Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Nosce te ipsum
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    Predefinito La ricerca scientifica in Italia

    Servono ricercatori più giovani
    Lo studio della Fondazione Rosselli su ricerca e innovazione, illustrato sul Corriere di domenica scorsa, non fa giustizia dello stato della ricerca in Italia. E' possibile che la situazione sia tanto disperata che persino la Spagna sembri ormai irraggiungibile, ma non è vero che in Italia non esistano centri di ricerca e ricercatori eccellenti. Nel campo della matematica e della fisica la Scuola internazionale di studi avanzati di Trieste è uno dei luoghi migliori dell'Europa continentale; in alcune aree delle scienze mediche e biologiche l’Istituto Mario Negri e l’Istituto europeo di oncologia, sono essi pure tra i migliori d’Europa. Anche nella mia materia, l’economia politica, esistono centri di ricerca eccellenti, anche se sconosciuti ai più: uno dei migliori d'Europa ha sede presso l'Università di Salerno.
    E tuttavia questi successi sono ottenuti non grazie a uno sforzo coerente per promuovere la ricerca, ma nonostante si faccia di tutto per ostacolarla. Si dice spesso che il problema è soprattutto la mancanza di finanziamenti. Nulla di più errato. Se ci confrontiamo ad esempio con la Gran Bretagna, un paese spesso ai primi posti nelle classifiche, la spesa per accademico (dati Ocse del 1999) era 139 mila dollari in Gran Bretagna, 167mila in Italia. La differenza sta nella produttività: il numero di citazioni per un milione di dollari spesi era, nel 1997, di 70,5 per un accademico britannico, di 34 per un italiano. Dare più finanziamenti a questo sistema servirebbe solo ad aumentare le rendite di cui godono le corporazioni della ricerca, con scarsi effetti sulla qualità e sulla produttività.

    Il vero problema è quello del reclutamento: nelle università l'età media dei ricercatori - i più giovani nella gerarchia accademica - è di 50,6 anni e il 25% ha superato i 56 (si veda Reichlin e Lippi su www.lavoce.info). Il blocco delle assunzioni, che il governo si appresta a reiterare, è la morte della ricerca. La signora Thatcher svecchiò le università offrendo incentivi affinché chi aveva abbandonato gli studi si ritirasse. Perché si mandano in pensione anticipata i dipendenti della Fiat e non i professori? Solo perché costoro non stanno sul mercato e nessuno ne valuta la produttività, molti cioè vivono di rendita. Assumere nuovi ricercatori senza cambiare le regole avrebbe effetti altrettanto deleteri: l'anziano rentier accademico che va in pensione verrebbe sostituito non dal giovane più promettente, ma da quello che è stato più assiduo nel sostituirlo quando i suoi molti impegni non gli consentivano di tenere le lezioni. (Per l’economia si vedano i dati del Bollettino dei concorsi sul sito www.igier.unibocconi.it/perotti).
    Anche le imprese chiedono più finanziamenti per la ricerca. Prima di spendere nuovi denari, sarebbe opportuno capire se funzionano, e quanto sono sinora costate, le iniziative avviate: Torino Wireless, Veneto Nanotecnologie, il distretto campano sui materiali polimerici, quello di Catania di microelettronica, l’ Hi-Mech in Emilia, il distretto sulla bioscienza a Milano, quello sull'Aerospazio a Castel Romano: come si vede non mancano le idee, ma forse i risultati.
    Confindustria spesso lamenta la scarsa attenzione del governo per la ricerca: verrebbe da dire «Da quale pulpito!». I nostri imprenditori possiedono un’università, la Luiss: per le ultime due cattedre di economia assegnate da questa università non è stato scelto uno dei molti giovani italiani che insegnano negli Stati Uniti e rientrerebbero volentieri, bensì due professori molto vicini all’associazione ma non certo giovani ricercatori.
    Francesco Giavazzi
    11 novembre 2004


