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  1. #1
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    Predefinito Rispunta il "doppio turno di coalizione" !

    «È inutile sprecare energie per elaborare scenari alternativi. Alla fine, la Consulta darà il via libera ai due quesiti referendari più importanti...». Nella ristrettissima cerchia di Walter Veltroni questa considerazione viene presa per oro colato. Almeno dalla settimana scorsa. Gli autorevoli segnali che sono arrivati al Campidoglio, gli stessi che hanno raggiunto anche il berlusconiano palazzo Grazioli, sembrano andare in un’unica direzione: a meno di colpi di scena che avrebbero del clamoroso, il 16 gennaio i due quesiti chiave del referendum promosso dal comitato Guzzetta-Segni avranno il disco verde dei giudici della Corte costituzionale. Paradossalmente, l’unico quesito “a rischio”, con tutte le virgolette del caso, sembra essere il meno influente, e cioè quello sul divieto di candidature multiple.
    Per questo, tenendo conto del sostanziale fallimento del Vassallum e delle fortune a corrente alternata del dibattito sulla bozza Bianco, ma soprattutto per aggirare la blindatura dei piccoli dell’Unione attorno a Prodi, Veltroni ha deciso di cambiare passo. Qualche giorno prima di Natale, il segretario del Pd ha dato mandato ai suoi tecnici di fiducia (Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti su tutti) di elaborare un documento che contenga una gamma di proposte di riforma elettorale. La regola d’ingaggio è stata chiara: «Quando sarà l’ora del vertice di maggioranza - è stato il ragionamento veltroniano - non possiamo presentarci con una sola soluzione. Abbiamo il Vassallum e qualcosa della bozza Bianco che si può salvare. Ma servono altre proposte che favoriscano i partiti a vocazione maggioritaria, che mantengano sostanzialmente l’impianto bipolare, senza però dare ai “piccoli” l’alibi per far saltare il banco».
    Da quel punto in poi, Veltroni ha deciso di tenere le carte coperte. E, in osservanza all’aurea regola del “chiedere il massimo per incassare il minimo”, ha scatenato i suoi su un’accelerazione tutta tattica sul sistema transalpino (il costituzionalista Ceccanti ha persino pubblicato sul suo blog un articolato che porterebbe dritto dritto sulla via di Parigi). Del piano faceva (e fa) parte anche l’intervista tutta francese rilasciata ieri da Dario Franceschini a Repubblica. Il numero due del loft ha parlato di «elezione diretta del presidente. Io penso al presidente della Repubblica come in Francia, ma - ha poi aggiunto Franceschini - si può discutere anche di una figura più simile al Sindaco d’Italia». Reazioni? Nel Pd Rosy Bindi ha parlato di «proposta estemporanea che non serve a nulla», un maggioritarista convinto come il prodian-parisiano Franco Monaco ha invocato l’urgenza di «un chiarimento interno» mentre gli ultras del tedesco - dai dalemiani ai rutelliani - hanno preferito tacere. Fuori dal loft, il Prc ha definito quella di Franceschini «una proposta folle», gli altri della sinistra hanno protestato, Lega e Udc polemizzato, Forza Italia temporeggiato. Morale: gli unici a commentare con toni positivi il verbo franceschiniano sono stati An, i radicali e qualche sparuto dipietrista.
    Dietro le reazioni ufficiali, si nascondono ben altri scenari. «Non ci credo. Questi del Pd non possono essere così sbarellati», è stata la reazione mattutina di Cesare Salvi dopo la lettura dell’intervista del vicesegretario democratico. E Giovanni Russo Spena, capo dei senatori del Prc, il partito che fino a qualche settimana fa si fidava soprattutto di Veltroni, sussurra: «Mi pare che dietro le parole di Franceschini si nasconda un messaggio chiaro che Veltroni ha voluto inviare ai suoi tanti oppositori interni e ai partiti della maggioranza che si sono stretti attorno al presidente del Consiglio». Non è tutto. Il senatore di Rifondazione aggiunge: «Soprattutto dentro il Pd c’è tutto un mondo convinto che Prodi debba succedere a se stesso, anche nell’ipotesi di un nuovo governo per le riforme. Come spiegare altrimenti l’ultima esternazione del premier sulla solidità della maggioranza alla Camera? Mi sa che se andiamo avanti di questo passo anche Veltroni dovrà acconciarsi all’idea che il garante della coalizione è Prodi».
    E qui bisogna fare un passo indietro, alle proposte commissionate da Veltroni ai suoi tecnici prima di Natale, la spina dorsale di un nuovo documento sulle riforme che il segretario del Pd renderà pubblico a breve. È in quelle pagine che si nasconde la prossima carta che sarà giocata dal sindaco di Roma: un sistema che tenga insieme il proporzionale (anche se con effetti maggioritari), il doppio turno della Francia e l’ancoraggio al bipolarismo. In due parole un doppio turno di coalizione mutuato dal sistema che venne ratificato a casa di Gianni Letta ormai dieci anni fa e che era uno dei punti chiave del famoso “patto della crostata”. Pare che il primo a suggerire l’idea a Veltroni sia stato Cesare Salvi, che del consesso dalemian-berlusconiano fu uno dei protagonisti. Una proposta molto simile è stata avanzata da Gianfranco Pasquino sulle colonne dell’Unità (“Riforma elettorale. Ecco una legge per tutti”, 14 dicembre 2007).
    Strano ma vero, il modello elettorale servito più di dieci anni fa insieme alla crostata di casa Letta è finito in cima agli appunti di Veltroni, su cui anche gli sherpa berlusconiani sono stati informati. Con una variante sul premio di maggioranza alla lista più votata, che andrebbe nella direzione dei due quesiti principali del referendum promosso da Guzzetta.

