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    Predefinito Pim Fortuyn 6 maggio 2002 - 6 maggio 2009

    Oggi è l'anniversario del barbaro assassinio del politico identitario olandese Pim Fortuyn ucciso il 6 maggio del 2002 da un estremista multiculturalista.



    Per chi il 9 maggio non andrà alla manifestazione anti-moschea di Colonia con Borghezio e Lisistrata ricordiamo che l'associazione dedicata a Pim Fortuyn lo ricorderà presentando la nuova edizione del libro CONTRO L'ISLAMIZZAZIONE DELLA NOSTRA CULTURA http://www.pimfortuynfoundation.eu/i...emid=8&lang=it


    On. Ballaman: Van Gogh e Fortuyn martiri per la libertà
    Intervista di Igor Iezzi, la Padania 17/4/05

    Ballaman divulgherà il film dell’autore di Submission e il libro del leader politico olandese

    Roma - L’Olanda, patria della democrazia e delle libertà, con un unico omicidio politico nel 1584 del principe William Of Orange ucciso da un fanatico, è diventata terra di integralismi e oppressione della libertà.
    La società multirazziale e multiculturale ha dimostrato tutte le sue pericolosità. E oggi addirittura è impossibile mandare in onda un film che narra le sofferenze delle donne nei regimi islamici o esprimere preoccupazioni sul futuro del proprio Paese messo a rischio dall’intolleranza mussulmana.
    «Il 6 maggio del 2002 fu ucciso Pim Fortuyn e il 2 novembre del 2004 fu brutalmente assassinato Theo Van Gogh, il regista di “Submission”» ci ha detto Edouard Ballaman, parlamentare friulano della Lega Nord. Domani l’esponente del Carroccio ha organizzato a Montecitorio un’anteprima del film “Submission”, a causa del quale Van Gogh è stato ucciso per mano di un terrorista islamico, mai mandato in onda. Il produttore Gijs van Vesterlaken ha deciso di ritirare l’opera a causa delle minacce ricevute. E nessuna televisione e nessun festival hanno acconsentito a mandarlo in onda, se non brevi spezzoni. Per questo Ballaman ha deciso di iniziare un tour in cui mostrera il film, organizzerà incontri e, dal 6 maggio, presenterà il libro scritto da Fortuyn e tradotto dall’associazione Carlo Cattaneo e dalla Pim Fortuyn foundation.
    «Io ho conosciuto Fortuyn che frequentava Pordenone e Provesano. Sono andato in Olanda e ho parlato con amici comuni del leader politico olandese e del regista assassinato. - ha rivelato Ballaman - Fortuyn e Van Gogh si conoscevano e si frequentavano. In campi diversi, la volontà di raccontare la fine brutale che stava subendo il loro Paese li ha spinti a denunciare una situazione ormai intollerabile e ad essere poi vittime delle idee che hanno portato avanti».
    Onorevole Ballaman, l’Olanda viene citata spesso come esempio di società multirazziale. Questi eventi non dimostrano, invece, il crollo dell’utopia multiculturale e multireligiosa?
    «L’Olanda più che un Paese dove tutto è permesso è diventato il simbolo del lassismo e del permissivismo. Dopo tutto quello che è successo, e che ha causato ampi dibattiti, ora sono state ristrette, per esempio, le maglie dell’immigrazione e per entrare in Olanda occorre sapere lingua e cultura del Paese. Dopo questi due omicidi molto è cambiato»
    Che cosa, per esempio?
