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    Thumbs down Un altro "cardinale" .... un'altra rovina della Chiesa ...

    IL CARDINALE APRE ALLE BALLERINE.

    A quando le cubiste?...

    di Luigi Santambrogio


    Milano: l’Epifania diventa la Festa degli stranieri e del dialogo. Insieme ai Magi guidati dalla Stella (tradition oblige) fino alla mangiatoia del Bambino di Betlemme, domenica ad omaggiare sua eminenza, il cardinale Dionigi Tettamanzi, c'erano sinuose danzatrici dello Sri Lanka, folk singers multietnici, bandiere, costumi locali, esotici consoli. Cossiga :a quando le cubiste in chiesa?...

    C'è da rischiare l'accusa di irriverenza, vilipendio e forse anche di peggio. Ma qui, l'espressione: «Diavolo d'un Cardinale» ci starebbe davvero bene. E tuttavia, lo sberleffo, fin quasi allo scandalo, stavolta ha il suo magnifico esempio nell'ultimo (e un tantino ridicolo) sfoggio arcivescovile avvenuto in cattedrale, il Duomo di Milano, il giorno della celebrazione dell'Epifania. Ribattezzata per l'occasione, laicamente e secondo l'ecumenical correct, in "Festa dei Popoli e degli Stranieri". Insieme ai Magi guidati dalla Stella (tradition oblige) fino alla mangiatoia del Bambino di Betlemme, domenica ad omaggiare sua eminenza, il cardinale Dionigi Tettamanzi, c'erano sinuose danzatrici dello Sri Lanka, folk singers multietnici, bandiere, costumi locali, esotici consoli. Tra questi, il rappresentante egiziano e quello musulmano. Insomma, forse per la prima volta, il Duomo milanese, che fu la cattedra del severo Ambrogio e, in tempi più recenti, del cardinale Schuster, assomigliava più a una festosa e variopinta casbah che alla grande e bella chiesa madre dei cattolici di rito ambrosiano.

    I MAGI CANTANO "O MIA BELA MADUNINA"

    In compenso, i tre Magi, compreso il nero Baldassarre, forse un po' invidiosi di tante attenzioni riservate allo straniero, appena arrivati in corteo a Sant'Eustorgio (altra chiesa dove la sacra processione approda per tradizione, dopo aver sfilato per le vie del centro) hanno intonato "O mia bela Madunina". Magi come ultrà meneghini, che alla Cometa sembran preferire il Carroccio e il dialetto del senatur Bossi. Alla faccia del santo dialogo e dell'ecumenismo tettamanziano. Le cronache dicono pure che davanti alla basilica, un tizio piuttosto rabbioso con il sindaco Moratti, approfittò della babele multiculturale per srotolare il suo personale striscione di protesta contro l'infamia dell'Ecopass. Massì, nella grande Chiesa ambrosiana c'è gloria per tutti. E tutto è buono, Epifania compresa, direbbero i nostalgici, per mischiare sacro e profano, la Parola con la Fiaba, Gesù Bambino con il Grande Puffo, lo Spirito Santo con la Colomba dei pacifisti no global. In un dolcissimo cocktail, speziato alla cannella, da sorseggiare ad occhi chiusi, mentre l'anima si consegna lentamente ai suffumigi della Dichiarazione Universale dei Buoni e dei Giusti del Mondo. Meno male che, come dice il poeta, l'Epifania tutte le feste se le porta via. Così almeno, se ne andranno anche le ipocrisie velate e intontite dalle corpose spirali di incenso bruciato a chili durante il rito epifanico in cattedrale. Già, perché in Duomo e in tutte le chiese comandate dalla Diocesi ambrosiana, son possibili (nonché caldamente raccomandati) spettacolini del genere. Iniziative al qui pro quo: nel nome del dialogo e della fratellanza tra i popoli, contro le barriere etniche, religiose e culturali della società degli egoisti. Entrino dunque nel tempio folk singers, ballerine, dervisci danzanti, tamburelli, bonghi, maracas e simil strumenti a percussione. E pure i mamutones, perché la comunità sarda a Milano non è seconda a nessuno.

