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Cari amici,sperando di farvi cosa gradita,ri-porto qui di seguito il testo integrale del ritratto che Indro Montanelli "dipinse" di Ugo La Malfa,alla morte del grande leader repubblicano,pubblicato dall'edizione odierna del "Giornale",nella sezione degli "Speciali".
Un omaggio alla luminosa figura politica di La Malfa e, indirettamente, a quel caro amico forumistico di vecchia data che è, per me, Nuvola Rossa.
"La prima notizia parlava di infarto cardiaco:brutta faccenda,ma con un pericolo solo cui La Malfa era preparato da tempo:la morte.Poi era venuta l'angosciosa rettifica:trombosi cerebrale,dieci volte peggio.Non riuscivo a vedere La Malfa in carrozzella morire ogni giorno,magari per anni,come Segni.Piuttosto che di riaprirli sulla propria impotenza e miseria,auguravo ai suoi poveri occhi - già quasi completamente al buio,del resto - di chiudersi per sempre,e subito.Lo avevo visto poche ore prima,a Palazzo Chigi.Dovevo recapitargli un messaggio di Zanone,incerto sull'accoglienza che i repubblicani avrebbero fatto ad un eventuale voto di fiducia dei liberali al nuovo governo.Si era arrabbiato."Ma come può dubitare Zanone della nostra accoglienza?Saremo fratelli separati,noi e i liberali,ma sempre fratelli siamo.Eppoi,come può negarlo il voto?E' un governaccio,d'accordo...Ah,Visentini,Visentini,era lì sulla tua sedia e non mi ha voluto ascoltare.Se entrava lui,restavano anche Prodi e Ossola,e allora...Ma che c'entra il governo?Il voto non si dà al governo,si dà alla formula,che è il ritorno a quella di De Gasperi.Vera o falsa,non importa.Se il corpo elettorale l'approva,diventa vera anche se è falsa.E come possono i liberali dirle di nò?Questa formula tu sai quanto m'è costato vararla".
(Era vero.Tre mesi fà mi aveva detto:"Le elezioni non si possono evitare.Ma guai alla DC se ci và da sola.Deve andarci con noi e i socialdemocratici,i liberali verranno dopo".Gli avevo risposto:"Non ci riuscirai".Quando ci riuscì,mi telefonò sul tono felice d'un ragazzo che,passato ad un difficile esame,aspettava l'elogio:aveva anche questi lati infantili.Più tardi gli chiesi come mai il governo non l'aveva fatto lui,quando Pertini gli aveva dato l'incarico,per gestire in proprio le elezioni.Se n'era quasi offeso:"Anche tu mi prendi per uno che vuol fare il Presidente del Consiglio?Senza la DC,che dopo un simile schiaffo sarebbe passata all'opposizione,cosa avrei fatto io?Il prigioniero delle Sinistre,capo del governo sì,ma per conto terzi,e che terzi?").Disse ancora,venerdì sera:"Riconoscilo:questo tripartito è stato un piccolo capolavoro.Sono contento di lasciarlo in eredità a quelli che vengono dopo di me.Speriamo che non lo sciupino."Ma queste parole non mi avevano per nulla impressionato:troppe altre volte mi aveva parlato con questi malinconici accenti da congedo,e non ho mai capito se lo facesse per civetteria (il patetico gli piaceva,e lo "toccava" bene) o per convinzione.Sò soltanto che subito dopo la la passionaccia lo riprendeva,quella che non gli avrebbe dato pace nemmeno in carrozzella e gli avrebbe procurato Dio sà quali tormenti.C'era dentro dalla testa ai piedi,ed è stata questa divorante febbre - ne sono sicuro - a bruciargli la vita e a fargli scoppiare le vene nel cervello.Quasi tutti gli uomini politici - e il "quasi" è soltanto cautelativo - la placavano con il potere:Andreotti,quando ha il potere,dorme felice come un bambino con l'orsacchiotto.A La Malfa il potere dava fastidio,e ogni volta che gliene toccava una fetta,non vedeva l'ora di liberarsene.Il comando di truppa,fosse anche quello più alto,di un'intera armata,lo annoiava.Era un generale da Stato Maggiore.Era questo che lo rendeva anomalo e gli dava spicco in una classe politica che di tattici abbonda,e anche agguerritissimi:magari lo fossero un pò meno.Ma di strateghi,scomparso Moro,era rimasto solo lui,La Malfa:Con le sue inquietudini,coi suoi variabili umori,con le sue siciliane impuntature,ma anche col suo fiuto,il suo intuito,la sua inesauribile immaginazione,la sua visione a lunga gittata,talvolta troppo lunga."Se non fossi cieco,sarei presbite",mi disse un giorno,ed era vero.Per guardare lontano,a volte non vedeva l'ostacolo vicino,e ci inciampava.Sò che fra i nostri lettori,ce ne sono parecchi che non amavano La Malfa.E con delle ragioni.L'uomo aveva anche dei caratteri urtanti:una certa alterigia intellettuale che gli rendeva facile il disprezzo,e un atteggiamento da profeta inascoltato che lo portava spesso a compiangersi per l'inutilità della propria saggezza.Di errori ne ha commessi anche lui,tanti.Ma tra gli errori ci sono quelli che puzzano di fogna,e quelli che odorano di bucato.Gli errori di La Malfa odoravano sempre di bucato,lui li riconosceva.Anche coloro che lo avevano in uggia non tarderanno ad accorgersi ch'egli lascia un vuoto molto più grande del posto che occupava:a cominciare da quello stesso governo che non perde un vicepresidente,ma l'uomo di rotta,il nocchiero,e ora,resta tronco e monco.Chi scrive - e i lettori lo sanno - ha molto litigato con La Malfa,e anche alle brutte.Non si poteva farne a meno:era uno era uno di quegli uomini con cui l'amicizia si nutre di burrasche più che di miele.Ma questo riconoscimento gli debbo,a titolo postumo: quando ritrovai il mio colloquio con lui,mi parve di risalire d'un balso dalla palude a una vetta alpina:l'aria del discorso diventava con La Malfa tersa,tonica,intellettualmente stimolante.E,quando tornai a stringergliele,quelle mani erano pulite.
Pulite."
Dal "Giornale" del 27 marzo 1979.
Un cordiale Shalom a tutti
Tsabar





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