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    Predefinito La Sinistra estrema del Boiardo di Stato

    L' attuale condizione politica italiana può essere analizzata in maniera veritiera mostrandone tutto il marciume soltanto da coloro che fuori dal Palazzo si collocano.
    In questo senso, riporto alcuni passi dell' articolo "Fogna e bordello,comunista modello" a firma G.P., apparso alcuni giorni fa sul blog http://ripensaremarx.splinder.com


    Ormai non serve più Marx, qui ci vuole Freud […] I leaders della cosiddetta sinistra radicale sembrano tanti casi clinici messi uno accanto all’altro […] si tratta della solita foia che prende alla testa quando di mezzo ci vanno prebende, auto blu e stipendi da nababbi.
    Basta leggere le dichiarazioni di uno qualunque di questi animali da parlamento per rendersi conto della gravità della situazione. Prendiamone uno a caso e per cortesia di genere cominciamo da Manuela Palermi, la “pasionaria” […] Dice la senatrice: “Potremmo anche decidere di votarlo [il ddl sul welfare] ma un minuto dopo il voto cambia tutto, i rapporti non saranno più come prima”. E perché dopo? Prima si aderisce alla sodomizzazione dei lavoratori e poi si minaccia l’arrivo dei carrarmati. La diagnosi è di quelle facili: dissociazione mentale accompagnata da masochismo acuto. Molto meno certo è il decorso clinico della malattia che dipenderà dagli elettori del suo partito, con la speranza che questi possano abbreviare le sue crisi di coscienza praticandole l’eutanasia politica. Ma proseguiamo col florilegio di cazzate di questa gentaglia che ha perso totalmente la bussola passando all’insigne Franco Giordano segretario del Prc: “Il PRC voterà a favore della fiducia sul ddl per rispetto al vincolo(?) di maggioranza e considerando le conseguenze(?) di un eventuale voto contrario” ma “a questo punto c’è un vero e proprio riposizionamento strategico e a gennaio si dovrà aprire una nuova fase con una verifica politico-parlamentare”. Mi chiedo se è davvero così difficile salvare almeno la faccia ed evitare lo sdoppiamento psichico magari, che so, non sostenendo la fiducia messa come un ricatto da Prodi? Il governo cadrà e la maggioranza andrà in frantumi ma almeno il partito di Bertinotti potrebbe conservare un barlume di dignità da spendere nel prossimo futuro. Giordano, ovviamente, non riesce a comprendere nemmeno un principio tattico così banale figuriamoci se può essere l’artefice di un “ri-posizionamento strategico”.
    Dovrebbe ormai essere chiaro che l’aborto semantico-politico chiamato sinistra di lotta e di governo è arrivato definitivamente al capolinea. Di ultimatum in ultimatum si era capito che l’unica prospettiva politica di questi lestofanti era lo scranno parlamentare dal quale promettevano, senza convinzione e sapendo di mentire spudoratamente, di far saltare la "diligenza" della Confindustria. Ed invece l’unica cosa che hanno fatto saltare è stata la pazienza e i nervi degli italiani ingannati dal governo Prodi e da un clima economico-politico sempre più asfittico.
    Il richiamo alla disciplina di partito da parte di Giordano, per salvare il culo ad un burocrate di Stato come Prodi (appoggiato dai poteri più parassitari del capitalismo italiano) è la vera ciliegina sulla torta. Persino quel rospo di Dini si fa grande alle spalle di questi “quaquaraqua” concedendosi dichiarazioni di sberleffo per una vittoria ottenuta con due soli parlamentari al seguito. Del resto Dini ha avuto ciò che voleva, il protocollo di luglio è intonso, anche le virgole sono al loro posto, mentre i comunisti hanno sbattuto, per l’ennesima volta, il sedere per terra […] Mentre il paese va letteralmente a rotoli i sedicenti radicali di sinistra riescono appena a convocare una segreteria urgente per riaffermare, dopo qualche finta titubanza, la loro inettitudine sotto forma di resa. Quanti milioni di persone avevano portato in piazza il 20 ottobre? Adesso vadano pure a spiegare al loro popolo che era tutto uno scherzo, una goliardata per tenere su il morale della truppa. Avevano promesso fuoco e fiamme sulla faccenda del welfare ma alla prima minaccia si sono defilati per paura di perdere il posto. Speriamo di essere all’ultimo atto di questa pagliacciata che trasborda in tutti i partiti dell’arco costituzionale. Quando questo governo tirerà le cuoia non ci sarà nessuno a rimpiangerlo, ci auguriamo solo che la sua caduta sia accompagnata da un terremoto che spazzi via tutto il marciume e gli ammassi di immondizia che coprono l’orizzonte agli italiani.

