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    Predefinito Si dal tribunale di Cagliari alla diagnosi preimpianto

    Fecondazione, diagnosi preimpianto:
    sì dal tribunale di Cagliari

    CAGLIARI (24 settembre) - Una sentenza del tribunale di Cagliari legittima la diagnosi preimpianto. A farne richiesta era stata una donna portatrice di talassemia per verificare lo stato dell'embrione prima di procedere con le tecniche di fecondazione in vitro. «E' una sentenza che apre finalmente una finestra sulla legge 40 sulla fecondazione assistita che era stata chiusa dal ministro Sirchia», ha commentato la senatrice dell'Ulivo Vittoria Franco, presidente della commissione Cultura e coordinatrice nazionale delle donne Ds.

    «La diagnosi preimpianto non è formalmente vietata dalla legge 40 - spiega Vittoria Franco - ma ciò che è negato è l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle coppie che siano portatrici di malattie ereditarie, ma non affette da sterilità. Si tratta di una norma che abbiamo giudicato incostituzionale fin dalla discussione della legge in Parlamento».

    «Ora questa sentenza - continua la senatrice dell'Ulivo - apre la strada ad una modifica della legge 40 per consentire anche alle coppie portatrici di malattie ereditarie di ricorrere alla procreazione assistita, consentendo la diagnosi preimpianto e quindi l'impianto di embrioni sani. Sto lavorando a un disegno di legge di correzione in tal senso che mi impegno a presentare nelle prossime settimane».

    La vicenda sulla quale si è pronunciato il Tribunale di Cagliari a favore della diagnosi preimpianto era cominciata il 16 luglio del 2005 allorché lo stesso Tribunale (Donatella Satta, giudice civile, sezione di famiglia) aveva disposto la trasmissione alla Corte costituzionale degli atti sul contenzioso tra due coniugi sardi e la Asl 8 di Cagliari, ritenendo «rilevante e non manifestamente infondata» la questione di legittimità dell'articolo 13 della legge 19 febbraio 2004, n° 40, in relazione agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione.
    La donna portatrice sana di beta-talassemia si era rivolta al giudice dopo che l'Asl cagliaritana si era rifiutata di sottoporla a una diagnosi pre-impianto per un intervento di procreazione medicalmente assistita, procedura vietata dall'attuale legge. L'avvocato Luigi Concas, difensore della donna, aveva motivato la richiesta con richiami a precedenti pronunce della Consulta e casi di giurisprudenza, sottolineando la«irragionevolezza» della mancata possibilità «che una donna possa essere sottoposta a esame di pre-impianto quando, come nel caso in questione, è messa a rischio la salute della gestante e del nascituro». Il 12 luglio, sempre del 2005, anche la Procura della Repubblica aveva inviato una memoria al Tribunale, chiedendo al giudice di obbligare la Asl ad eseguire la diagnosi prenatale pre-impianto per l'embrione che sarà trasferito in un utero. Il 24 ottobre 2006 la Corte costituzionale aveva, però, respinto la richiesta, dichiarando inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 13 della legge sulla fecondazione assistita che vieta la diagnosi pre-impianto sugli embrioni. Ora, lo stesso Tribunale, sulla base di una «interpretazione costituzionalmente orientata» della legge 40, come ha spiegato lo stesso Concas, ha ordinato all'Istituto ospedaliero interessato di eseguire la diagnosi preimpianto.
    http://www.ilmessaggero.it/articolo....=HOME_INITALIA

  2. #2
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    Come sempre, le cose migliori accadono...fuori dall'Italia!

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    Citazione Originariamente Scritto da Carmelo C. Visualizza Messaggio
    Come sempre, le cose migliori accadono...fuori dall'Italia!
    E già, succede in…Sardegna.
    Sottolineiamo anche , che ad emettere l’ ordinanza alla nei confronti dell’istituto ospedaliero è un giudice donna, la dott. Donatella Satta.
    Altre volte ho avuto modo di esprimere il mio parere sulla legge 40, ritengo che oltre che ingiusta, sia la più IPOCRITA delle leggi vigenti.
    In Italia alle donne è concesso abortire, ma non fare delle analisi pre-impianto per l’embrione !

