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  1. #1
    Austrian libertarian
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Perchè i peggiori comandano, Hans Hermann Hoppe

    Articolo conciso quanto esplicito di Hoppe sulla perversa tendenza della democrazia a selezionare il peggio della società e consegnargli il bastone del comando: i Prodi, i Mastella, i Berlusconi e tutti gli altri brutti ceffi, non sono solo casi sfortunati, ma la logica conseguenza di un sistema sbagliato fin dalle sue fondamenta.

    (Per la prima parte della traduzione ringrazio Gianluca Freda che l'ha inserita in un suo post.)

    ___________________________

    Di Hans-Hermann Hoppe


    Una delle affermazioni più largamente accettate dagli economisti politici è la seguente: qualunque monopolio è dannoso dal punto di vista dei consumatori. Il monopolio, nella sua accezione classica, è concepito come un privilegio esclusivo garantito ad un singolo produttore di un determinato bene o servizio, cioè come assenza di libero accesso ad un determinato settore della produzione. In altre parole, una sola azienda, A, può produrre un determinato bene, x. Ogni monopolista di questo tipo è dannoso per i consumatori poiché, essendo protetto dall’ingresso di potenziali nuovi concorrenti nel suo settore di produzione, il prezzo del prodotto di monopolio x risulterà più alto e la qualità di x più bassa che nel caso contrario.

    Questa elementare verità è stata spesso invocata come argomento in favore dei governi democratici in opposizione al governo classico, monarchico o del principe. Questo perché in democrazia l’accesso alle strutture di governo è libero – chiunque può diventare primo ministro o presidente – mentre in una monarchia esso è ristretto al re e ai suoi eredi.

    Tuttavia questo argomento in favore della democrazia ha una pecca fatale. Il libero accesso non è sempre una cosa positiva. Il libero accesso e la competizione nella produzione di beni sono un bene, ma la libera competizione nella produzione di mali non lo è. Il libero accesso al business della tortura e dell’assassinio di innocenti, oppure la libera competizione nel settore della contraffazione e della frode, ad esempio, non sono cose positive; sono il peggiore dei mali. Perciò che tipo di “business” è quello di un governo? Risposta: non è un ordinario produttore di beni venduti a consumatori volontari. E’ invece un “business” che si occupa di furto e di espropriazione – per mezzo di tasse e falsificazioni – e di recinzione di beni rubati. Dunque, il libero accesso al governo non produce risultati positivi. Al contrario, esso peggiora i problemi, cioè incrementa la malvagità.


    Finché l'uomo è quel che è, in ogni società ci saranno persone che desiderano l'altrui proprietà. Qualche persona è più soggetta a questo sentimento di altre, ma gli individui imparano solitamente a non agire sulla base di tali sentimenti o persino si vergognano di averli. Generalmente soltanto pochi individui non riescono a sopprimere il loro desiderio per le proprietà altrui e vengono per questo trattate come criminali dai loro simili e limitati dalla minaccia della punizione fisica. Sotto il governo del principe, soltanto una singola persona – il principe – può dar seguito legalmente al desiderio per la proprietà di un altro uomo ed è questo a renderlo un potenziale pericolo e un “malvagio.”

    Tuttavia, un principe è limitato nei suoi desideri redistributivi poiché tutti i membri della società hanno imparato a considerare la sottrazione e ridistribuzione della proprietà di un altro uomo come vergognosa ed immorale. Di conseguenza, guardano ad ogni azione del principe con il massimo sospetto. In aperto contrasto, dal momento dell'entrata in un governo, a chiunque è consentito di esprimere liberamente il suo desiderio per la proprietà altrui. Ciò che precedentemente veniva considerato immorale e di conseguenza è stato soppresso è ora considerato un sentimento legittimo. Chiunque può bramare apertamente ogni altrui proprietà in nome della democrazia; e chiunque può agire sulla base di questo desiderio per la proprietà di un altro, a condizione che riesca ad entrare nel governo. Quindi, in democrazia ciascuno si trasforma in in una minaccia.

    Ne consegue che, sotto le condizioni democratiche, il popolare benché immorale ed anti-sociale desiderio per la proprietà di un altro uomo sia sistematicamente rinforzato. Ogni richiesta è legittima se affermata pubblicamente sotto la protezione speciale della “libertà di parola.” Tutto può essere detto e sostenuto e tutto può essere sottratto. Neppure il diritto di proprietà privata apparentemente più sicuro è esente dalle richieste redistributive. Peggio, grazie ad elezioni di massa, quei membri della società con poche o nessuna inibizione contro il furto della proprietà altrui, cioè gli a-moralisti abituali che sono i più talentuosi nell'assemblare maggioranze su una moltitudine di richieste popolari moralmente disinibite e reciprocamente incompatibili (efficienti demagoghi) tenderanno a guadagnarsi l'entrata nel governo ed a salire alle posizioni più alte. Quindi, una brutta situazione diventa ancora peggiore.

