiamo agire localmente; i problemi di corruzione, inefficienza e via dicendo che osserviamo sul nostro suolo, sono gli stessi che si osservano in tutti i satelliti della potenza americana o, più moderatamente, negli aderenti al suo sistema internazionale.

    In tutta Europa (e oltre) vengono affrontate le stesse tematiche; in tutta Europa vengono mantenute in vita destra e sinistra (per poi accordarsi al momento di costituire un governo e creare le Grandi Coalizioni che i nostri politici tanto desiderano) proprio perché sono necessarie alla sopravvivenza del sistema. Cari amici di Beppe Grillo, questi sono - a grandi linee - i dubbi che ci attanagliano quando osserviamo e ci rallegriamo delle vostre prese di posizione; come vedete sono questioni piuttosto diverse da quelle che vengono prese in considerazione nei grandi media (per esempio l’accusa di qualunquismo e di antipolitica che noi gireremmo volentieri ai mittenti), ed è forse questo che più di ogni altra cosa dovrebbe farvi un attimo riflettere: gli appartenenti alla casta collaborazionista vi accusano di tutto, ma mai entrano nel merito delle questioni che ponete, questo perché sanno o sperano di potervi, prima o poi, plagiare direttamente o attraverso la partecipazione ai loro teatrini; cominci da subito la vostra battaglia per non perdere la via intrapresa, per rendere la vostra lotta realistica ed efficace. Vi invitiamo a rifletterci su e ci uniamo al vostro grido, mandando a quel paese i nostri parlamentari e soprattutto i loro padroni d’oltreoceano.

    M. Pistilli - Coordinamento Progetto Eurasia

    Fonte: www.cpeurasia.org
    Link: http://www.oppostadirezione.altervista.org/
    Opposta Direzione numero 3 (Novembre 2007)

  2. #2
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    Predefinito Prigionieri di coscienza


    “Nessuno riuscirà mai a sbarrare la strada alla verità e io sono disposto a morire perché essa avanzi”.
    Solzenicyn


    Oggi, chiunque s’opponga seriamente a questo sistema, anche con valide e serie motivazioni, è ipso facto un “prigioniero di coscienza”.