    I COMANDAMENTI NON SONO UNDICI

    Escano, e anche di corsa (come i mercanti cacciati da Gesù) i riti con le lingue morte come il latino che il trendissimo cardinale Dionigi ha bandito in tutta la Diocesi, perché inutile e contrario allo spirito rinnovatore del Concilio. E fuori dalle ombrose navate anche le liturgie tradizionali: troppo dure nel loro sottolineare la differenza e l'unicità della fede cristiana. Che andranno forse bene per una messa vetero-cattolica, ma poco si addicono a un Festival per l'amicizia e la pace tra i Popoli. Eppure, caro cardinale, ci sarà pur un "diverso", uno specifico ed "unicum" (vabbè, quando ci vuole ci vuole) nel Credo cristiano che lo contraddistingue dalle altre (rispettabili, per carità) religioni del mondo. Qualcosa d'altro e di più dei soliti inviti del politicamente corretto, dell'eticamente dovuto e moralmente auspicato. Qualcosa di irriducibile a tutta quella paccottiglia di buoni consigli, moderna (e blasfema) variante del decalogo scolpito da Dio nella pietra. Ma diventato carne e sangue d'uomo in quella mangiatoia. I tre Magi provenienti da Oriente, sacerdoti del culto zoroastriano, furono, quindi, le prime figure religiose ad adorare il Cristo, il Salvatore che tutti cercavano, e a offrirgli i loro doni. Altro che danceuses del piffero. Del resto, lo dice la parola stessa: Epifania, cioè manifestazione del divino nei panni cenciosi dell'uomo. Ma togliete il divino e resteranno solo gli stracci. Levate di mezzo quella mangiatoia e avrete soltanto le renne di Babbo Natale. In fondo, quelli che vorrebbero togliere croci e presepi dalle scuole, mica sono cattivi: lo vogliono per le ragioni della tolleranza e della comprensione. Come predica l'undicesimo comandamento, quello del dialogo e dell'uguaglianza tra le confessioni. Che però (avviso ai dialoganti) non esiste, perché quanto di più lontano dal messaggio evangelico e dal cuore delle genti. Via, mica vogliano rubare il mestiere al cardinale Tettamanzi che di queste cose ne sa più di tutti. Ma ci pare che le belle danzatrici nei tradizionali costumi locali vadan bene al massimo per un pomeriggio allegro in parrocchia. Non per la celebrazione dell'Epifania in Duomo. I milanesi, forse, gradirebbero di più. E oltre un certo limite, si sa, le buone intenzioni fan presto a scivolare nell'idiozia. E finire per fare il gioco e gli interessi degli acchiappanuvole di ogni risma.

    A QUANDO CUBISTE E STRIP-TEASE?

    Il malizioso Francesco Cossiga, cattolico sui generis ma fine intenditore di garbugli clericali, ha buon gioco nella parte del velenoso ingenuo. «Spero che i milanesi», ha cattivamente dichiarato dopo le esibizioni frou-frou delle ragazzotte cingalesi, «non debbano aspettare la prossima Epifania per assistere nella loro chiesa primaziale, nell'ambito del dialogo cristiano-islamico, all'esibizione di provette danzatrici del ventre». E tanto per non farsi mancare nulla, l'ex presidente ha aggiunto: «Tettamanzi non si dimentichi il dialogo col mondo secolarizzato: quindi, in questo ambito presto sarà la volta delle danza sul cubo e dopo le cubiste del burlesque, altrimenti detto spogliarello» . Esagerazioni retoriche, appena appena mitigate dall'ironia del picconatore mai andato a riposo. Ma Cossiga ha ragione quando ci invita ad essere magnanimi, perché «la misericordia di Dio e la pazienza della Chiesa anche verso i suoi vescovi è infinita». Giusto, anche se poi non ce la fa a trattenersi e aggiunge: Questo Tettamanzi, ce lo avremmo potuto ritrovare Papa». Che brivido, presidente. Abbiamo corso un bel rischio, nevvero?

    Fonte: LIBERO, 8.1.2008

  2. #2
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    Povera chiesa ambrogina! Oramai è alla frutta!!!! Prima ha avuto l'equivoco Montini, poi il demolitore biblico Martini ed ora, il colpo di grazia, lo assesta il pretino bigio don dionigio, tanto che persino un cripto-cattolico come Cossiga ne resta scandalizzato!
    Quando in certi personaggi non alberga la fede, alberga l'empietà.