    Storicamente, la selezione di un principe avveniva con l'incidente della sua nascita nobile e la sua sola qualificazione personale era tipicamente la sua formazione come futuro principe e tutore della dinastia, della sua condizione e dei suoi possedimenti. Ciò non assicurava che un principe non sarebbe stato cattivo e pericoloso, naturalmente. Tuttavia, vale la pena di ricordarsi che ogni principe che è venuto a mancare nel suo dovere primario di conservazione della dinastia – che ha rovinato il paese, causato agitazione, conflitti e dispute civili, o altrimenti messo in pericolo la posizione della dinastia – ha affrontato il rischio immediato di essere neutralizzato o assassinato da un altro membro della sua stessa famiglia. In ogni caso, tuttavia, anche se l'incidente della nascita e della sua formazione non esclude che un principe potrebbe diventare cattivo e pericoloso, allo stesso tempo l'incidente di una nascita nobile e di una formazione da principe non preclude neanche che potrebbe rivelarsi un dilettante inoffensivo o persino una persona buona e morale.

    In contrasto, la selezione dei capi di governo per mezzo di elezioni popolari rende quasi impossibile che una persona buona o inoffensiva possa mai arrivare al vertice. I primi ministri ed i presidenti sono selezionati per la loro provata efficienza come demagoghi moralmente disinibiti. Quindi la democrazia virtualmente assicura che soltanto uomini malvagi e pericolosi arriveranno al vertice del governo. Effettivamente, come conseguenza della libera concorrenza e selezione politica, coloro che salgono si trasformeranno in individui sempre più malvagi e pericolosi, tuttavia in quanto custodi provvisori ed intercambiabili soltanto raramente verranno assassinati.

    A questo proposito non si può evitare di citare H.L. Mencken. “I politici,” nota con il suo caratteristico spirito, “raramente se non mai arrivano [all'ufficio pubblico] solo per merito, almeno negli stati democratici. A volte, per dirla tutta, accade, ma soltanto per una specie di miracolo. Normalmente vengono scelti per motivi piuttosto diversi, il principale dei quali è semplicemente il loro potere di impressionare ed incantare gli intellettualmente meno privilegiati…. Si avventurerà mai uno di loro a dire solo la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità circa la situazione del paese, straniero o domestico? Eviterà mai uno di loro di fare promesse che sa di non poter mantenere – che nessun essere umano potrebbe mantenere? Pronuncerà mai uno di loro una parola, per quanto ovvia, capace di allarmare o allontanare anche solo uno del mucchio enorme di fessi che si affollano al truogolo pubblico, abbandonati alla mammella che diventa sempre più sottile, sperando contro la speranza? Risposta: forse per alcune settimane all'inizio…. Ma non dopo che aver affrontato in pieno la questione e la lotta è razionalmente cominciata…. Prometteranno ad ogni uomo, donna e bambino nel paese qualunque cosa lui, lei od esso desiderano. Tutti gireranno per la terra cercando occasioni per rendere ricchi i poveri, per rimediare l'irrimediabile, per salvare l'insalvabile, per separare l'inseparabile, per spegnere l'infiammabile. Tutti loro cureranno le verruche con le loro parole e pagheranno il debito pubblico con soldi che nessuno dovrà guadagnare. Quando uno di loro dimostrerà che due volte due sono cinque, un altro dimostrerà che sono sei, sei e mezzo, dieci, venti, n. In breve, si disferanno del loro carattere di uomini ragionevoli, candidi e sinceri e semplicemente diventeranno candidati, dediti soltanto alla raccolta di voti. Tutti allora sapranno, ammesso e non concesso che alcuni di loro non lo sappiano già ora, che in democrazia i voti si conquistano non con il buon senso ma con l'assurdità e si applicheranno al lavoro con un caloroso ya-hoo! La maggior parte di loro, prima che l'eccitazione sia finita, si auto-convinceranno davvero. Il vincitore sarà chiunque prometterà di più con la minor probabilità di mantenere qualcosa.”
    ___________________________

    Hans-Hermann Hoppe [mandagli una mail], che Lew Rockwell chiama “un tesoro internazionale,” è senior fellow al Ludwig von Mises Institute, professore di economia all'università del Nevada a Las Vegas e redattore delThe Journal of Libertarian Studies.
    Democrazia: il dio che ha fallitoè il suo ottavo libro. Visita il suo sito.

    http://gongoro.blogspot.com/2008/01/...comandano.html

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  2. #2
    Anarcocapitalista
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    Più approfondisco lo studio su Hoppe e più colgo la profondità del suo messaggio. C'è sempre un solo punto che non mi convince del suo pensiero e non riesco a comprenderlo o forse a digerirlo: quello dell'elitismo. Voi che ne pensate?

