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  1. #1
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    Predefinito Tagli del personale all'IKEA di Bari / comunicato

    IKEA, LE AGEVOLAZIONI NON IMPEDISCONO I TAGLI DEL PERSONALE

    È stato reso noto negli scorsi giorni che la Multinazionale Ikea non ha rinnovato il contratto di varie decine di dipendenti del grande magazzino sito alle porte di Bari. Per quanto è possibile intendere dalle magre dichiarazioni dei dirigenti locali della multinazionale svedese, il numero dei lavoratori non confermati sarebbe non inferiore alle 50 unità. Secondo voci diffuse, esso si attesterebbe addirittura intorno alle 80. Ciò a fronte di una forza lavoro totale pari a 300 unità. Il motivo del mancato rinnovo del contratto sarebbe da ricercare nel livello degli incassi, nettamente inferiore rispetto alle previsioni di vendita effettuate da “esperti” del mercato.

    Si infrangono quindi le speranze di decine d’uomini e donne che confidavano nelle potenzialità della multinazionale scandinava nel creare nuovi posti di lavoro in una regione afflitta da disoccupazione e precariato. Si infrangono anche gli auspici delle istituzioni politiche locali, che avevano applicato particolari agevolazioni a favore dell’Ikea, agevolazioni concretizzatesi in contributi pubblici e nella realizzazione di varie opere pubbliche, come il nuovo raccordo stradale con relativa viabilità nelle zone circostanti.

    L’episodio Ikea inoltre è l’ennesima dimostrazione di quanto sia illusorio ritenere che le multinazionali producano maggiore e migliore occupazione. Al contrario, recenti studi hanno dimostrato che i grandi punti vendita che sorgono sempre più frequentemente alle porte delle nostre città provocano la chiusura di decine di piccole e medie attività commerciali ed un calo vertiginoso della qualità stessa del lavoro. Contratti precari, turni stressanti, giornate festive dedicate al lavoro, bassi salari di fronte ad entrate milionarie, pasti saltati o ritagliati in pochi minuti, assenza di rapporti umani tra dirigenti e dipendenti. Il grande centro vendita insomma si traduce in una realtà simile a quella del grande capannone industriale, incorporandone gli stessi problemi e gli stessi disagi.

    Forza Nuova esprime la propria solidarietà agli ex-dipendenti Ikea, vittime di un sistema economico confacente ad affaristi e pescecani che consente lo sfruttamento dei lavoratori a condizioni di esclusivo vantaggio per le aziende, specie se grandi e potenti. Un sistema economico criminale che consente lo sfruttamento continuo di migliaia di giovani ai quali di fatto è negata la possibilità di costruirsi un futuro sereno ed equilibrato.

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Audace Visualizza Messaggio
    IKEA, LE AGEVOLAZIONI NON IMPEDISCONO I TAGLI DEL PERSONALE

    È stato reso noto negli scorsi giorni che la Multinazionale Ikea non ha rinnovato il contratto di varie decine di dipendenti del grande magazzino sito alle porte di Bari. Per quanto è possibile intendere dalle magre dichiarazioni dei dirigenti locali della multinazionale svedese, il numero dei lavoratori non confermati sarebbe non inferiore alle 50 unità. Secondo voci diffuse, esso si attesterebbe addirittura intorno alle 80. Ciò a fronte di una forza lavoro totale pari a 300 unità. Il motivo del mancato rinnovo del contratto sarebbe da ricercare nel livello degli incassi, nettamente inferiore rispetto alle previsioni di vendita effettuate da “esperti” del mercato.

    Si infrangono quindi le speranze di decine d’uomini e donne che confidavano nelle potenzialità della multinazionale scandinava nel creare nuovi posti di lavoro in una regione afflitta da disoccupazione e precariato. Si infrangono anche gli auspici delle istituzioni politiche locali, che avevano applicato particolari agevolazioni a favore dell’Ikea, agevolazioni concretizzatesi in contributi pubblici e nella realizzazione di varie opere pubbliche, come il nuovo raccordo stradale con relativa viabilità nelle zone circostanti.