    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...giavazzi.shtml
    Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
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  2. #2
    emiro omofobo meridionale
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    oggigiorno in Italia per un giovane la strada della ricerca, è una scelta eroica, che lascia pochissime prospettive, a meno che non si vinca al superenalotto o non si abbia una famiglia ricchissima alle spalle che permnetta di vivere di rendita, senza fare affidamento con quello che guadagnano con il loro lavoro.
    Purtroppo i modelli vincenti che vengono proposti ai giovani, sono i vari personaggi cone taricone ed i protagonisti del grande fratello, che senza possedere alcuna qualità, e spesso senza saper fare niente, guadagnano con la loro presenza in un giorno quello che un ricercatore quadagna in un mese

  3. #3
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    ho postato anche io l'articolo in altro forum....ce l'hanno smenata per mesi che il governa ha tolto i finanziamenti che i nostri ricercatori per mancanza di fondi devono emigrare all'estero e balle varie, che si facciano un bell'esame di coscienza.... sarebbe quanto meno utile

  4. #4
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    In Origine Postato da pensiero
    ho postato anche io l'articolo in altro forum....ce l'hanno smenata per mesi che il governa ha tolto i finanziamenti che i nostri ricercatori per mancanza di fondi devono emigrare all'estero e balle varie, che si facciano un bell'esame di coscienza.... sarebbe quanto meno utile
    infatti sono tutti in america

  5. #5
    Nosce te ipsum
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    Io credo che sia anche una questione di distribuzione de fondi. Infatti MANCANO totalmente i soldi per fare ricerca di base, mentre i soldi per alcune ricerche non mancano di certo (come per la ricerca sul cancro). Senza contare che non si pensa che un ricercatore ben pagato e soddisfatto potrebbe anche rendere di più.
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  6. #6
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    Del Pennino: urgente modificare la legge 40 sulla procreazione assistita

    Il senatore Del Pennino ha replicato a Monsignor Betori: "Con tutto il rispetto per monsignor Betori vorrei preliminarmente osservare che la Corte costituzionale non si era mai pronunciata sulla legittimità costituzionale della norma contenuta nella legge 40 che vieta la ricerca clinica sugli embrioni, ma si era limitata a dichiarare inammissibile il ricorso per motivi procedurali. Conseguentemente il tribunale di Cagliari non poteva essere vincolato da una pronuncia del giudice delle leggi. Essendo stato affermato dalle linee guida che la donna non può essere costretta ad un impianto coatto, è evidente che non si può imporre il trasferimento in utero dell'embrione malato. Oltretutto per la diversa previsione esistente qualora si procedesse all'impianto dell'embrione malato sarebbe sempre possibile il ricorso all'aborto. Ciò evidenzia l'assurdità di questa norma contenuta nella legge 40 al pari di molte altre previsioni della stessa legge e rende urgente un intervento correttivo del Parlamento. Voglio in proposito ricordare che da oltre sei mesi ho depositato in Senato un disegno di legge di modifica della legge 40 con altri sei colleghi della Cdl e si rende quindi urgente un esame dello stesso insieme ad analoghi provvedimenti proposti da altre parti politiche. In questo senso chiederò al presidente Marino di porre al più presto all'ordine del giorno della Commissione i disegni di legge di revisione della 40".

    tratto da http://www.pri.it/26%20Settembre%202...difLegge40.htm

  7. #7
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    Libertà di ricerca
    Un Nobel che in Italia è vietato

