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Pensate se poi Pound venisse smascherato come il fondatore del Conto Arancio.
Ho le lacrime agli occhi, guardate qui a proposito di Heidegger
http://www.themanwhofellasleep.com/heidegger.jpg
http://images.google.it/imgres?imgur...%3Dit%26sa%3DG
Lo avevo detto, cacchiocacchio, lo avevo detto.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
trenta81
ho letto il suoi libri e riguardo alla supremazia del superuomo mi son messo a ridere, per non parlare dell odio che aveva con la chiesa e la religione, leggendolo si vede bene che l'idea dell superuomo sta in tutte le ideologie, ma quando l'uomo si mette al posto di dio è li che fa disastri, l'uomo non è superiore a nessuna specie animale, l'unica cosa che lo rende differente è che puo manipolare le cose e fare il suo comodo, pero la natura è crudele, tutto distrugge quello che non le va bene, è la cosa che non puo controllare, quindi il superuomo in tutte le ideologie non esiste
vola anche tu con Inadeguazia Airlines :D
non sono più l'unico a considerare dio una specie animale allora..:-0008n
che Nicciano sto 30 ottantuno
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Vabbè De Maio dei Manowar dice di far riferimento a Wagner per qualche pezzo..
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Sandinista
La confusione sul concetto nietzschano del superuomo è dovuta ad una errata e dovuta spesso ad una ignoranza generale del concetto stesso nonchè della radice latina della parola stessa. Soprattutto il prefisso super crea cazzi in culo. In tedesco la parola usata da Nietzsche è Übermensch tradotto in italiano con superuomo. Il prefisso Super (come Über in tedesco) in latino (da cui deriva poi il significato in italiano) sta ad indicare un concetto spaziale ovvero "oltre" qualche cosa. La traduzione corretta dovrebbe essere quella di "Oltreuomo". Sopra nel senso di "la mela sopra il tavolo". Quindi il concetto non è quello di un superuomo inteso come un semplice ed eugenetico (in ogni sua declinazione sia fisica che spirituale) superman alla Clark Kent dei fumetti ma un qualche cosa di più vicino al concetto di homo novus, qualche cosa che valichi l'aspetto umano corrente nella sua totalità storica e sociale. Il concetto nazista invece è proprio quello prettamente eugenetico.
A luta continua
ma logicamente per super uomo non si intende un uomo che faccia miracoli, come nei fumetti, grazie ma il tedesco lo parlo, la troduzione che ho letto era slovena, per cui il latino mi fa un baffo :D, in sloveno la parola era nadclovek, nad sopra e clovek uomo, uomo superiore, perche uber sarebbe toda e suona male nella parola, per cui a mia volta ho tradotto superuomo, se ho sbagliato...
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Citazione:
Originariamente Scritto da
trenta81
ma logicamente per super uomo non si intende un uomo che faccia miracoli, come nei fumetti, grazie ma il tedesco lo parlo, ma la troduzione che ho letto era slovena, per cui il latino mi fa un baffo :D,
Il Superuomo nicciano è super dal punto di vista della cultura, del coraggio, dell'onore, dell'attaccamento alle proprie radici, della volontà creatrice di valori: può essere Uber a prescindere se sia alto, basso, nero, bianco o a pallini lillà :D
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Manfr
Il Superuomo nicciano è super dal punto di vista della cultura, del coraggio, dell'onore, dell'attaccamento alle proprie radici, della volontà creatrice di valori: può essere Uber a prescindere se sia alto, basso, nero, bianco o a pallini lillà :D
ma mi mettete in bocca cose che non ho detto
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trenta81 filofoso fai da te?
No filosoftour?
ahi ahi ahi ahi ahi
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"627. Vita e vicende. Se si osserva come certi uomini sanno trarre partito dalle loro vicende - dalle loro insignificanti e banali vicende - al punto che esse si trasformano in un campo che porta frutto tre volte l'anno; mentre altri - e quanti altri! - vengono trascinati dall'onda delle vicissitudini più eccitanti, delle più varie correnti di tempo e di popolo, rimanendo tuttavia sempre leggeri, sempre a galla, come sughero: si è alla fine tentati di suddividere l'umanità un una minoranza ("minimanza") di coloro che sanno fare molto con poco, e in una maggioranza di coloro che sanno fare poco con molto; anzi ci si imbatte in quegli stregoni alla rovescia che, invece di creare il mondo dal nulla, creano un nulla dal mondo."