    «In questo ultimo anno, per la prima volta, abbiamo dei saldi passivi nell’immigrazione: sono maggiori gli immigrati rispediti a casa che non quelli accolti».
    Questi cambiamenti sono avvenuti dopo tragici eventi, gli omicidi di Fortuyn e Van Gogh.
    «La cosa che deve far ragionare, e molto, è che siamo di fronte ad un Paese che ha subito due morti che hanno spaccato il Paese e lo hanno costretto ad una riflessione. Secondo un sondaggio effettuato su chi è l’Olandese più famoso nella storia del Paese, Pim Fortuyn, a sorpresa, è stato il più votato superando Guglielmo d’Orange o Johan Cruyff. Fortuyn e Van Gogh hanno due storie intimamente legate, per la loro amicizia e per le battaglie combattute. Tutti e due sono caduti per le loro idee».
    Quando ha deciso di rendere pubblico il film del regista olandese?
    «Noi ci inseriamo appieno in una diatriba scoppiata in questi giorni sulla possibilità di rendere pubblico il film di Van Gogh. Da molto nutrivo questa idea e ho cercato di venire in possesso del film “Submission”. Vogliamo capire le motivazioni per cui è morto Theo Van Gogh. Spero che anche il lavoro che stiamo portando avanti sul libro di Pim Fortuyn sia apprezzato dalle persone che amano la propria terra come loro amavano la loro Olanda. Io girerò con sottomano il libro di Pim Fortuyn che voglio divulgare e il film di Theo Van Gogh che voglio far vedere».
    Inizia da domani la sua opera di divulgazione delle loro idee?
    «Esattamente, a Montecitorio abbiamo organizzato una visione per la stampa. Vogliamo diffondere il pensiero di due europei, due olandesi che vedevano il proprio territorio stravolto. Io ritengo che abbiano pagato un prezzo elevatissimo per le loro idee e prima che sia troppo tardi anche noi dobbiamo renderci conto del futuro verso il quale stiamo andando. Inoltre queste opere si legano a tematiche che la Lega Nord sta portando avanti da dieci anni».
    Con questa iniziativa qual è l’obiettivo che si è prefisso?
    «Io voglio che la gente ragioni e capisca. Questa nostra iniziativa ha l’ambizione di uscire dai confini di chi è già leghista, ma dobbiamo cercare di far capire a tutti quello che sta succedendo. La nostra non è propaganda di parte della Lega, ma è un pensiero che in tutta europa esiste anche se, secondo alcuni, non politicamente corretto. La mia è una battaglia contro il “politicamente corretto” che impedisce di dire le cose come stanno, ovvero che questi due uomini sono morti per le loro idee».
    Come avverrà questa divulgazione?
    «Io ho intenzione di andare dove mi chiameranno per assemblee pubbliche, per trasmissioni nelle televisioni locali e dove ci sarà l’opportunità. Il film di Van Gogh e le idee di Pim Fortuyn non hanno avuto dimora nelle Tv nazionali e nei grandi schermi. Apriremo una discussione».
    Quale reazione si aspetta dalla gente?
    «Da parte di chi conosce il problema mi auguro di essere aiutato nella divulgazione sui rischi di portarci l’Islam in casa. Per quanto riguarda coloro che sono ignari di questi rischi spero che la visione del film apra le menti».
    Teme tensioni con gli islamici presenti nel nostro Paese?
    «Ho fiducia nelle forze dell’ordine, è un sacrificio che dobbiamo fare».
    Lei è stato in Olanda ed ha parlato con amici comuni dei due “martiri”. Si sentono sotto assedio in una società multiculturale in cui predomina l’integralismo islamico?