  3. #3
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    Sempre meglio dell'etilismo.

  4. #4
    Ran Tasipi
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    Come la penso io è noto e forse poco importante, però questo magari ti aiuta a capire.

    Bye

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da H.I.M. Visualizza Messaggio
    Come la penso io è noto e forse poco importante, però questo magari ti aiuta a capire.

    Bye
    L'ho letto ma rispetto all'Hoppe che ho letto in Democrazia il Dio che ha fallito non ci vedo niente di diverso. Credo di capire il messaggio di Hoppe riguardo le Elites, ma non le condivido, non capisco perchè sia arrivato a questa idea delle Elites naturali. A mio parere modesto le Elites fioriscono e crescono solo con l'ausilio della forza violenta e l'opressione coercitiva, praticamente solo in salsa statalista. Non si può sponsorizzare una società libera e non agressiva e poi sostenere che si formano delle Elites naturali. Credo che in una società libera possano certamente nascere delle Elites in modo naturale, ma se queste non ne aprofitano con colpi di mano violenti (mi viene in mente la biografia di Lorenzo il Magnifico che sto leggendo, e penso a Cosimo il Vecchio che da banchiere richissimo riesce a colpi di vendette e trapole violente a prendere il potere della Repubblica di Firenze), le Elites si modificano, si trasformano, decadono e risalgono, implicando praticamente una loro non esistenza. Un pò come i monopòli. In una società libera si formano di certo, ma non durano di certo per più di due o tre generazioni al massimo. A un certo punto il monopolio decade sotto la spinta incontenibile delle forze del mercato e dell'innovazioe determinata dalla libera concorrenza.

  6. #6
    Anarcocapitalista
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    Citazione Originariamente Scritto da Paxtibi Visualizza Messaggio
    Sempre meglio dell'etilismo.
    Ecco. A mio parere in una società libera potrebbe esistere l'etilismo, ma non l'elitismo. Per mano di Dio l'elitismo scomparirebbe sotto l'azione progressiva del rullocompressore spietato che è il libero mercato. Libero e non violento. Vana illusione??? La violenza non può scomparire? Certo, ma con una maggioranza neta di Libertarians, diciamo al settanta per cento rispetto agli agressori violenti di vita, libertà e proprietà, essi sarebbero respinti dalle ritorsioni stesse della società libera, e ne pregiudicherebbero la ingiusta prepotenza. A quel punto il libero mercato potrebbe fare il suo corso e determinare rapidi, drastici e continui cambiamenti dell'Elite intelletuale e economica. Un esempio? Non credo che la famiglia Agnelli o la famiglia Moratti, o lo stesso Gates, continuerebbero ad avere un posto rilevante nell'Elite economica in assenza di uno Stato coercitivo che li protegge. I cambiamenti sarebbero così rapidi e decisivi che dificilmente si verrebbe a creare un Elite costante e indeformabile nel tempo.
    No. Continuo a non capire questa sorta di contraddizione del pensiero di Hoppe. A meno che sia io a non capire il messaggio di tale presa di posizione.

  7. #7
    Ran Tasipi
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    Ma nessuno infatti ha mai detto che le elites siano legittimate a fare quel che gli pare, ne che gli appartenenti alle elites siano tali per volere divino. Si diventa elite grazie proprie capacità, all'ingengno e alla bravura che ci distinguono dagli altri.

    Qualora tali qualità vengano meno, gli appartenenti alle elites verrebbero naturalmente sostituiti da altri.

    Questo Hoppe lo dice chiaro.

  8. #8
    Anarcocapitalista
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    Citazione Originariamente Scritto da H.I.M. Visualizza Messaggio
    Ma nessuno infatti ha mai detto che le elites siano legittimate a fare quel che gli pare, ne che gli appartenenti alle elites siano tali per volere divino. Si diventa elite grazie proprie capacità, all'ingengno e alla bravura che ci distinguono dagli altri.

    Qualora tali qualità vengano meno, gli appartenenti alle elites verrebbero naturalmente sostituiti da altri.

