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    Predefinito Intervista Di Inizio Anno All'on. Gianni Alemanno

    -On. Alemanno, molti italiani sotto l’albero si auspicavano di trovare un nuovo governo. Eppure il centrosinistra, nonostante le proprie spinte autodistruttive ed una maggioranza al Senato sempre in bilico, continua a governare. Le recenti dichiarazioni di Lamberto Dini, crede potrebbero far giungere il Governo Prodi ad un epilogo?

    Allo stato attuale c’è una forte possibilità fra gennaio e febbraio di assistere alla caduta del governo. Ma non si tratta di una certezza perché l’ostinazione di Prodi e l’attaccamento del centrosinistra al potere potrebbe prevalere su ogni considerazione programmatica e su ogni logica di buon senso. Il nostro obiettivo, è quello di condurre un’opposizione forte, atta a far si che la caduta del Governo Prodi sia la più rapida possibile, ma senza vivere esclusivamente nell’ossessione della “spallata”, perché parallelamente dobbiamo lavorare sul progetto e sui contenuti del centrodestra.

    -Berlusconi s’è battuto molto per far cader l’attuale governo, tuttavia il dato che emerge, è che per contro non si sia mosso per costruire un’alternativa di programma e d’intenti da contrapporre al centrosinistra. Il dilemma è il seguente: allo stato attuale, se si tornasse al voto, il centrodestra sarebbe pronto per governare?

    Innanzitutto bisogna avere consapevolezza di quel che sta accadendo nel centrodestra. Il punto di divisione nel centrodestra parte dall’analisi sul Governo Berlusconi e sulle cause della sconfitta elettorale delle politiche del 2006. Berlusconi è convinto che siano stati gli alleati, in particolar modo l’Udc ma anche Alleanza Nazionale, a legargli le mani durante l’esperienza di Governo e che -proprio questi due partiti- non gli abbiano permesso di realizzare il suo programma. Per questo dopo la sconfitta del 2006, Berlusconi non ha attuato né una revisione critica dell’operato del suo governo, né ha lanciato un lavoro di elaborazione sui contenuti per avviare una nuova esperienza, ma al contrario si è impegnato ad una strategia di “marcamento” rispetto agli alleati. Per noi le insufficienze del Governo del 2001 sono responsabilità di tutti, e derivano da una carenza programmatica soprattutto rispetto alle nuove sfide della globalizzazione. Noi riteniamo che per evitare di dare vita ad una nuova esperienza di Governo non perfettamente soddisfacente, sia necessario partire dai contenuti per costruire l’unità centrodestra.

    -Il centrosinistra ha dato vita al Partito Democratico, riuscendo mediaticamente a mantenere alta l’attenzione su di sé. Anche Berlusconi ha cercato di dar vita ad un partito unitario, senza però riuscirci. Lei, come se lo immagina il “nuovo centrodestra”?

    Prima di pensare al centrodestra bisogna pensare alla destra, perché troppo spesso abbiamo ragionato per tutta la coalizione senza concentrarci sul nostro ruolo all’interno di essa, rischiando così -dando segnali confusi- di perdere la nostra identità. Il dato qualificante del centrodestra è la destra, non il centro. Proprio da destra -come è accaduto in Francia- può partire un messaggio nuovo che può riguardare tutto il Paese. Il centrodestra attuale non deve assomigliare né al pentapartito della Prima Repubblica né inseguire utopie ideologiche come il “partito liberale di massa”. Il centrodestra dev’essere la sintesi di due valori fondamentali: la libertà e l’identità. Servono questi due pilastri programmatici per affrontare la globalizzazione ed evitare il “declino” dell’Italia. Nel 2001 dopo le elezioni politiche sono accaduti dei fatti cruciali come il crollo delle torri gemelle, il pericolo del fondamentalismo, la crescente frattura fra Nord e Sud del pianeta, la globalizzazione finanziaria e la crescita della Cina. Tutti questi fatti hanno dimostrato che non bastano da sole libertà e mercato, ma serve anche l’identità dei popoli e il rilancio della loro dimensione sociale.

    -Il centrodestra però, è venuto da un periodo di grande fibrillazione. Nel momento in cui serviva maggior coesione, c’è stato uno sfaldamento che però è anche servito a rimischiare le carte. In questo nuovo scenario, anche il ruolo di An è cambiato: più autonomia ma soprattutto maggiori responsabilità...

    Non c’è dubbio. Abbiamo commesso l’errore in passato di pensare troppo al partito unico di centrodestra senza pensare a noi, al nostro partito e al ruolo della destra politica e culturale. È stata trascurata così la parte organizzativa del partito e la declinazione coerente in termini programmatici dei nostri valori. Abbiamo rischiato di perdere la nostra anima, il che non significa che oggi per rimediare la via sia quella di chiuderci in noi stessi. Dobbiamo al contrario aprirci ed aggregare, con una maggior forza di comunicazione e di incisione politica, partendo dalla nostra identità. Oggi più che mai si vince affermando la nostra identità, non cancellandola.

