COMUNICATO STAMPA
A PENSAR MALE….
In questi giorni di torpore festivo le cronache sono pressoché monopolizzate dal dibattito sulla revisione della legge 194 e, a quanto pare, allo stuolo dei politici cattolici che, a vario titolo, si contendono il ruolo di più fedeli interpreti dei dettami vaticani (cosa non si farebbe per un voto!?), stupisce che si siano accodati anche alfieri (!?) del pensiero laico.
D'altronde la strada era gia stata tracciata dall’ex Presidente del Senato, Marcello Pera: e poco importa se quest’ultimo sia oramai universalmente ritenuto il peggior Presidente che il senato repubblicano abbia avuto; il suo esempio continua, evidentemente, a fare scuola in tutti coloro che pretendono di interpretare, in chiave personale (o personalistica), il ruolo dei laici nella società.
Così mentre nella Ravenna dai trascorsi laici e dei mangiapreti c’è la LEGA che si inventa la “romagna cristiana”, a Roma si spingono i ragionamenti fino agli eccessi e ai paradossi.
E allora cosa di meglio che strumentalizzare un dramma di coscienza come l’aborto?
Sia chiaro che pur essendo uno strenuo e convinto difensore della legge 194, non pretendo che le mie convinzioni prevalgano sulle decisioni di altre persone le quali, ovviamente e laicamente, sono libere di non ricorrere all’interruzione di gravidanza.
Convengo con chi sostiene che il ricorso all’interruzione di gravidanza non possa considerarsi un “metodo”, ma ostinarsi a non considerarlo come un diritto di grande civiltà, mi sembra altrettanto colpevole.
In un paese normale il tema della revisione di una legge come la 194 che, nonostante le fisiologiche imperfezioni di tutte le umani leggi, continua a funzionare, avendo quasi annullato gli aborti clandestini e tutelato i diritti e la libertà di migliaia di donne di essere padrone della loro vita, non si porrebbe.
E non si porrebbe principalmente per tre semplici ragioni: primo perché oltre ad aver funzionato, la legge 194 è scaturita da un referendum sofferto, ma che ha visto la maggioranza degli italiani (inclusi molti cattolici) esprimersi a suo favore; in secondo luogo perché i problemi del paese sono ben altri, ed una classe politica avveduta non sprecherebbe il tempo per dibattere capziosamente su un tema che non è sul tappeto; infine, anche se non ultimo, perché ogni discussione su temi che riguardino la sfera pubblica o i diritti civili, in un moderno stato occidentale, non può essere né influenzata né tantomeno indirizzata da istituzioni religiose.
Ma in Italia nulla è normale, e lo sappiamo bene; a maggior ragione oggi, dopo che un alfiere della laicità come Giuliano Ferrara, si è assunto l’onere di aprire un varco alle già numerose interferenze confessionali nella vita pubblica del nostro paese.
Eppure, conoscendo ed apprezzando le doti intellettive dell’uomo, un dubbio mi assale: e se fosse un modo per gettare ancora scompiglio nel centrosinistra, alimentando le sottolineature e i distinguo di tutte le varie senatrici Binetti, con o senza cilicio?
Fantasticherie? Può essere; ma perchè proprio adesso quando Prodi, evitando la spallata e smettendo di fare il “Prodi”, sta muovendo passi decisivi per la vita del governo (e del Paese) come l’accordo ALITALIA-AIR France/KLM, l’unico percorribile per la salvezza della compagnia, nonostante i vaneggiamenti padano-lombardi sull’Hub di Malpensa?
Se poi dovesse concretizzarsi quanto il Presidente del Consiglio va dicendo (e conoscendo l’ostinazione del Premier c’è da scommetterci!), e cioè che alla trimestrale di cassa, se confermati i positivi dati economici, si potrebbe cominciare redistribuire parte delle entrate, cominciando dalle “buste paga”, con evidenti ricadute reali sulla capacità di acquisto dei salari, ergo sulla ripresa dell’economia, e con buona pace sia della turbolenta sinistra radicale sia del centro moderato, allora il cerchio si chiude.
Staremo a vedere: intanto, come direbbe un noto politico italiano, peraltro ministro in un governo a guida D.C. ai tempi del referendum, “a pensar male…..”.
Eugenio Fusignani
assessore provinciale repubblicano
Ravenna 5 gennaio ’08




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