Tratto da Umano, troppo Umano.
Oppure questo bel dialogo, tra l'ombra ed il viandante, sempre tratto dallo stesso libro.
(E qui, De Umbris Idearum di Bruno emerge in tutta la sua pienezza)
L'ombra: Giacché è tanto tempo che non ti sento parlare, vorrei dartene un'occasione.
Il viandante: Parla - dove? e chi? è quasi come se sentissi parlare me stesso, solo con voce più debole della mia.
L'ombra (dopo una pausa): Non sei contento di avere un'occasione di parlare?
Il viandante: Per dio e per tutte le cose a cui non credo, è la mia ombra che parla: la sento, ma non ci credo.
L'ombra: Accettiamolo e non pensiamoci oltre, tra un'ora sarà tutto finito.
(Questa Palvesario è rivolta a te: com'è che dicevi "chiudete gli occhi perchè farà male"?)
Il viandante: Pensai proprio così, quando in un bosco vicino a Pisa vidi prima due e poi cinque cammelli.
L'ombra: E'bene che ambedue siamo ugualmente indulgenti verso di noi, se per una volta la nostra ragione tace: così anche nel nostro colloquio non ci adireremo e non metteremo subito le manette all'altro se la sua parola ci suonerà incomprensibile. Se proprio non si sa rispondere, basta già dire qualcosa: questa è l'equa condizione alla quale io mi intrattengo con qualcuno. In un dialogo un po' lungo, anche il più savio diventa una volta pazzo e tre volte babbeo.
Il viandante: Le tue modeste pretese non sono lusinghiere per colui al quale le confessi.
L'ombra: Debbo dunque lusingare?
Il viandante: Pensavo che l'ombra dell'uomo fosse la sua vanità: ma questa non chiederebbe mai: "debbo dunque lusingare?".
L'ombra: La vanità umana, se ben la conosco, non domanda neppure, come io ho già fatto due volte, se può parlare: parla sempre.
Il viandante: Solo adesso mi accorgo quanto sono scortese nei tuoi confronti, mia cara ombra: non ho ancor neppure fatto parola su quanto mi rallegra di ascoltarti, e non solo di vederti. Lo sai, io amo l'ombra come amo la luce. Perché esistano la bellezza del volto, la chiarezza del discorso, la bontà e fermezza del carattere, l'ombra è necessaria quanto la luce. Esse non sono avversarie: anzi si tengono amorevolmente per mano, e quando la luce scompare, l'ombra le scivola dietro.
L'ombra: E io odio quel che odi tu, la notte; amo gli uomini perché sono seguaci della luce, e mi allieta lo splendore che è nel loro occhio quando conoscono e scoprono, loro, gli infaticabili conoscitori e scopritori. Quell'ombra che tutte le cose mostrano quando su di esse cade il sole della conoscenza - io sono anche quell'ombra.
Il viandante: Credo di capirti, anche se ti sei espressa in modo un po' umbratile. Ma avevi ragione: i buoni amici si dicono talvolta una parola oscura, come segno d'intesa, che dev'essere un enigma per ogni altra persona. E noi siamo buoni amici. Perciò basta con i preamboli! Centinaia di domande premono il mio animo, e il tempo in cui tu potrai rispondervi è forse troppo breve. Vediamo su che cosa incontrarci in fretta e pacificamente.
L'ombra: Ma le ombre sono più timide degli uomini: non dirai a nessuno come abbiamo parlato insieme!
Il viandante: Come abbiamo parlato insieme? Il cielo mi guardi da lunghi ed elaborati dialoghi scritti! Se Platone avesse avuto meno gusto a elaborare, i suoi lettori avrebbero più gusto a lui. Un dialogo che nella realtà delizia è, se trasformato in scrittura e letto, un quadro con prospettive del tutto false: tutto è troppo lungo o troppo corto. - Tuttavia potrò forse comunicarti su che cosa ci siamo accordati?
