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  1. #1
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    Predefinito Preghiera di riparazione per le vittime degli abusi dei sacerdoti

    Lo spunto è la notizia - ormai credo nota a tutti - della proposta di una preghiera eucaristica di riparazione, su scala planetaria, dedicata agli abusi sessuali compiuti da sacerdoti. Ma il discorso vorrebbe essere più largo, se possibile.

    Credo che si debba riconoscere la necessità di una riparazione - a più livelli, da quello economico ad, appunto, la preghiera di riparazione. Lo esigono il Vangelo, l'etica e il diritto. Aggiungo che a mio parere bisognerebbe comunque stare all'erta (prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae), perché almeno etica e diritto esigono anche cautela, rigore, accertamento dei fatti all'interno di una cornice di garanzie, e molto altro.
    Un annusare l'aria e un contemplare gli attuali chiari di luna - poi - mi porta a pensare, ma sbaglierò, che sia in corso un attacco quasi senza precedenti alla Chiesa cattolica attraverso il punto preziosissimo e vulnerabilissimo del celibato sacerdotale. Comunque, niente da dire, e anzi ben venga la preghiera di riparazione.

    Eppure io credo che riflessioni del genere ci conducano a concludere che i rapporti tra spirito e anima, tra nous e psychè, siano molto complessi, più di quanto immaginiamo. Forse noi siamo portati cartesianamente a sovrapporli (magari nell'unica nozione di anima) o - quand'anche saggiamente li distinguiamo - siamo convinti che i conseguimenti dello spirito ricadano quasi naturalmente sul livello psichico, indorandolo, innalzandolo, conformandolo ad esso: in una parola: santificandolo.

    Ma questo non è sempre vero. L'anima, si sa, è un territorio ambivalente, sorprendente, ha a che fare con i mondi oscuri dell'inconscio, del tenebroso. E' un mondo umido e in penombra, una foresta pluviale interiore - direi - piena di bellezza e di incanto, di uccelli multicolori e di insetti spaventosi, di ruscelli dolcissimi e di ruggiti di fiere che squassano le notti. Lo spirito, invece, è un deserto reso incandescente dalla luce di Dio, un nudo luogo di incontro con il Totaliter Aliter.

    I due mondi, ovviamente, dialogano. Chissà com'era questo dialogo, in Gesù. Me lo chiedo spesso. Esiste un inconscio di Gesù? Gesù sognava mentre dormiva? Commetteva atti mancati? Non lo sapremo - ovviamente - mai, ma sono domande belle. Resta che in noi i due mondi si parlano continuamente.

    La santità ha a che vedere con quale dei due mondi? Lo spirito, o tutti e due? Può esistere un santo dotato di uno psichismo angosciato, stremato, distrutto? Un santo depresso, o ossessivo? Un santo dalla psiche perversa, magari. So che altrove se ne è parlato, e non è affatto mia intenzione riprendere il discorso. Intendo solo dire che vi sono storie di santi in cui l'anima è presentata come un giardino incantato dalle mille delizie, come se fosse stata fin dall'inizio custodita dagli angeli, e altri in cui essa è - o è stata in certi momenti - abitata dall'orrore. Teresa di Lisieux, ad esempio. La sua anima è serena e melensa come un giardino di una casetta della media borghesia francese. Anche se uno che lo attraversa - leggendo la vita - non può evitare, se è sensibile, di sentire qualche brivido di inquietudine (i giardini con i nanetti e i fiorellini sono sempre un po' inquietanti). A un certo punto...Sullo spirito si fa notte totale, e l'anima viene agitata da tempeste spaventose. Non uno di quei fiorellini che non venga sradicato. Lei vive nella notte, passo dopo passo, un cammino di fedeltà folle e sublime.

    Certo però che l'anima va nutrita, coltivata, consolata. I voti monastici - per come li vedo io (in modo credo impopolare) - comportano un trasferimento quasi definitivo della persona nel territorio dello spirito, e all'anima vengono tolti i suoi principali nutrimenti: il poter fare ciò che vuole, il poter avere quel che desidera, e i rapporti di intimità fisica e affettiva con altri. Obbedienza, povertà, castità.
    Ma al clero secolare romano-cattolico viene tolta solo quest'ultima possibilità, il che - anziché facilitarlo - lo espone ancor di più alle devastazioni e al pervertimento dell'anima. E' come se venisse meno la biodiversità di quel territorio: Libertà e autonomia, non temperati dall'apertura fisica e affettiva all'altro, possono subire una ipertrofia, trasformandosi facilmente in potere e avidità.

