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Caro Fausto,
è dirimente l’adesione al Pse
C'è grande disordine sotto il cielo, ma la situazione non è affatto eccellente. Nemmeno a sinistra. Anzi, tanto meno a sinistra. Dove, in conseguenza della nascita del Partito democratico, si sono aperte addirittura due Costituenti. La Costituente socialista. E (anche se non si chiama esattamente così) la Costituente che dovrebbe dar vita alla Sinistra Arcobaleno, già Cosa Rossa.
Non c’è bisogno di spendere troppe argomentazioni per spiegare perché molto (ma molto) difficilmente potrà esserci spazio, sulla sinistra del Pd, per due diverse formazioni politiche, l’una di segno riformista, l’altra di segno più radicale, qualsiasi sia la legge elettorale in vigore, ma tanto più, si capisce, in presenza di una soglia di sbarramento di stampo grosso modo tedesco. Può essere invece più utile, forse, provarsi a ragionare sulla questione in termini più generali. Anche per vedere se è possibile provarsi a prenderla dal verso giusto, prima che sia troppo tardi.
Riformisti e radicali, ovvero due sinistre, l’una di ispirazione seppur tardivamente socialdemocratica, l’altra tuttora convinta che andassero ricercate e trovate le vie di una qualche fuoriuscita dal capitalismo. Di questo si ragionava sino a qualche anno fa, interrogandosi sulla possibilità (e prima ancora sull’opportunità) che queste due sinistre, anziché dilaniarsi l’un l’altra, trovassero un’intesa in grado di reggere anche alla prova del governo. Bene (o male, fate voi): da allora lo scenario è radicalmente cambiato. Anche (ma non solo) per l’impronta che Walter Veltroni sta cercando di dare al Pd, un partito in cui ci sarà pure una sinistra, ma che non vuole essere e non sarà un partito seppur moderatamente di sinistra. La domanda non verte più su quale sinistra prevarrà, ma sull’esistenza o meno, nel futuro prossimo, di una sinistra in Italia, come ha spiegato assai bene su questo giornale, qualche tempo fa, Massimo L.Salvadori.
Se di questo si tratta (e noi pensiamo che le cose stiano proprio così), è evidente che tanto i costituenti socialisti quanto i costituenti della Sinistra Arcobaleno si sono andati a infilare su un binario morto, che farebbero bene a lasciare il prima possibile. Abbandonando, se ne sono capaci, il piccolo cabotaggio e le mediocri logiche di sopravvivenza di ceto politico. E provando a volare un poco, appena un poco, più in alto. Chiediamo scusa se la mettiamo giù piatta, a rischio di schematizzare oltre misura. Ma in Italia c’è un’area politica, sociale, culturale e anche elettorale assai vasta - sicuramente più vasta di quanto possa immaginare chi fatica a guardare oltre il proprio orticello - che, per quanto divisa, frammentata e spesso frustrata, continua a considerarsi per storia, inclinazioni ideali e, se volete, anche interessi, che non guastano mai, e pure per visione del mondo, di sinistra. Senza troppi aggettivi, ma di sinistra. Abbastanza di sinistra, in ogni caso, per non entusiasmarsi all’idea di un bipartitismo di fatto prossimo venturo nel quale il cuore della battaglia come delle intese politiche stia tutto al centro.
È questo vasto mondo, noi pensiamo, che ha diritto, anche se il concetto comincia ad essere inflazionato, ad una fase costituente. Perché è a questo mondo, che legittimamente si chiede se domani avrà ancora rappresentanza politica o dovrà accontentarsi di un qualche diritto di tribuna, che bisogna dare voce; ed è di questo mondo, se non si vuole parlare d’altro, che occorre costruire l’unità, rispettandone e anzi valorizzandone le diversità, quelle che vengono dal passato come quelle che il presente mette in un’inedita luce. Per farlo, non crediamo davvero siano sufficienti riconoscimenti pure assai importanti, come quelli di Fausto Bertinotti, a grandi personalità socialiste del passato (Riccardo Lombardi, ma anche Giacomo Mancini); o assicurazioni, come quelle che vengono dai costituenti socialisti, sulla volontà di non puntare alla ricostituzione, in sedicesimo, del Psi di Bettino Craxi. Una forza socialista di dimensioni rispettabili può essere costruita, in Italia, anzitutto spiegando, con chiarezza, con chi si sta in Europa e nel mondo, qual è insomma il campo di forze di cui si è parte e cui si fa riferimento. A noi sembra, e vogliamo dirlo in spirito di amicizia in primo luogo a Bertinotti, che l’adesione al socialismo europeo sia, per una moderna sinistra italiana, una questione dirimente. Non ci si può girare attorno all’infinito, proprio come faceva, nei suoi ultimi, tristi anni, il vecchio Pci.
Paolo Franchi
24/12/2007




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