http://www.corriere.it/esteri/07_dic...ba99c667.shtml
Vergogna Prodi!


http://www.corriere.it/esteri/07_dic...ba99c667.shtml
Vergogna Prodi!


Durante un mio incontro con i capi di governo ad Heiligendamm - denuncia il musicista - uno di loro si è addormentato mentre stavo parlando»
![]()
![]()


Testualmente: "La Germania non ha imbrogliato, come si può vedere dal bilancio federale. Sono stati gli altri a imbrogliare, la Francia per esempio, oppure l’Italia. È già brutto abbastanza quando i politici non mantengono le promesse fatte ai loro elettori. Quando però lo fanno con i più poveri del mondo, significa che migliaia di persone moriranno. E questo è inammissibile. Soprattutto gli italiani – accusa Bono – non hanno mantenuto nessuna delle promesse fatte".




Bono è un cantante, punto e basta. Non è un'autorità istituzionale o politica.
E' arrogante ed è uno pseudo benefattore che parla degli altri e gli basterebbe vendere una delle sue migliaia di case per mettere a posto uno stato africano a caso. Se Prodi ha dormito quado parlava, mi sa che ha fatto proprio bene.


E' probabile che sia Prodi ad essersi addormentato ma l'articolo che hai postato non lo dice.


Nel mirino il caso di elusione tributaria del gruppo rock da tempo impegnato per la cancellazione del debito dei Paesi del Terzo Mondo
Discutibile la decisione di trasferire in Olanda la residenza fiscale della "U2 Limited", la società che gestisce le royalty. Obiettivo dello stratagemma è eludere il fisco irlandese e la nuova legge varata dal governo di Dublino che prevede un tetto di 250mila euro per i redditi aziendali esenti da tasse.
Se l’Italia, sulle promesse fatte per l’Africa, è "inadempiente seriale", non può certo dirsi che Paul Hewson, in arte Bono Vox, leader e ideologo del celebre gruppo rock irlandese U2, da anni impegnato nella lotta alla povertà, abbia agito correttamente ricorrendo a un abile stratagemma per non pagare le tasse. Il governo italiano, secondo il cantante di Dublino, ha la colpa di trovarsi in coda alle classifiche Ocse per gli aiuti allo sviluppo (e su questo Bono ha ragione), pari nel 2006 alla misura dello 0,20 per cento del Pil, e non a quella dello 0,33 per cento come, invece, deciso in occasione del vertice del G8 di Gleaneagles. Il gruppo rock, che da tempo occupa la prima fila per la lotta alla cancellazione del debito dei Paesi del terzo mondo, tuttavia, non ha reso proprio un buon esempio; anzi, per salvare gli introiti dalle grinfie del fisco made in Ireland ha deciso di trasferire in Olanda la residenza fiscale della "U2 Limited", la società che gestisce le royalty.
Le royalty o redevance
Con il termine royalty si indica il reddito versato al proprietario di un bene o all’autore di un’opera dell’ingegno come ricompensa per la cessione a terzi del diritto di utilizzare a fini commerciali il bene o l’opera in considerazione. Si tratta quindi di compensi per il trasferimento del diritto all’uso (contratto di licenza) per cui il titolare del bene (marchio, brevetto, know how) trasferisce il diritto all’uso ad un altro soggetto pur mantenendo la proprietà sullo stesso. Le royalty, quindi, sono il metodo di remunerazione di diritti derivanti da brevetti che possono essere ceduti, dietro contratto, in licenza a terzi per scrittori, artisti, compositori e musicisti. A ben vedere, non esiste una regola fissa per la determinazione delle royalty in quanto derivano da pattuizioni contrattuali fra privati e possono assumere quindi numerose forme di valutazioni e tassi. La royalty può essere determinata con pagamento unico o anche con pagamenti rateali. Il valore rateale può essere determinato da una percentuale sul prezzo di vendita, all’ingrosso o al pubblico, sul guadagno unitario, sul costo di produzione. Nel caso di royalty percentuale può essere in aumento o in decadimento nel tempo in rapporto alle aspettative di vita commerciale del prodotto o a livelli presunti di fatturato. Il valore delle royalty varia da Stato a Stato. A titolo indicativo possiamo affermare che nella maggior parte dei Paesi Ue le royalty applicate sul fatturato annuo relativo al bene di cui si è ceduta la licenza varia dal 2 al 15 per cento ma possono esistere situazioni dove i livelli sono diversi da quelli indicati (in Italia le royalty variano dal 3 al 14,34 per cento; in Danimarca dal 5 per cento per i mobili allo 0,5 per cento per gli articoli prodotti in serie; in Francia fino al 5 per cento; in Germania dal 2 al 5 per cento per i mobili, 1 per cento per i prodotti di serie; in Spagna dal 3 al 5 per cento per i mobili; in Belgio, generalmente, non sono attuate, e i tassi possono variare dal 2 all’8 per cento; in Irlanda, di solito, non sono praticate).
