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  1. #1
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    Predefinito La Moratoria (quella importante...)

    ETICA E REGOLE
    «Aborto, giusto rivedere le norme»
    Bagnasco: «La moratoria? Una scelta lodevole. Auspico una revisione della legge 194»


    Il cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco (Ansa)

    ROMA — Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, in risposta alle domande del Corriere della Sera definisce «lodevole» la richiesta di moratoria per l'aborto e «auspica » che si possa avere una revisione della legge 194. Nonostante il tono guardingo — tipico del presidente dei vescovi, che non ama entrare in questioni politiche — si avverte in queste risposte un sentimento di incertezza sulla possibilità reale che si realizzi la moratoria, o che si arrivi alla revisione della legge. Appare invece più convinto l'auspicio che il dibattito di questi giorni porti alla piena «applicazione» delle misure di prevenzione dell'aborto contenute nella legge. Questa è una richiesta tradizionale dei vescovi italiani, mentre la richiesta della revisione della legge è una novità degli ultimi tempi, che ha preso corpo a seguito del referendum sulla fecondazione assistita (giugno 2005) e del successo ottenuto in tale occasione dall'indicazione di «non voto» venuta dall'episcopato.

    È in particolare lungo gli ultimi sei mesi che il tema è stato sollevato, con dichiarazioni del cardinale Camillo Ruini — presidente della Cei fino al marzo dello scorso anno — e del segretario della Cei Giuseppe Betori. L'ultima affermazione del cardinale Ruini è del 31 dicembre scorso, quando in un'intervista al Tg5 definì «molto logica» la richiesta di moratoria avanzata da Giuliano Ferrara e rinnovò la sollecitazione per la revisione della legge. Rispetto a queste affermazioni di punta si direbbe che il presidente Bagnasco abbia scelto una posizione più cauta. È forse la prima volta che egli in questa intervista parla pubblicamente di revisione della legge. Nel merito della revisione sembra poi condividere quanto affermato più volte e anche quattro giorni addietro dal cardinale Ruini: che cioè potrebbe trattarsi innanzitutto di un aggiornamento della legge «al progresso scientifico».

    Eminenza, come valuta la proposta di moratoria per l'aborto? «L'intenzione dell'iniziativa di chiedere la moratoria circa l'aborto è lodevole perché rappresenta un chiaro e forte richiamo all'attenzione degli Stati circa la tutela e la promozione della vita umana, così come accaduto per la moratoria sulla pena di morte. Spero vivamente che la richiesta trovi la giusta accoglienza nelle sedi istituzionali oltre che nella opinione pubblica ».

    Se non si arrivasse alla moratoria che senso avrebbe tutta questa disputa?
    «L'iniziativa è comunque l'occasione per mettere un vero impegno a tutti i livelli così da favorire l'applicazione puntuale di quelle parti della legge 194 che promuovono la vita del nascituro. Ciò alla luce di quanto espresso nella intenzionalità originaria della legge stessa: in particolare dell'articolo 1».

    Ma lei si aspetta una revisione della legge?
    «È auspicabile. È un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti, il progresso scientifico e tecnologico in materia di vita umana. I legislatori da sempre si confrontano doverosamente con queste scoperte per formulare leggi che sempre meglio rispettino, difendano e promuovano la vita umana, in tutte le sue forme e fasi. L'auspicio è che questo possa realizzarsi anche ora».

    Luigi Accattoli

    Corriere 04.01.08

  2. #2
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    Predefinito L'articolo di Ferrara che per primo ha fatto la proposta di moratoria

    Appello, ora la moratoria per l’aborto

    C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni
    di esseri umani. Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu
    ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti


    Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la
    moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104
    paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti
    per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono
    mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani
    viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di
    una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che
    con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza
    non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica
    o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.
    Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno
    la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e
    in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche
    le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere
    alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto
    di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno
    nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo
    e vengono seppellite nel silenzio.
    La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di
    due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale,
    compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra
    buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché
    non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la
    soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi,
    che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.
    Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni
    permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza
    riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere
    del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non
    averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo
    supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel
    profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto,
    in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa
    selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo
    in marcia con la forza dell’eugenetica.
    Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la
    Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli
    innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare
    l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello
    che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e
    veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.

