Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 118/08 del 30 dicembre 2008, San Raniero
Stella di Davide, stella di morte
Custode di Terra Santa: siamo in campagna elettorale…
È stata una reazione eccessiva, di una violenza inusitata. E temiamo sia solo l'inizio». Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, esprime grande preoccupazione per l'offensiva israeliana lanciata nella Striscia di Gaza. Un'operazione che rischia di innescare una pericolosa escalation, capace di destabilizzare l'intera regione.
Vi aspettavate un intervento del genere?
Era nell'aria. Le provocazioni di Hamas andavano avanti da giorni. E la risposta di Israele è arrivata. In un modo, però, eccessivo, crudele. Il fatto è che siamo in campagna elettorale e tutti vogliono mostrare i muscoli. A scapito dei morti.
Possibile che non ci sia un'altra strada per proteggere i propri legittimi interessi, dall'una e dall'altra parte?
La via ci sarebbe anche: quella del dialogo. Ma manca la volontà, la forza politica di sceglierla. È un film purtroppo già visto molte volte. Che però, a quanto pare, non ha tra gli spettatori la comunità internazionale: mi domando quanto ancora dovrà succedere perché ci sia un intervento forte ed energico sulle due parti affinché agiscano con ragionevolezza.
A Betlemme, a Nazareth, in Cisgiordania, con quali sentimenti la popolazione accoglie questi fatti?
Con rabbia. Grande rabbia. Che va ad alimentare rancori antichissimi, rinfocolando l'odio e la voglia di vendetta.
Che considerazione hanno di Hamas?
In genere li guardano con ammirazione perché resistono alla "forza occupante". Ma se appena ci si addentra in valutazioni più precise, allora non sono pochi quelli che vogliono prenderne le distanze.
Come reagiscono i sacerdoti che operano in Terra Santa di fronte a episodi come questo di Gaza?
Ho incontrato oggi stesso alcuni sacerdoti per le ordina*zioni. Erano molto amareggiati, tesi, e bisogna dirlo: arrabbiati. Non si tratta di distribuire torti o ragioni, ma certo una strage come quella avvenuta a Gaza ferisce e lascia il segno. Mina anche le piccole cose su cui cerchiamo di costruire un cammino di condivisione. Faccio solo un esempio: la marcia solenne che gli Scout fanno a Nazareth e che era prevista per domani - oggi - è stata cancellata, e questo la dice lunga su quanto i sentimenti siano coinvolti e stravolti da un evento del genere.
Quanto influisce un episodio come questo di Gaza nelle relazioni tra la comunità cristiana e quella ebraica?
Inevitabilmente, complica tutto. Il rapporto con il mondo ebraico-israeliano è già di per sé piuttosto difficile, e in questi anni le tensioni si sono acutizzate ancora di più, per via del problema dei visti, della costruzione del muro, della situazione umanitaria a Gaza. (…)
(Da Avvenire del 28.12.2008)
Gaza, la guerra e le urne
Per la sua campagna elettorale Israele sceglie la via del conflitto verso i palestinesi con azioni militari che tra poche ore potrebbero lasciare il posto a quelle di terra. Una operazione, "Piombo fuso", che si presta al confronto interno di Tel Aviv, che a febbraio chiamerà al voto i cittadini per scegliere il nuovo premier dell'epoca post Olmert. A beneficiarne, nella sfida con il leader del Likud Netanyahu, sperano di essere i suoi sostenitori: Livni (Kadima) e il laburista Barak (…)
Fonte: http://aprileonline.info/notizia.php?id=10410
Il massacro di Gaza
“Israele sta compiendo una serie scioccante di atrocità impiegando armamenti moderni contro una popolazione indifesa, attaccando una popolazione che aveva già dovuto affrontare per molti mesi un blocco totale dei confini e ignorando la possibilità di ristabilire un nuovo cessate-il-fuoco come proposto da Hamas”: lo ha detto l’inviato speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi, Richard Falk, in un’intervista all’emittente radiotelevisiva inglese Bbc. Le parole di Falk sono seguite al fallimento delle varie proposte di tregua e cessate-il-fuoco avanzate da diverse parti e, in particolare, dall’Unione Europea. Fonti ufficiali israeliane hanno invece riferito che l’offensiva è ancora nelle sue fasi iniziali e che durerà molte settimane; da più parti si indica come imminente un intervento di terra dell’esercito israeliano che ha intanto richiamato alcune migliaia di riservisti. Critiche sulla mancanza di iniziativa da parte dell’Onu e degli Stati Uniti sono state espresse dal presidente brasiliano Luiz Inacio ‘Lula’ da Silva che ha incaricato il suo ministro degli Esteri di adoperarsi per l’organizzazione di una conferenza internazionale sulla questione palestinese. Riuniti a Parigi, i ministri degli Esteri europei hanno chiesto una “tregua umanitaria immediata” per consentire di prestare soccorsi e di inviare aiuti alla popolazione. In una dichiarazione rilasciata ai media, il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha però detto che “l’offensiva di Gaza è cominciata e non finirà fino al raggiungimento degli obiettivi preposti”; smentita così l’ipotesi di una tregua di 48 ore che era circolata nel pomeriggio. L’ultimo bilancio che fornisce l’agenzia palestinese ‘Maan’, al termine della quarta giornata di bombardamenti israeliani, è di 368 e 1700 feriti; i media israeliani stanno invece dando particolare enfasi a due razzi lanciati dalla Striscia di Gaza e caduti senza causare né danni né vittime nei pressi della città di Be’er Sheeva, nel deserto del Negev.