Il riferimento normativo delle royalty
Il Modello Ocse di Convenzione contro le doppie imposizioni definisce le royalty, all’articolo 12, paragrafo 2, compensi di qualsiasi natura corrisposti per l’uso o la concessione in uso di beni immateriali. Stessa definizione, nella sostanza, si ritrova nel diritto tributario domestico agli articoli 23, comma 2, lettera c), 53, comma 2, lettera b) e 67, comma 1, lettera g) del Tuir. Le convenzioni internazionali stipulate dall’Italia comprendono, invece, tra le royalty, in conformità al Modello Ocse, anche i compensi che derivano dall’uso o dalla concessione in uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche. In questo senso il concetto di royalty è assunto nella direttiva 2003/49/CE del 3 giugno 2003 del Consiglio dell’Unione europea, recepito in Italia con il decreto legislativo n. 143 del 30 maggio 2005 (come modificato dal provvedimento del Consiglio dei Ministri del 7 febbraio 2007).
Elusione uguale evasione morale
L’operazione tributaria posta in essere dal gruppo di Bono avrebbe, quindi, come obiettivo quello di eludere il fisco irlandese e la nuova legge varata dal governo di Dublino che prevede un tetto di 250mila euro per i redditi aziendali esenti da tasse. Giova precisare che il caso in esame non configura una ipotesi di illecito. L’elusione, diversamente dall’evasione che è un comportamento tenuto in violazione delle leggi fiscali, infatti, non viola alcuna norma positiva in quanto consiste nell’aggirare o sfruttare le smagliature delle norme tributarie al fine di realizzare un consistente risparmio di imposta. Tra l’altro, gli U2 rappresentano una vera e propria società (con fine di lucro). Oltre a distinguersi per molteplici impegni umanitari, infatti, il gruppo di Dublino rappresenta una prodigiosa macchina che vende ogni anno più di 130 milioni di dischi incassando più di 100 milioni di euro e che, con il suo leader Bono Vox, si è aggiudicata il 49 per cento delle partecipazioni azionarie sulla rinomata rivista statunitense di economia e finanza Forbes e il 25 per cento della Palm, la nota compagnia produttrice di smartphones.
Le contraddizioni delle rockstar
Con un frontman come Bono, sempre pronto a chiedere a tutti i big della terra tagli del debito pubblico e aumenti per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, il ricorso a questo stratagemma per non pagare le tasse potrebbe apparire, se non altro, incoerente. Tant’è che sul caso non è mancata la puntuale stoccata da parte del governo dell’Eire che, per voce di un funzionario del ministero delle Finanze, si è dichiarato particolarmente stupito, avendo sentito Bono Vox parlare di più fondi per Ireland Aid, il condotto che Dublino utilizza per la distribuzione dei fondi ai Paesi poveri, nonchè sorpreso per il fatto che gli U2, in tal modo, non siano disposti (seppur indirettamente), mediante il pagamento dei tributi dovuti, a fare la loro parte in maniera equa per le casse dello Stato, come tutti i cittadini/contribuenti irlandesi. In Olanda, invece, gli U2 pagheranno soltanto il 5 per cento di imposte, e quindi meno di quanto previsto dalle imposizioni dubliners. Paul Mc Guinnes, il manager del gruppo, di contro, ha preso le difese della band sostenendo che il business degli U2 è mondiale e che la maggior parte dei biglietti dei concerti e dei loro dischi viene venduta proprio fuori dai verdi confini irlandesi.
http://www.fisconelmondo.it
Pagasse le tasse e non rompesse i maroni


» 2007-12-28 23:06
Aiuti Africa, Prodi respinge accuse
Il premier al cantante Bono Vox, stanziamenti in Finanziaria
(ANSA) - ROMA, 28 DIC - Palazzo Chigi respinge le critiche del leader degli U2 Bono Vox sui presunti imbrogli dell'Italia in merito ai finanziamenti per l'Africa. ''I finanziamenti promessi ci sono tutti - si sottolinea in ambienti vicini a Prodi - sono previsti dalla finanziaria da poco approvata dal Parlamento. Evidentemente, Bono non conosce i meccanismi delle leggi di bilancio. E' chiaro che esistono dei tempi tecnici per rendere disponibili questi finanziamenti. Dal prossimo anno saranno operativi''.




non riesco a trovare l' url, ma il governo prodi ha stanziato 1 miliardo di euro per fare fronte a impegni presi (e disattesi) dal governo berlusconi.
l' annuncio fu dato da Prodi a valle di un evento internaziionale