



Io ho visto un film di Nice: "Ecce bombo"!!!


Un regalino
http://divx-244.vo.llnwd.net/stage6v...86f83c97/.divx
Documentario di mezz'oretta su Nietzsche. Davvero molto, molto simpatico e poco accademico.


Ho trovato questa paginetta html, con 50 casi distinti del significato di uber
http://www.iee.et.tu-dresden.de/cgi-...ase=on&hits=50


1) alle origini della menzogna nel mondo classico
Nietzsche si interessò alla cultura classica, che affrontò in modo originale, come documenta la sua tesi sulla Nascita della tragedia (1872), con la celebre distinzione, divenuta poi largamente accettata, tra apollineo e dionisiaco.
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Apollo:
* dio luminoso, ben definito
* forma, plasticità, arti figurative;
* razionalità, controllo degli istinti, misura e equilibrio;
* distacco (Apollo l'obliquo, che uccide con le frecce, distaccato dalla vittima)
Dioniso:
* oscuro e irrazionale, indefinito/ambiguo
* informità, musica e danza;
* vitale, spontaneità, ebbrezza, orgiastico;
* si unisce alle sue vittime. la vita è pervasa dal dolore e dall'assurdo: l'arte tende a trasfigurare tali aspetti sia nella commedia, sia nella tragedia
La tragedia greca univa questi due aspetti:quello apollineo, espresso dalle arti figurative con la loro scenicità definita, inalveamento delle domande esistenziali nel logos, e quello dionisiaco, espresso dalle musica con la sua incontenibilità in forme determinate, simbolo della vita spontanea.
Già Euripide tende a eliminare dalla tragedia l'elemento dionisiaco, col predominio del raziocinio; è Socrate comunque il principale responsabile dell'inaridimento della cultura occidentale: lui e Platone sono "gli strumenti della dissoluzione greca, gli pseudogreci, gli antigreci". Loro hanno usato di quella dialettica, che "può essere solo un'estrema risorsa nelle mani di chi non ha più armi [..] Quel che si lascia dimostrare ha poco valore." Socrate fu ostile alla vita, volendo dominare e soffocare l'istintività spontanea in nome della ragione. Fu malato.
2) la menzogna del sapere storico
Il tema è affrontato soprattutto in Sull'utilità e il danno della storia per la vita (seconda delle Considerazioni inattuali). Nietzsche sostiene che i fatti in sé sono stupidi: occorre l'interpretazione. Sono le teorie ad essere intelligenti.
Il senso della storia è spesso nemico della vita, in quanto ci rende schiavi del passato, passivi, costretti a "chinare la schiena e piegare il capo" dinanzi alla "potenza della storia", per l'"idolatria del fatto" che avviene laddove si verifica una "saturazione" di storia. Ne consegue una sfiducia nella propria capacità creativa, e il formarsi di una pura erudizione da enciclopedie ambulanti, che annulla la personalità: "nessuno osa più esporre sé stesso, ma ciascuno prende la maschera di uomo colto, di dotto, di poeta" Si diventa così "uomini che non vedono quello che anche un bambino vede".
l'uomo invidia l'animale, che subito dimentica [..] l'animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente [..]
l'uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte.
Per ogni agire ci vuole oblìo: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità.
La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [..] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.
in particolare
* la storia archeologica si ferma al mediocre, si attarda ad ammirare il passato, anche nei suoi aspetti mediocri e meschini, per giustificare la presente mediocrità;
* la storia monumentale cerca nel passato esempi e modelli positivi, che mancano nel presente, onde poter guardare al futuro con sicurezza che ciò che è stato possibile in passato lo sarà ancora;
* solo la storia critica è davvero positiva, in quanto non si limita ad favorire l'imitazione del passato, anche eroico, ma lo vuole superare: essa trascina il passato davanti al tribunale, lo giudica e lo condanna. [deve ancora venire il momento di pienezza dell'Umanità].
3) la menzogna della scienza
Pur non essendo del tutto negativa (come pensa N. soprattutto in Umano, troppo umano, Aurora, La gaia scienza), in quanto libera dalla vecchia concezione del mondo, essa facilmente conduce all'adorazione della verità oggettiva, rende l'uomo schiavo dell'oggettività esterna, e contrapposta alla vita.