    da Libero, 9 ottobre 2007

    L'attribuzione del Nobel per la medicina all'italo americano Mario Capecchi per le sue pluridecennali ricerche in materia di targeting dei geni a fini terapeutici di malattie gravissime, attraverso innesti genetici sui topi, offre sul piatto d'argento una riflessione obbligata. Molti media si diffonderanno sulla vita effettivamente romanzesca dei primi anni di Capecchi, senza genitori e in fuga dalla sinistra ombra di Dachau. Tutto vero. L'America è il grande Paese che è perché, per tantissimi giovani senza passato e futuro come Capecchi, è stata generosa dispensatrice di occasioni. Da noi non avrebbe trovato facilmente qualcosa come l'Howard Hughes Institute presso l'Università dello Utah, dove da copresidente ha condotto con successo e mezzi adeguati le sue ricerche in materia di biologia genetica, genetica umana e neuro scienze.
    E' vero, Capecchi ha lavorato sulle cellule staminali embrionali dei roditori. Ma il suo Nobel dovrebbe indurci a riflettere. Ci richiama al problema che in Italia resta gravissimo, a nostro giudizio: il veto posto dalla legge 40 sulle tecniche di fecondazione artificiale alla ricerca sugli embrioni umani soprannumerari.

    Ai tempi del referendum sulla legge 40 che si concluse con la vittoria dell'astensionismo, chi qui scrive fece attivamente campagna abrogazionista. E a spingermi fu e resta - tra l'altro - la convinzione che la ricerca sulle staminali embrionali sia una strada utilissima per salvare la vita e rendere più dignitosa la sopravvivenza di migliaia e migliaia di malati di gravi patologie. Il mio dissenso fu civile e argomentato, contro la campagna "fratello embrione, sorella verità", che allora si scatenò nel Paese raffigurando i ricercatori italiani come SS in camice bianco, pronti a chissà quali innesti eugenetici alla ricerca del Golem, o quali agenti vittoriosi del nichilismo trionfante. Agostino e Tommaso non riconoscevano anima all'embrione. Non avrebbero oggi motivi di preoccupazione, da un Nobel che ci deve far riflettere sulle vie della ricerca dalle quali ci siamo autoesclusi. Lo scrivo anche oggi, col massimo rispetto sia del risultato del referendum che dei cattolici, convinti o entusiasti del suo risultato. Lo dico da credente anch'io, sia pure per effetto di una lunga crisi personale.

    Com'è noto, le cellule staminali sono non ancora definite nel loro sviluppo e dotate, pertanto, della possibilità di differenziarsi in una qualsiasi delle cellule dell'individuo adulto. La ricerca sulle staminali si sta sviluppando molto rapidamente in molti Paesi, in quanto offre la possibilità sia di ottenere importanti informazioni sui meccanismi di fondamentali processi biologici, quale il differenziamento cellulare, sia di intervenire in futuro in numerose e gravi malattie degenerative oggi incurabili. Le staminali umane sono ottenibili da diverse fonti: tessuti adulti, cordoni ombelicali, tessuti fetali ed embrionali. Si definiscono sovrannumerari gli embrioni generati nel corso dei procedimenti della fecondazione assistita ma destinati ad essere eliminati in quanto non trasferiti nella donna. La legge 40 rende impossibile la ricerca su "quelle" staminali, e dispone per gli embrioni sovrannumerari una vana custodia. Nessuno di noi "informati" parlo da ammalato consapevole e da volontario nei reparti di malati terminali oncologici - ha mai sostenuto la sciocca certezza secondo la quale le staminali embrionali daranno con certezza risultati migliori, in termini di cosiddetta "totipotenza" - di quelle derivate dai tessuti adulti e dai cordoni ombelicali. Noi ci limitiamo - sulla base di ricerche in atto in moltissimi Paesi del mondo, ma da noi oggi impossibili - a sostenere che finché non vi è attestata certezza in materia, la ricerca sulle embrionali va condotta, perché da esse possono venire molte risposte che da quelle adulte magari non verranno.

