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    Predefinito La vittoria di Putin, la sconfitta dell’Occidente

    La vittoria di Putin, la sconfitta dell’Occidente :::: Analisi :::: Stefano Vernole di Stefano Vernole *

    http://www.eurasia-rivista.org/cogit...IBPauaQN.shtml

    Fino a tarda ora abbiamo assistito, domenica 2 dicembre, ai festeggiamenti dei tanti giovani scesi per le strade di Mosca a celebrare la vittoria del partito “Russia Unita”.
    Già nella prima serata, le proiezioni di voto raccolte nel centro stampa della capitale avevano offerto un quadro chiaro dei risultati elettorali: il trionfo di Putin, capolista di “Russia Unita”, l’entrata in Parlamento di sole altre tre formazioni, quella comunista guidata da Zjuganov e le due nazionaliste capeggiate da Zhirinovskij e Mironov.

    Esclusi dalla Duma, con percentuali bassissime, i due partiti liberali filo-occidentali di “Jabloko” e “Unione delle forze di destra”, entrambi sotto il 2%.
    Il patrocinatore di “L’altra Russia”, Garry Kasparov, si è invece presentato alle urne mostrando davanti alle telecamere una scheda nulla, ma la successiva manifestazione di protesta da lui organizzata ha portato in piazza solo 8 persone.

    La sua domanda di partecipare alle elezioni legislative era stata respinta dalla Commissione elettorale perché non conforme ai requisiti richiesti per i partiti o i movimenti politici russi.

    La conferenza stampa tenuta la sera precedente il voto dal presidente della Commissione elettorale nazionale, era stata tutta incentrata sulle spiegazioni relative alla crisi con gli osservatori dell’OSCE e aveva offerto una versione che coincideva perfettamente con quella diffusa dal Cremlino: il rifiuto dell’OSCE di partecipare al monitoraggio era dovuto ad evidenti pressioni del Dipartimento di Stato americano.
    Nessun problema si era infatti riscontrato nelle precedenti consultazioni dirette tenutesi tra i delegati russi e quelli europei, i visti erano stati preparati in tempo dal Ministero degli Esteri russo e uno degli osservatori era addirittura già arrivato a Mosca, per dover poi ripartire a causa del dietro-front imposto da Vienna.

    Che la Russia, con il testa il presidente Vladimir Putin, abbia intenzione di distinguere i suoi partner internazionali, è confermato dal fatto che gli osservatori del Consiglio d’Europa sono stati accolti calorosamente e dall’intenzione del Cremlino d’inviare una lettera a tutti i deputati europei per spiegare le reali cause della rottura con l’OSCE.

    La delegazione di giornalisti, avvocati, ricercatori universitari e deputati indipendenti europei ed arabi ammessa al monitoraggio, ha potuto verificare senza restrizioni le operazioni di voto in alcuni dei principali seggi di Mosca, scattare foto e intervistare i rappresentanti delle liste di opposizione (Comunisti e liberali innanzitutto) sulle eventuali irregolarità.
    Da quello che si è potuto constatare, il processo di registrazione degli elettori è molto simile a quello italiano, mentre le modalità di voto avvengono in maniera meno formale rispetto a quanto accade nel nostro paese, ma non comportano alcuna pressione da parte degli scrutatori (quasi tutte donne).

    Le scene più simpatiche hanno riguardato alcune donne anziane che si aiutavano reciprocamente nelle operazioni elettorali, senza curarsi di quanto trasparente potesse risultare la loro preferenza agli occhi degli estranei.

    I seggi della capitale sono meno “colorati” di quelli allestiti nelle vaste regioni periferiche dell’immensa Russia, dove musica e palloncini si sprecano, tuttavia prevedono per i votanti la possibilità di acquistare cibo (soprattutto dolciumi) e prodotti tipici.