In realtà non ci sono dati, fatti oggettivi (antipositivisticamente), ma solo interpretazioni
"Si vede che anche la scienza riposa su una fede, che non esiste affatto una scienza "scevra di presupposti". La domanda se sia necessaria la verità, non soltanto deve avere avuto già in precedenza risposta affermativa, ma deve averla avuta in grado tale da mettere quivi in evidenza il principio, la fede, la convinzione che "niente è più necessario della verità e che in rapporto a essa tutto il resto ha soltanto un valore di secondo piano". Questa incondizionata volontà di verità, che cos'è dunque? [...] Ebbene, si sarà compreso dove voglio arrivare, vale a dire che è pur sempre una fede metafisica quella su cui riposa la nostra fede nella scienza; che anche noi, uomini della conoscenza di oggi, noi atei e antimetafisici, continuiamo a prendere anche il nostro fuoco dall'incendio che una fede millenaria ha acceso, quella fede cristiana che era anche la fede di Platone, per cui Dio è verità e la verità è divina... Ma come è possibile, se proprio questo diventa sempre plu incredibile, se niente più si rivela divino salvo I'errore, la cecità, la menzogna, se Dio stesso si rivela come la nostra più lunga menzogna?" (La gaia scienza, 344)
Nietzsche, ancora, denuncia lo schematismo degli scientisti, che non si accorgono della polimorfia del reale, pretendendo di ricondurlo a pochi principi meccanici.
4) la menzogna morale
Nietzsche indica nel risentimento l'origine dei valori cristiani, morale dei deboli, dei malati, degli sconfitti, risentiti contro la vita. Il risentimento è un autoavvelenamento dell'animo che si produce in chi, debole e vile, non sa reagire adeguatamente, affidandosi alla sua vitalità spontanea e aggressiva, alle sfide del contesto. In tal modo alla lunga egli si convince che il suo comportamento, frutto in realtà di debolezza e viltà, è l'unico ad essere virtuoso: ed eleva così il valore del perdono e della remissività a valori supremi. Gettando disorientamento e confusione nella società tutta.
5) la menzogna religiosa e la morte di Dio
Nietzsche ha comunque una segreta, profonda nostalgia dell'Assoluto, come testimoniano questi versi:
All meine Tränenbäche laufen zu Dir den Lauf!
Und meine letzte Herzensflamme -
Dir glüht sie auf!
O, Komm zurück,
Mein unbekannter Gott!
Mein Schmerz! mein letztes Glück!,
(F. Nietzsche, Dionysos - Dithyramben)
Ciò non toglie che il suo sia il più radicale ateismo della storia della filosofia. Per lui infatti Dio in quanto tale si oppone all'uomo: deve morire, affinchè l'uomo viva.
"Egli è morto, noi lo abbiamo ucciso. Ma questo non affare di poco" (Also sprach Zaratustra).
Nietzsche d'altronde si schiera contro gli atei volgari(i ridanciani) che non si rendono conto della posta in gioco, e credono che sia facile "sbarazzarsi" di Dio. Mentre si tratta di un'opera titanica, da far tremare le vene ai polsi:
Come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare, bevendolo fino all'ultima goccia? Chi ci dette la spugna per cancellare l'intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov'è che si muove ora? Dov'è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare?
Con che acqua potremo lavarci? Quali riti espiatori, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande per noi la grandezza di questa azione? (La Gaia scienza, n.125)
interpretazioni della morte di Dio:
* Secondo alcuni, tra i quali Vattimo, si tratterebbe di una presa d'atto storica;
* secondo altri, tra i quali Abbagnano, si tratta invece di una tesi metafisica.
interpretazioni del nichilismo
* Alcuni pretendono che la negazione di un Assoluto non significhi negare ogni valore;
* ma più avvedutamente altri interpreti ritengono che, al di là delle intenzioni, forse, di N,, negare i valori assoluti, propri del Cristianesimo e della religione, significa negare ogni valore. La tragica conclusione nella pazzia della parabola filosofica di N. è in tal senso significativa.
