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    Predefinito Il Punto Del Senatore Losurdo Sulla Crisi Di Pavia

    Si sono esplorate tante cause sul decadimento di Pavia, della sua struttura produttiva, della sua assenza di ruolo in iniziative culturali degne di tal nome ma non si è mai riusciti ad individuare il “male oscuro” che la attanaglia da troppo tempo. La profonda crisi della politica e lo scollamento sempre più evidente fra essa ed i cittadini sta invece mettendo sempre più in evidenza la vera causa del decadimento della nostra città e, di conseguenza, la possibilità di una diagnosi certa e di una terapia dai risultati sicuri che dovranno essere espressione, ovviamente, di una politica rinnovata, frutto di sicure scelte democratiche.
    La vicenda delle nomine nella struttura sanitaria pubblica di Pavia può spiegare meglio quello che si è appena detto: da troppo tempo ormai le nomine nella sanità pavese stanno mortificando le competenze e le professionalità locali a favore di personale esterno, cioè non residente nella nostra provincia, con scelte che sono frutto non più di una mediazione politica, cioè di un sapiente mix di competenza ed affidabilità, ma di una imposizione brutale e proterva da parte di esponenti politici che hanno confuso il mantenimento del potere personale con il perseguimento del bene pubblico. Si vuole cioè dire che la crisi della politica, che difende con gli artigli gli ultimi scampoli del suo potere, riverbera effetti negativi sul territorio che viene depauperato, come sta avvenendo a Pavia, delle tante energie locali e delle indiscusse professionalità generalmente riconosciute. Qual è la ratio, ci si chiede? Perché si va a punire e svilire in maniera immotivata ed ingiusta la presenza di professionalità pavesi alla guida del nostro Policlinico con imposizioni cadute dall’alto di “esterni” dal curriculum non propriamente adamantino? E il quadro diventa più allarmante allorché si va ad effettuare una veloce lettura dell’organigramma della sanità pubblica pavese e si scopre sgomenti che, nel tempo, i pavesi sono scomparsi e che l’intero organigramma è occupato da personale esterno, certamente qualificato, ma privilegiato dalla affidabilità politica.
    Non vi è dubbio che il nostro territorio subisce un danno dallo svilimento di professionalità locali con ripercussioni negative sul futuro della città. Ma anche in altri settori della nostra vita associativa questo meccanismo perverso della imposizione politica in cui si privilegia l’affidabilità rispetto alla competenza appare evidente e, sotto certi profili, ributtante. Non si è mai capito infatti perché, tanto per fare un esempio, in innumerevoli occasioni viene mortificato l’artigianato locale, ben presente e di livello, per affidare commesse a ditte localizzate in altre province della Lombardia, in Toscana, e magari, qualche volta, in Calabria. Troppe nostre tipografie, troppe società e cooperative locali di servizi si vedono passare sotto il naso commesse che vanno a sottrarre ricchezza al nostro sistema economico e non se ne capisce il motivo. I pavesi subiscono dopo secoli le negative conseguenze dell’editto imperiale che nel medioevo favorì la trasmigrazione di nobili e di artigiani pavesi verso il comasco. Non vorremmo che le scelte, non certamente imperiali, di alcuni politici locali perpetuassero nei secoli le conseguenze negative di un sistema politico che non persegue più, in maniera chiara ed evidente, la finalità del bene pubblico ma solo quella della propria autoreferenzialità. E, comunque la si voglia pensare, è difficile dar torto a Berlusconi allorché motiva le sue esplosive iniziative richiamandosi alle buone ragioni della gente più che a quelle pessime dei parrucconi della politica ai quali, è chiaro, vuole portare via la parrucca per farli ritornare allo stato di esangui mummie faraoniche opportunamente non nocive per nessuno.
    Sen. Stefano Losurdo


    http://ladestraperpavia.myblog.it/

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da [Assalto] Visualizza Messaggio
    Si sono esplorate tante cause sul decadimento di Pavia, della sua struttura produttiva, della sua assenza di ruolo in iniziative culturali degne di tal nome ma non si è mai riusciti ad individuare il “male oscuro” che la attanaglia da troppo tempo. La profonda crisi della politica e lo scollamento sempre più evidente fra essa ed i cittadini sta invece mettendo sempre più in evidenza la vera causa del decadimento della nostra città e, di conseguenza, la possibilità di una diagnosi certa e di una terapia dai risultati sicuri che dovranno essere espressione, ovviamente, di una politica rinnovata, frutto di sicure scelte democratiche.
    La vicenda delle nomine nella struttura sanitaria pubblica di Pavia può spiegare meglio quello che si è appena detto: da troppo tempo ormai le nomine nella sanità pavese stanno mortificando le competenze e le professionalità locali a favore di personale esterno, cioè non residente nella nostra provincia, con scelte che sono frutto non più di una mediazione politica, cioè di un sapiente mix di competenza ed affidabilità, ma di una imposizione brutale e proterva da parte di esponenti politici che hanno confuso il mantenimento del potere personale con il perseguimento del bene pubblico. Si vuole cioè dire che la crisi della politica, che difende con gli artigli gli ultimi scampoli del suo potere, riverbera effetti negativi sul territorio che viene depauperato, come sta avvenendo a Pavia, delle tante energie locali e delle indiscusse professionalità generalmente riconosciute. Qual è la ratio, ci si chiede? Perché si va a punire e svilire in maniera immotivata ed ingiusta la presenza di professionalità pavesi alla guida del nostro Policlinico con imposizioni cadute dall’alto di “esterni” dal curriculum non propriamente adamantino? E il quadro diventa più allarmante allorché si va ad effettuare una veloce lettura dell’organigramma della sanità pubblica pavese e si scopre sgomenti che, nel tempo, i pavesi sono scomparsi e che l’intero organigramma è occupato da personale esterno, certamente qualificato, ma privilegiato dalla affidabilità politica.
    Non vi è dubbio che il nostro territorio subisce un danno dallo svilimento di professionalità locali con ripercussioni negative sul futuro della città. Ma anche in altri settori della nostra vita associativa questo meccanismo perverso della imposizione politica in cui si privilegia l’affidabilità rispetto alla competenza appare evidente e, sotto certi profili, ributtante. Non si è mai capito infatti perché, tanto per fare un esempio, in innumerevoli occasioni viene mortificato l’artigianato locale, ben presente e di livello, per affidare commesse a ditte localizzate in altre province della Lombardia, in Toscana, e magari, qualche volta, in Calabria. Troppe nostre tipografie, troppe società e cooperative locali di servizi si vedono passare sotto il naso commesse che vanno a sottrarre ricchezza al nostro sistema economico e non se ne capisce il motivo. I pavesi subiscono dopo secoli le negative conseguenze dell’editto imperiale che nel medioevo favorì la trasmigrazione di nobili e di artigiani pavesi verso il comasco. Non vorremmo che le scelte, non certamente imperiali, di alcuni politici locali perpetuassero nei secoli le conseguenze negative di un sistema politico che non persegue più, in maniera chiara ed evidente, la finalità del bene pubblico ma solo quella della propria autoreferenzialità. E, comunque la si voglia pensare, è difficile dar torto a Berlusconi allorché motiva le sue esplosive iniziative richiamandosi alle buone ragioni della gente più che a quelle pessime dei parrucconi della politica ai quali, è chiaro, vuole portare via la parrucca per farli ritornare allo stato di esangui mummie faraoniche opportunamente non nocive per nessuno.
    Sen. Stefano Losurdo


    http://ladestraperpavia.myblog.it/
    Lo Surdo sa andare al nocciolo delle questioni.

 

 

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