  4. #4
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    L'Italia nacque come estensione del Regno Sardo-Piemontese, e diventò dopo i Patti Lateranensi il nuovo Stato della Chiesa.

  5. #5
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    Fecondazione, la Cei contro i giudici: malati in nome della legge

    «Pensavo che i tribunali applicassero le leggi». È un vero e proprio attacco alla magistratura, quello lanciato dal segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori contro il giudice di Cagliari che ha convalidato la diagnosi pre-impianto sugli ovuli di una donna sarda portatrice di talassemia. «Un giudice non può emettere un giudizio che smentisce la legge e la Consulta», ha ribadito Betori, mentre Avvenire, il quotidiano episcopale ha tuonato: «Il tribunale di Cagliari ha ordinato alla Asl e al primario di ginecologia dell'ospedale microcitemico del capoluogo di violare la legge 40».

    La sentenza del tribunale di Cagliari crea un precedente importante perché mette in discussione uno dei capisaldi della legge 40 che vieta esplicitamente la diagnosi pre-impianto: la donna sarda coinvolta nell’inchiesta ha chiesto di poter eseguire la diagnosi pre-impianto prima di procedere con le tecniche di fecondazione in vitro perché portatrice di talassemia. I medici, grazie alla sentenza, potranno così verificare lo stato dell’embrione per accertarsi della possibilità che abbia ereditato la talassemia: solo nell'ipotesi che l'embrione sia sano si procederà quindi all'impianto e alla gravidanza.

    La decisione del giudice ha scatenato un coro di reazioni. Il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontà, tira in ballo il ministro della Giustizia Mastella. Vuole sapere «se per caso il sistema giurisprudenziale italiano sia stato sostituito con il Common Law, con cui si giudica caso per caso e senza codice». Una scelta di «buon senso», invece, per il ministro per il Commercio Internazionale, Emma Bonino che ha spiegato che «quando esiste una tecnologia al servizio di una coppia, è impensabile impedirne l'accesso ai cittadini». Ottima notizia anche la senatrice Vittoria Franco, coordinatrice nazionale delle Donne Ds, secondo la quale la sentenza «apre la strada ad una modifica della legge 40 per consentire anche alle coppie portatrici di malattie eAutoereditarie di ricorrere alla procreazione assistita».

    Nel frattempo, per non veder infrangere il suo desiderio di maternità, la coppia sarda è andata a Istanbul. Lì, in quella Turchia che non riesce a entrare in Europa, la diagnosi pre-impianto l’hanno fatta. Ora, forse, la famiglia potrà allargarsi restando in Italia.

    Autore: Paola Zanca
    Data: 25 settembre 2007
    Home page: http://www.unita.it/
    Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=69153

  6. #6
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    Ancora una volta la Cei interviene sulla legislazione italiana, questa volta lo fa per “ difendere “ la Corte Costituzionale, e condannare il tribunale di Cagliari, dimenticandosi, che non ‘è compito dei vescovi “ difendere o condannare “ le istituzioni Italiane, ma si sa, in loro vi è il convincimento che le leggi le debba fare la CEI e non il parlamento.
    Bisognerebbe ricordare loro, che i giudici non rispondono ( ancora) ai vescovi ma solo al diritto.

  7. #7
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    Predefinito Comunicato della " Associazione SOS Infertilità

    Comunicato dell'Associazione Sos Infertilità:
    Monica Ricci Sargentini e Simona Ravizza, dalle pagine del Corriere della Sera del 7 e dell’8 settembre, sollevano con coraggio una questione molto sentita dalle coppie infertili italiane: quella di come limitare, almeno un pochino, i danni che la Legge 40/2004 in materia di Procreazione Medicalmente Assistita arreca alla salute psicofisica di chi soffre di infertilità.