la volontà di potenza
Ogni azione di ogni uomo é dettata secondo Nietzsche da una volontà di potenza, un desiderio irresistibile di acquisire potere per dominare su tutti gli altri: "Ogni volta che ho trovato un essere vivente , ho anche trovato volontà di potenza ; e anche nella volontà di colui che serve ho trovato la volontà di essere padrone . Il debole é indotto dalla sua volontà a servire il forte , volendo egli dominare su ciò che é ancora più debole : a questo piacere , però , non sa rinunciare . E come il piccolo si dà al grande , per avere diletto e potenza sull' ancora più piccolo : così anche ciò che é più grande dà se stesso e , per amore della potenza , mette a repentaglio la sua vita ." ( Così parlò Zarathustra )
l'eterno ritorno
o La concezione di una storia lineare è fallace poiché la storia è ciclica, esiste un eterno ritorno dell'uguale, una ciclicità dell'universo, un ritorno alla natura greca che si esprime nel ciclo cosmico dionisiaco, negando così la finitezza del tempo e lo scopo del divenire. L'attimo dunque nella concezione di Nietzsche possiede tutto intero il suo senso meritando di essere vissuto per se stesso come se fosse eterno.
il superuomo
o Ai valori tradizionali, propri di una "morale schiava" caratterizzata dalla debolezza dell'individuo e dal risentimento che nasconde l'interesse (esemplare la morale cristiana del sacrificio), N. oppone una "trasvalutazione" che darebbe vita alla figura dell'uomo disincantato e consapevole del nulla, eroicamente responsabile della propria finitezza, il superuomo (Übermensch) nato per andare "oltre" l'uomo del presente. Il superuomo afferma la vita accettandone la sofferenza, il dolore e le contraddizioni che l'accompagnano con gioioso (dionisiaco) amore per l'esistenza; è un creatore di valori ed è per questo privo di valori fissi e immutabili, al di là del bene e del male, artefice di una "morale autonoma". Laddove gli altri vedono cose ideali, lui vede cose umane, troppo umane. La "fedeltà alla terra" del superuomo è fedeltà alla vita e al vivere con pienezza, è esaltazione della salute e sanità del corpo, è altresì affermazione di una volontà creatrice che istituisce valori nuovi. Non più "tu devi", ma "io voglio".Il superuomo è l'uomo totalmente indipendente dai valori tradizionali, l'uomo che si pone al di là del bene e del male: l'uomo superiore accetta con gioia la vita come è. In un mondo dominato dal caso e dall'irrazionalità, la sola necessità è quella della volontà che vuole riaffermare se stessa; il superuomo ha saputo identificare la propria volontà con quella del mondo, accettare la nonna terrestre che lo regge: egli è volontà di potenza incarnata. Contro la tradizione giudaico-cristiana che attribuisce al tempo una direzione lineare e una struttura articolata in passato, presente e futuro, N. nega l'esistenza di un fine del corso storico che trascenda i singoli momenti. Significati e direzioni sono solo prospettive interne al gioco di forze della volontà di potenza: ogni momento, e ciascuna esistenza in ogni attimo, ha tutto il suo senso in sé. Il superuomo, grazie all'amor fati, all'accettazione gioiosa della vita così come è - nel passato, nel presente e nell'eternità - deve costruire un'esistenza in cui ogni momento abbia tutto intero il suo senso: l'eterno presente della vita.
al di là del bene e del male
o La morte di Dio rappresenta la fine delle illusioni e delle menzogne della religione e all'accettazione dell'immanenza della vita. Da qui inizia una vera e propria trasmutazione dei valori che darà vita al superuomo (oltreuomo), che si pone al di là del bene e del male, non riconosce limiti e si eleva sopra il gregge degli uomini mediocri. Questo comporta anche una volontà di potenza, un nichilismo attivo ed una concezioni ciclica della storia.
la gaia scienza
o La scienza moderna é soltanto la forma più recente e nobile dell'ideale ascetico, essa ha ancora fiducia nelle verità come valore in sè, superiore ad ogni altro e, quindi, non é in grado di contrastare questo ideale. E' tuttavia possibile quella che N. definisce gaia scienza , che si rivolge ai senzapatria, figli dell'avvenire e a disagio nel proprio tempo, amanti del pericolo e dell'avventura, avversi a ogni ideale, i quali non hanno intenzione di regredire ad alcun passato nè lavorare per il progresso, ossia per l'affermarsi dell'uguaglianza e della concordia tra gli uomini. Per raggiungere questo stato di gaiezza bisogna abbandonare la morale corrente, porsi liberi al di là del bene e del male e quindi staccarsi da parecchie cose, ma per far questo occorre acquisire una condizione di leggerezza: e N. paragona questo stato a quello della "danza".