    «Come vivono questa drammatica situazione possiamo immaginarlo. L’hanno vissuta come un trauma. Quello che è da sottolineare è lo stato d’animo dell’intera Olanda, che si è trovata a subire uno schiaffo pesantissimo, con l’uccisione di Pim Fortuyn, assorbito negando responsabilità da parte dell’Islam. Mentre ancora stava assorbendo questo colpo ne ha ricevuto un altro, ancora più forte, con il barbaro omicidio di Van Gogh che, di fatto, ha svegliato le coscienze, con manifestazioni di piazza e cortei».
    Ma Fortuyn non è stato ucciso da un semplice pazzo?
    «Secondo l’ufficialità Pim Fortuyn è stato ucciso dalla mano di un verde un po’ pazzerello. Hanno cercato di nascondere questa morte, di relegarla a semplice incidente. Theo Van Gogh viene ucciso da un nucleo islamico, formato dal suo assassino e da numerose altre persone legate alla moschea di Amsterdam e ad attività di vero terrorismo. Questo assassinio, per l’eco avuta tra la gente, è paragonabile ad una strage. Van Gogh viene ufficialmente ucciso per il film “Submission”, ma si sospetta che il vero obiettivo era un’altra pellicola che stava portando a compimento, “05/06” ovvero 6 maggio, sull’omicidio di Pim Fortuyn e sul complotto per ucciderlo. Per Van Gogh, Fortuyn non è stato ucciso da un singolo, ma alle spalle c’era un vero e proprio complotto».
    Il fenomeno Pim Fortuyn era comunque nato per le sue dichiarazioni sull’Islam e per il suo essere omosessuale?
    «Certamente, e noi pubblicheremo il suo libro contro l’islamizzazione della cultura europea e olandese. Leggendolo, ognuno può riconoscere la situazione della propria terra in questo libro. Pim Fortuyn non era un fascista come lo hanno descritto in molti, semmai poteva iscriversi ad una associazione libertaria. Fortuyn era uno tra i giornalisti ed editorialisti più famosi in Olanda che a un certo momento decide di cambiare il panorama politico del suo Paese. Fa una sua lista e a Rotterdam ottiene subito il 35%. Scompagina tutti i giochi. Quando si appresta a vincere pesantemente le elezioni politiche viene ucciso. Lui diceva una cosa semplice: di fronte aduna crisi economica, gli spazi si restringono».
    Fortuyn e Van Gogh hanno messo in rilievo i pericoli della società multirazziale
    «C’è una difficoltà non insormontabile a mettere insieme culture diverse. Ma c’è anche l’impossibilità di mettere insieme culture e religioni con l’Islam. L’Islam non prevede la possibilità di convivere con altre religioni. Questo è il motivo per cui i filippini cattolici sono stati integrati nella nostra società, mentre i più vicini albanesi, islamici, creano tensioni. Sono gli islamici che non vogliono convivere con noi, per loro l’islam è lo Stato, non c’è distinzione».
    Come dimostrano le reazioni al film “Submission”?
    «Infatti. Questo film, poetico e per nulla offensivo, ha scatenato l’intolleranza islamica».
    Questo film è un’atto d’accusa contro la situazione femminile sotto l’Islam. Avrà al suo fianco le femministe nostrane?
    «Per l’Islam non c’è parità tra uomo e donna. Occorrerà vedere se le femministe sono più attiviste o più comuniste. Se prevale l’atteggiamento di sinistra non cambieranno mai idea».