    Il partito del no

    Curare la vita con la vita, rigenerare il corpo curandola da malattie mortali con elementi provenienti dall'organismo stesso, è qualcosa che non contraddice affatto la tutela di quei princìpi che stanno tanto a cuore al Comitato Scienza e Vita, il nucleo duro accademico-culturale che portà alla vittoria dell'astensionismo. Nessuno è ancora certo dei risultati terapeutici e perciò serve la ricerca. Pensate alla contesa spettacolare svoltati negli Stati Uniti a colpi di offerte fiscali e infrastrutturali più vantaggiose tra le diverse città americane per aggiudicarsi al sede del California Institute for Regenerative Medecine. Paragonatela alla saracinesca anatemizzante che in Italia si èvoluto opporre ad alcuni tra i più promettenti filoni dell'ingegneria tessutale. Non comprendo come il partito del no possa aver impugnato la bandiera del diritto alla vita.

    So bene che la stragrande maggioranza dei cattolici ha aderito all'astensionismo e al no alla ricerca sotto lo slogan del no alla dittatura del relativismo. L'un tema caro anche a me, ma con le contraddizioni della legge 40 c'entra come Hegel rispetto alle terapie dell'Alzheimer.

    Sono tra i primi a non sottovalutare la necessità di un "risveglio dei valori". Ma l'America dei valori che confermò Bush è appunto quella delle ricerche di Capecchi. Quella che due anni fa ha visto l'estensione dei criteri in base ai quali consentire l'uso di fondi federali per la ricerca sulle staminali, "anche" quelle da embrioni sovrannumerari frutto di tecniche di fecondazione assistita. Molti repubblicani hanno votato a favore, battendosi "non" per una libertà di ricerca priva di limiti, irrispettosa delle basilari garanzie a tutela della vita umana. Ma "per" accelerare i tempi della ricerca ancora necessaria per capire davvero quali staminali abbiano migliori chance di adeguata totipotenza, ciascuna per le diverse patologie oggi prive di terapia. Negli Usa non sì pensa affatto che ì fondi federali possano sostituirsi in alcun modo a quelli privati, che sono liberi di applicarsi alle staminali embrionali, ricordiamolo bene. Ma si resta fedeli all'idea che non possano essere proprio i fondi federali a negarsi a una ricerca che è rivolta esclusivamente alla vita, non al nichilismo amorale.

    Il nostro tabù

    Il documento sulle staminali elaborato dalla National Academy of Science degli USA prevede che quasi la metà della popolazione degli Stati Uniti potrà giovarsi dell'uso di cellule staminali nel corso di malattie degenerative: le cardiovascolari, le malattie autoimmuni, diabete, osteoporosi, tumori, morbi di Alzheimer e di Parkinson, varie forme di interruzione della trasmissione nervosa, le ustioni, i trapianti di organi e altro. Non è pensabile che su temi così importanti possa essere delegata ad altri la responsabilità della sperimentazione per sfruttare poi noi a posteriori i risultati. Da noi, non consessi misteriosofici di adoratori di Satana, ma l'Accademia Nazionale dei Lincei ha vanamente chiesto che sia evitata la perdita o l'eliminazione, invece dell'utilizzazione, degli embrioni soprannumerari congelati attualmente esistenti, e che il Parlamento approvi rapidamente leggi che consentano - in condizioni severe, controllate e protette da abusi la donazione degli embrioni soprannumerari. Per accrescere le conoscenze e, di conseguenza, alleviare sofferenze.

    Pensateci, oggi che leggerete del Nobel Capecchi. La sua ricerca sconfina nel tabù, da noi. Per me, è un delitto contro il genere umano.

    Oscar Giannino

    tratto dal sito della Federazione Giovanile Repubblicana Forli'-Cesena
    http://www.fgr-fc.it/Home.htm

  8. #8
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    Università e ricerca nel secolo XXI/Intervento al recente convegno di Milano
    Se il debito pubblico relega l'Italia ai margini

    Relazione presentata al convegno milanese "Verso la Costituente Liberaldemocratica Europea", 27 ottobre 2007.

    di Lilia Alberghina

    Il segno della modernità è dato dallo sviluppo delle tecnologie che, nate dalla scienza, hanno contribuito a liberare l'umanità dalla fame, dalle malattie, dagli insulti dell'ambiente, avvicinando sempre più i popoli, sia attraverso mezzi di trasporto via via più efficienti, sia attraverso mezzi di comunicazione capaci oggi di connettere l'intero pianeta.

