Ranieri e la Juve, porte aperte per la sentenza dei propri tifosi
Il tecnico bianconero: «Preferisco rischiare la contestazione che giocare in uno stadio deserto»
MARCO ANSALDO
TORINO
Con meno pazienza dei giudici dell’Alta Corte del Coni, che hanno sospeso per due settimane la decisione sui cori razzisti contro Balotelli, riaprendo le porte dell’Olimpico, i tifosi hanno fissato tempi più rapidi per la loro sentenza sulla Juve: oggi, contro il Lecce. Il crollo di aprile, in cui i bianconeri sono stati la peggiore squadra della serie A, ha esaurito evidentemente il «bonus» di fiducia. Qualcosa si è percepito davanti ai cancelli di Vinovo. In disparte dalle famigliole con macchina foto e blocco per gli autografi, stavano una ventina di ultras con due striscioni: «Adesso basta: vincete per noi e per la maglia» diceva uno, «Solo la maglia non ci toglie la voglia» insisteva l’altro, concetti semplici per far capire come di delusione in delusione, dalla Coppa Italia evaporata con la Lazio fino al sorpasso subìto dal Milan, si sia arrivati al punto in cui la Juve non può più sbagliare.
La contestazione è rimasta in termini accettabili anche se qualcuno, non conoscendo le reali intenzioni di chi stava ai cancelli, si è defilato sfrecciando, come Tiago con la sua Ferrari, da un’uscita secondaria. I tifosi hanno così fermato per pochi minuti le auto di Del Piero e Buffon: ai due «leader» hanno chiesto un finale di campionato decoroso e il controsorpasso sul Milan ma soprattutto un segnale di risveglio contro il Lecce. Quando Ranieri se ne è andato, ormai il capannello si era dissolto. Il messaggio era arrivato al destinatario. Senza doverlo mettere in bottiglia.
La Juve si trova inaspettatamente in una morsa. Dal basso preme l’insoddisfazione della sua gente, dall’alto incombe la delusione della proprietà che John Elkann ha espresso con l’ordine di parlare meno e giocare di più. «Non credo che ci contesteranno ma in una situazione come quasta l’unica via di uscita è riattaccare la spina e tornare a vincere» dice Ranieri. Forse sarebbe stato meglio giocare a porte chiuse come aveva deciso la Federcalcio? «No. Per un calciatore non c’è cosa peggiore di uno stadio deserto. Se la gente ti fischia hai almeno la possibilità di reagire con il gioco. Nel vuoto ti deprimi». Un filo di depressione già mina però la Juve delle occasioni sprecate. «Penso sempre positivo: ho un buon carattere», giura il tecnico eppure è come se viaggiasse con rassegnazione verso un destino che immaginava diverso.
«Non sono dispiaciuto per le parole dell’ingegner Elkann - spiega Ranieri a chi gli chiede se si senta in bilico e condannato a riconquistare il secondo posto - Vado avanti per la mia strada, dando il massimo. Con la società mi confronto ogni giorno su scelte e obiettivi per l’anno prossimo che sono chiari anche se un conto è porseli, un altro è raggiungerli. Ma non ho parlato del mio futuro se è quello che intendete: non c’è molto da aspettare e non devo preoccuparmi perchè ho ancora un contratto per un anno».
Avrebbe voluto che Lippi intervenisse prima per smentire che verrà alla Juve? «Non ce n’era bisogno. Io lo sapevo». Qualche società le ha già offerto una panchina? «Se anche ci fosse in questo momento non lo direi. Corro da solo, non sono mai stato legato ad alcun carro. Tutte le mie attenzioni sono dedicate a chiudere bene l’anno perchè in aprile non abbiamo combinato niente di buono e ci rimane maggio. Mi auguro che la rabbia ci aiuti a ritrovare la concentrazione che abbiamo un po’ smarrito dopo l’uscita dalla Champions League: se fossimo passati con il Chelsea avremmo fatto meglio anche in campionato». Magari è vero. Tuttavia con i «se» non sarà facile convincere i tifosi e salvare il posto.
http://www.lastampa.it/sport/cmsSezi...0267girata.asp




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