    http://www.giovanipadani.leganord.or...li.asp?ID=3213


    carlomartello

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    Predefinito Riferimento: Pim Fortuyn 6 maggio 2002 - 6 maggio 2009

    Il gay xenofobo
    che odiava l'Islam


    di ANTONIO POLITO
    HANNO ucciso il Le Pen olandese. Hanno ammazzato l'Haider di Rotterdam. Così dicono le televisioni e i giornali di un'Europa incredula, lacerata all'improvviso da un conflitto etnico e culturale portato fino all'estremo del delitto politico, percorsa da tutti gli odii anti-qualcuno che si possano immaginare, avvelenata dall'anti-semitismo, dall'anti-islamismo, e ora insanguinata dalla mano fanatica o pazza di un giustiziere del "politicamente corretto".

    L'assassinio di Pim Fortuyn ad Amsterdam è il secondo capitolo europeo della storia cominciata l'11 settembre a New York e inoculatasi nello psicodramma del voto francese: il conflitto di civiltà, la rivolta dei bianchi contro gli immigrati, la resurrezione della destra xenofoba e ora la ricomparsa dei suoi nemici armati.

    Eppure Pim Fortuyn non era Le Pen, nè Haider. Non era antisemita. Non era nazista. Non irrideva l'Olocausto. A sentir lui, il suo modello era piuttosto Silvio Berlusconi. Ma era anche tutto ciò che Berlusconi non potrebbe mai essere: gay dichiarato, testa rasata, camicia a scacchi e pochette nel taschino, un passato da marxista, illustrato da una cattedra di sociologia all'Università di Groningen.

    Del nostro fenomeno politico condivideva semmai la elettrica capacità di "bucare" il video, la infaticabile attività mediatica (è morto all'uscita dall'ennesima intervista) e la stupefacente capacità di costruire un partito in pochi mesi, farlo trionfare alle elezioni comunali di Rotterdam (35% alla prima uscita) e lanciarlo verso un clamoroso successo su scala nazionale alle prossime politiche, previste tra appena nove giorni.

    Avrei dovuto incontrarlo domani in Olanda, per un'intervista. Il circo dei giornalisti europei, lasciata Parigi, stava già convergendo su Rotterdam, per ascoltare dall'"enfant terrible" della un tempo noiosissima politica olandese il nuovo sberleffo vincente della xenofobia e dell'antieuropeismo.

    Sapevamo già che cosa ci avrebbe detto. L'ha scritto in un libro, "Contro l'islamizzazione della nostra cultura", che è anche troppo fedele al titolo, e va a ruba nelle librerie di Amsterdam, una delle città più multirazziali d'Europa, dove un cittadino su tre non ha la pelle bianca.

    La sua parola d'ordine era: "L'Olanda è al completo, sedici milioni di olandesi sono già abbastanza". Ma la sua xenofobia non era stata incubata nell'uovo del serpente nazista, non veniva dai bassifondi dell'antisemitismo. Incredibile per quanto possa sembrare, si appellava invece ai vertici di tolleranza raggiunti dalla civiltà europea. Odiava i musulmani perché non rispettavano i gay come lui, specialmente da quando l'imam di una moschea di Rotterdam li aveva paragonati ai maiali.

    Li voleva fermare alle frontiere perché la loro religione minacciava la libertà delle donne, il "freee speech", la tolleranza verso le droghe leggere e la pratica dell'eutanasia, tutto ciò che la liberale Olanda ha di più caro. Prendeva di petto il grande tabù della sinistra europea, l'illusione che la necessaria convivenza con gli inevitabili immigrati possa essere ammantata di multiculturalismo, esaltata come un "melting pot" americano, ignorando i dolorosi mal di pancia che essa provoca non tra le élite, ma tra i poveri, le "working class", la gente che vive porta a porta con "lo straniero": "La società multiculturale - aveva detto appena qualche giorno fa - non funziona, ci fa vivere sempre più separati, non più vicini. Dirlo non è razzismo". Per questo, a differenza di altri movimenti xenofobi europei, non aveva varcato la linea divisoria della "deportazione".

    Non chiedeva il reimpatrio degli immigrati che già vivono in Olanda (il 10%, più che in Francia o in Inghilterra, senza parlare dell'Italia). Ma la chiusura della frontiere ai nuovi arrivi, la denuncia degli accordi di Schengen, e l'"assimilazione" culturale degli stranieri: se volevano restare, che parlassero la lingua e rispettassero i costumi del paese che li ospitava. Per accentuare l'ambiguità del suo messaggio, si era scelto un vice originario di Capo Verde e numerosi candidati di pelle scura.

    Quest'impasto di idee ed emozioni, spesso generico e confuso, veniva distillato però in odio, in un linguaggio crudo, arrogante, e talvolta disgustoso: "Che cosa vogliono i tossicodipendenti? Ne vogliono di più? Una piccola overdose? Nessun problema". E presentato con lo charme di un originale, un "dandy", un dannunziano, uno Sgarbi che preferiva gli uomini, viveva in una pseudo-villa romana piena di opere d'arte battezzata "Casa di Pietro", e viaggiava in un'elegante Daimler con autista efebico e due cagnolini sempre in grembo, Kenneth e Carla.