    Eppure. Eppure, nonostante questo, non mi sembra che la rinuncia al celibato sia la strada da percorrere. I sacerdoti devono essere aiutati ad accordare per quanto possibile la loro anima al loro spirito (ah, l'importanza della formazione), ma non devono dimenticare che la prossimità al Signore implica una mutilazione e una piaga insanabile, esattamente come gli eunuchi erano i più vicini all'Imperatore della Cina. Non c'è sacerdote che non dovrà cimentarsi con lo sconvolgimento della psiche - anche se è del tutto da augurarsi che gli esiti siano buoni e sopratutto non coinvolgano terzi nel male.

    Grazie, Barsanufio

    •   Alt 

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Lo spunto è la notizia - ormai credo nota a tutti - della proposta di una preghiera eucaristica di riparazione, su scala planetaria, dedicata agli abusi sessuali compiuti da sacerdoti. Ma il discorso vorrebbe essere più largo, se possibile.
    Sante parole. Forse non bisognerebbe solo pregare ma anche fare qualche "opera di prevenzione".
    Comunque iniziare con la preghiera è già un passo avanti!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Lo spunto è la notizia - ormai credo nota a tutti - della proposta di una preghiera eucaristica di riparazione, su scala planetaria, dedicata agli abusi sessuali compiuti da sacerdoti. Ma il discorso vorrebbe essere più largo, se possibile.

    Credo che si debba riconoscere la necessità di una riparazione - a più livelli, da quello economico ad, appunto, la preghiera di riparazione. Lo esigono il Vangelo, l'etica e il diritto. Aggiungo che a mio parere bisognerebbe comunque stare all'erta (prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae), perché almeno etica e diritto esigono anche cautela, rigore, accertamento dei fatti all'interno di una cornice di garanzie, e molto altro.
    Un annusare l'aria e un contemplare gli attuali chiari di luna - poi - mi porta a pensare, ma sbaglierò, che sia in corso un attacco quasi senza precedenti alla Chiesa cattolica attraverso il punto preziosissimo e vulnerabilissimo del celibato sacerdotale. Comunque, niente da dire, e anzi ben venga la preghiera di riparazione.

    Eppure io credo che riflessioni del genere ci conducano a concludere che i rapporti tra spirito e anima, tra nous e psychè, siano molto complessi, più di quanto immaginiamo. Forse noi siamo portati cartesianamente a sovrapporli (magari nell'unica nozione di anima) o - quand'anche saggiamente li distinguiamo - siamo convinti che i conseguimenti dello spirito ricadano quasi naturalmente sul livello psichico, indorandolo, innalzandolo, conformandolo ad esso: in una parola: santificandolo.

    Ma questo non è sempre vero. L'anima, si sa, è un territorio ambivalente, sorprendente, ha a che fare con i mondi oscuri dell'inconscio, del tenebroso. E' un mondo umido e in penombra, una foresta pluviale interiore - direi - piena di bellezza e di incanto, di uccelli multicolori e di insetti spaventosi, di ruscelli dolcissimi e di ruggiti di fiere che squassano le notti. Lo spirito, invece, è un deserto reso incandescente dalla luce di Dio, un nudo luogo di incontro con il Totaliter Aliter.

    I due mondi, ovviamente, dialogano. Chissà com'era questo dialogo, in Gesù. Me lo chiedo spesso. Esiste un inconscio di Gesù? Gesù sognava mentre dormiva? Commetteva atti mancati? Non lo sapremo - ovviamente - mai, ma sono domande belle. Resta che in noi i due mondi si parlano continuamente.

    La santità ha a che vedere con quale dei due mondi? Lo spirito, o tutti e due? Può esistere un santo dotato di uno psichismo angosciato, stremato, distrutto? Un santo depresso, o ossessivo? Un santo dalla psiche perversa, magari. So che altrove se ne è parlato, e non è affatto mia intenzione riprendere il discorso. Intendo solo dire che vi sono storie di santi in cui l'anima è presentata come un giardino incantato dalle mille delizie, come se fosse stata fin dall'inizio custodita dagli angeli, e altri in cui essa è - o è stata in certi momenti - abitata dall'orrore. Teresa di Lisieux, ad esempio. La sua anima è serena e melensa come un giardino di una casetta della media borghesia francese. Anche se uno che lo attraversa - leggendo la vita - non può evitare, se è sensibile, di sentire qualche brivido di inquietudine (i giardini con i nanetti e i fiorellini sono sempre un po' inquietanti). A un certo punto...Sullo spirito si fa notte totale, e l'anima viene agitata da tempeste spaventose. Non uno di quei fiorellini che non venga sradicato. Lei vive nella notte, passo dopo passo, un cammino di fedeltà folle e sublime.

