Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito Li chiamano "Caschi Blu", ma invece sono solo degli stupratori.

    L'Onu a Haiti
    Abusi sessuali: via 108 caschi blu

    Alla fine dell'anno il nuovo capo della missione Onu a Haiti, Hedi Annabi, ha rivolto un duro ammonimento ai 7800 uomini della forza multi- nazionale mettendoli in guardia contro «gli abusi» di vario tipo, ma in genere sessuali verso la popolazione. In novembre era scoppiato uno scandalo - non il primo - quando si erano scoperte storie di sesso, in genere a pagamento, fra caschi blu dello Sri Lanka e ragazze haitiane, molte di loro minorenni. 108 caschi blu cingalesi, un decimo del battaglione dello Sri Lanka, erano stati allora rimandati a casa, dove sono attesi dalla corte marziale. Lo scandalo aveva fatto infuriare gli haitiani che hanno già un rapporto molto difficile con il personale della Minustah. «I comandanti della varie unità sono stati avvisati di mettere in guardia i loro uomini contro comportamenti del genere - ha detto Annabi -. Siamo qui per aiutare i nostri amici haitiani, non per creare problemi».

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...008/art52.html


    Che combinazione, non succede QUASI mai...

  2. #2
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    Qui, un approfondimento sempre dal Manifesto

    Haiti: missione o occupazione Onu?
    Quattro anni dopo l'arrivo dei caschi blu, il cui mandato è stato prorogato in ottobre, la violenza nell'isola è diminuita. Ma sono in molti, fra cui il 70% della popolazione, a ritenere la Minustah una «forza d'occupazione»
    Barbara Meo Evoli
    Port-au-Prince

    Il secretario generale dell'ONU, Ban Ki Moon, si era dichiarato il primo agosto a favore di una proroga di 12 mesi della Missione di stabilizzazione delle Nazioni unite a Haiti (Minustah). Luiz Carlos da Costa, il brasiliano rappresentante speciale aggiunto per la missione, ha sostenuto che saranno necessari 4 anni altri per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il 15 ottobre il Consiglio di sicurezza ha votato a favore della proroga di 12 mesi del mandato dei caschi blu. La comunità internazionale si è detta generalmente soddisfatta e anche il presidente haitiano René Preval, eletto nel febbraio 2005, che l'aveva chiesta nel suo intervento dinanzi all'assemblea generale dell'Onu.
    Dopo più di 3 anni dall'invio della forza multinazionale a Haiti, la proroga di una missione che costa più di 500 milioni di dollari all'anno si giustifica solo se i risultati che si proponeva sono stati raggiunti. Secondo la risoluzione 1529 del Consiglio di sicurezza, del 2004, l'obiettivo era di «garantire la pace e ottenere la stabilizzazione del paese». E' stato raggiunto?