  2. #2
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    Predefinito Falce e paletta

    giovedì, 29 novembre 2007
    L’ “Alfa” di Giordano e l’ “Omega” del PRC di A. Berlendis

    Dal sito dell’ ‘Espresso’ veniamo a conoscenza di questo fatterello “In testa un’Alfa 159 nuova fiammante con poliziotti in borghese. Poi una Lancia Thesis con lampeggiante blu e paletta rossa “Servizio di Stato”. Infine un’altra Alfa 159 con poliziotti. Alle 18 e 40 di venerdì 7 settembre gli automobilisti nell’area di servizio Reggello sull’Autostrada del Sole si sono incuriositi pensando che fosse arrivato il presidente della Repubblica in cerca di un panino Camogli. Invece era solo il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, diretto a Bologna per un dibattito alla Festa dell’Unità. Con una certa fretta : dopo breve sosta, l’aggressivo corteo è ripartito a tutto lampeggiante, sorpassando sulla corsia di emergenza i chilometri di coda che come ogni giorno affliggevano il tratto dell’Autosole tra Incisa e Firenze. A Giordano non piacciono nuove autostrade e terze corsie. Ecco perché : per la sua auto blu il traffico è sempre scorrevole.” T. M. Falce e paletta <http://www.spreconi.it/2007/09/falce-e-paletta.html>
    E’ probabile che avesse un ‘vincolo sociale’ da rispettare anche in quel caso … esattamente come ieri …
    Possiamo malevolmente pensare che correva per partecipare a dibattito sulla precarietà ?
    Magari per spiegare come mai alla Camera durante la votazione della Legge 196 ( denominata Pacchetto Treu) del 1997 i 26 deputati del PRC (tutti quelli presenti in aula) votarono a favore del provvedimento che introdusse il precariato. Secondo il Sole 24 ore 1 febbraio 2001 “Il "pacchetto Treu" è stato effettivamente il miglior prodotto dell'Ulivo in questa materia. Non soltanto per l'introduzione (meglio tardi che mai) del lavoro interinale, ma anche per altre disposizioni in materia di assunzioni a termine”. A onor del vero il PRC dovrebbe rivendicare il merito per cui il lavoro interinale, precedentemente vietato dalla Legge n. 1369 del 1960 (Divieto di intermediazione e interposizione nelle prestazioni di lavoro), entrò a far parte dell'ordinamento italiano del lavoro con il pacchetto Treu.
    Oppure voleva denunciare il falso bipolarismo elettorale impiegando le parole di Cirino Pomicino, secondo cui la “proposta di Veltroni, e la larga eco favorevole che ha raccolto, sono la pietra tombale su quel bipolarismo elettorale che ha costretto in questi anni ogni schieramento ad accogliere tutto e il contrario di tutto. E l’attuale maggioranza di governo ne è la più plateale conferma.
    Quel sistema fu sostenuto agli inizi degli anni Novanta da un malefico intreccio di potere tra alcuni grandi organi di informazione e da una parte del cosiddetto salotto buono del capitalismo italiano, che tutto era tranne che buono, come hanno poi dimostrato i fallimenti aziendali di molti suoi protagonisti.” (‘Non bisogna aver paura del proporzionale di Walter ‘ Geronimo lunedì 12 novembre 2007)
    Oppure voleva rivelare come Prodi aveva risanato i conti dell’IRI citando come fonte il Sole 24 ORE del 12 novembre 2007-11-15 secondo il quale “Romano Prodi si vanta di aver risanato l’IRI, ma in realtà ha imputato a riserva (cioè le ha accantonate per proteggere il capitale sociale - ndr) le perdite della siderurgia, perdendo come negli anni precedenti.”
    Per cui è comprensibile che per Cuccia affermò che “E’ imbarazzante scegliere Prodi e Berlusconi ” : una comprensione del lagrassiano ‘gioco degli specchi’, rimasto così oscuro alla sinistra radicale.
    O, collocandosi in una dimensione storica, voleva denunciare non genericamente la Confindustria, ma come la Fiat si era mossa nel periodo di ricostruzione capitalistica post 1945, per procedere poi analogamente nel richiedere assistenza al suo Stato ?
    Infatti accadde che il commissario unico per la Fiat, rappresentante del Partito Socialista Italiano, nominato dall’amministrazione militare alleata, rilasciò le seguenti dichiarazioni che furono raccolte da ‘La nuova Stampa’ il 19 gennaio 1946 : “Il commissario della Fiat invoca lo sblocco dei licenziamenti, finanziamenti da parte del governo entro 8 o 10 giorni al massimo e facilitazioni per il commercio con l’estero.”
    Non siamo in grado di conoscere quale di queste ipotetiche opzioni avrà scelto.
    Prima che scatti il penultimatum che il segretario del PRC ha intimato (si fa per dire,… o meglio, solo per dire…) al governo, chissà se scioglierà il vincolo del segreto (politico) professionale e rivelerà i veri motivi per cui per la ventitreesima volta ha consentito di tenere in vita un esecutivo espressione, con la formula lagrassiana, della Grande Finanza e Industria Decotta.

