Mentre si consuma l’ennesimo scandalo politico-mafioso che vede protagonista i guai di una regione del Mezzogiorno e l’umiliazione politica, sociale ed economica delle regioni padane, come in una storia già raccontata infinite volte, il silenzio della lega conferma il degrado politico del partito, incapace ormai persino di esprimere a parole ciò che altri movimenti autonomisti realizzano con i fatti.
E’ il silenzio imbarazzato di chi viene spiazzato dagli eventi, abituato com’è da anni ad occuparsi più di concorsi di bellezza e lotterie che di territorio, il silenzio ambiguo di chi si muove più agilmente tra le segreterie dei partiti e i consigli di amministrazione delle partecipate che tra la gente e i suoi bisogni e diritti.
E’ un silenzio già sentito tante volte in questi anni: si percepiva in Val di Susa, più delle urla dei cittadini di Venaus durante le cariche dei Carabinieri, intenti a "riportare la legalità" nei nostri paesi di montagna anziché nelle discariche di Acerra.
Lo si sentiva, questo silenzio, più forte delle parole urlate al megafono dai "serenissimi" del campanile di San Marco prima di finire dietro le sbarre nell’altrettanto assordante silenzio del ministro di "grazia" e giustizia leghista.
Lo si percepiva tra gli allevatori piemontesi e lombardi, qualche anno prima.
Lo stesso silenzio si è udito forte ieri, mentre in Sardegna gli attivisti indipendentisti lottavano per contrastare l’arrivo della "munnezza" partenopea nella loro isola, scontrandosi con il questorino di turno, appoggiati solamente (com’è strano il mondo…) da qualche esponente di estrema destra.
E mentre l’ennesimo supercommissario superpagato dai nostri supereuro minacciava di inviare in tutte le Regioni i rifiuti napoletani, mentre l’assessore della Regione Piemonte Nicola De Ruggiero (guarda caso nato a Napoli) offriva le città Piemontesi come cloaca per la spazzatura italica, mentre un altro assessore, laziale, accusava il governatore della Lombardia di essere dimentico dei valori del rinascimento, su tutto regnava il solito, assordante silenzio.
Eppure la lega la voce ce l’ha.
Riesce a far parlare contro tangentopoli i manichini col cappio al collo (che oggi si sono spostati sui lampioni delle strade napoletane), riesce a far parlare persino le magliette contro Maometto.
Parlano spesso i leghisti. Parlano addirittura di armi, di mitra, di migliaia, milioni di guerriglieri pronti alla rivoluzione se dovessero perdere le elezioni.
E poi parlano di RAI, di Banche, di Aeroporti, di Miss, di leggi elettorali e di calcio.
Parole e silenzi che hanno ormai dimostrato a tutti cos’è questo partito e, ancor più, cosa non è.
Siamo stufi della spazzatura napoletana e dall’autonomismo spazzatura padano.
Entrambi da smaltire e se necessario incenerire, prima che sia troppo tardi.




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