    Dicendo senza vergogna quello che milioni di europei pensano e per nostra fortuna si vergognano ancora di dire, se non nel segreto dell'urna. Era un segno della sua contraddittoria natura che fosse stato espulso dal partito estremista cui aveva aderito, "Olanda vivibile", perché aveva proposto, proprio lui gay, la modifica dell'articolo 1 della Costituzione che proibisce ogni discriminazione. Si era così costruito la sua lista, e in due mesi aveva sfondato nella roccaforte di Rotterdam. Per il 15 maggio i sondaggi lo davano tra il 15% e il 20% su scala nazionale, in grado di conquistare 25 seggi su 150 in parlamento, e di essere così l'ago della bilancia della complicata politica olandese, basata sul proporzionale e sui governi di coalizione, e dunque estremamente vulnerabile agli estremismi. "Voglio fare il primo ministro", aveva detto nell'ultima intervista.

    "Nè destra nè sinistra, è l'epitome della Nuova Politica in Europa, populista e scandalosa", scriveva di lui un giornale di Londra. Che si stesse affermando proprio nell'Olanda tollerante nei secoli, la dice lunga sullo stato di confusione dell'opinione pubblica europea.

    Proprio nel paese di Anna Frank, nel paese da cui i nazisti avevano deportato i quattro quinti della comunità ebraica, nel paese in cui la "correttezza politica" censurava fino a qualche anno fa sui giornali il colore della pelle dei criminali, per non ingenerare razzismo. E nel paese il cui governo, diretto per otto anni dal socialdemocratico Wim Kok, si è dimesso di recente, unico in Europa, per la vergogna di non aver saputo fermare il massacro di musulmani a Srebenica, dove le truppe olandesi erano tra gli impotenti "peacekeeping".

    Chi sia stato il sanguinario assassino non lo sappiamo ancora: non sappiamo se al tramonto prega rivolto alla Mecca o se a sera legge i testi della guerriglia rivoluzionaria o se ce l'ha per qualche sua ragione personale con i gay. Sappiamo solo che il suo gesto ha precipitato nella tragedia il già grave dramma sociale e politico che stava scuotendo la civile Europa. Quella stessa Europa che ogni tanto pretende di dare lezioni di civiltà all'America, e poi si ritrova con gli anti-semiti in corteo, gli anti-islamici nelle urne, e il piombo dei proiettili nella testa di un leader politico. Di nuovo alle prese con l'odio e l'intolleranza, marchio di fabbrica della sua storia.

    (7 maggio 2002) http://www.repubblica.it/online/mond...to/polito.html

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Pim Fortuyn 6 maggio 2002 - 6 maggio 2009

    Diciamo che era un conservatore libertario, critico verso la 'società orfana', come la definì lui stesso in uno dei suoi libri, sulla riga di molti ex sessantottini pentiti.
    Sicuramente non l'avremmo mai visto nelle pagliacciate arcobaleniste.

    carlomartello

  4. #4
    MaxRed
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    Predefinito Riferimento: Pim Fortuyn 6 maggio 2002 - 6 maggio 2009

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Diciamo che era un conservatore libertario, critico verso la 'società orfana', come la definì lui stesso in uno dei suoi libri, sulla riga di molti ex sessantottini pentiti.
    Sicuramente non l'avremmo mai visto nelle pagliacciate arcobaleniste.

    carlomartello
    Questo è poco ma sicuro!

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Pim Fortuyn 6 maggio 2002 - 6 maggio 2009

    Già 7 anni sono passati? Sembra la settimana scorsa quando ne parlavo con i miei amici.

 

 

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