il risentimento
o é lo stato d'animo dell'uomo che, impotente a creare nuovi valori e ad affermarsi sulle sofferenze della vita, dice "no" alla vita stessa asservendosi alla "morale degli schiavi", odiando ciò che non può essere o non può avere e limitandosi, utilitaristicamente, a difendere le qualità del "gregge"
*
giudizio
o La filosofia di Nietzsche rappresenta l'attacco più frontale e totale al Cristianesimo che la storia del pensiero conosca. Le tragedie del superomismo di estrema destra (il nazismo e il fascismo in particolare) hanno trovato in lui certamente una legittimazione teorica, e in molti casi uno stimolo propulsivo.
o Non si può però negare a Nietzsche un atteggiamento sincero, e in qualche modo coerente fino all'estremo, tanto più notevole se lo paragoniamo a quello di un Comte o di altri filosofi, che, pur detestando la Verità, hanno finto di esserle devoti (come Hegel), o almeno indifferenti (come tanti altri).
testi
Come il "mondo vero" finì per diventare favola
1. Il mondo vero, irraggiungibile per il saggio, il pio, il virtuoso - egli vive in quel mondo, egli è quel mondo.
(La più antica forma dell'idea, relativamente intelligente, semplice, convincente. Parafrasi della proposizione "Io, Platone, sono la verità".)
2. Il mondo vero, irraggiungibile per ora, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso ("al peccatore che fa penitenza").
(Progresso dell'idea: diventa più sottile, più insidiosa, meno comprensibile - diventa donna, diventa cristiana...)
3. Il mondo vero, irraggiungibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un dovere, un imperativo.
(Il vecchio sole, in fondo, ma attraverso la nebbia e scetticismo; l'idea divenuta sublime, pallida, nordica, konigsberghese.)
4. Il mondo vero - irraggiungibile? Comunque non raggiunto. E, in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Dunque neppure consolante, liberatorio, vincolante: a che potrebbe vincolarci qualcosa di sconosciuto?
(Grigio mattino. Primo sbadiglio della ragione. Canto del gallo del positivismo.)
5. Il "mondo vero" - un'idea che non serve più a niente, che non vincola nemmeno più - un'idea divenuta inutile, superflua, dunque un'idea confutata: eliminiamola!
(Giorno chiaro; prima colazione; ritorno del bon sens e della serenità; rossore di vergogna di Platone; baccano indiavolato di tutti gli spiriti liberi.)
6. Il mondo vero lo abbiamo eliminato: quale mondo è rimasto? Quello apparente forse?... Ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente!
(Mezzogiorno; momento dell'ombra più corta; fine dell'errore più lungo; culmine dell'umanità; INCIPIT ZARATHUSTRA.)
Da AL DI LA' DEL BENE E DEL MALE
o Non esistono fenomeni morali, ma solo un'interpretazione morale dei fenomeni.
o Il cristianesimo fece bere a Eros il veleno: in realta' egli non ne morì, ma degenero' in vizio.
o La demenza è rara nei singoli, ma è la regola nei gruppi, nei partiti, nelle epoche.
o Si deve contraccambiare il bene e il male: ma anche perchè proprio alla persona che ci ha fatto il bene e il male?
o Non si odia finchè la stima è ancora poca, ma solo quando si stima qualcuno come uguale o superiore.
o Uomini gravi, malinconici, diventano più leggeri e salgono, a volte, alla superficie proprio a causa di cio' che rende gravi altri, a causa dell'amore e dell'odio.
o Non la forza, ma la costanza di un alto sentimento fa gli uomini superiori
Da IL CREPUSCOLO DEGLI DEI
o Per vivere soli bisogna essere o un animale o un dio, dice Aristotele. Manca il terzo caso: bisogna essere l'uno e l'altro, un filosofo.
o E che? l'uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è soltanto un errore dell'uomo?
o Diffido di tutti i sistematici e li evito. La volonta' di sistema è una mancanza di onesta'.
o Chi non sa' porre la propria volonta' nelle cose, vi pone almeno un senso: crede, cioè, che in esse esista gia' una volontà
o Che non si commettano viltà verso le proprie azioni! Che non le si pianti poi in asso! Il rimorso è sconveniente.
o "Ogni verita' è semplice". Non è questa una doppia menzogna?
o E che? tu cerchi? vorresti decuplicarti, centuplicarti? cerchi seguaci? Cerca zeri!