    Tommaso Labate

    http://www.ilriformista.it/news/rif_...4&id_news=3002

  2. #2
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    Ricordo la tremenda bozza partorita all'epoca del Patto della Crostata: 20% di seggi in ballottaggio tra le due coalizioni più votate (meccanismo mai esattamente spiegato dagli illuminati creatori, Tatarella-Salvi-Letta senior), 35% di seggi assegnati con sistema maggioritario, 45% con sistema proporzionale a sbarramento del 4%

  3. #3
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    Il dibattito sulle proposte di riforma dell’attuale legge elettorale mi pare che si sia incartato. Non c’è da scandalizzarsi se gli obiettivi particolaristici dei partiti si traducono, da un lato, nel tentativo di quelli grandi, entrambi «a vocazione maggioritaria», di darsi un piccolo-medio premio, e, dall’altro, nella resistenza dei partiti medio-piccoli ad accettare qualsiasi legge elettorale che, più o meno giustificatamente, li ridimensioni.
    Per superare le resistenze e per non frustrare le speranze, sarebbe necessaria una proposta che non consenta a nessuno di potere valutare immediatamente, con un margine di errore minimo, vantaggi e svantaggi, propri e altrui. La ragione dell’impasse va trovata, a mio modo di vedere, nella difficoltà di conciliare il mantenimento del bipolarismo con una legge elettorale proporzionale senza incidere sulla auspicabile proporzionalità e, forse, senza neppure distorcerla. Cosicché, da un lato, protestano, a ragione, i bipolaristi, alcuni dei quali, non tutti in verità, sono anche favorevoli ad una legge effettivamente maggioritaria; dall’altro, si sollevano i proporzionalisti che non vedono perché i partiti già grandi debbano essere ancora più premiati.


    So perfettamente che, in definitiva, la legge elettorale costituisce proprio il terreno sul quale i politici valutano non soltanto il loro consenso, ma anche il loro potere e che, di conseguenza, un’opinione tecnica, per quanto accuratamente formulata (come la mia…), è destinata ad incidere poco. Però, vorrei cimentarmi con una proposta non bizzarra, mettendo comunque in guardia tutti: la mia preferenza prima continua ad essere per il sistema maggioritario a doppio turno, francese, appena ritoccato. Ciò detto, poiché appare accertato che nel Parlamento attuale, qualora fossero lasciati soli a decidere, i parlamentari opterebbero per una legge proporzionale, ne prendo atto e suggerisco quanto segue. Il sistema elettorale dovrebbe essere a doppio turno. Nel primo turno, vengono assegnati quattrocento seggi con metodo proporzionale in quaranta/cinquanta circoscrizioni equilibrate, eventualmente con l’inserimento di una clausola di esclusione del quattro/cinque per cento. Le liste sarebbero composte da non più di otto, dieci candidature. All’assenza del voto di preferenza, che giustifico per evitare lotte, scontri, conflitti dentro ciascuna lista e probabile formazione di correnti, si potrebbe ovviare sancendo il principio di primarie facoltative, a richiesta di un certo numero di elettori. Al secondo turno, verranno assegnati 75 seggi al partito o alla coalizione che ottiene più voti e 25 seggi al partito o alla coalizione giunti secondi (per incoraggiare la formazione di una opposizione e darle rilevanza e consistenza). È probabile, ma non ne farei un vincolo, che i partiti o le coalizioni avranno tutto l’interesse a pre-designare il loro candidato alla carica di Presidente del Consiglio. L’esistenza di un premio di maggioranza assegnato al partito o alla coalizione che ottiene più voti al secondo turno spingerà verso il bipolarismo ovvero lo preserverà. Inoltre, il voto espresso al primo turno consentirebbe tanto ai partiti quanto agli elettori di avere una idea abbastanza chiara dei rapporti di forza intercorrenti e quindi, li incoraggerà a scegliere se e quali coalizioni formare (i partiti) e se e quali coalizioni votare (gli elettori).
    La semplice esistenza del doppio turno consente di fare circolare molte utili, persino decisive informazioni politiche. Infine, il partito o la coalizione vincente potrebbero vantare una legittimazione elettorale esplicitamente espressa. Il bipolarismo costruito in questo modo non sarebbe né rigido, in quanto il partito o la coalizione vincente potrebbero decidere se e come aprirsi ad altri apporti parlamentari, né feroce, nella consapevolezza che le coalizioni durano lo spazio di una legislatura (ovvero, eventualmente, ma non molto probabilmente, anche meno, se si volesse introdurre il voto di sfiducia costruttivo). Questo sistema elettorale ha alcuni pregi rispetto alle proposte circolanti. Anzitutto, è facile da capire nei suoi meccanismi e persino da valutare nelle sue probabili conseguenze, senza in alcun modo ridurre l’incertezza sull’esito. In secondo luogo, grazie al doppio voto, che può anche essere disgiunto, conferisce grande potere agli elettori. In terzo luogo, minimizza gli svantaggi prevedibili per i piccoli partiti che, grazie alla ampia componente proporzionale, avranno sicuramente rappresentanza in Parlamento, e conferisce un vantaggio (il premio di maggioranza) ai grandi, ma soltanto se sapranno conquistarselo visibilmente nella competizione del secondo turno. Ricordo che al doppio turno e al premio di maggioranza l’elettorato italiano si è ormai positivamente abituato grazie ai sistemi elettorali usati per l’elezione dei sindaci, senza nessun inconveniente. Non andrei fino a sostenere che il sistema che propongo possa essere definito con la terminologia un po’ fuorviante che fa riferimento all’elezione del “sindaco d’Italia”, ma, insomma, ci va abbastanza vicino. Comunque, mi auguro che costituisca la mossa che spariglia alcune carte dei politici e restituisce molto potere agli elettori. Questo, alla fine della ballata, è il criterio che merita di contare più di tutti gli altri