    Giuliano Ferrara
    Il Foglio 19.12.2007

  3. #3
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    Predefinito Blondet (il solo ad aver scritto contemporaneamente a ferrara)

    La morte solo per Abele
    Maurizio Blondet
    19/12/2007

    Grande successo del governo, grandi congratulazioni del regime a se stesso: all'ONU è passata la mozione italiana contro la pena di morte.
    L'Italia al vertice della civiltà, inneggiano i commentatori, da Furio Colombo (L'Unità) ad Arrigo Levi (La Stampa).
    Furio Colombo esalta la «visione» del partito radicale, di Pannella-Bonino, autori della grande conquista, del grande successo.
    La visione del partito radicale è ovviamente questa: niente pena per i colpevoli, la morte va' comminata ai bambini non-nati e ai vecchi e malati.
    Nessuno tocchi Caino, soltanto Abele.
    La morte non è uscita dallo Stato: ha solo cambiato ministero.
    Dalla Giustizia alla Sanità, da Mastella a Livia Turco.

    Anche il ministero della guerra ha mantenuto una certa competenza sulla materia.
    La morte di stato viene comminata in Irak a caso e in massa, a grandi e piccini che respirano l'uranio impoverito a tonnellate (senza che la Bonino alzi un sospiro, e nemmeno l'Unità né i pacifisti).
    Viene comminata a casaccio in Afghanistan, per impedire che alle donne venga imposto il chador.
    La morte di stato è pratica corrente nei territori che occupa il felice regno di Sion: morte rapida ed esplosiva, morte lenta per fame, uccisioni casuali, uccisioni mirate, uccisioni gratuite.
    Di Stato.
    Legale.

    La voglia di uccidere Abele non conosce tregua, e il partito radicale non cessa di premere perché sia estesa a nuove categorie di innocenti.
    E' la civiltà, è la conquista cui nessuno può obiettare.
    Il trionfo finale del politicamente corretto, ossia della contraffazione della carità, della falsa bontà.
    Questo sinistro congratularsi, questo inneggiare a sé stesso di un regime corrotto e oppressore, non è solo disgustoso; fa paura.

    Avvicina quei tempi di cui parlano le profezie di tante tradizioni: i giorni in cui un vivo, passando davanti a un cadavere, lo invidierà.
    Il giorno in cui i vivi vorranno essere morti.
    In quei giorni, molti cadaveri saranno sulla terra, lì da invidiare.
    I giorni dell'Anticristo, ora che ogni principio del katechon è stato «tolto di mezzo».
    I giorni del Dajjal, dell'Impostore, della Simia Dei.

    Maurizio Blondet

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  4. #4
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    Predefinito "il Giornale" del 23.12.2007

    LA PENA DI MORTE DA ABOLIRE DAVVERO


    La prima volta che la vita arrivò dentro le nostre vite eravamo giovani e ci fece paura. Adesso, però, quella paura ha 15 anni, sogna un amore, vorrebbe dormire fuori a Capodanno e frequentare un'Università all'estero. Quella paura di allora è diventata una delle vere ragioni per cui ogni mattina penso che valga la pena alzarsi e vivere. Le altre tre ragioni hanno 13, 7 e 4 anni. Avendoli visti tutti in ecografia, fin dalle prime settimane dopo il concepimento, non riesco ad accettare l'idea che ci sia un periodo in cui il bimbo dentro l'utero della mamma non venga considerato un bimbo. E che, perciò, ucciderlo non sia considerato ucciderlo. L'ecografia è così chiara: la vita è sempre vita. Anche se a volte, fa paura.
    So che l'opinione non sarà condivisa da tutti i lettori, ma non posso fare a meno di dichiararla oggi che grazie a Giuliano Ferrara si rompe un tabù e si comincia a parlare di «moratoria» sull'aborto. L'idea del direttore del Foglio è stata semplice: dopo l'entusiasmo per l'approvazione della moratoria Onu sulla pena di morte, si è chiesto se non fosse un po' ipocrita esultare per qualche vita (forse) salvata dal patibolo, mentre si continua a ignorare lo sterminio di vita che avviene ogni giorno negli ambulatori: 54 milioni di aborti nel mondo, 130mila in Italia lo scorso anno.
    E in effetti non sarebbe male se questo Natale avesse al centro, oltre alle lamentele su prezzi e tredicesime tagliate, anche il tema della vita. In fondo, il Natale è la festa della vita, lo dice la parola stessa. E allora spezziamo davvero il tabù? Riparliamo di aborto? Conosco bene la replica: «Volete che si torni agli aborti clandestini». Che è un po' come dire che abolire la pena di morte rischia di far tornare alla legge del taglione. Forse, può darsi. La vita fa sempre paura, e ognuno si difende dalla paura come può. Ma il punto non è stabilire se ci saranno ancora o no aborti, così come nel caso della pena di morte non è stabilire se ci saranno ancora delle persone che uccidono oppure no: il punto è chiedersi se lo Stato deve favorire la soppressione della vita, ancorché legale. O se la vita, lo Stato, deve cercare di difenderla.
    Se crediamo che lo Stato deve difendere la vita, ebbene, questa difesa dev'essere estesa dal concepimento alla morte. Dunque esultiamo (se volete) perché il boia, dopo la risoluzione Onu, avrà (forse) qualche timore in più a fare il boia, ma poi non dimentichiamoci di quei 130mila sussulti di paura che vengono sterminati ogni anno. Quanti se ne potrebbero salvare? Quanti di loro potrebbero sognare un amore e andare all'Università se si applicasse tutta la legge (e non solo quella parte che trasforma l'aborto in un surrogato dei metodi anticoncezionali)? Quanti desidererebbero passare il Capodanno fuori casa se negli ambulatori si aiutassero davvero le mamme anziché trattarle come una pratica da sbrigare in fretta?
    Giuliano Ferrara, per sostenere la sua idea, ha detto che starà a dieta. Niente tacchino né panettone. Solo liquidi. Chi vuol dimagrire, dimagrisca: noi che siamo già piuttosto magri preferiamo un pranzo coi fiocchi. Ma i pranzi coi fiocchi possono essere l'occasione giusta per portare in tavola cappelletti alla piemontese e abbondanti porzioni di vita.