    L’episodio Ikea inoltre è l’ennesima dimostrazione di quanto sia illusorio ritenere che le multinazionali producano maggiore e migliore occupazione. Al contrario, recenti studi hanno dimostrato che i grandi punti vendita che sorgono sempre più frequentemente alle porte delle nostre città provocano la chiusura di decine di piccole e medie attività commerciali ed un calo vertiginoso della qualità stessa del lavoro. Contratti precari, turni stressanti, giornate festive dedicate al lavoro, bassi salari di fronte ad entrate milionarie, pasti saltati o ritagliati in pochi minuti, assenza di rapporti umani tra dirigenti e dipendenti. Il grande centro vendita insomma si traduce in una realtà simile a quella del grande capannone industriale, incorporandone gli stessi problemi e gli stessi disagi.

    Forza Nuova esprime la propria solidarietà agli ex-dipendenti Ikea, vittime di un sistema economico confacente ad affaristi e pescecani che consente lo sfruttamento dei lavoratori a condizioni di esclusivo vantaggio per le aziende, specie se grandi e potenti. Un sistema economico criminale che consente lo sfruttamento continuo di migliaia di giovani ai quali di fatto è negata la possibilità di costruirsi un futuro sereno ed equilibrato.

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    Ad Ancona quando aprì l'IKEA l'anno scorso fece la stessa identica cosa...anzi i licenziati furono quasi 100 su 350 dipendenti. Identica anche la motivazione degli incassi inferiori alle previsioni (almeno cambiassero scusa!). Inoltre i contratti fissi sono davvero pochi e soprattutto il 90% dei contratti sono part-time,proprio mirati a cambiare continuamente braccia da sfruttare. L'IKEA di Roma invece, dopo accordi e sovvenzioni con un assessorato che nn ricordo,assunsero 50 nuove persone...tutti immigrati!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da anconetano Visualizza Messaggio
    Ad Ancona quando aprì l'IKEA l'anno scorso fece la stessa identica cosa...anzi i licenziati furono quasi 100 su 350 dipendenti. Identica anche la motivazione degli incassi inferiori alle previsioni (almeno cambiassero scusa!). Inoltre i contratti fissi sono davvero pochi e soprattutto il 90% dei contratti sono part-time,proprio mirati a cambiare continuamente braccia da sfruttare. L'IKEA di Roma invece, dopo accordi e sovvenzioni con un assessorato che nn ricordo,assunsero 50 nuove persone...tutti immigrati!

    Esatto. L'Ikea di Bari si giustifica dicendo che comunque, dei dipendenti rimasti, il 55% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Non specifica però quanti di questi hanno un contratto part-time.

    I contratti part-time stanno trovando grande diffusione nella grande distribuzione, perchè assicurano un buon riciclo del personale ed una forza lavoro giovane e quindi energica.

  4. #4
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    sono stato alla conferenza stampa stamattina, c'erano esponenti di destra e sinistra, niente istituzioni...

    speriamo che la cosa si risolva almeno per i lavoratori, anche se per me tutte queste multinazionali potrebbero andare tranquillamente fuori dalle palle e lasciare il Sud svilupparsi per quel poco che si riesce, in maniera endogena

  5. #5
    Becero Reazionario
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    Citazione Originariamente Scritto da anconetano Visualizza Messaggio
    Ad Ancona quando aprì l'IKEA l'anno scorso fece la stessa identica cosa...anzi i licenziati furono quasi 100 su 350 dipendenti. Identica anche la motivazione degli incassi inferiori alle previsioni (almeno cambiassero scusa!). Inoltre i contratti fissi sono davvero pochi e soprattutto il 90% dei contratti sono part-time,proprio mirati a cambiare continuamente braccia da sfruttare. L'IKEA di Roma invece, dopo accordi e sovvenzioni con un assessorato che nn ricordo,assunsero 50 nuove persone...tutti immigrati!
    se hai dei ritagli di giornale o simili, mi sarebbero utili!
    se vuoi contattami in pvt!