    Le misure di sicurezza erano imponenti soprattutto nei pressi della Commissione elettorale e del Centro stampa, nel resto di Mosca invece non c’era particolare tensione e la Piazza Rossa domenica pomeriggio era affollata dai soliti passanti, dai turisti e dai giovani che cercavano di combattere il freddo pattinando tranquillamente di fronte al Cremlino.

    Contrariamente a quanto ci aspettavamo non abbiamo nemmeno notato un’ “enorme” distesa di manifesti elettorali a favore di “Russia Unita”, la cui propaganda è stata affidata soprattutto alla televisione di Stato, protagonista di numerose interviste ad elettori filo-putiniani.

    Tutt’altra musica, invece, sui media privati, ad esempio, le migliaia di copie del “Moscow Times” che facevano bella mostra negli alberghi internazionali della capitale russa, abbondavano di articoli dedicati agli oppositori dell’attuale presidente.

    La controinformazione non ha comunque impedito a Vladimir Putin di raggiungere due importanti risultati: una partecipazione elettorale che, superando il 60%, è risultata maggiore di quella registratasi alle precedenti legislative, eliminare dalla Duma quei partiti che egli aveva definito “emanazioni delle ambasciate straniere”.

    Tutti i movimenti rappresentati ora in Parlamento, se non perfettamente allineati alle posizioni del Cremlino specie per quanto riguarda la politica interna, ne condividono comunque l’azione di rilancio globale delle ambizioni russe, non solo in quello che viene definito “l’estero vicino” (cioè i paesi dell’ex Unione Sovietica).

    Il secondo mandato Putin si è infatti contraddistinto per il lancio di una televisione dedicata al panorama internazionale, “Russia today”, le cui trasmissioni avvengono in tre lingue: russo, inglese ed arabo, segnale importante di quali siano i destinatari strategici individuati dalla comunicazione di Mosca.
    Assieme alla politica di controllo statale delle compagnie energetiche, al rifiuto di ammettere le ONG che ricevono finanziamenti dall’estero, all’arresto degli oligarchi filo-occidentali per i quali si prevede ora una seconda ondata di repressione, l’azione geopolitica intrapresa dalla Russia negli ultimi anni mira a contrastare le velleità statunitensi in tutti i più importanti scenari internazionali, dal Caucaso all’Europa Orientale, dall’Iran alla Palestina fino ai Balcani.

    I risultati di questa tornata elettorale, che verranno probabilmente replicati nelle prossime consultazioni presidenziali fissate per il 2 marzo 2008, non potranno che confermare questa tendenza.
    Le proteste di Washington rimarranno inutili se non troveranno una sponda convinta anche nelle lamentele di Bruxelles; a questo proposito decisivi risulteranno i colloqui UE-Russia per il rinnovo del loro accordo strategico e fissati per il prossimo 10 dicembre, data che simboleggia significativamente la fine dei colloqui sul futuro status del Kosovo.

    Su entrambe le questioni assisteremo probabilmente ad una spaccatura europea, stante le attuali dichiarazioni del presidente francese Nicolas Sarkozy, tra i primi a congratularsi con Putin (assieme al governo cinese) per la vittoria del partito da lui capeggiato.

    Queste ultime si spiegano con una certa resistenza che gli apparati burocratici e d’intelligence del Quai d’Orsay stanno opponendo alla troppo sfacciata volontà del loro ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, di spingere la Francia verso un deciso allineamento con l’imperialismo statunitense.

    Nella convinzione che, se non si agisce in fretta, la Russia potrebbe presto stancarsi di ricevere paternali e lezioni di democrazia da un Occidente che non possiede l’autorità morale per darne, e sviluppare sempre più la sua vocazione asiatica, ben avviata attraverso le relazioni che ha stretto nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai.


    *Giornalista pubblicista, redattore di “Eurasia”, ha partecipato come osservatore internazionale indipendente alle elezioni legislative russe del 2 dicembre 2007.

  2. #2
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    Bell'Analisi, non la condivido in tutto, ma molto equilibrata.