    Mario Giordano

  5. #5
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    Predefinito "il Giornale" del 24.12.2007

    IL GRIDO DELLA VITA


    Le parole controcorrente di due giornalisti laici - Giuliano Ferrara e Mario Giordano - uscite nei giorni scorsi a proposito dell’aborto sono la dimostrazione che, come titolava un vecchio romanzo sudamericano, «i morti sono sempre meno docili», mentre i distinguo allestiti per ricacciarli nell’oblio sono sempre più contorti, macchinosi. Ma la scienza non aveva messo la parola fine alla discussione? L’umanità non si era lasciata alle spalle le vecchie superstizioni?, non aveva compiuto il suo passo irreversibile verso la sua maggiore età? Invece ecco: i morti si agitano e continuano a domandare, e a Natale, anziché fare i bravi, sono più indocili che mai.
    Perché noi viviamo nella storia, e nella storia la parola fine non viene detta mai. Nel bene come nel male. Venticinque, trent’anni fa molti pensavano alla storia come a una scienza. Nel 1981 chi si schierava contro l’aborto si sentiva dire che la sua posizione era antiscientifica. Oggi nessuno lo dice più, però le conseguenze di quella sciocchezza si continuano a scontare. Giustamente, perciò, qualcuno deve cominciare a dire che quella era una sciocchezza. E fa piacere che siano parole laiche, parole che non devono chiamare in causa il cattolicesimo.
    Infatti il problema dell’aborto non è un problema cattolico, relativo cioè a quella minoranza di persone che pensano che la vita umana sia sacra. È invece un problema di ragione, un problema - dunque - culturale, che riguarda tutti indistintamente. Anch’io, come Giordano, ho visto per la prima volta i miei figli disegnarsi nettamente nel fluido un po’ magmatico dell’ecografia. E quando li ho visti ho pensato che erano lì, certo, ma che esistevano anche prima che li vedessi, prima che fosse possibile individuarli mediante l’ecografia. La visibilità mi rimandava a un «prima»: per diverse settimane quei corpi erano esistiti senza dare nessun segnale visibile.
    Noi tutti (favorevoli o contrari che siamo) apparteniamo a una cultura che, viceversa, ha identificato la realtà con ciò che è visibile. Questo ha premesso di pensare alla realtà come a una cosa prevedibile, controllabile, riducibile a legge naturale (in questo senso Auschwitz è la conseguenza perfetta dello scientismo). Eliminando ogni traccia di mistero.
    Credete pure in Dio, nei santi e nei miracoli: ma a patto che siano affari vostri. Così parla l’uomo moderno e tollerante. Invece i giochi si riaprono, si riapriranno comunque, almeno fino al giorno in cui l’artificiale non avrà sostituito completamente la natura. Si riaprono perché le cose visibili ci dicono che l’invisibile esiste, eccome. Si riaprono perché sui morti, sui milioni di morti non ci sono contratti sociali, e le leggi sono, in questo caso, solo coperchi messi sulla materia più incandescente che ci sia, la vita.

    Luca Doninelli

 

 

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