L'ombra: Questo mi basta; perché tutti vi riconosceranno solo le tue opinioni; nessuno si ricorderà dell'ombra.
Il viandante: Forse ti sbagli, amica! Sinora nelle mie opinioni si è vista più l'ombra che me.
L'ombra: Più ombra che luce? E' possibile?
Il viandante: Sii seria, cara matta! La mia prima domanda esige subito serietà!
L'ombra: Di quel che hai detto, più di tutto mi è piaciuta una promessa: che volete ridiventare buoni vicini delle cose prossime. Questo tornerà a vantaggio anche di noi, povere ombre. Perché, ammettetelo, sinora ci avete calunniato anche troppo volentieri.
Il viandante: Calunniato? Ma perché non vi siete difese? Avevate pur vicine le nostre orecchie.
L'ombra: Ci sembrava appunto di esservi troppo vicine per poter parlare di noi stesse.
Il viandante: Delicato! Assai delicato! Ah, voi ombre siete "uomini migliori" di noi, me ne accorgo.
L'ombra: Eppure ci avete chiamato "importune" - noi, che almeno una cosa sappiamo fare - tacere e attendere - nessun inglese lo sa far meglio. £ vero, ci si trova molto, molto spesso al seguito dell'uomo, ma mai come sue schiave. Quando l'uomo fugge la luce, noi fuggiamo l'uomo: a tanto arriva la nostra libertà.
Il viandante: Ahimè, tanto più spesso è la luce a fuggir l'uomo e allora anche voi lo abbandonate.
L'ombra: Ti ho abbandonato spesso con dolore: a me, avida di sapere, tante cose dell'uomo sono rimaste oscure, perché non posso esser sempre intorno a lui. Pur di possedere una totale conoscenza dell'uomo, sarei volentieri la tua schiava.
Il viandante: Lo sai tu, lo so io, se tu da schiava non diventeresti improvvisamente padrona? Oppure se tu rimarresti schiava ma, disprezzando il tuo padrone, condurresti una vita di umiliazione, di disgusto? Accontentiamoci ambedue della libertà, così come è rimasta a te - a te e a me! Giacché la vista di un essere non libero amareggerebbe le mie gioie più grandi; le migliori cose mi ripugnerebbero, se qualcuno dovesse dividerle con me, - non voglio sapere di schiavi intorno a me. Per questo non amo il cane, il pigro e scodinzolante parassita, che è diventato "cane" solo come servo degli uomini, e di cui essi sogliono addirittura decantare la fedeltà al padrone e il fatto di seguirlo come la sua. -
L'ombra: Come la sua ombra, essi dicono. Forse anch'io oggi ti ho seguito per troppo tempo? E' stato il giorno più lungo, ma ne siamo alla fine, abbi ancora un attimo di pazienza! Il prato è umido, ho i brividi.
Il viandante: Oh, è già tempo di separarsi? E ho dovuto alla fine farti ancora male, l'ho visto: sei diventata più scura.
L'ombra: Arrossivo, nel colore in cui posso farlo. Mi è venuto in mente che spesso sono stata ai tuoi piedi come un cane, e che tu allora -
Il viandante: E, in tutta fretta non potrei farti ancora
L'ombra: Nessuno, tranne quello che ebbe il "cane" filosofico davanti al grande Alessandro: togliti un poco dal sole, ho troppo freddo.
Il viandante: Che debbo fare?
L'ombra: Cammina sotto quei pini e guardai monti: il sole tramonta.
Il viandante: Dove sei? Dove sei?
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Palvesario
trenta81 filofoso fai da te?
No filosoftour?
ahi ahi ahi ahi ahi
si mi piace la filosofia e da adolescente ho letto molti libri al riguardo, ma non vedo perche dovrei essere preso in giro da te
ti sto sulle scatole? beh non se l'unico qui, da tempo che me lo dicono unpo tutti, sara perche non penso con nessuna ideologia