o "Spirito tedesco": da diciott'anni una contradictio in adjecto.
o Quando la donna ha virtù virili, c'è da scappare: e se non ha alcuna virtù virile, è lei stessa a scappare.
o Il verme calpestato si rattrappisce. E questo è intelligente. Diminuisce infatti la probabilita' di venir calpestato un'altra volta. Nel linguaggio della morale: umiltà.
o Erano gradini per me, li ho saliti; a tal fine ho dovuto oltrepassarli. Ma quelli credevano che volessi riposarmi su di loro...
http://www.filosofico.net/nie6.htm


IL CONCETTO DI ÜBERMENSCH NELLA FILOSOFIA DI FRIEDRICH NIETZSCHE
1.1 NIETZSCHE CONTRO DARWIN
Nietzsche rimprovera a Darwin d'essere incapace di stabilire un criterio di valore. Allorché Darwin afferma che i migliori sono quelli che si mantengono e si riproducono di più, Nietzsche risponde che i migliori sono per definizione i più minacciati, i più fragili e i meno fecondi.
Quello che qui ci interessa, nel momento in cui si affronta il problema dell'elevazione dell'umanità, e in generale dell'Übermensch, non è soltanto il fatto che essa non va da sé, che non è naturale ma deve essere sempre voluta da qualcuno, quanto sapere qual è l'agente dell'elevazione del tipo uomo, che deve essere protetto e favorito. Come recita questo frammento intitolato significativamente "IL SUPERUOMO":
il mio problema non è di stabilire che cosa possa prendere il posto dell'uomo, bensì quale specie di uomo debba essere scelta, voluta, allevata come specie di valore superiore…
1.2 LA DISTINZIONE IN UOMINI SUPERIORI E INFERIORI
Al tipo inferiore appartengono quelli che Nietzsche definisce i mediocri, gli uomini piccoli, gli uomini-frammento, i virtuosi, i buoni, i servi e il gregge. Essi sono il maggior pericolo per chi vuole elevare la specie perché si oppongono ad ogni cambiamento, e, approfittando del maggior numero, cercano di imporre i loro giudizi di valore. Tuttavia la loro debolezza e mediocrità, non essendo una malattia, non deve neanche essere combattuta o eliminata, perché essi garantiscono la stabilità della specie, mentre sono solo i loro giudizi di valore che devono essere sconfitti. Secondo Nietzsche infatti è indegno di un filosofo cercare di combattere la mediocrità, visto che proprio essa rappresenta l'unica possibilità perché viva anche l'eccezione.
Da ultimo ci sono i veri tipi superiori, sia forti che complessi, gli unici responsabili di ogni innalzamento del tipo umano, quelli che lottano per un ideale, i ponti verso l'Übermensch. A questi uomini si deve tutto quanto di grande lo spirito umano ha creato nella storia, perché tutto ciò che è grande è nato dalla lotta di questi spiriti superiori contro lo spirito della plebe e di chi si mette al suo servizio, i saggi illustri, responsabili della cultura ufficiale. Per questo essi vivono isolati, crescendo con la cattiva coscienza di quello che fanno, e sacrificano la vita in lunghe estenuanti lotte col proprio tempo, senza che la loro energia si possa effettivamente manifestare per quello che è. Se sono fortunati diventano anche gli eroi di quella plebe che tanto disprezzano, ed esempi per le generazioni future, altrimenti periscono senza lasciare eredi, incompresi o fraintesi da tutti, e vengono presto dimenticati. E' questo lo spettacolo tragico della vita, che gli spiriti superiori alla media vengono sacrificati e soffocati dalle masse, che si danno ad un ideale ascetico e negatore del mondo e della vita proprio i più forti, quelli che sono i suoi frutti migliori, come è avvenuto per Pascal, e che gli esemplari più riusciti della specie non si riproducono
CONCLUSIONE
I tre capitoli precedenti mostrano in che modo i concetti fondamentali della filosofia di Nietzsche, il nichilismo, la volontà di potenza e l'eterno ritorno dell'uguale, interagiscono con il concetto di Übermensch, che è senz'altro, tra tutti, quello più indeterminato. Il passo fondamentale per capire chi è l'Übermensch è cercare di individuare il momento della sua nascita, che è dopo il grande meriggio, sulla linea del tramonto dell'umanità superiore, dalla parte opposta rispetto a quella dell'animale. Se non si fissa il più precisamente possibile il momento della nascita si rischia di fare dell'Übermensch un contemporaneo oppure un'entità irraggiungibile, mentre egli è un uomo, con delle caratteristiche ben precise, che dovrà essere creato in un certo periodo di tempo.