    Miles Insulae

  3. #3
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    cosa non condividi?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Combat Visualizza Messaggio

    Su entrambe le questioni assisteremo probabilmente ad una spaccatura europea, stante le attuali dichiarazioni del presidente francese Nicolas Sarkozy, tra i primi a congratularsi con Putin (assieme al governo cinese) per la vittoria del partito da lui capeggiato.

    [/B]
    Praticamente i peggiori.........

    Ps : dove non abbia notato i manifesti di Russia Unita (che praticamente eran anche nei cessi) e' ancora un mistero......Se l'Occidente e' una mignotta, ricevere lezioni morali dalla Russia attuale, equivale ad una lezione di legalita' da parte di Buscetta o dedicarsi ad esercizi spirituali in un monastero sotto la supervisione di Ilona Staller...

  5. #5
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  6. #6
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  7. #7
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    La morale non è tutto però. Tantomeno in politica.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Peucezio Visualizza Messaggio
    La morale non è tutto però. Tantomeno in politica.
    Su questo non posso darti assolutamente torto anzi...Di Berlino ne è esistita solo una, in quel caso si è visto realmente il valore della virtù umana senza se e senza ma.Ma certe seghe fondate sul nulla non stanno ne in cielo ne in terra.Ergo, non è tutto oro quel che luccica....Ma purtroppo (ed è solo il mio modesto parere) in tanti analizzano determinate situazioni con superficialità....Come chi si esalta per la guerra senza mai aver maneggiato un'arma da fuoco

  9. #9
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    Dopo Putin, la Russia ha ancora bisogno di uno zar

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    Franco Apicella, 13 dicembre 2007

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    Il partito Russia unita e altri tre partiti minori vicini all’attuale dirigenza del Cremlino hanno nominato il 10 dicembre come loro candidato alle prossime elezioni presidenziali Dmitry Medvedev, attuale primo vice primo ministro e presidente del colosso statale Gazprom. Il presidente Putin ha dato il suo avallo e “pieno supporto” a colui che è destinato a succedergli per garantire la continuità dell’attuale linea politica. Medvedev di rimando ha proposto che Putin ricopra la carica di primo ministro dopo le elezioni del 2 marzo prossimo e ha detto di ritenere “estremamente importante per il Paese mantenere Vladimir Vladimirovich Putin nella maggiore carica del potere esecutivo”.
    Dmitry Medvedev, 42 anni, ha guidato la prima campagna per le elezioni presidenziali vinte da Putin nel 2000 e nel 2003 è diventato capo dello staff del presidente. A novembre del 2005 è stato nominato primo vice primo ministro e presidente di Gazprom. La sua nomina è stata accolta con favore in Germania; il vice ministro degli esteri Gernot Erler ha notato che Medvedev “non ha precedenti né nei servizi segreti né nell’ambiente militare” e ha suggerito che questo “è un evidente cambiamento della attuale situazione”.

    E’ stato invece più prudente il vice presidente del comitato Esteri del parlamento europeo Michael Gahler che, pur sottolineando in senso positivo la mancanza di precedenti militari di Medvedev, ritiene che “non ci saranno cambiamenti nel prevedibile futuro”. Gahler ha citato un detto tedesco: “Sappiamo chi è il cuoco e chi è il cameriere – e Medvedev è il cameriere”. E’ solo una delle ipotesi sul futuro di Medvedev, destinata forse a essere smentita come lo sono state le previsioni che volevano un uomo dell’apparato, un “siloviki” - uomo forte, alla successione di Putin.

    Uno dei candidati sembrava dovesse essere l’ex ministro della Difesa Sergei Ivanov, promosso allo stesso rango di primo vice primo ministro di Medvedev lo scorso febbraio. In generale la più recente politica assertiva di Putin, bollata da molti in Occidente come autoritaria, orientava le previsioni verso personalità legate agli apparati tradizionalmente forti, i servizi segreti. Putin invece ha spiazzato tutti e ha nominato un tecnocrate conosciuto dal mondo economico e imprenditoriale occidentale.