    Certo però che l'anima va nutrita, coltivata, consolata. I voti monastici - per come li vedo io (in modo credo impopolare) - comportano un trasferimento quasi definitivo della persona nel territorio dello spirito, e all'anima vengono tolti i suoi principali nutrimenti: il poter fare ciò che vuole, il poter avere quel che desidera, e i rapporti di intimità fisica e affettiva con altri. Obbedienza, povertà, castità.
    Ma al clero secolare romano-cattolico viene tolta solo quest'ultima possibilità, il che - anziché facilitarlo - lo espone ancor di più alle devastazioni e al pervertimento dell'anima. E' come se venisse meno la biodiversità di quel territorio: Libertà e autonomia, non temperati dall'apertura fisica e affettiva all'altro, possono subire una ipertrofia, trasformandosi facilmente in potere e avidità.

    Eppure. Eppure, nonostante questo, non mi sembra che la rinuncia al celibato sia la strada da percorrere. I sacerdoti devono essere aiutati ad accordare per quanto possibile la loro anima al loro spirito (ah, l'importanza della formazione), ma non devono dimenticare che la prossimità al Signore implica una mutilazione e una piaga insanabile, esattamente come gli eunuchi erano i più vicini all'Imperatore della Cina. Non c'è sacerdote che non dovrà cimentarsi con lo sconvolgimento della psiche - anche se è del tutto da augurarsi che gli esiti siano buoni e sopratutto non coinvolgano terzi nel male.

    Grazie, Barsanufio

    Non credo che la pedofilia c’entri molto col celibato se non per il fatto che un pedofilo (come pure un omosessuale) possa pensare con maggiore simpatia ad un’attività che lo tiene per contratto lontano dalle donne adulte. Ho conosciuto alcune ragazze che avrebbero voluto diventare suore e un paio di ragazzi prete e non lo hanno fatto unicamente per non rinunciare alla probabile vita futura assieme ad un compagno/a. Se non avessero avuto questo scrupolo magari si sarebbero ordinati...chissà.

    La parola attacco ( alla Chiesa Cattolica) fa pensare a qualcosa di premeditato e che magari abbia anche un fine diverso da quello manifesto.
    Potrebbe anche essere come dici ma preferisco la spiegazione più semplice e -secondo me- evidente cioè che adesso le notizie viaggiano piu’ veloci e si esce allo scoperto più facilmente, si guarda più da vicino ad altre realtà religiose di pari dignità ed è più difficoltoso tenere privata la vita privata e privati i comportamenti privati.
    E’ di oggi la notizia di un altro prete di un paesino che ha avuto un figlio da una donna… e la notizia ha fatto il giro dei media nazionali in 10 minuti…. Trent’anni fa se ne sarebbe saputo al massimo nel paese accanto.

    Probabilmente anche una maggiore ricchezza intellettuale (moderna) ed emotiva, unita ad una maggiore autocoscienza ( e ad una sana e recente critica alla storia della Chiesa) sta portando molti pastori a chiedersi il perché di talune scelte e se c’è una reale necessità di determinati sacrifici.

    Su questo forum abbiamo approfondito più volte l’argomento ed è stato chiarito che il celibato deriva dlla tradizione, il punto è quanto indietro vogliamo cominciare a parlare di tradizione perché se si va troppo indietro del celibato non c’è traccia. Forse anche il diffondersi di riflessioni come questa aiutano taluni preti a prendere finalmente parola.

  4. #4
    ooooWAGLIONEoooo
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    Predefinito

    Non ho mai capito -brancolo nel buio- come Dio possa mettere alla prova attraverso l’amore (sentimento, non fisicità). E penso non solo ai preti che si innamorano ricambiati (che meraviglioso scherzo del destino, no?) ma anche ai coniugi cui capita di innamorarsi di un'altra persona.
    Spegnere un sentimento come l’amore, qualora sia possibile, genera sofferenze atroci e quando ci si riesce è davvero difficile rinascere a nuova vita dal gelo arido in cui ci si ritrova.
    Bisognerebbe svestirsi, il divorzio dal Signore è possibile.

 

 

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