Infatti, proprio perché l'Übermensch non nasce nel grande meriggio, ma alla fine del tramonto, egli rappresenta l'uomo che è riuscito ad ottenere quello che Zarathustra vuole più di ogni altra cosa, la redenzione dallo spirito di vendetta. Da una parte dunque il concetto di Übermensch mantiene i caratteri dell'ideale tradizionale, perché, anche se è opposto alla morale del cristianesimo e della filosofia occidentale, si tratta sempre di un perfezionamento, in direzione del rafforzamento della volontà piuttosto che della compassione. D'altra parte la vera novità consiste nella situazione, cioè nel fatto che l'umanità si appresta a vivere, nel grande meriggio, la morte di Dio e della metafisica, con la conseguenza che agli uomini superiori si apre un campo pressoché illimitato per nuovi valori che prima non era possibile creare.
Questa libertà tuttavia è solo apparente se prima la volontà non viene liberata dalla catena più forte, la sua avversione contro il "così fu". L'altra novità è quindi che, grazie a Zarathustra e al suo pensiero abissale, la volontà creatrice potrà essere finalmente redenta dalla vendetta, per la prima volta nella storia, e così sarà veramente libera di trasformare e ricreare l'uomo. Dunque l'ideale dell'Übermensch continua ad essere un ideale tradizionale con la sola differenza che per la prima volta questo ideale è voluto da una volontà libera dall'avversione contro il passato.
Questo è stato possibile per il sacrificio di Zarathustra e dei suoi figli, che come lui soffrono per la bruttezza e la piccolezza dell'uomo. La volontà degli eletti di far nascere l'Übermensch, che è la volontà più nobile e più alta, deve lottare col pensiero più pesante, perché è questo pensiero che egli dovrà sopportare. Gli eletti rappresentano sulla terra gli eredi della volontà di potenza più nobile, quella che vuole creare al di là e al di sopra di se stessa, e che nella persona di Nietzsche-Zarathustra ha creato il pensiero del ritorno per potersi liberare dallo spirito di vendetta e così innalzarsi ancora più in alto. Per raggiungere l'Übermensch è necessaria infatti tanto la volontà di potenza, che deve procurare quel sovrappiù di forza per rendere possibile il nuovo stato dionisiaco, quanto il pensiero dell'eterno ritorno, che deve redimere quella stessa volontà da qualsiasi spirito di vendetta nei confronti del passato. Infatti è stata proprio la volontà di potenza a creare il pensiero del ritorno, perché solo attraverso di esso può riuscire a raggiungere la potenza massima e a diventare veramente libera per la creazione. Se il pensiero più pesante è l'ostacolo che l'uomo si è costruito per potersi innalzare, allora l'Übermensch è colui che riesce a sopportare questo pensiero e che risponde positivamente alla possibilità, che gli è stata prospettata dal demone nell'aforisma numero 341 della Gaia scienza, di rivivere la stessa identica vita per l'eternità.
Tuttavia, stando a quanto detto finora, si deve precisare che l'Übermensch è solo quel particolare tipo di uomo superiore che riesce a sopportare questo pensiero, e per questo motivo è preferibile la traduzione di "Superuomo" a quella di "Oltreuomo", che invece può essere usata per definire tutta l'umanità che vive dopo il grande meriggio. Dunque non basta dire che l'Übermensch riesce a sopportare, a differenza degli altri uomini, questo pensiero, né che egli è il solo beato all'idea dell'eterno ritorno, perché, come si è visto nell'ultimo paragrafo, anche il piccolo uomo può riuscirci senza troppe difficoltà. E' per questo che serve specificare che egli nascerà soltanto da un popolo eletto, perché non è importante solo la redenzione dalla vendetta, ma anche chi viene redento da essa, quale volontà è quella che deve essere redenta per poter essere libera di creare l'Übermensch. Per il tipo inferiore, infatti, questo stesso pensiero non rappresenta nessun peso, e su di lui non si registra nessun effetto particolare, mentre sono solo gli uomini superiori, quelli che rischiano di diventare i futuri pessimisti e nichilisti, che devono essere redenti dallo spirito di vendetta, perché sono sempre questi i creatori dei nuovi valori.