    da www.ripensaremarx.splinder.com

  3. #3
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    Predefinito

    Brani tratti da
    "Schizofrenia? No, svendita della propria coscienza"
    di G. La Grassa
    2 dicembre 2007

    [...] Questi squallidi personaggi, mentre Veltroni incontra Berlusconi, continuano ad urlare contro quest’ultimo “al lupo, al lupo!”, e intanto fanno quadrato attorno al governo di Intesa, al governo della lotta che si svolge per il controllo di Telecom, delle Generali, ecc.; al governo, insomma, che serve il famoso capitalismo simile alla “Chicago anni ‘20”. E, tenendolo in piedi, danno ai poteri finanziari e industrial-decotti – che cercano di stabilire fra loro, in sordo conflitto, nuovi rapporti di forza – tutto il tempo di fare i loro giochi, di preparare le trappole più convenienti, ecc. Nemmeno si accorgono, fra l’altro, che quando dicono “se va giù il governo, si rischiano nuove elezioni nel qual caso torna Berlusconi”, stanno bellamente ammettendo che, oggi come oggi, la maggioranza del popolo vuole nuovamente la destra al governo. Se fossero minimamente seri e onesti direbbero: “noi non siamo, in tutti i casi, per la democrazia elettorale, noi siamo convinti che a volte la maggioranza sbaglia, noi soltanto sappiamo quali sono i suoi veri interessi, siamo gli “illuminati”, i “saggi”, per cui accettiamo le elezioni solo quando la maggioranza dimostra di essere in sintonia con quanto diciamo noi”.
    Questi "illusionisti" non dicono però nulla di tutto questo; gridano sempre alla democrazia, al volere del popolo, ecc. Del resto queste piccole forze di complemento al governo dei poteri finanziari e industrial-decotti non potrebbero mai verificare una coincidenza della maggioranza del popolo con le loro idee. Sono al massimo in grado – sfruttando, da una parte, residue nostalgie per un tempo ormai passato e, dall’altra, frange di disadattamento reale e comprensibile in una società in declino e sfilacciamento come la nostra – di raccogliere un 8-10 % di elettorato onde portarlo in dote a chi offre di più: oggi, appunto, i poteri parassitari di cui sopra, anch’essi in “storico” declino e che si dibattono per crepare il più tardi possibile (mandando intanto in dissesto l’intero paese).
    Tra queste sinistre “marginali”, ci sono quelli che ancora si definiscono “comunisti”; e sono ovviamente i più disgustosi,
    al servizio degli interessi del peggiore e più banditesco capitalismo occidentale[...]
    Per quanto mi riguarda, chiudo con una "ciurmaglia" del genere, non c’è nulla da ricavarci. E spero che altri infine capiscano che cos’è sempre stata storicamente la sinistra, e come siano da isolare e ghettizzare anche quei “comunisti” che sono ormai diventati mera sinistra. Non ne parliamo più e non parliamo più con questi rinnegati. A meno di una loro decisa, clamorosa, sincera autocritica, in cui si dichiarino pentiti di aver finora favorito i peggiori poteri capitalistico-finanziari italiani (legati a filo doppio con quelli USA) e rompano, senza più indugi né altre giravolte, con il governo, con la sinistra, costituendo una nuova forza; ma mai più di sinistra (né “di classe”, questa meschina menzogna per ritardati mentali, né d’altro genere). Deve essere una forza che ripensa tutto, che rompe con ogni briciola dell’ignobile tradizione delle sinistre, che si pone innanzitutto contro l’attuale establishment finanziario-industriale italiano, la parte più marcia del capitalismo.

    http://ripensaremarx.splinder.com

  4. #4
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    Adattamento da LA VERITAAAA'!
    di Gianfranco La Grassa
    6 dicembre 2007