    -An, sembra sia uscita da un letargo..

    Il letargo che c’è stato, lo dimostra purtroppo quel documento confuso e pieno di pulsioni centriste approvato nell’estate del 2006 dall’Esecutivo del Partito. Un documento che ha fatto emergere una subordinazione ideologica della destra verso il centro. E’ servito Sarkozy per far vedere che questa subordinazione non solo è sbagliata ma è anche perdente. Oltretutto i partiti unici ci centrodestra, tanto in Spagna quanto in Francia, sono nati da una destra egemone e da un forte caratterizzazione ideologica, ma non dal centro, che, quando è dominate, tende sempre ad emarginare la destra.

    -Più destra, meno centro e anche più identità?

    Parafrasando Marx, oggi potremmo dire “c’è un fantasma che si aggira per l’Europa: è il valore delle identità”. La sinistra né è terrorizzata, i liberal-liberisti arricciano il naso, ma è questo il valore fondante con cui i popoli europei stanno cercando di fronteggiare le sfide della globalizzazione. La ricerca delle identità – su temi come la sicurezza, la lotta all’immigrazione incontrollata, la difesa dell’interesse nazionale, il valore della vita e della famiglia, la dignità del lavoro - é ciò che sostanzia la “destra diffusa e sommersa” che Alleanza Nazionale deve intercettare. Per questo il nostro Partito lancerà alla Conferenza programmatica di Milano il progetto dell’Alleanza per l’Italia, che non è un nuovo partito ma l’aggregazione attorno ad An di tutti gli Italiani che vogliono reagire al declino della nostra Nazione partendo dai valori dell’identità.

    -Nella CdL si porrà anche il problema della leadership, proprio perché Berlusconi non sembra essere più quel collante ideale di cui gli elettori hanno memoria. Lei è stato tra i primi politici del centrodestra a lanciare l’idea delle primarie. Non crede che le primarie del centrodestra, saranno fondamentali per stabilire chi sarà il leader da contrapporre a Veltroni?

    Le primarie sono senza dubbio un grande strumento da utilizzare in tutti i grandi appuntamenti elettorali. Ma allo stato attuale non c’è nulla di più sbagliato che affrontare la questione del centrodestra sulla base della leadership, perché questo darebbe ai nostri problemi una chiave personalistica da cui noi invece dobbiamo uscire. Noi dobbiamo partire dal progetto e dal programma. Solo da lì possiamo rilanciare una vera leadereship, e se Berlusconi sarà in grado di incarnare questo programma, potrebbe esser ancora lui il leader del centrodestra. Ma affinché questo avvenga, ci deve essere un programma elaborato e condiviso tale da non dare più origine a certe divisioni, come nel caso dell’indulto votato da Forza Italia ma, per fortuna, non da An.

    -Parliamo di riforme. Dario Franceschini (Pd), ha dichiarato il suo favore nei confronti di un sistema elettorale di tipo presidenziale, sulla base del modello francese, facendo però esplodere tutte le contraddizioni interne al centrosinistra. Per An, questo sistema è una strada percorribile?

    Certamente, anche perché questa da sempre è stata la nostra strada preferita. Siamo favorevoli a questa proposta, su cui però Veltroni e Franceschini non hanno il consenso di tutto il centrosinistra, che in Italia è sempre stato ideologicamente contrario al presidenzialismo. Il presidenzialismo alla francese sarebbe una reale svolta: una riforma - sia della legge elettorale che della Costituzione – che permetterebbe agli elettori di scegliere direttamente chi dovrà guidare il Paese.

    -Il 2008 -sul piano internazionale- porterà con sé il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Gianni Alemanno, chi “spera” di vedere come prossimo interlocutore dell’Unione Europea?

    Il candidato preferibile per noi europei è Rudolph Giuliani, un uomo che unisce il pragmatismo del sindaco della rigenerazione di New York al radicamento dei valori migliori dei repubblicani americani. Tuttavia dobbiamo comprendere che la politica europea e quella americana sono due cose molto diverse. Sono due contesti molto differenti fra loro che non devono portare a facili schematizzazioni ideologiche. Giuliani potrebbe essere senza dubbio un buon interlocutore per noi europei. Oltretutto è un italo-americano, il che non guasta. Intanto alle primarie dell’Iowa registriamo la vittoria tra i repubblicani di Mike Hackabee, un candidato anti-sistema, che disprezza Wall Street e che non cerca i soldi delle lobby.