A Nietzsche interessa che siano redenti dallo spirito di vendetta coloro che creano, gli artisti, i filosofi, i legislatori, e non l'umanità in generale, perché lo spirito di vendetta non entri più come momento della creazione dei valori futuri. La redenzione degli uomini superiori è infatti anche la redenzione dell'uomo in generale, perché sono questi che stabiliscono i valori per tutti gli altri: "Noi falliti! Tipo supremo! Redimere noi è redimere «l'uomo stesso»!"[103]. Il superamento dell'uomo, l'Übermensch, corrisponde certamente alla sua redenzione, ma questa è la redenzione degli uomini superiori, dei creatori dei valori, e, nel momento in cui vengono redenti dallo spirito di vendetta quegli uomini che creano i nuovi valori per tutta l'umanità, allora si può dire che anche l'uomo in un certo senso è stato superato.
Questo avviene però soltanto in un tempo lunghissimo, e attraverso un'assimilazione graduale del pensiero che procede attraverso le generazioni, perché l'eterno ritorno non può trasformare la volontà se non diventa prima il pensiero dominante tra i tutti pensieri. La volontà di potenza dell'uomo deve essere trasformata dal pensiero dell'eterno ritorno, e questo è possibile perché essa, in quanto volontà, è fin dall'inizio determinata da qualche pensiero e perché, come si è visto nel secondo capitolo, gli istinti educati possono venir trasmessi in eredità ai propri figli. Per Nietzsche il pensiero, e quindi anche il modo di considerare il tempo, entra in maniera essenziale nei meccanismi della volontà ed è determinante per la vita dell'uomo ancor più delle condizioni ambientali esterne. Poiché l'uomo non può vivere senza una qualche concezione del tempo, tanto vale che egli si scelga quella che preferisce, e la scelta di vivere con la fede nell'eterno ritorno dell'uguale è giustificata dal fatto che solo questa concezione consente di liberare veramente la volontà di potenza dell'uomo dallo spirito di vendetta.
Il compito degli eletti, in relazione all'eterno ritorno, è allora quello di preparare un uomo che riesca a sopportare il pensiero, di creare un essere felice che voglia rivivere la stessa identica vita, e potranno riuscirci solo se prima avranno educato la loro volontà con questo pensiero e cercato di trasformare se stessi. Alla fine l'Übermensch rappresenta l'uomo superiore, cioè il creatore, redento dallo spirito di vendetta, che ormai non nega più e riconosce non solo l'innocenza del divenire, ma accetta anche tutto quello che l'uomo è stato. Nella più chiara descrizione possibile dell'Übermensch che è stata pubblicata dopo Così parlò Zarathustra, in quanto l'ideale dionisiaco della pienezza della vita viene messo direttamente in relazione col pensiero dell'eterno ritorno dell'uguale, si dice più o meno la stessa cosa:
l'ideale dell'uomo più spavaldo, più pieno di vita e più affermatore del mondo, il quale non soltanto si è rassegnato e ha imparato a sopportare ciò che è stato e ciò che è, ma vuole riavere, per tutta l'eternità, tutto questo, così come esso è stato ed è, gridando insaziabilmente: da capo…[104]
E' chiaro che qui si corre il rischio di raggiungere di nuovo l'ultimo uomo, un rischio calcolato dal momento che Nietzsche stesso afferma di averli creati nello stesso momento. Dunque, per non essere una fine come l'ultimo uomo, ma un inizio e la via verso un nuovo mattino dell'umanità, l'Übermensch dovrà essere per forza un creatore, anche al di là della fede e del desiderio dell'eterno ritorno. Nell'ultimo capitolo si è visto che occorrono moltissimi anni perché questo pensiero riesca a diventare la fede dominante del popolo eletto, ma, se esso diventa una fede, allora ricade nuovamente nella fissità, cioè diventa la "verità" di quel popolo. Quello che è stato uno degli argomenti del secondo capitolo, la ribellione dell'Übermensch nei confronti della sua casta di appartenenza, ci permette di andare ancora oltre, e di stabilire che, se l'eterno ritorno è la fede del popolo eletto, con la quale esso deve lottare, non lo sarà più dell'Übermensch, perché nessun creatore può essere soggetto a una fede. Questi rappresenta allora non solo l'uomo trasformato dal pensiero del ritorno, che vuole riavere da capo tutto quello che è stato ed è, e la volontà del quale è quindi redenta completamente dalla vendetta, ma anche colui nel quale questa dottrina raggiunge il massimo di assimilazione possibile, e che indica per questo il passaggio alla legge superiore e al nuovo mattino.
