Sulla conferenza stampa di Prodi: tutto a posto, e niente in ordine!
Nel parlamentarismo bipolare italiota è consuetudine l’ottimismo raggiante dei primi ministri (va tutto bene anche se l’Italia va a fuoco) contrapposto a manie di persecuzione dei capi delle false opposizioni che lanciano allarmi su fantasmagoriche dittature liberticide incarnate dai correnti capi del governo (avete presente Berlusconi quando dice di vivere in una dittatura staliniana? O quando durante il governo Berlusconi il centro sinistra parlava di deriva fascista?).
La conferenza stampa di fine anno di Romano Prodi è stato uno scoppiettio di ottimismo: i conti pubblici si stanno risanando, la crescita economica del “bel-paese” da 2 anni si attesta al 3%, ripresa delle esportazioni, recupero di 20 milioni di euro dalla lotta all’evasione fiscale, sfida agli alleati “riottosi” della sinistra massimalista e del centro ultra-liberista.
Già solo a pensare agli ennesimi rincari di gennaio su praticamente tutto che determineranno un aggravio compreso tra 1520 e 1710 euro, altro che ottimismo, viene voglia di mettersi una corda al collo per impiccarsi! E ieri un altro disoccupato che aveva perso il lavoro caduto di conseguenza in depressione si è suicidato portando con se la moglie (meno male che la figlia era assente al momento della tragedia). Ma vediamo di commentare alcuni dati positivi enunciati da Prodi.
Che la nostra economia cresce continuamente da anni lo sappiamo già, i profitti delle imprese sono aumentati molto ma questa ricchezza prodotta è distribuita molto male: se gli aumenti degli stipendi di manager, imprenditori, dirigenti, banchieri, sono molto sostanziosi, i normali dipendenti hanno raccolto solo bricioline: i piccolissimi aumenti dei salari (che hanno riguardato solo i lavoratori fissi adulti e non precari e giovani) sono stati molto inferiori all’aumento dell’inflazione; in poche parole oggi produciamo di più ma siamo parecchio più poveri rispetto a 20 anni fa quando producevamo di meno ma facendo gli operai nelle industrie o gli impiegati statali c‘è la cavavamo discretamente, riuscendo di solito a mantenere una famiglia senza drammi.
La disoccupazione è al 5,6 per cento, risultato che non si vedeva da 30 anni, ma attenzione, il tasso è sceso perché molte persone senza lavoro dopo tante porte sbattute in faccia, vista la ultra-selettività del moderno mercato del lavoro e la corruzione endemica degli apparati amministrativi specialmente al sud, rinunciano a cercare lavoro e non si iscrivono alle liste di collocamento rientrando ufficialmente come non disoccupati, sono aumentati i cassintegrati (in Sardegna sono cresciuti del 24 per cento), altri “numeri” scartati da un capitalismo che usa i lavoratori come materiale usa e getta, che ufficialmente risultano ancora lavoratori; e poi le leggi Treu e Biagi legalizzando l’applicazione smisurata della flessibilità occupazionale hanno istituzionalizzato molti casi che diversamente sarebbero stati lavoro nero.
Abbiamo ripreso ad esportare ma intanto la nostra piccola economia tradizionale manifatturiera o agricola muore uccisa da politiche anti-nazionali che spalleggiano gli abusi delle banche, non indennizzano gli imprenditori colpiti dalle calamità naturali e consentono l’entrata indiscriminata in Italia di merci straniere spesso scadenti, nocive, prodotte in paesi in via di sviluppo a basso costo senza rispetto per l’ambiente e i diritti dei lavoratori: pensate che in Sardegna si stanno vendendo agnelli prodotti nell’Europa dell’Est, oppure all’invasione sui mercati della Sicilia di agrumi raccolti nordafricani, all’invasione del vestiario cinese, che spesso è l’unico che gli italiani impoveriti possono comprare.