    [...] Bene farà questa gente ad abbandonare il simbolo della falce e martello e ad adottare quell’ammasso di scarabocchi colorati che rappresenta l’imbelle pacifismo decerebrato odierno in un mondo che va verso prove sempre più aspre. [...] La deriva degli “orfani del comunismo” è impressionante. [...] Finito nel nulla il comunismo non sanno più a che santo votarsi. Alcuni si affidano all’ambiente e quindi alla decrescita, come se oggi il problema fosse ritagliarsi un piccolo spazio di “buon vivere”. A parte che, senza sviluppo, sarebbe un cattivo vivere; poiché il mondo moderno, industrializzato, e non esclusivamente il “perverso” capitalismo, vive la condizione di “Alice dietro lo specchio”: “anche solo per restare fermi nello stesso posto, bisogna correre sempre più velocemente”. Sarebbe poi ora di convincersi che andiamo verso un mondo policentrico e quindi più turbolento e caotico, con possibili scoppi di conflitto acuto, in cui prevarrà chi ha la forza (promuoverà quindi il più impetuoso progresso a tutto campo della ricerca scientifico-tecnica, e dei settori produttivi che la sostengono ed in cui questa fa ricadere i suoi maggiori avanzamenti). Basta con il buonismo, e dunque con il pacifismo da “anime belle”; ci si deve sporcare le mani, altro che fare tante “prediche di pace e serenità”, di vita “pulita e sana”. Chi così ciancia non cambia il mondo, alla fine lo sporca sempre più, lo rende invivibile, lo affida al comando dei prepotenti o addirittura degli assassini! [...]

    http://ripensaremarx.splinder.com

  5. #5
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    La masnada di predoni con un forte istinto di autoconservazione istituzionale, senza nessuna prospettiva politica concreta che non sia quella di fare cassa per i propri apparatnik, sembra ormai avviato sulla strada del tramonto, ma intende vendere cara la pelle...
    Le ultime sporche vicende (vedi rifiuti della Campania), mi inducono perciò a quotare questo bel thread, inserendovi una rielaborazione delle recenti annotazioni di G.P., il quale ormai si sta sempre più rivelando come l' allievo che supera il Maestro (La Grassa).
    Brano dunque da assaporare, quello di G.P. E buona lettura a tutti.


    4 gennaio 2008
    SE LORO SI DICONO DISGUSTATI… di G.P.


    [...] Tenete bene a mente questi nomi, perché tutti i parlamentari in questione hanno dichiarato di essere stanchi e delusi dal governo Prodi e che pertanto ritireranno il loro appoggio al professore bolognese. Si tratta di Willer Bordon, Mauro Bulgarelli, Francesco Caruso, Franco Turtigliatto, Fernando Rossi, e Salvatore Cannavò. A questi recalcitranti della “buon ora” si è aggiunta anche la Senatrice Franca Rame la quale, dopo aver mandato giù uno stagno di rospi, dichiara oggi che la sua esperienza nel centro-sinistra è finita. A riprova della sua decisione irrevocabile la Rame sta per dare le dimissioni dal Senato con una lettera ufficiale al suo Presidente, scavalcando i giornalisti i quali potrebbero travisarne le reali ragioni, ipse dixit.
    Certo che ce n’è voluto di tempo per realizzare ciò che più lapalissiano non avrebbe potuto essere, almeno per noi che ancor prima della vittoria elettorale dell’Ulivo avevamo preconizzato quello che sarebbe accaduto. Non avevamo la sfera di cristallo ma ci eravamo limitati a ricostruire gli intrecci di potere coalizzatisi dietro Prodi, un coacervo di parassiti industrialdecotti e di grandi finanzieri che senza l’appoggio della politica sarebbero finiti con le gambe all’aria.
    Anche sulla sinistra ci eravamo espressi negativamente, non per innata tendenza all’estremismo ma perchè tutti i segnali andavano nella direzione di un’accettazione pedissequa dei diktat della parte più moderata dello schieramento (ovvero quella più infida per i suoi rapporti con la GF e ID), al solo fine di partecipare alla spartizione di briciole di potere, quelle che Bertinotti e compagni hanno ricevuto in dote per un matrimonio nefasto con le forze più retrive del sistema politico-economico italiano.
    Dalla guerra in Iraq al rifinanziamento delle missioni in Afghanistan, dalle politiche contro il lavoro all’aumento delle tasse, è stato un tourbillon di promesse non mantenute (sottoscritte da tutti i leader di centro-sinistra in un programma elettorale a metà tra il "pre-epopeico" e l’apotropaico, la formula più adeguata per ingannare elettori creduloni e facilmente suggestionabili) alle quali è seguito il solito discorso ideologico e noioso sul deficit da saldare e sul pericolo rappresentato dalle “devste”. [...] Il partito di Bertinotti sta barcollando pesantemente sotto le innumerevoli defezioni, per ora solo annunciate, da parte delle varie minoranze interne. Speriamo che, per una volta almeno, alle belle parole seguano azioni di significato politico.[…]

 

 

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