    -Questo inizio d’anno s’è rivelato amaro per gli italiani: i rincari sono moltissimi, dai trasporti all’energia e proprio in questi giorni il petrolio ha raggiunto la cifra record di cento dollari al barile. Gli italiani devono fare i conti con un lavoro più precario e sempre meno competitivo. Oggi ha ancora un senso parlare di economia sociale di mercato? Non crede che la politica -oggi- abbia il dovere morale di ricontestualizzare il ruolo dell’uomo nell’economia del nostro Paese?

    L’Economia Sociale di Mercato rimane il modello europeo. Ma per proiettarla verso il futuro è necessario operare una profonda riforma, basata quindi non su un generico liberismo, ma sul principio di sussidiarietà che mette al centro l’uomo, le famiglie e i gruppi intermedi. Nel concreto bisogna governare la globalizzazione e garantire uno sviluppo economico condiviso per garantire i redditi delle famiglie e scongiurare l’inevitabile impoverimento del ceto medio. Le famiglie e le persone non possono essere subordinate alle esigenze del mercato: il mercato è lo strumento, l’obiettivo deve rimanere la tutela della dignità e dell’identità delle persone e delle famiglie.

    -Tra l’8 e il 10 febbraio a Milano, si terrà la Conferenza Programmatica di Alleanza Nazionale. Quali sono i principali punti che sostanzieranno il progetto di Alleanza per l’Italia di cui parlavamo prima?

    I punti che tratteremo sono almeno dieci. 1) Il valore della vita e la revisione della Legge 194; 2) Il governo della globalizzazione partendo dall’interesse nazionale; 3) La difesa della sicurezza del cittadino e il controllo dell’immigrazione; 4) La centralità della famiglia in tutte le politiche sociali ed economiche; 5) Liberare Far i giovani dal precariato e dalla marginalità; 6) Conciliare la cultura d’impresa con i diritti del lavoro secondo una logica di partecipazione; 7) Promuovere la difesa dell’ambiente e del territorio; 8) Valorizzare il patrimonio culturale italiano; 9) Attuare le riforme istituzionali per dare più autonomia alle regioni competitive e più autorità allo Stato (anche attraverso il presidenzialismo); 10) Promuovere lo sviluppo del Mezzogiorno come obiettivo nazionale.

    Omar Kamal

  2. #2
    Beffo la morte e ghigno
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    chi è xxxxxxxx? un ebreo?



    si per una domanda. e correggimi un altra volta quello che scrivo che ti risegnalo.

  3. #3
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    [quote=benelos;6987143]-centrodestra è la destra, non il centro. Proprio da destra -come è accaduto in Francia- può partire un messaggio nuovo che può riguardare tutto il Paese. Il presidente francese è Sarkozy e Alemanno lo sta prendendo come esempio...

  4. #4
    RibelleSano
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    [quote=Forfy;6999684]
    Citazione Originariamente Scritto da benelos Visualizza Messaggio
    -centrodestra è la destra, non il centro. Proprio da destra -come è accaduto in Francia- può partire un messaggio nuovo che può riguardare tutto il Paese. Il presidente francese è Sarkozy e Alemanno lo sta prendendo come esempio...
    Mi spieghi cosa avrebbero in comune la Destra Sociale e La Destra (che se ho capito bene sono vicini al tuo credo politico) con Sarkozy?

  5. #5
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    [quote=RibelleSano;7000712]
    Citazione Originariamente Scritto da Forfy Visualizza Messaggio

    Mi spieghi cosa avrebbero in comune la Destra Sociale e La Destra (che se ho capito bene sono vicini al tuo credo politico) con Sarkozy?
    Eh l'ha detto Alemanno che è di Destra e di Destra Sociale.

  6. #6
    Natural psiconano killer
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    [quote=RibelleSano;7000712]
    Citazione Originariamente Scritto da Forfy Visualizza Messaggio

    Mi spieghi cosa avrebbero in comune la Destra Sociale e La Destra (che se ho capito bene sono vicini al tuo credo politico) con Sarkozy?
    sarkozy fa schifo! sia come politico che come uomo.

  7. #7
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    [quote=caglitricolore;7001216]
    Citazione Originariamente Scritto da RibelleSano Visualizza Messaggio

    sarkozy fa schifo! sia come politico che come uomo.
    cosa ti ha fatto?

  8. #8
    Natural psiconano killer
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    [quote=Forfy;7001353]
    Citazione Originariamente Scritto da caglitricolore Visualizza Messaggio
    cosa ti ha fatto?
    ma la televisione la guardi ogni tanto è diventato come una telenovela..

  9. #9
    RibelleSano
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    Finiamola di quotarci perché abbiamo fatto casino!

  10. #10
    RibelleSano
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    Forfy, Sarkozy si sarebbe definito di destra sociale? Non credo. E se sì, mi sa che abbiamo visioni diverse del significato destra sociale

 

 
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