    Il ruolo della ricerca scientifica, in una società liberaldemocratica del XXI secolo, si articola su due piani: quello dell'aumento delle conoscenze che porta ad estendere le libertà degli individui e quello del sostegno allo sviluppo di una nuova economia a più alto valore aggiunto, e sostenibile, capace cioè di trovare nuove soluzioni per gli antichi problemi (l'energia, la salute, l'alimentazione), che la crescita demografica ed il degrado ambientale ripropongono in forme nuove, ma che il grande sviluppo delle scienze sperimentali rende oggi affrontabili, non solo singolarmente, ma nella loro complessità.

    È per questi motivi che la politica della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica è assai rilevante nei paesi più dinamici in Europa, in America, in Asia, ed in tutti il ruolo del pubblico (Stati e governi locali) risulta centrale, strategico e propulsivo.

    Un rapporto curato qualche anno fa dalla Commissione Europea (l'Agenda Saphir) ha ampiamente analizzato il ruolo della ricerca scientifica per la crescita ed ha indicato le politiche di governance da implementare.

    Una delle conclusioni del rapporto riguarda l'entità delle risorse, da dedicare, in modo ottimale a questo settore. Viene proposto il 3% del PIL per l'istruzione universitaria e il 3% per la ricerca e sviluppo (sia pubblica che privata), valori già raggiunti in UE da alcuni paesi scandinavi.

    Aliquote così consistenti del PIL sono attualmente irraggiungibili per l'Italia, oberata da un debito pubblico altissimo, da una spesa pubblica fuori controllo e generalmente inefficiente, e da una crescita modesta, e infatti attualmente ci si attesta su circa 1% + 1%.

    Dato che tutta una serie di indicatori portano a ritenere che il sistema della ricerca pubblica e privata italiana lavori con bassa efficienza, pur se con aree di eccellenza sparse sul territorio a macchia di leopardo, una corretta politica della ricerca e della formazione universitaria, alla ricerca strettamente connessa, deve prima di tutto tendere a ripulire dalle sacche di inefficienza più scandalose ed a creare condizioni di competitività e di premio al merito.

    Si pone così il tema della qualificazione della spesa, che deve incentrarsi su meritocrazia e competitività, attraverso meccanismi virtuosi capaci di promuovere la mobilità dell'eccellenza scientifica per singoli ricercatori, istituzioni di ricerca e settori disciplinari.

    Non avendo il tempo per una analisi dettagliata, indico per punti quali dovrebbero essere, a mio parere, sia gli interventi per una prima fase di riqualificazione tanto per l'università che per gli enti di ricerca pubblici, sia quelli per una seconda fase di promozione tendente a connettere meglio l'area pubblica con quella privata ed a sostenere l'innovazione tecnologica.

    Utilizzerò come sistema paradigmatico quello del Regno Unito, che è andato incontro dagli anni della Thatcher ad oggi ad una profonda riorganizzazione che ha portato la Gran Bretagna ad una posizione di leadership nella nuova economia.