    http://www.democraticiesocialisti.eu...dicembre-2007/

    L'articolo di Pasquino segnalato da Labate, mò me lo leggo...

  4. #4
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    Beh, è meglio dell'incubo che temevo, ma mi pare comunque un sistema un pò bizzarro...

  5. #5
    oro e porpora
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    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    « Paradossalmente, l’unico quesito “a rischio”, con tutte le virgolette del caso, sembra essere il meno influente, e cioè quello sul divieto di candidature multiple.

  6. #6
    oro e porpora
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    Personalmente continuo a pensare che il Vassallum sia un buon sistema.

    Se proprio dobbiamo "importare" il maggioritario francese, copiamolo per intero, non con quote di proporzionale e altri pastrocchi che servono solo per far felici Mastella e gli altri partitini e per non scontentare nessuno.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Personalmente continuo a pensare che il Vassallum sia un buon sistema.

    Se proprio dobbiamo "importare" il maggioritario francese, copiamolo per intero, non con quote di proporzionale e altri pastrocchi che servono solo per far felici Mastella e gli altri partitini e per non scontentare nessuno.
    Ma la quota proporzionale può anche aver senso, è il collegio unico nazionale di premio di maggioranza che a me sembra una immane cassata siciliana. Io sono o per il doppio turno tout court o per un Vassallum con circoscrizioni regionali, anzichè provinciali o giù di lì.

  8. #8
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    vedrete, se mai arriveranno a una riforma elettorale, questa sarà pessima perchè compromissoria. L'unica riforma elettorale che si deve attuare in Italia è quella che permetta di far fuori tutti i partitini o quanto meno di costringerli ad aggregarsi: ma come è possibile arrivarci se i suddetti partitini hanno un sostanziale potere di veto sulle proposte di riforma?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Soren Visualizza Messaggio
    vedrete, se mai arriveranno a una riforma elettorale, questa sarà pessima perchè compromissoria. L'unica riforma elettorale che si deve attuare in Italia è quella che permetta di far fuori tutti i partitini o quanto meno di costringerli ad aggregarsi: ma come è possibile arrivarci se i suddetti partitini hanno un sostanziale potere di veto sulle proposte di riforma?
    Vabbè, io milito in un partitino, ma mi pare che le proposte finora più che all'aggregazione puntino al killeraggio sistematico O ci si mette tutti in discussione, o non è razionale chiedere ai suddetti partitini (ivi compreso il mio) di tagliarsi le balle e servirle al PD e al PL, scusate la metafora poco fine

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Vabbè, io milito in un partitino, ma mi pare che le proposte finora più che all'aggregazione puntino al killeraggio sistematico O ci si mette tutti in discussione, o non è razionale chiedere ai suddetti partitini (ivi compreso il mio) di tagliarsi le balle e servirle al PD e al PL, scusate la metafora poco fine

    ma nemmeno si può chiedere di far sopportare ancora agli italiani un sistema politico in cui il Mastella o il Bossi di turno abbiano il potere di ricatto. Secondo me non si tratta di killeraggio, ma di semplice bisogno di razionalità in un sistema politico frantumato e schizofrenico

 

 
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