  3. #3
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    Ecco il tristo don dionigio che siede indegnamente sulla nobile sede che fu di Santi come Ambrogio e Carlo Borromeo

  4. #4
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    Ma la mamma non gli ha insegnato a non accettare dolci dagli sconosciuti?

  6. #6
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    Danze in Duomo Cossiga attacca Tettamanzi

    di Francesco Cossiga


    «Diavolo di un cardinal Tettamanzi!» se ne esce Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica e cattolico. Un calembour, ma dietro il gioco di parole si nasconde un attacco violento all’arcivescovo, colpevole di aver ospitato in Duomo le danze cingalesi durante la messa per gli immigrati officiata nel pomeriggio dell’Epifania, in occasione della Festa dei Popoli. In più, come aggravante, Cossiga aggiunge il no dell’arcivescovo alla messa in latino nella diocesi ambrosiana. «Spero che i milanesi, dopo le voluttuose danze srilankesi nel Duomo (la messa in latino? giammai, è contro lo spirito del Concilio!), non dovranno aspettare la prossima Epifania per assistere, nell’ambito del dialogo cristiano-islamico, all’esibizione di provette danzatrici del ventre!». Passi successivi, secondo Cossiga, potrebbero essere le cubiste e addirittura le spogliarelliste. «E pensare che ce lo avremmo potuto ritrovare Papa!» conclude caustico.

    La Curia difende la scelta ecumenica. «Mi stupisce la reazione del Presidente Cossiga - fa sapere il responsabile della comunicazione della diocesi, don Davide Milani -. Chi ha partecipato alla santa Messa in Duomo ha vissuto un’esperienza di preghiera solenne. È stata un’occasione di preghiera insieme ai numerosissimi migranti presenti a Milano. Anche la danza delle ragazze dello Sry Lanka all’offertorio è stato un modo diverso di pregare tipico di quelle zone, come visto in altre occasioni anche nella basilica di San Pietro».

    Fonte: Il Giornale, 8.1.2008

  7. #7
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    Predefinito C' anche chi si cimenta in una improbabile difesa ....

    In difesa del cardinale Tettamanzi

    Come sa bene chi legge il Giornale e frequenta questo blog, non sono un “tradizionalista” attaccato al rito preconciliare, che non frequento. Ciononostante, nel mio piccolo, ho cercato di sostenere la decisione del Papa di liberalizzare la messa antica con il motu proprio “Summorum Pontificum” e ho segnalato le (troppe) sbavature e prese di distanze manifestate anche da vescovi. Tra queste ho annoverato quella della Curia milanese che ha deciso di non estendere al rito ambrosiano la decisione papale e di ridimensionarla preventivamente anche per quanto riguarda il rito romano. Detto questo, ho trovato davvero eccessive e ingenerose le critiche che il senatore Cossiga ha rivolto al cardinale Tettamanzi per le danze cingalesi alla Messa per la Festa dei Popoli celebrata nel Duomo di Milano il giorno dell’Epifania. Critiche condivise anche da diversi visitatori di questo blog. Credo che ogni circostanza vada giudicata per se stessa: l’arcivescovo di Milano non ha chiesto a tutte le parrocchie di fare la danza all’offertorio! Nell’occasione della Festa dei Popoli, e solo in quella, essendo presenti consistenti gruppi di fedeli cattolici appartenenti a etnie e culture diverse dalla nostra (nelle quali la danza è una forma espressiva usata anche nel rito religioso), ha semplicemente accolto anche quell’espressione. Vorrei ricordare che ci sono state danze in San Pietro (per l’apertura del Sinodo sull’Africa) e che lo scorso 8 dicembre, alla messa per l’inizio del Giubileo di Lourdes, ho assistito a danze indiane all’offertorio della Messa celebrata dal cardinale (indiano) Ivan Dias. Mi verrebbe da ridere (e protesterei, temo invano) se il mio parroco introducesse le danze sull’altare nella messa domenicale, ed è vero che al centro San Fedele di Milano si tiene un corso di danza liturgica indiana sotto la supervisione di un liturgista: rispetto l’iniziativa ma sinceramente non ne sento davvero la necessità. Comprendo invece benissimo la danza all’interno di riti celebrati in Paesi dove questa espressione appartiene alla cultura del luogo anche come forma rituale sacra. Su questo, a mio avviso, il cardinale Tettamanzi è stato sottoposto ad attacchi ingenerosi e gratuiti. L’unica osservazione che mi sentirei di rivolgere alla Curia ambrosiana è questa: perché le danze sì e il rito preconciliare no? Perché si concedono chiese ai “fratelli separati” di altre confessioni cristiane ma ai “fratelli non separati” rimasti legati al vecchio rito - guardati con inspiegabile sospetto e astio - non è possibile richiederlo nelle parrocchie così come stabilito da Benedetto XVI? La legge segreta del cristianesimo, per sua natura globalizzato ed inclusivo, è l’et et, non l’aut aut. Dunque sì alle danze in Duomo per la Festa dei Popoli e sì al rito preconciliare liberalizzato dal Papa, anche a quello ambrosiano (più antico del romano di San Pio V), celebrato da schiere di papi, santi e beati. Un rito guardato con sospetto da preti e prelati un po’ ammalati di “benaltrismo” - quante volte mi sono sentito dire che “i problemi della Chiesa sono ben altri” rispetto alla questione liturgica - o geneticamente affezionati all’ermeneutica conciliare della rottura, i quali ritengono che la storia della Chiesa sia iniziata dopo il Concilio Vaticano II e che ciò che è venuto prima sia un passato di cui ci dobbiamo vergognare.