  6. #6
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    vogliono solo manodopera a basso costo e sfruttabile (cioè immigrata),invece di dare lavoro ai giovani del sud dove ormai è in atto una diaspora verso il centro-nord,quasi inarrestabile.
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

  7. #7
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    IKEA, LE AGEVOLAZIONI NON IMPEDISCONO I TAGLI DEL PERSONALE

    È stato reso noto negli scorsi giorni che la Multinazionale Ikea non ha rinnovato il contratto di varie decine di dipendenti del grande magazzino sito alle porte di Bari. Per quanto è possibile intendere dalle magre dichiarazioni dei dirigenti locali della multinazionale svedese, il numero dei lavoratori non confermati sarebbe non inferiore alle 50 unità. Secondo voci diffuse, esso si attesterebbe addirittura intorno alle 80. Ciò a fronte di una forza lavoro totale pari a 300 unità. Il motivo del mancato rinnovo del contratto sarebbe da ricercare nel livello degli incassi, nettamente inferiore rispetto alle previsioni di vendita effettuate da “esperti” del mercato.

    Si infrangono quindi le speranze di decine d’uomini e donne che confidavano nelle potenzialità della multinazionale scandinava nel creare nuovi posti di lavoro in una regione afflitta da disoccupazione e precariato. Si infrangono anche gli auspici delle istituzioni politiche locali, che avevano applicato particolari agevolazioni a favore dell’Ikea, agevolazioni concretizzatesi in contributi pubblici e nella realizzazione di varie opere pubbliche, come il nuovo raccordo stradale con relativa viabilità nelle zone circostanti.

    L’episodio Ikea inoltre è l’ennesima dimostrazione di quanto sia illusorio ritenere che le multinazionali producano maggiore e migliore occupazione. Al contrario, recenti studi hanno dimostrato che i grandi punti vendita che sorgono sempre più frequentemente alle porte delle nostre città provocano la chiusura di decine di piccole e medie attività commerciali ed un calo vertiginoso della qualità stessa del lavoro. Contratti precari, turni stressanti, giornate festive dedicate al lavoro, bassi salari di fronte ad entrate milionarie, pasti saltati o ritagliati in pochi minuti, assenza di rapporti umani tra dirigenti e dipendenti. Il grande centro vendita insomma si traduce in una realtà simile a quella del grande capannone industriale, incorporandone gli stessi problemi e gli stessi disagi.

    Forza Nuova esprime la propria solidarietà agli ex-dipendenti Ikea, vittime di un sistema economico confacente ad affaristi e pescecani che consente lo sfruttamento dei lavoratori a condizioni di esclusivo vantaggio per le aziende, specie se grandi e potenti. Un sistema economico criminale che consente lo sfruttamento continuo di migliaia di giovani ai quali di fatto è negata la possibilità di costruirsi un futuro sereno ed equilibrato.

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    io lavoro nel settore dell'arredamento
    posso confermare tutto.
    A Verona ha aperto da poco un megastore, "casamercato" si chiama, è strutturato come l'ikea. 250 dipendenti per l'apertura, adesso ne hanno già lasciati a casa un buon 30% (assunti appunto solo per i primi mesi)
    Ovviamente i negozi di mobili lì vicino hanno chiuso.
    Per la cronaca, megastore aperto tutto l'anno esclusi Natale, Pasqua e il 1 dell'anno.

    L'unica cosa positiva è che questi "grossi centri" sono in crisi, speriamo che falliscano tutti. (cosa impossibile)

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Audace Visualizza Messaggio
    I contratti part-time stanno trovando grande diffusione nella grande distribuzione, perchè assicurano un buon riciclo del personale ed una forza lavoro giovane e quindi energica.
    Si, occhio però che questi centri talvolta fanno contratti assurdi.
    Tipo un fisso minimo e provvigioni se vendi.
    Devi farti il culo e vivere sperando di non essere superato da uno più bravo. va bene la competizione, ma fino ad un certo punto

  9. #9
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    I vari meganegozi sono il cancro del commercio

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Ksatriya Visualizza Messaggio
    I vari meganegozi sono il cancro del commercio
    già. e anche i centri commerciali.

    Le amministrazioni comunali però dovrebbero evitare certe concessioni.
    Non si può far lavorare la gente tutte le domeniche

 

 
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