    Port-au-Prince e il resto
    Per rispondere bisogna distinguere la capitale dal resto del paese. Port-au-Prince è stata la zona dove si concentrava la maggior parte delle bande armate, oltre a una piccola regione nel nord: la Gonaïve, mentre nelle province non si erano registrati livelli di violenza analoghi. Per questo motivo, prima e dopo l'intervento della forza internazionale, la capitale è stata scenario di lotta tra le bande contro e a favore del ex presidente Jean-Bertrand Aristide. Con la perdita di parte degli appoggi di chi lo aveva votato, nel 2004 Titid, l'ex-«prete dei poveri» della parrocchia di San Giovanni Bosco, fu destituito con un colpo di stato (mascherato da «rivolta popolare) dell'opposizione di destra alleata dei para-militari della dittatura del generale Raoul Cedras (1991-94) e dei Duvalier padre e figlio (1957-86), con l'attiva partecipazione degli Stati uniti. Joanny de Matteis, vice-console onorario d'Italia a Haiti, afferma che nel suo ufficio a Port-au-Prince, in avenue Haile Selassié, prima del golpe si sono riuniti André Apaid, dirigente dell'opposizione haitiana, con Colin Powell, allora secretario di stato Usa, per concertare la linea d'azione.
    Secondo un sondaggio d'opinione condotto qui a Port-au-Prince nel giugno scorso, il 95% degli intervistati ha affermato che il livello di sicurezza del paese è migliorato a partire dal febbraio 2007, due anni dopo l'arrivo della Minustah. La domanda che si ponevano gli haitiani era ovvia: perché così tardi?
    Oggi qui i bambini non devono più stare chiusi in casa, possono di nuovo uscire per le strade dei quartieri popolari, la paura dei sequestri generalizzati, da maggio non c'è più. I giovani hanno ricominciato a uscire la sera mentre solo fino a qualche mese fa le otto corrispondevano a un virtuale coprifuoco. Nel 2007 il numero dei sequestri è diminuito considerevolmente e alla fine dell'anno era di 10 volte inferiore che a gennaio. La vita degli haitiani sembra essere tornata alla «normalità» rispetto al dicembre 2006, quando la capitale registrò un boom di sequestri ad opera di gang criminali a puro scopo di estorsione. In quel periodo fu sequestrato perfino un intero pullman scolastico, ciò che portò alla chiusura anticipata dellescuole.
    Secondo i dati dell'Ospedale dell'niversità di Port-au-Prince, fra gennaio e novembre 2006 c'erano state 721 persone uccise nella capitale, mentre fra gennaio e ottobre 2007 sono state meno della metà.
    Questi dati hanno una spiegazione. Fino al dicembre 2006 l'attuale governo di René Preval tentò di negoziare con le bande armate la consegna delle armi. Poi autorizzò l'intervento militare della Minustah nei quartieri più caldi (che come sempre sono anche i più poveri). Preval aveva proposto alle gang , in cambio della consegna delle armi, un processo giudiziario e dopo l'integrazione nella società. La controproposta fu la richiesta di immunità, soldi e visti per l'estero. Non se ne fece niente.
    Ora la Minustah ha arrestato la maggior parte dei leader delle gang e non c'è dubbio che questo abbia aiutato a stabilizzare il paese. Ma l'80% degli intervistati nel sondaggio di giugno si domanda se i risultati ottenuti con le azioni militari saranno durevoli.
    Nella maggior parte dei casi i presunti banditi sono stati arrestati senz'armi, che quindi sono presumibilmente rimaste in possesso degli altri membri dei gruppi armati. Nella capitale si stima che vi ssiano in circolazione circa 250.000 armi, in possesso di varie bande. Qui quasi tutti sono armati: dal movimento Lavalas che lotta per il ritorno dall'esilio e al potere di Aristide (e che nel 2005 ha votato in massa per Preval), alle bande criminali senza connotazioni politiche che si finanziano con sequestri, estorsioni, traffico di droga e omicidi. E aAnche gran parte dei ceti borghesi, che vivono asserragliati sulle colline di Petionville, al sud della capitale, e collaborarono al colpo di stato del 2004.
    Nel giugno scorso Alix Fils Aimé, il presidente della Cnddr, la Commissione nazionale per il disarmo, smantellamento e reintegrazione delle gang nella società ha annunciato, a causa del fallimento dell'obiettivo, un cambio del programma in corso dall'agosto 2006. Ora la commissione ha cambiato nome - ora è per la Riduzione della violenza comunitaria (Rcv)- e focalizza il suo intervento nella prevenzione e sensibilizzazione comunitaria del fenomeno.
    L'inefficacia del piano precedente derivava dal fatto che si basava sul modello applicato in Sierra Leone e Liberia, ma che qui non ha funzionato. Il programma si riduceva a due opzioni: il «disarmo volontario» di quelli che possedevano armi e il «disarmo forzato» delle persone fermate con armi non registrate. In entrambi i casi, si forniva un corso di formazione professionale o un micro credito per il reinserimento sociale. In realtà ci sono stati vari casi di persone «reinserite» poi arrestate mentre compivano azioni armate pur godendo dei privilegi previsti.
    In conclusione, tenendo conto dello stato di miseria in cui vive il 75% della popolazione e l'alto tasso di disoccupazione, i risultati ottenuti dalla Minustah con l'arresto dei leader delle gang non impediscono il riarmo e la ricostituzione delle bande armate.
    Dal 2005 la Minustah è presente in forze a Cité Soleil, l'orrido ed enorme slum della capitale dichiarata «area di non diritto» dove, prima dell'intervento dei peace-keepers, né il sindaco né la polizia haitiana, si azzardavano a mettere piede. Agli inizi degli anni '90, Cité Soleil era la sede principale del movimento Lavalas che, dopo il golpe, chiedeva il ritorno di Aristide. Dopo il 2003, a causa delle promesse non mantenute da Aristide, parte del movimento perse la sua connotazione politica e molti dei suoi membri si diedero alla criminalità comune.
    Oggi il sindaco di Port-au-Prince, Wilson Louis, ha ricominciato a lavorare nella sede municipale nel centro del quartiere, i bambini sono tornati a scuola, gli abitanti che erano fuggiti sono tornati nelle proprie case, le barche hanno potuto riprendere a pescare. Non si può negare quindi che la presenza dei caschi blu abbia contribuito in certa misura a pacificare Cité Soleil.
    Ma a che prezzo? Secondo i dati di Medici senza frontiere, che operano nell'ospedale Sainte-Catherine piazzato al centro del quartiere, solo nel luglio 2005 ci furono 60 morti per gli scontri tra Minustah e gruppi ribelli. Fra dicembre 2005 e gennaio 2006 ci sono stati 106 feriti da arma da fuoco, il 60% civili. A dicembre 2006, con l'inizio delle operazioni della Minustah per occupare le basi delle bande armate, ci furono 47 feriti da arma da fuoco, il 10% civili: considerato il carattere «militare» degli obiettivi , i «danni collaterali», ossia le vittime civili, sono diminuite.
    Oltre alla «zona di non diritto», la Minustah è riuscita a stabilire una base militare permanente dentro Martissant, altro quartiere a rischio nel sud della capitale. I caschi blu, insieme alla Polizia nazionale haitiana (Pnh), ora pattugliano questo quartiere arroccato sulle pendici di una collina, ciò che ha portato a una diminuzione della violenza, secondo il comando della missione.
    Anche a Martissant a giugno il saldo delle vittime degli scontri armati è stato 10 volte inferiore che a gennaio, il mese in cui i caschi blu sono entrati e hanno occupato una scuola per installarvi il comando. I dati della Minustah non sono però confermati da Khalil Sayyad, coordinatore dell'ospedale di Medici senza frontiere al limite della zona: solo in maggio i medici di Msf hanno curato 450 feriti per armi da fuoco e armi bianche e 150 a giugno, non i 2 registrati dal comando Onu .
    Secondo l'inchiesta, il 70% degli intervistati, sebbene riconosca il contributo della Minustah per migliorare la sicurezza del paese, considera la missione Onu come un'occupazione straniera. Nelle province, dove la violenza è inferiore che nalla capitalesi, la popolazione ha coniato un neologismo rivelatore per i militari della Minustah: Turistah.
    A rendere ancor più complesso il quadro va ricordato che la polizia haitiana gode di una fama quasi unanime di corruzione e inefficienza. Per cui fra le motivazioni e gli obiettivi della proroga della Minustah c'è la necessità di dare una formazione professionale decente alla polizia prima di un eventuale ritiro. La portavoce della Missione, Sophie Boutaud de la Combe, sostiene che «la Minustah dovrebbe rimanere altri 4 anni a Haiti»: finora ha «formato» 7.000 poliziotti e per garantire la sicurezza del paese ce ne vogliono altrettanti.