    Università

    - Abolizione del valore legale del titolo di studio, lasciando agli Atenei una maggiore libertà di organizzazione didattica, oggi mortificata da una pioggia di controlli ministeriali puntigliosi, che però non riescono a garantire qualità

    - Creazione di un consistente programma di borse di studio e di prestiti di onore agli studenti, che quindi divengono liberi di rivolgersi all'Università più gradita e non necessariamente a quella sottocasa

    - Possibilità per le università, nella loro autonomia, di alzare gradualmente le tasse e di inserire il numero programmato

    - Assegnazione del finanziamento pubblico alle Università in modo congruo rispetto ai risultati di una valutazione tempestiva della didattica e della ricerca da parte di un'agenzia di valutazione delle Università, che faccia tesoro dell'esperienza e dei criteri elaborati e validati in Gran Bretagna

    - Promozione, attraverso la leva fiscale, delle commesse di ricerca alle Università da parte delle industrie

    - Stato giuridico dei docenti: tre livelli (ricercatore, associato, ordinario); con pianta organica, nazionale e di ateneo, piramidale; reclutamento per concorso di idoneità nazionale (per associato e ordinario) e locale (per ricercatore)

    - La precarizzazione, oggi presente nella fasi iniziali della carriera universitaria per cui si raggiunge l'agognato livello di ricercatore a 35-40 anni, ha forti ripercussioni anche sulla capacità dei giovani di mettere su famiglia. La situazione peggiorerebbe di molto se anche il livello di ricercatore risultasse precario, come vuole tra alcuni anni la riforma del centro destra che però aveva correttamente colto l'esigenza di inserire nella carriera universitaria elementi di meritocrazia non legata solo ai concorsi iniziali. Invece bisognerebbe da un lato incentivare, a tutti i livelli di carriera, il merito scientifico e didattico, come anche penalizzare le inadempienze fino a contemplare la possibilità, concreta, di messa in mobilità e/o prepensionamento per i casi di accertate gravi inefficienze.

    - L'insieme delle norme predette tenderebbe a creare competizione fra Università per l'acquisizione delle risorse finanziarie sia dal pubblico sia dal privato ed indurrebbe ciascuna università a migliorare la propria qualificazione in didattica e ricerca.

    Agenzia per il finanziamento della ricerca

    Il motore fondamentale per la riqualificazione della ricerca pubblica e privata deve essere dato, come accade in molti paesi, da una unica Agenzia per il finanziamento della ricerca (una Granting Agency, equivalente a

    Segue a pag. 4

    continua - Research Councils UK o NIH/NSF in USA), che unifichi tutte le linee di finanziamento presenti a livello dei diversi ministeri (MUR, MAP, Salute, Agricoltura, Beni Culturali, ecc.), che si articoli per macrosettori ed in diversi programmi (come in UK) e che riporti direttamente alla Presidenza del Consiglio. Ovviamente è fondamentale garantire professionalità e imparzialità, con un ben disegnato sistema di "Check and balance".

    Questa Agenzia dovrebbe:

    - Gestire il budget per la ricerca promuovendo programmi di contratti di ricerca pluriennali e rendendo sempre più qualificata la spesa attraverso valutazioni professionali (ex ante, in itinere ed ex post) e conservando memoria storica delle performance dei ricercatori per le successive valutazioni

    - Progettare l'utilizzo dell'incremento di risorse da dedicare al settore, in modo da adeguare rapidamente il sistema Italia ai migliori esempi europei

    - Elaborare strategie di sviluppo della ricerca italiana in modo non dirigistico rispetto ai modi con cui raggiungere gli obiettivi strategici

    - Rivedere le ripartizioni dei finanziamenti tra grandi aree disciplinari, correggendo le eventuali condizioni di privilegio dettate da ragioni storiche, e convogliando le risorse finanziarie secondo le attuali esigenze della scienza e del paese

    - Rendere meno provinciale il sistema Italia finanziando in modo cospicuo la partecipazione di ricercatori italiani a progetti transnazionali europei a geometria variabile (es. la rete ERA-NET), che stanno diventando rilevanti anche per promuovere i nuovi settori interdisciplinari che si stanno affermando come necessari per affrontare le complesse tematiche della scienza moderna.

