Baronio: “Rossi, considerami”

Il gol e la vittoria contro il Napoli, in Coppa Italia, gli hanno fatto dimenticare, almeno per qualche ora, la vita da ”separato in casa” che conduce nella Lazio. Poche partite, quasi tutte giocate con buon rendimento, ma solo quando la squadra aveva gli uomini contati. Roberto Baronio, sin dall’estate scorsa, da quando fu sul punto di andarsene, conosceva la delicata situazione che l’avrebbe accompagnato il rapporto difficile con l’allenatore.
«Rossi mi ha detto subito che non rientravo nei suoi piani tecnici, che non mi considerava un suo giocatore».
Impossibile convivere nel gruppo conoscendo questa realtà?
«Diciamo che è molto dura. Quando sai di non essere considerato dal tuo allenatore diventa problematico andare avanti. Però sono un professionista ben pagato e quindi svolgo il mio lavoro con il massimo impegno. Anche per non mettere in difficoltà i compagni, con i quali ho un bel rapporto, e per farmi trovare pronto nelle poche occasioni che gioco».

Qual è l’aspetto più brutto di questa situazione?
«Sapere che, comunque vadano gli allenamenti, che qualsiasi cosa fai sul campo, non giocherai mai per una scelta tecnica , ma solo per effettiva necessità numerica. Nè posso far cambiare di una virgola il pensiero di Rossi, che comunque ho sempre accettato senza far polemiche».
Il gran gol con il Napoli ha rappresentato una piccola rivincita personale?
«Una bella soddisfazione, una liberazione. Io so quello che posso dare e non sono sorpreso della prova positiva. Ho segnato il mio secondo gol in maglia biancoceleste, dopo quello contro l’Anderlecth in Champions League».
Rossi le ha fatto almeno i complimenti?
«Dopo Madrid li ho ricevuti da molte persone, dopo il Napoli anche dal tecnico. Quella sera all’Olimpico mi sono sentito forte dentro, un calciatore importante per la Lazio, anche perché ero il capitano. Ringrazio compagni e tifosi per l’affetto che mi hanno dimostrato».
E’ arrivato alla Lazio nel 1996 ma il suo rapporto non è mai stato facile, insomma le premesse sono state quasi sempre disattese. Di chi la colpa?
«In parte è stata colpa mia, lo riconosco. Però nessuno mi ha dato la possibilità di giocare titolare, di scendere in campo sapendo che, anche se avessi sbagliato una gara, avrei giocato quella successiva. Avrei voluto giocare almeno sette-otto partite di seguito per vedere. Come è capitato nella Reggina e con il Chievo».
Una vita professionale da eterno precario, quella trascorsa in maglia biancoceleste.
«Praticamente è stato così. Quando giochi ogni due mesi, tutto è più complicato e mi dispiace che pochi tengono conto di questo aspetto che è fondamentale per un calciatore. A me non è concesso di fallire una gara, ma la mia forza è quello di essere un professionista in ogni momento della carriera, bello o brutto che sia».
Un 2007 da dimenticare, quindi.
«Deludente per le mie attese, ma bello per la Lazio. E i risultati della squadra sono più importanti dei problemi personali».
Accetterebbe un’altra stagione a queste condizioni?
«No, non potrei farlo».
Pensa di finire sul mercato a gennaio?
«La società conosce la situazione, aspetto che mi chiami per parlarne e valutare».
Cosa si sente di chiedere a Delio Rossi?
«Di considerarmi un po’ di più come calciatore».
Cosa si aspetta dal nuovo anno?
«Mi piacerebbe giocare di più, essere protagonista nella Lazio e far vedere tutte le qualità di Baronio».
di GABRIELE DE BARI
Il Messaggero


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