    Uno di questi danni, dimostrato nero su bianco dai dati diffusi dal Ministro Livia Turco (dati vergognosamente ignorati), è l’aumento delle gravidanze plurime (bigemine e trigemine), dal 22% al 24% e l’aumento degli esiti negativi delle gravidanze (aborti spontanei, morti intrauterine), dal 23% al 26% , fattori dovuti al trasferimento obbligatorio in utero di 3 embrioni nelle donne più giovani e al trasferimento, in generale di embrioni non selezionati.
    Medici e pazienti, soprattutto pazienti di livello socio-culturale superiore, si sono accorti di un possibile “corridoio” esistente tra le pieghe della legge 40: l’impossibilità, da parte del medico, di ricorrere ad un trattamento sanitario obbligatorio trasferendo, contro il suo volere, nell’utero della paziente, 3 embrioni.
    Sono quindi iniziate le pratiche di diffida da parte di alcuni pazienti selezionati, pazienti ad altissimo rischio di gravidanza trigemina (3 gemelli sono uno spettacolo, certo, quando arrivano a nascere vivi e sani, fatto non scontato): come raccontato al Corriere dalla nostra socia Daria, la paziente scrive di suo pugno un testo in cui diffida il medico dal trasferirle tutti e 3 i suoi vitalissimi embrioni e il medico, non potendo chiamare la forza pubblica per legare la signora al lettino, ne trasferisce 2 e ne congela 1.
    La posizione della nostra Associazione di pazienti infertili su tale questione punto è riassunta in questi punti:
    • Appoggiamo senza riserve i medici che si sono esposti raccontando alle giornaliste questa pratica e tutti quelli che, in scienza e coscienza, nell’interesse del paziente, “permettono” agli infertili di usufruire di questo escamotage spesso salvavita (la vita di alcuni bambini). Anzi, li incoraggiamo a continuare e ad essere sempre più numerosi.
    • Incoraggiamo, e lo faremo attraverso tutti i canali a nostra disposizione, sempre più pazienti a prendere coscienza di questa possibilità e ad usarla.
    • Ci auguriamo che il portare alla ribalta questa evidente incongruenza della Legge 40, stimoli un risveglio di una seria discussione sulla stessa, anche se, ahimè, non posso che trovarmi d’accordo col pessimismo che Stefania Prestigiacomo esprime sempre sulle pagine del Corriere, considerando difficile una presa di posizione di chicchessia nel Parlamento su questo punto, patata bollentissima per tutti. Ma noi pazienti non ci diamo per vinti.
    • Ricordiamo infine che, sempre ahimè, questo è uno dei punti debolissimi di questa legge, ma non è certo l’unico: se le donne sotto i 35 anni rischiano la gravidanza trigemina con il trasferimento coatto di 3 embrioni, le over 35 rischiano la non-gravidanza (con conseguenti numerosi cicli di interventi chirurgici e pesanti somministrazioni di ormoni, oltre a depressioni e problemi di coppia), a causa dell’obbligo di non fecondare più di 3 ovociti (nella donna un po’ “vecchietta” in questo modo il bambino con ogni probabilità non arriva); e anche qui i dati del Ministro della Sanità ci confortano, 1041 bambini in meno e trasferimenti con embrione unico, ad alto rischio di non-gravidanza passati dal 13% al 18%. E la non-gravidanza, per una coppia che vuole dei figli, è di certo il rischio più temuto. Ma qui, purtroppo, una semplice diffida non basta, qui dipendiamo dalla bontà e dalla pietas di chi ci governa, che la smettano di usarci come merce di scambio politico.

    Nota: Rossella Bartolucci
    Presidente di Sos Infertilità Onlus
    www.sosinfertilita.net

    http://www.mammeonline.net/modules.p...rticle&sid=586

  8. #8
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    Predefinito Come evitare il trasferimento di tre embrioni

    "I sottoscritti diffidano il direttore sanitario a trasferire tutti gli embrioni ottenuti. Con la presente si impegnano anche a tornare al Centro... per il trasferimento dell’embrione congelato [...]"

    Può iniziare così una lettera da inviare al proprio centro per richiedere che non vengano trasferiti in utero tre embrioni, nei casi in cui la fertilizzazione di tre ovociti porti, appunto, alla formazione di tre embrioni, come ha fatto Daria, che ha raccontato la sua esperienza al Corriere della Sera: Cliccate qui

    Il caso ha suscitato importanti riflessioni contenute in quest'articolo, sempre del Corriere della Sera.
    p://www.mammeonline.net/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid= 587

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Carmelo C. Visualizza Messaggio
    Come sempre, le cose migliori accadono...fuori dall'Italia!

    come non darti ragione!..ne aprofitto per salutarti,benvenuto

  10. #10
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    Predefinito Anche il tribunale di Firenze dice : SI !