    Altri quattro anni?
    René Preval e Hédi Annabi, capo della Minustah da settembre, concordano sul fatto che la proroga è necessaria anche in altro campo: la giustizia. Qui il piano d'azione Onu consiste nel professionalizzare i componenti del sistema giudiziario, coadiuvare nella preparazione dei testi legislativi, creare un sistema di assistenza giudiziaria accessibile a tutti e riformare il sistema penitenziario.
    «La giustizia penale e il sistema penitenziario haitiano tuttora presentano gravi carenze. Si sono fatti molti progressi, però ancora non ci siamo - sostiene Thierry Fagart, capo della sezione diritti umani della Minustah-. La riforma della polizia va molto più rapida della riforma del sistema giudiziario. Il rischio è costruire uno stato di polizia e non uno stato di diritto». Le sue preoccupazioni sono valide. Anche se si deve notare che la sezione di cui è il responsabile non ha ancora redatto un monitoraggio della situazione dei diritti umani a Haiti, dopo 4 anni.
    Non può non riconoscersi il ruolo della missione nella pacificazione. Prima dell'intervento della Minustah, Haiti si trovava in una situazione di anarchia generalizzata e di lotta aperta tra bande rivali, di cui facevano le spese la popolazione civile e l'economia. Però la missione ha un costo altissimo rispetto ai benefici reali per la popolazione. Annualmente costa quasi quanto la somma che il governo destina alla spesa pubblica.
    La insicurezza non si combatte solo sorvegliando con le armi ogni angolo e ogni strada del paese. Per ottenere una stabilizzazione a lungo termine, Haiti non ha bisogno né di carri armati, elicotteri militari e mitragliatrici, ma di azioni sociali e economiche pianificate e eseguite dallo stato haitiano: formazione di professori, programmi di alfabetizzazione, costruzione di infrastrutture, creazione di posti di lavoro, sviluppo del turismo, formazione della polizia, ristrutturazione del sistema penitenziario, adozione di leggi organiche per il funzionamento delle amministrazioni locali, una nuova politica energetica. In una parola, sviluppo.
    Ronald Lamy, un disoccupato di Cité Soleil di 28 anni, dice: «Noi poveri non appoggiamo i banditi, adesso con la presenza della Minustah c'è meno violenza. Però abbiamo più fame rispetto a quando c'era Aristide».

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...008/art51.html

 

 

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