    Questo sistema è talmente repressivo e dittatoriale quanto nessun sistema lo è mai stato, probabilmente, nella storia dell’umanità. Tranne rari ma sempre notevoli casi, la repressione non è fisica, non è giuridica, di norma. E’ una repressione più forte, più radicale. Questa penetra nelle coscienze. Nel mondo chiamato Occidente, in particolare, l’ossessione assegnata alla dimensione meramente economica e terrena del vivere s’è accompagnata, di riflesso, alla fallace, astratta, certezza che qualsiasi altra dimensione sia falsa. Un sognatore, nel migliore dei casi, sarà considerato chi ponga valori spirituali sopra la dimensione economica come prassi legittima di vita e di morte. Un “folle” pericoloso, un terrorista, è invece bollato nel peggiore dei casi.
    La vita, in Occidente, è una prigione nella coscienza.
    Non solo per coloro che avrebbero delle prospettive rivoluzionarie, ma anche per quanti credono di condurre una vita normale (e si vede sempre di più che normale non è: la follia generale è ormai ovunque trionfante…), la libertà non esiste. Si crede di essere liberi, ma l’invasione della coscienza è tale che quando agiamo molto spesso siamo il riflesso condizionato di agenti esterni di qualsivoglia tipo. Quello che oggi si compie verso la nostra coscienza va chiamato con il suo vero nome: assassinio spirituale.
    La nostra situazione è ben peggiore di quei popoli che sono sottoposti a bombardamenti quotidiani, o sono sotto occupazione militare.
    Tutto ciò ci venne già riservato fino al 1945. Poi, dopo la sconfitta della nostra Nazione e la perdita della libertà, siamo entrati sotto una forma, per certi versi, ancora più violenta e radicale, più perniciosa di occupazione: un’occupazione spirituale.
    L’Occidente, il modello globale di radice angloamericana che si è affermato, propone come valori degni di vita quelli di un universalismo (opposto alla vera universalità…) razionalista e meccanico sorretto da una logica sotterranea, che lascia ben poco scampo all’uomo attuale, inebetito dai continui bombardamenti psichici richiedenti una sempre maggiore “felicità” di taglio utilitaristico o edonistico.
    E’ una “felicità” però che non viene mai raggiunta: è dunque una felicità illusoria. Impossibile trovare fuori di noi, ciò che in potenza avremmo dentro. Impossibile certamente che la deificazione dell’oggetto (sia anche l’ultima innovazione tecnologica) possa condurre alla vera felicità interiore.
    Felicità, piacere, comodità, successo, accumulazione di beni materiali: questi in sostanza i valori secolarizzati che ad ognuno questo modello si sente in dovere di fornire. Il modello è: rifiutare il sacrificio, rifiutare la “passione”, rifiutare la morte. Questo modello è forse il più radicalmente anti-cristiano comparso nella storia.
    Tanto l’esempio del Redentore (così poco recuperato dalla stessa Chiesa romana, peraltro…capace di mobilitare, come avviene in questi giorni a Loreto, migliaia di persone per usarle poi politicamente, ma incapace di fornire un serio indirizzo spirituale che superi il tragico materialismo contemporaneo) era fondato sulla volontà assoluta, totale di affrontare il sacrificio più alto, la Morte stessa, per avere ragione su questa, per annientarla, tanto il modello attuale celebra in qualsiasi modo la negazione della bellezza divina del sacrificio. Questo modello celebra un culto demoniaco del piacere che abbatte la forza umana.
    La medicina, la scienza, l’intellettualità possono dirci varie cose sulla vita e la morte, ma la vera spiritualità ancor più; essa infatti conosce anche l’esperienza della Resurrezione, come trionfo sulla morte. A tutti noi, alla vita di ogni popolo, potrebbero essere applicate le parole di Paolo (I, Cor, 15, 21):
    Poiché la morte venne per opera di un uomo,
    anche la resurrezione dei morti avviene per opera di un uomo?
    Oggi, oggi che l’ala devastante della morte è quotidianamente subita senza che né i politici riescano a fermarla, nemmeno un concorso universale di forze mondiali politiche e/o religiose unificate vi riuscirebbe…, un uomo spiritualmente formato potrebbe riuscire nell’impresa disperata. O più individui separatamente presi che uniscano i loro sforzi ascetici….
    Ma quel che è uscito in Occidente, è di contro, un tipo umano “debole”: debole spiritualmente, moralmente. Non fisicamente, poiché la forza fisica vi può essere ma privata della sua sorgente spirituale è monca, è deficiente. Un tipo umano timoroso. Verso l’Alto, verso il divino. Un tipo umano che non osserva quotidianamente la morte. Anzi che la rifugge, la allontana. Un uomo, o una sembianza di uomo, che si preoccupa solo della comodità più placida, del sesso nelle sue devianti manifestazioni alla ricerca di piaceri che anche qui mai, seguendo la via meramente fisiopsichica, si potranno esaurire, della serenità quotidiana assicurata dal lavoro fisso e dal posto caldo cui riposare una volta concluso l’orario lavorativo: e così via… Un tipo umano il quale, allora, inevitabilmente è impreparato a dominare tali forze. Queste forze – quando si presentano – danno spazio frequente, ormai, a quei tristi capitoli di cui la televisione ed i mezzi di comunicazione, con un sottile compiacimento, ci parlano quotidianamente. Sono forze che il razionalismo meccanico dell’Occidente credeva di aver espulso dalla storia umana, almeno il razionalismo dei primi ingenui razionalisti. In realtà, non è così. L’uomo vissuto a diretto contatto con la morte, in una civiltà caratterizzata da valori eroici o spirituali, non avrebbe ceduto a tali forze. In altro modo le avrebbe dominate o placate. Il guerriero, l’eroe, il mistico non è violento. Il contrario, è l’opposto. Il violento dei nostri giorni, viceversa, è il prodotto di queste forze oscure e sotterranee. E’ colui che è dominato e ossessionato da tali forze, non è colui che le domina.
    Oggi, viceversa, siamo tutti potenziali vittime di questa “danza degli orrori” che ha evocato il materialismo primitivo (ogni materialismo è una forma di primitivismo, che non è chiaramente l' arcaicità primordiale….). Siamo già morti, ancor prima di morire fisicamente. Siamo stati assassinati spiritualmente.



    Liberazione. Dall’Occidente


    “Ecco, tutta la mia vita è qui: la terra patria, ascolto soltanto il suo dolore, scrivo soltanto di lei”
    Solzenicyn


    In questo campo di concentramento spirituale nel quale viviamo, o meglio crediamo di vivere, al fondo della vita, in punto di morte solitamente, vediamo quello che dovremmo vedere in vita: la morte, o il Dio incarnato, crocifisso, vincitore della morte.