    Questo Hoppe lo dice chiaro.
    Ok, ma quale sarebbe il confine tra Elites e gente comune? C'è una linea di demarcazione netta o la linea è molto sfumata? E le Elites che poteri dovrebbero avere rispetto alle persone comuni?? Comunque sia consentimi di non riuscire a credere all'esistenza di Elites che si formano in modo naturale...un Bill Gates sarebbe stato Elite per pocchissimo tempo se negli USA il mercato fosse stato meno regolamentato. E' evidentissimo a mio parere...forse mi sfugge qualcosa, ma davvero mi pare impossibile che si formino Elites per mano di Dio....per mano di Dio il mercato elimina gli enormi divari oggi esistenti tra elites e gente comune, sarebbe un continuo rimescolamento estremamente dinamico di flussi di mercato...
    Pensare che qualcuno possa prendere il sopravento culturale o economico senza violenza coercitiva o terrore depredante mi pare veramente contro le leggi del mercato....

  9. #9
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    Rothbard:

    Se, allora, la diseguaglianza naturale di abilità e di interesse fra gli uomini deve rendere le elite inevitabili, l'unico percorso ragionevole è abbandonare la chimera di uguaglianza e accettare la necessità universale dei capi e dei seguaci. Il compito del libertario, la persona dedicata all'idea della società libera, non è di opporsi alle elite che, come l'esigenza della libertà, fluiscono direttamente dalla natura dell'uomo. L'obiettivo del libertario è piuttosto di stabilire una società libera, una società in cui ogni uomo è libero trovare il suo livello migliore. In tale società libera, ognuno sarà "uguale" soltanto nella libertà, mentre vario e diseguale sotto tutti gli altri aspetti. In questa società le elite, come chiunque altro, saranno libere di alzarsi al loro livello migliore. Nella terminologia di Jefferson, scopriremo le "aristocrazie naturali" che raggiungeranno l'eccellenza e la leadership in ogni campo. Il punto è di permettere la crescita di queste aristocrazie naturali, ma non la legge delle "aristocrazie artificiali" – coloro che comandano per mezzo della coercizione. Gli aristocratici artificiali, gli oligarchi coercitivi, sono gli uomini che salgono al potere invadendo le libertà dei loro compagni uomini, negando loro la libertà. Al contrario, gli aristocratici naturali vivono in libertà ed armonia con il prossimo e crescono esercitando la loro individualità e le loro più alte abilità al servizio dei loro compagni, in un'organizzazione o producendo efficientemente per i consumatori. Infatti, gli oligarchi coercitivi giungono invariabilmente al potere sopprimendo le elite naturali, e con loro altri uomini; i due generi di leadership sono antitetici.


  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Paxtibi Visualizza Messaggio
    Rothbard:

    Se, allora, la diseguaglianza naturale di abilità e di interesse fra gli uomini deve rendere le elite inevitabili, l'unico percorso ragionevole è abbandonare la chimera di uguaglianza e accettare la necessità universale dei capi e dei seguaci. Il compito del libertario, la persona dedicata all'idea della società libera, non è di opporsi alle elite che, come l'esigenza della libertà, fluiscono direttamente dalla natura dell'uomo. L'obiettivo del libertario è piuttosto di stabilire una società libera, una società in cui ogni uomo è libero trovare il suo livello migliore. In tale società libera, ognuno sarà "uguale" soltanto nella libertà, mentre vario e diseguale sotto tutti gli altri aspetti. In questa società le elite, come chiunque altro, saranno libere di alzarsi al loro livello migliore. Nella terminologia di Jefferson, scopriremo le "aristocrazie naturali" che raggiungeranno l'eccellenza e la leadership in ogni campo. Il punto è di permettere la crescita di queste aristocrazie naturali, ma non la legge delle "aristocrazie artificiali" – coloro che comandano per mezzo della coercizione. Gli aristocratici artificiali, gli oligarchi coercitivi, sono gli uomini che salgono al potere invadendo le libertà dei loro compagni uomini, negando loro la libertà. Al contrario, gli aristocratici naturali vivono in libertà ed armonia con il prossimo e crescono esercitando la loro individualità e le loro più alte abilità al servizio dei loro compagni, in un'organizzazione o producendo efficientemente per i consumatori. Infatti, gli oligarchi coercitivi giungono invariabilmente al potere sopprimendo le elite naturali, e con loro altri uomini; i due generi di leadership sono antitetici.

    Da dove è trato? Forse non mi è chiaro il concetto di Elites inteso da Rothbard e Hoppe...

 

 
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