    Inoltre è questa la leva più potente per introdurre nel mondo della ricerca italiana anche una forte capacità di collaborazione, sia nazionale sia transnazionale, superando la atomizzazione dei ricercatori che è una delle cause non marginali del degrado della qualità e della capacità innovativa della nostra ricerca

    - Riferire annualmente alla Presidenza del Consiglio ed al Parlamento sul recupero di efficienza del sistema della ricerca italiana e sui successi di innovazione tecnologica maturati.

    Enti pubblici di ricerca (CNR, ASI, ENEA, ISS, INFN, INFM, IRCSS, ecc., ecc.)

    La riqualificazione della spesa pubblica è generalmente molto difficile in quanto i parametri della valutazione delle performance sono spesso discutibili in un paese che ha fatto del diritto al posto di lavoro nel pubblico (ed allo stipendio) un tabù intoccabile. Nel caso però della ricerca i prodotti sono ben definiti e visibili: pubblicazioni e brevetti. È quindi possibile procedere ad una ristrutturazione che allontani dal posto di lavoro ricercatori che non ricercano e non trovano, ad esempio coloro che per 2 anni consecutivi abbiano una produttività nulla in termini quantitativi e/o qualitativi.

    Una stima (ovviamente approssimativa) quantifica intorno al 20% il recupero di risorse finanziarie sul budget degli enti pubblici di ricerca, che potrebbe ricavarsi oggi da una seria ristrutturazione del settore. Questa non trascurabile disponibilità finanziaria dovrebbe essere subito reinvestita nel sostenere assunzioni di giovani e per finanziare con maggiori risorse progetti prioritari di ricerca.

    Infine Promozione della ricerca industriale e dell'innovazione tecnologica

    Una delle caratteristiche più negativa del sistema Italia è la bassa percentuale, sul totale delle risorse dedicate alla ricerca, che proviene dai privati (industrie, società finanziarie, charities, ecc.).

    Per promuovere gli investimenti da parte di questo settore occorrono interventi:

    - Sul piano fiscale (detassazione degli utili investiti in ricerca; deducibilità dei contratti di ricerca con enti pubblici; soprattutto detassazione del capital gain ricavato da investimenti high-tech, per favorire gli investimenti da venture capital)

    - Sul piano infrastrutturale e normativo: facilitare le interazioni industria/enti di ricerca e soprattutto la creazione di piccole imprese innovative anche attraverso finanziamenti pubblici riservati a PMI high-tech sotto forma di contributi a fondo perduto, come accade in USA ed in UK.

    Ricordo a questo proposito che è stato appena approvato dal governo britannico un programma strategico per 1 Miliardo di sterline (circa 1,5 Miliardi di euro) su 3 anni per sviluppare l'innovazione tecnologica che nasce dalla ricerca, a seguito del rapporto sulla politica della scienza "Race to the top" di Lord Sainsbury. Sono questi gli ordini di grandezza degli investimenti necessari per cercare di inserirsi con qualche successo nella competizione tra paesi dell'UE. È patetico pensare che qualcuno nel governo ritenga che tutto si giochi sul numero di seggi al parlamento europeo.

    In conclusione

    Il sistema della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica necessita nel nostro paese di una significativa riorganizzazione che premi il merito ed introduca forti elementi di competitività, ma anche di collaborazione. Il non averlo fatto in modo più incisivo e completo negli anni scorsi con un governo di centro destra è stata una grande occasione perduta, considerando anche il fatto che un processo di riqualificazione e potenziamento del sistema università/ricerca richiede una decina di anni prima di dare risultati apprezzabili anche sul piano dell'innovazione tecnologica, se si fa riferimento ai tempi dell'esperienza britannica. Ad ogni modo bisogna riconoscere che l'azione del ministro Moratti è stata complessivamente molto, molto più positiva di quanto non sia quella del suo successore.

