(Moderatamente.com) New York 5 gennaio 2008; Me lo aveva confidato la scorsa settimana l’ex portavoce di George W. Bush, Ari Fleischer: l’Iowa conta tutto e non conta niente. Troppo spesso in passato il vantaggio accumulato dai candidati nel Hawkeye State, che inaugura ufficialmente le Primarie Usa, si è sciolto come neve al sole. Come nel 1992, quando Bill Clinton a Des Moines incassò un misero 3% per poi diventare l’inquilino della Casa Bianca per 8 anni. Se l’Iowa è quindi solo una istantanea della reale situazione politica, come dice il giornalista Bob Woodward, eroe del Watergate, ebbene da questa fotografia emerge nitidamente la figura del junior Senator dell’Illinois Barak Obama la cui campagna aveva impiegato molto tempo a carburare. Obama è sembrato risplendere e innalzarsi nell’olimpo presidenziale durante il suo discorso di ringraziamento in Iowa, abbracciando fortemente il tormentone del “need for change”, il bisogno di cambiamento che gli americani hanno chiaramente espresso. Per chi ama i sondaggi, questo “need for ch’ange” si legge principalmente nell’indice di apprezzamento per l’operato del presidente George W. Bush, fermo al 35 percento, e per quello del Congresso a maggioranza democratica fermo al 25 percento, minimo storico. Parola d’ordine è quindi lo spirito bipartisan. È imperativo per la retorica elettorale: gli Stati Uniti, divisi da troppo tempo devono tornare uniti. CONTINUA SU
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