(Agenzia Misna del 30.12.2008)
Le cinque sorelle di Jabaliya uccise nel sonno dai missili, dall’inviato Marco Ansaldo
La madre racconta la strage: dei nove figli, solo quattro sono sopravvissuti. Almeno 61 le vittime civili dei bombardamenti israeliani. Un terzo sono bambini.
EREZ - Avevano tra i 4 e i 17 anni. Fino a due giorni fa giocavano tranquille assieme agli altri fratelli nella stanza della loro casa a Jabaliya, poco distante da Gaza City. L´altra notte un lampo le ha portate via. Tutte insieme. Per sempre.
Jawaher, 4 anni, Dina, 8, Samar, 12, Ikram, 14, Tahrir, 17 anni. Se qualcuno scriverà un giorno una pagina sulla guerra fra Israele e Hamas, almeno una riga dovrebbe andare ai civili di Gaza. Come tutti i conflitti armati, ogni parte ha il suo carico di dolore e di morte. Ma la vicenda delle cinque sorelle Balusha sembra portare con sé qualcosa di particolarmente atroce.
È la madre Samira, scossa dai singhiozzi, il volto ferito dalle macerie che hanno sepolto la sua abitazione, a raccontare la storia. «Ero immersa nel sonno. Il boato dell´esplosione non l´ho nemmeno sentito. A svegliarmi è stato il soffitto, che ci è piombato in testa. Mi sono trovata coperta di macerie. Con le braccia ho cercato di spostarle, per respirare un po´ d´aria. Poi sono stata fulminata dal pensiero che dovevo salvare i miei figli».
Jabaliya è uno dei tanti campi profughi di cui è disseminata la Striscia. Bambini che giocano scalzi nella polvere, bevono dove possono, crescono come animali in una gabbia. Intorno ci sono decine di case distrutte o danneggiate dopo che un F16 israeliano ha colpito la vicina moschea Imad Aqel, ora in parte rovinata sull´abitazione dei Balusha.
«Il mio pensiero è andato subito a Bara», la neonata di 13 giorni che dormiva accanto ai genitori. La culla si era rovesciata e ribaltandosi l´aveva protetta. «Ho messo la piccola nelle braccia di mio marito Anwar, che era ferito, e sono andata nella stanza a fianco, dove stavano tutti gli altri figli». Vista la scena, Samira è svenuta. Si è svegliata solo dopo il ricovero in ospedale. Ha chiesto delle figlie che mancavano all´appello. Qualcuno le ha detto una bugia pietosa: «Sono ferite, forse le hanno ricoverate altrove». Samira ha capito tutto.
La famiglia Balusha era composta da otto figlie e un maschio, Muhammad, che dormiva nella stanza nei genitori e si è salvato. Dice la donna tra le lacrime: «Se venisse ucciso anche solo un bambino israeliano, il mondo intero si indignerebbe, e il Consiglio di sicurezza dell´Onu verrebbe riunito. Ma il sangue dei nostri bambini non conta niente per il mondo. Questo è un crimine di guerra e chi lo ha fatto dovrebbe essere portato davanti alla giustizia».
Difficili anche i funerali. Il cimitero Shuhada era troppo vicino al confine con Israele, con i carri armati appena arrivati davanti, e nessuno si fidava. La scelta è andata sul campo di Beit Lahya, già strapieno per le vittime dei bombardamenti degli ultimi giorni. Avvolte nelle bandiere di Hamas, le cinque bambine sono state trasportate a spalla, con la gente che intonava slogan contro Israele e l´America.
Ieri al Parlamento israeliano il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha suscitato le ire dei deputati arabi quando ha affermato che a Gaza finora «sono rimasti uccisi circa 300 terroristi». «E i bambini? Quanti bambini palestinesi sono rimasti uccisi?», gli ha chiesto polemicamente il parlamentare Taleb a-Sana. Alla tv il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ha detto: «Purtroppo in guerra anche i civili pagano il prezzo». In tre giorni il massiccio bombardamento israeliano sulla striscia di Gaza ha causato 345 morti, 61 dei quali civili. Almeno 23 delle vittime sono bambini.
Fonte: www.repubblica.it del 30.12.2008
http://www.repubblica.it/2008/12/sez...5-sorelle.html
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