    Su questo tema, così decisivo per il futuro della nostra società, occorre trovare il consenso di tutte le forze riformiste. La componente liberal-democratica dovrebbe farsi carico innanzi tutto di elaborare un articolato piano di azione che agisca contemporaneamente su alcuni, ma cruciali, snodi del sistema università/ricerca/innovazione, perché è ben chiaro che interventi parziali non solo sono inutili, ma possono essere anche controproducenti.

    Inoltre occorre iniziare subito a dialogare con giovani, sindacati, opinione pubblica ed altre forze politiche riformiste in modo da cogliere loro istanze positive su questa opera di profonda modernizzazione e nello stesso tempo convincere i dubbiosi che questa è una battaglia per un paese più efficiente e quindi più giusto, come Giavazzi e Ichino hanno iniziato a dire, coraggiosamente, da qualche tempo.

    Nel far questo i liberaldemocratici italiani si riscatteranno dalla afasia da cui sono stati colpiti negli anni scorsi, e lavoreranno, insieme ai loro colleghi europei, per un'Europa più prospera, capace di meglio valorizzare i suoi giovani più meritevoli e di dare a tutti i suoi cittadini una migliore qualità di vita.

    tratto da http://www.pri.it/Convegno%20Milano/...hinaMilano.htm

  9. #9
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    Ricerca sulle staminali
    Mozione bipartisan in base ai principi della Costituzione

    Su iniziativa del senatore repubblicano Antonio Del Pennino, quattordici senatori, sia del centro – destra sia del centro – sinistra, hanno presentato
    la seguente mozione relativa alla ricerca sulle cellule staminali, che si contrappone a quella presentata dalla senatrice Binetti.

    Il Senato premesso che:

    - la libertà di ricerca scientifica è un principio costituzionalmente garantito determinante per lo sviluppo della conoscenza e il benessere delle persone;

    - la ricerca scientifica sulle cellule staminali è unanimemente riconosciuta come settore fondamentale e prioritario per il futuro della medicina;

    - i metodi per ottenere linee cellulari staminali sono diversi e la comunità scientifica italiana e internazionale è impegnata nelle diverse tecniche, alcune delle quali implicano l'utilizzo di embrioni ed altre no; le informazioni e i progressi ottenuti attraverso una particolare tecnica sono comunque importanti per chi lavora su tecniche diverse, e la scelta tra una tecnica ed un' altra è affidata – nell'ambito delle rispettive normative – a valutazioni di tipo scientifico;

    impegna il Governo:

    - a garantire che i fondi destinati dallo Stato italiano alla ricerca scientifica in generale, e a quelle sulle cellule staminali in particolare, siano assegnati attraverso criteri di massima trasparenza e pubblicità, con meccanismi di valutazione tra pari (peer review) che garantiscano la credibilità scientifica delle scelte effettuate, senza che siano pregiudizialmente determinate delle discriminazioni contro particolari tecniche di ricerca legali nel nostro Paese, siano esse tecniche di ricerca sulle cellule staminali cosidette "embrionali" (ottenute da linee cellulari importate dall'estero) o cosidette "somatiche" (o adulte);

    - a mantenere il proprio sostegno alla soluzione di compromesso stabilita con l'approvazione del Settimo programma quadro dell'Unione europea, che prevede la finanziabilità di entrambi i principali filoni di ricerca sulle cellule staminali attraverso regole severe a garanzia dell'interesse generale e del carattere scientifico delle valutazioni.

    Primo firmatario è il Sen. Antonio Del Pennino (PRI), le altre firme sono di Antonio Paravia (AN), Gavino Angius (Socialisti per la Costituente), Alfredo Biondi, Lino Jannuzzi, Ferruccio Saro, Egidio Sterpa, Giorgio Stracquadanio (Forza Italia), Enzo Bianco, Antonio Maccanico, Valerio Zanone (Partito Democratico), Natale D'Amico (Liberaldemocratici), Madga Negri (Gruppo per le autonomie).

    tratto da http://www.pri.it/27%20Dicembre%2020...tStaminali.htm

 

 

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