D'altra parte da tutto ciò è evidente che, in quanto l'Übermensch è il risultato di secoli di educazione ai nuovi valori, l'eroe vero è soltanto Nietzsche-Zarathustra che rappresenta il mistero per cui in uno stesso individuo si riuniscono il massimo disprezzo per l'uomo e il massimo amore, la volontà di superarlo e la volontà di volerlo di nuovo tale e quale per l'eternità. A confronto con Nietzsche-Zarathustra l'Übermensch sembra veramente, come dice Heidegger[105], l'uomo stabilizzato, l'uomo che vuole l'eterno ritorno dell'uguale così come lo vuole l'ultimo uomo, e non a caso Nietzsche dice di averli creati allo stesso tempo. Ma se così fosse, se anche l'Übermensch è l'uomo stabilizzato che non riesce più a creare, allora egli, come redenzione degli uomini superiori rappresenterebbe l'esatto opposto dell'ultimo uomo, che è la redenzione degli inferiori, e come tale il fallimento di Zarathustra. In fondo il popolo eletto che deve creare l'Übermensch non è altro che un tentativo di spiegare a posteriori e nel lungo periodo quello che è il vero mistero, e cioè Nietzsche stesso
http://lnx.friedrich-nietzsche.it/in...il+tuo+voto%21
per chi ha voglia di leggere una tesi di laurea sul ubermenschen, molto interessante


Una domandaer conoscere il pensiero di Nietzsche,sopratttuo il confronto con la religione,quale libro mi consigliate?
così parlò zarathustra?
è un libro semplice da leggere?
Vorrei comprarlo in tal caso.


l'anticristo, se vuoi il confronto di lui con la religione, ti ho messo questo:
L'Anticristo é il testo con cui Nietzsche si scaglia apertamente contro il Cristianesimo, colpevole di rendere e mantenere ignoranti le persone e di aver causato nella storia milioni di vittime. All' Anticristo spetta la funzione di chiudere i conti con il Cristianesimo, oggetto sempre più ossessivo delle analisi e degli attacchi dell'ultimo Nietzsche. Il tono é ultimativo, da manifesto, preludio a un'azione che doveva essere un attacco radicale a tutta la nostra civiltà. Ma, al tempo stesso, Nietzsche si mostra qui ancora una volta di una sottigliezza psicologica prodigiosa, come dimostrano le parole bellissime, e profondamente amiche sulla figura di Cristo. Mentre la condanna del Cristianesimo e della morale convogliano in sè quella, più generale, contro tutte le forze nemiche della vita e capaci di camuffarsi dietro le potenze della religione e della cultura. Contro di esse Nietzsche scende definitivamente in guerra, giungendo a siglare, alla fine, la sua "legge contro il Cristianesimo" col nome terribile dell'Anticristo, in quanto "trasvalutatore di tutti i valori" . E' un libro che si conviene ai pochissimi, dice Nietzsche stesso nella prefazione: forse di questi non ne vive ancora uno. Nietzsche era profondamente convinto che il cristianesimo fosse nato e fosse morto anche se la sua agonia é durata 2000 anni, quando i discepoli di Gesù non hanno perdonato i suoi nemici. L'argomentazione di questa tesi, prende le mosse dalla convinzione che per il cristianesimo: "E' in sè completamente indifferente il fatto che una cosa sia vera o no, ma é estremamente importante, invece, fino a che punto sia creduta. Così ad esempio, se é insita una felicità nei credenti redenti dal peccato, come premesse di ciò, non é necessario che l'uomo sia peccatore, ma che si senta peccatore." In questo modo il cristianesimo ha sostituito la verità con la fede che qualcosa sia vero. Anzi alla ricerca della verità ha posto un "divieto", e ha sostituito questa, che é la più autentica delle virtù, con le virtù teologali: fede, speranza e carità, che sono 3 "accorgimenti" a cui il cristianesimo é ricorso per distogliere l'uomo dalla ricerca della verità, e poterlo così "signoreggiare, addomesticare, dominare".
http://www.filosofico.net/nie21.htm