    Il tecnocrate Medvedev ha dimostrato subito un notevole senso dello Stato e nel discorso con cui chiede a Putin di diventare primo ministro dice, riferendosi alla considerazione di cui oggi gode la Russia in campo internazionale: “Non siamo trattati come scolaretti, siamo rispettati e ci si rivolge a noi con rispetto. La Russia ha reclamato il posto che le spetta nella comunità mondiale”. E’ la conferma indiretta alle critiche che si leggono da qualche tempo sulla stampa Usa in merito alla politica che Washington ha tenuto in questi ultimi anni nei confronti di Mosca, ritenendo semplicemente di avere a che fare con il nemico sconfitto nella Guerra Fredda. Dice Dimitri K. Simes su Foerign Affairs che i politici Usa “sembrano dimenticare che la Russia non è stata occupata da soldati Usa o devastata da bombe atomiche. La Russia è stata trasformata, non sconfitta”.

    La posizione della Russia in campo internazionale oggi è forte e lo dimostrano anche i risultati della recente riunione dei ministri degli Esteri della Nato. Sul trattato Cfe, sul sistema di difesa antimissile Usa in Europa e sul futuro del Kosovo Mosca non ha ceduto una virgola, al contrario degli Usa che sulla minaccia nucleare iraniana stanno imbastendo una difficile manovra in ritirata. A differenza di Bush, Putin lascia al suo successore una solida eredità nella politica internazionale; sarà sufficiente quindi proseguire nella stessa direzione.

    Il problema potrebbe essere lo sviluppo economico, industriale e sociale. Medvedev nel suo discorso ha detto che oggi per i russi sono importanti “stabilità, miglioramento della qualità della vita e la speranza di uno sviluppo duraturo ed equilibrato”. Sarà relativamente semplice finché le rendite delle esportazioni di gas e petrolio faranno da motore all’economia Russa, ma evidentemente è necessario diversificare l’intero sistema. Finora il monopolio di fatto creato da Putin in materia di energia è stato determinante nel risollevare le sorti dell’economia russa, ma è lo stesso presidente a riconoscere che è giunto il tempo di un cambiamento.

    Nel discorso del 11 dicembre alla Camera russa del commercio e dell’industria Putin ha detto che il Cremlino non intende creare un “capitalismo di Stato”, aggiungendo: “Dopo che le società [statali] avranno raggiunto la stabilità e saranno autonome, sarà bene per loro operare nel mercato”. Questa forse è la vera sfida a cui è stato destinato Medvedev, proprio in virtù del suo curriculum. Putin continuerà a vegliare sulla politica – interna ed estera – contando sull’appoggio fedele che i siloviki non gli faranno mancare anche se sarà solo primo ministro. La Russia ha ancora bisogno di uno zar.

    Fonte: www.paginedidifesa.it

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    Nel discorso del 11 dicembre alla Camera russa del commercio e dell’industria Putin ha detto che il Cremlino non intende creare un “capitalismo di Stato”, aggiungendo: “Dopo che le società [statali] avranno raggiunto la stabilità e saranno autonome, sarà bene per loro operare nel mercato”. Questa forse è la vera sfida a cui è stato destinato Medvedev, proprio in virtù del suo curriculum. Putin continuerà a vegliare sulla politica – interna ed estera – contando sull’appoggio fedele che i siloviki non gli faranno mancare anche se sarà solo primo ministro. La Russia ha ancora bisogno di uno zar.

    Fonte: www.paginedidifesa.it
    Creare un nuovo capitalismo di stato e volersi potenziare militarmente, significherebbe solo ripetere lo stesso errore grave dell'Unione Sovietica con le sue spese folli per il comparto "difesa"....Mica fessi.....

 

 

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