    Firenze, sentenza accoglie il ricorso di una donna affetta da una rara malattia
    "Lecito anche rifiutare i tre impianti se la salute è in pericolo"
    Il giudice: sì ai test sugli embrioni
    E' possibile la diagnosi preventiva


    di MARINA CAVALLIERI




    ROMA - Arriva da Firenze l'ordinanza, con valore di sentenza, che scardina la legge sulla fecondazione assistita. Il giudice ha accolto il ricorso di una coppia e ha stabilito che le linee guida che vietano la diagnosi preimpianto degli embrioni sono inapplicabili perché contro la legge stessa e contro la Costituzione. È possibile quindi la diagnosi preventiva se c'è il rischio di trasmettere una grave malattia genetica, è lecito rifiutare il numero obbligatorio di tre embrioni se una gravidanza gemellare può compromettere la salute della donna.

    Torna ancora nelle aule giudiziarie la battaglia sulla procreazione assistita, e dopo il caso del tribunale di Cagliari arriva un altro giudice a dare ragione alle coppie che lottano per cambiare le norme. Questa volta a sollevare la questione è stata una coppia trentenne di Milano, lei è portatrice di una grave malattia, la esostosi, malattia genetica che porta all'accrescimento esagerato della cartilagine delle ossa: c'è una percentuale molto elevata che venga trasmessa al figlio, esiste la possibilità che sia mortale.

    La coppia si rivolge al centro Demetra di Firenze e chiede di poter fare la diagnosi preimpianto, inoltre chiede che la fivet sia adeguata allo stato di salute della donna che non può rischiare una gravidanza gemellare. Il centro risponde che tutto questo la legge non lo consente. "La coppia deve per forza sottoporsi alla roulette russa con il rischio di avere gli embrioni malati", racconta l'avvocato Gianni Baldini che ha curato il ricorso. "Così i coniugi si rivolgono al sito www. madreprovetta. org per chiedere una consulenza e iniziamo un'azione legale".

    Alla base del ricorso, spiega l'avvocato, ci sono diverse considerazioni. "C'è il fatto che la legge 40 non stabilisce espressamente il divieto di diagnosi preimpianto, sono le linee guida a stabilirlo dicendo che le indagini preventive non possono essere di natura genetica ma solo osservazionale cioè morfologica". Questo divieto incide su un diritto soggettivo assoluto, dice l'avvocato Baldini, qual è quello dell'autodeterminazione, incide sul diritto alla procreazione cosciente e responsabile, al consenso informato.



    "Il giudice Isabella Mariani accoglie il ricorso, "dicendo che è fondata l'illegittimità delle linee guida che espressamente disapplica, un provvedimento con efficacia vincolante per altri giudizi e per il Tar". Il giudice inoltre prende altre due iniziative contrarie alla legge. "Condanna il centro ad eseguire la diagnosi e stabilisce la crioconservazione degli embrioni malati, che la legge vieta, e dice che il medico deve seguire le regole della migliore scienza ed esperienza con specifico riguardo alla salute della donna. Questo è un altro colpo al cuore della legge 40, perché ristabilisce l'ordine gerarchico previsto dalla Costituzione e dalla legge 194 che antepone la salute della donna a quella del nascituro".

    L'ordinanza non è revocabile, vale quanto una sentenza, se il centro Demetra non ricorre in appello diventa definitiva. È la seconda sentenza a favore della diagnosi preimpianto nel caso di malattie genetiche, a settembre il tribunale di Cagliari aveva dato ragione ad una donna portatrice di talassemia. "Da quando è andata in vigore la legge arrivano molte richieste di sostegno legale, è aumentato il contenzioso giudiziario, la legge 40 è avvertita contro il bene della coppia", dice Monica Soldano, presidente dell'associazione "Madreprovetta", "la legge viene sempre più percepita come ostile a un progetto genitoriale".


    (22 dicembre 2007)
    http://www.repubblica.it/2007/12/sez...-sentenza.html

 

 
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