    Coloro per cui la vita non ha altro scopo che la felicità o il piacere che respinge il divino e la morte, questi sprofonderanno alla prima tempesta. La decadenza ha raggiunto delle proporzioni sconvolgenti, mai raggiunte prima di ora, perché il materialismo e la secolarizzazione hanno stravolto le coscienze a tal punto da renderle segretamente felici solo nella sottomissione sotterranea ed incosciente alle forze della notte. Il rifiuto del mistero della morte conduce l’umanità attuale ad un vero e proprio cancro spirituale. Ad un mondo chiuso, ad un ingenuo istantaneismo; il nulla ci attanaglia di continuo, anche se per assurdo la scienza riuscisse a darci un giorno una specie di “a-mortalità”, la morte rimarrebbe tra noi e con noi come uno stato di scissione e di fallimento: il fallimento di raggiungere la vera eternità. Ecco perché le società occidentali, per dimenticare il mistero della morte, si sbarazzano con grande rapidità dei morti.
    Negli USA, in Inghilterra, in Germania, nel Nord-Europa, appena spirato, il cadavere è portato via, non lo si scorgerà più che un’ultima volta, in una breve cerimonia mondana, dopo che sarà truccato, preparato in una maniera tale che non si noterà che si tratta di un morto. Come fa dire Solzenicyn ad un suo personaggio in “Divisione Cancro”:
    L’uomo moderno è impotente di fronte alla morte, non ha armi per affrontarla.
    Ma il mistero della morte è strettamente connesso alla forza spirituale cosmica dell’Amore, che etimologicamente indica proprio la vittoria sulla morte.
    L’Occidente ha inteso il modello della famiglia come luogo di frustrazione e negazione dell’Amore.
    E d’altronde, l’uomo della nostra società non è capace di amare. Ama in modo egoistico, materialistico, finalizzato al mero rapporto corporeo o avendo sempre il soddisfacimento psichico o fisiologico, nelle loro molteplici manifestazioni, al centro della sua relazione.
    Liberazione, dunque.
    Oggi, è evidente: liberazione significa anzitutto liberazione spirituale. Riproporre modelli politici o economici credendo che il segreto sia nel programma esatto è completamente illusorio.
    Uno dei motivi per cui tutti i movimenti neofascisti del dopoguerra in fondo hanno fallito ed in quasi tutti i casi senza nemmeno l’onore delle armi (c'è un'unica parentesi...nota e chiara per chi vuol vedere...), è che non vi erano più quegli Uomini che hanno condotto o che hanno militato durante l’esperienza fascista. Non vi sono più. Quel tipo umano non c’è più. E nella “Dottrina del Fascismo” è scritto chiaramente che lo spiritualismo fascista, profondamente antimaterialista, antideterminista, antifatalista e per molti versi anche antipolitico, mette l’Uomo al centro di tutto. Mette la volontà. Come forza eroica e spirituale veramente umana. I fascisti, sempre dal medesimo testo, si riconobbero all’inizio poiché sapevano morire. Deve far riflettere! Non programmi. L’ideale era che sapevano morire. Più una società mistico-religiosa che un gruppuscolo politico. Il fascismo, nei suoi migliori esponenti, portò come esempio storico un Uomo che affondava la sua dimensione nell’eternità del mito, nell’educazione alla morte, nel culto quotidianamente sperimentato e vissuto della mistica e della spiritualità. Nettamente opposto, il suo modello fu quindi al tipo umano del razionalismo meccanico occidentale. Più Uomini, migliaia di Uomini furono in tal senso orientati. Fu la Vittoria rivoluzionaria, a parte la sconfitta storica.
    Liberazione dunque oggi è rifondare l’Uomo. E’ far risorgere l’Uomo.
    Inutile proporre programmi.
    Inutile fondare movimenti.
    Inutile vedere nella risoluzione politica la possibilità di vittoria.
    Un esiguo, pur minuscolo numero di Uomini formati effettivamente nei valori sacrificali cui sopra si faceva riferimento potrebbe trasformare la situazione drammatica in cui versiamo.
    Bisogna ricordare che ad ogni svolta della storia, quale che fosse la meta proposta all’umanità, la vittoria della cristianità o la Marcia su Roma – le decisioni sono state sempre nelle mani degli uomini e sono dipese dalla loro volontà.
    Oggi si potrebbe essere vicini ad una svolta storica, ma mancano gli uomini. Ci sarà tempo per i programmi, per i proclami, per le pubbliche manifestazioni. Ma il tempo stringe per l’adunata fondamentale, prioritaria ed irrinunciabile per creare i presupposti di una liberazione nazionale e spirituale dall’Occidente. Ci servono Uomini. Formati in senso mistico e sacrificale. Uomini pazienti, rigorosi, che sappiano agire senza fretta ma senza tregua. Che siano pronti alla rinuncia, alla continua sconfitta. E’ lo spirito eterno della nostra patria ad attenderli. Uomini. Pronti al sacrificio appunto. Solo a questo.




    "Centro studi Franco Colombo" Enclave mediterranea!
    Un comune agire per il bene del popolo e della patria LONTANO da simboli e da magnacci che agiscono solo per tornaconto personale ed elettorale". http://www.francocolombo.ilcannocchiale.it/

 

 

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