Se la condizione del popolo italiano non sprizza di salute, nemmeno il governo Prodi può sprizzare ottimismo: da mesi oramai tale governo composizione di interessi contrapposti è traballante e si regge sul filo del rasoio. Subito smentita dal Fondo monetario internazionale (FMI) è stata la condanna della finanziaria 2008 perché i tagli allo stato sociale ancora non sarebbero coraggiosi; ma da tempo l’ex funzionario del FMI Lamberto Dini, ex primo ministro tecnico espressione dell’ala ultra-liberista e tecnocratica del centrosinistra, ricatta il governo minacciando il ritiro dell’appoggio al senato da parte del suo Partito Liberaldemocratico (paventando un connubio con senatori di Forza Italia) se non ci saranno forti tagli alla spesa sociale. Dini e i suoi accoliti sono fedeli soldati di istituti come il FMI da cui dipendono la nascita e la caduta dei governi in occidente. FMI, Banca Mondiale, CFR, Commissione Trilaterale, e innumerevoli associazioni, occulte o palesi, del genere, tengono in ostaggio gli appositamente deboli schieramenti partitici, privando le nazioni della sovranità. Comunque, il motivo della bocciatura prossima dell’attuale legislatura non credo siano i tagli alla spesa sociale ancora insufficienti per i severissimi parametri del FMI, anche perché tale governo ha fatto molto, tra cui la legalizzazione della privatizzazione della Banca d’ Italia, situazione che perdura dal 1992 solo che prima era illegale. Il centrosinistra non ha mantenuto fede alle promesse fatte agli elettori, dalla risoluzione dei conflitti di interesse di politicanti mega-imprenditori mediatici alla giustizia sociale, dalla lotta alla corruzione alla libertà di informazione e pensiero, che sono state drasticamente assottigliate, ha continuato a fare pressappoco le stesse cose del centrodestra. Ancora 2 anni di malgoverno e la sinistra istituzionale potrebbe perdere il controllo di un rilevante elettorato arrabbiato e consapevole, finendo per non governarlo più e non riuscendo a svolgere più il ruolo di imbonitore, di paciere. Quindi dovrà tornare ad essere opposizione. Ma lo scenario immediato più plausibile del dopo-Prodi non sono le elezioni anticipate ma un governo transitorio tecnico di larghe intese fondato sull’asse Veltroni-Berlusconi dove nel centrosinistra il Partito Democratico collaborerà col centrodestra e espellerà almeno per un po’ i partiti della sinistra estrema che fuori dall’Unione potranno esercitare più facilmente il ruolo di calmieri, controllori, degli animi di consistenti segmenti potenzialmente antagonisti: operai delle industrie, giovani precari etc.
Quello che temiamo è che arrivati alle elezioni politiche forse anticipate di un annetto, il malcontento verso il governo Prodi non si tradurrà in un astensionismo del 30% o nella ricerca di qualcosa di veramente nuovo, ma nel riportare al governo il multi-miliardario massone, borghese-plebeo, filo-americano Silvio Berlusconi, facendo il giro dell’asino: se l’attuale schieramento ha fatto schifo, si prova (o riprova) con l’altro, rimanendo imprigionati nella logica della democrazia borghese e quindi nei giuochi montati ad arte dalla massoneria e dalle istituzioni mondialiste.
Analogamente temiamo che il malcontento crescente di giovani, adolescenti, anziani, abitanti delle periferie, anziché sul capitalismo e sull’usuraio sistema bancario mondialista, si focalizzi su reali o falsi nemici portati apposta dalla massoneria per creare battaglie che lascino indisturbato il capitalismo e la dittatura borghese. Il ruolo di nemico su cui incanalare la rabbia spetterà secondo il volere della massoneria agli immigrati e ai musulmani. Prima si attua l’immigrazione massiccia di stranieri in modalità destabilizzanti creando problemi di convivenza tra autoctoni e stranieri in svariate zone del paese, poi l’apparato mediatico televisivo enfatizza i casi di cronaca nera aventi come protagonisti negativi gli immigrati, le differenze che ci sono tra noi e altri popoli, in primis i musulmani, creando così il clima d’odio preparatore dei futuri scontri razziali, che si tradurranno in guerre tra poveri, sterili per i popoli ma proficue per i soliti maiali. In questo clima si inserisce la propaganda anti-allogeni di partiti della destra muscolare burina come la Lega Nord e dei partiti maggiori della destra radicale. Questo ciarpame pseudofascista si impegna a far credere ai giovani militanti in buona fede che il pericolo per il nostro futuro, i responsabili della nostra estinzione demografica, le minacce per le nostre tradizioni non siano rappresentati dal capitalismo, dalla massoneria, dalla sudditanza agli USA, dall’imborghesimento generale, ma dalle razze di colore, dalle moschee in costruzione, dall’immigrato che ruba il lavoro. Ecco quindi i presidi contro festività islamiche, l’irrompere dello slogan “potere bianco” di matrice giudaica, di quell’altro slogan “10-100-1000 Lepanto”; il futuro di guerre razziali sognato dai circoli mondialisti sta diventando realtà proprio quando il turbo-capitalismo e lo smantellamento dello stato sociale stanno raggiungendo l’apice della malvagità.
Tornando in tema, che il governo Prodi cada o resti, che al suo posto ci vada Berlusconi o Dini o Veltroni, la sostanza non cambia. Quel che bisogna mettersi in testa è che non è questione di prendersela con un burattino/burattinaio dei poteri forti in particolare cercando un “meno peggio” ma che è tutto il sistema ad essere il peggio, il male, e che quindi se si vuole veramente partire con il piede giusto si deve avere l’obiettivo di sconfiggere questo sistema corrotto e sovversivo.
Alfredo Ibba
29 dicembre 2007
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