    Blog di Andrea Tornielli

  8. #8
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    Qui Tornielli, pur ammirabile per altre cose, raschia davvero il fondo.
    Non si possono difendere certe iniziative, discutibili, adducendo che certe sconcezze sono state compiute, con atto di profanazione (uno dei molti peccati di Wojtyla, che mi fanno ritenere che egli non sia "santo" e non goda della visione beatifica di Dio), in S. Pietro.
    Non a caso, uno degli autori di questi atti, Mons. Piero Marini, è stato mandato via e sostituito con l'attuale Mons. Guido Marini.
    La liturgia è cosa seria; il sacrificio della Messa - ammesso che avvenga in simili "liturgie" - è cosa seria. Gli ortodossi - che pure sono scismatici - ci tengono a simili momenti. Ma ve li immaginate, durante una liturgia ortodossa (che abbraccia pure etnie e riti diversi), che ci siano danze e cose varie? Inimmaginabile. Essi, pure nel loro scisma ed eresia capitali, ci tengono alla messa!!!
    Fatti simili avvengono solo nei riti similpaganeggianti protestanti ed anglicani, dove la messa è solo un'assemblea di fedeli, un momento di incontro e, quindi, festicciule di tal fatta, ci stanno pure bene. Ma lì manca la Presenza Reale. Questa è la differenza sostanziale.
    La Divina Maestà, dove esiste, richiede preghiera, raccoglimento, rispetto; non certo carnevalate ambrogine. Nè si può mettere sullo stesso piano il rito di S. Pio V e queste carnevalate del prete bigio. E' come se si volesse mettere sullo stesso piano il Paradiso e l'Inferno e dire che sono la stessa cosa.
    Quindi, sbaglia Tornielli quando dice che il Cristianesimo è fede inclusiva dell'et et, ma è il contrario: è una fede che impone una scelta: "o Cristo o il mondo". E' una fede dell'aut aut. Egli, non a caso, è segno di contraddizione, come profetizzò il santo vecchio Simeone; la pietra angolare scartata dai costruttori. Se fosse stato "inclusivo" non sarebbe stato neppure crocifisso dai giudei; avrebbe cercato "ciò che unisce non ciò che divide"!
    Lo stesso Divino Redentore, infatti, ricordava: "Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera" (Lc 12, 51-53).
    Altro che "religione inclusiva"!!!!!
    Ed in materia liturgica, se non erro, proprio Benedetto XVI ha segnalato che gli abusi commessi - e questo del nanetto bigio è indiscutibilmente un abuso - sono al limite del sopportabile (cfr. m.p. Summorum Pontificum).
    L'erronea convinzione tornielliana deriva da un'errata conoscenza della Scrittura, rafforzata da un contesto culturale derivante dal Concilio Vaticano II.

 

 

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